Abbiamo già avuto modo di parlare del caso Joel Tenenbaum, uno studente americano accusato dalla RIAA di aver condiviso brani musicali sulla rete Kazaa. Dopo aver rifiutato una proposta di patteggiamento, Tenenbaum ha attaccato tutta la strategia giuridica della RIAA.
Secondo Tenenbaum, le accuse presentano delle forme di incostituzionalità e c’è il dubbio che la RIAA si stia comportando come una forza di polizia privata.
Ora la richiesta di Tenenbaum e del suo gruppo di avvocati è di trasferire tutto il contenuto del suo processo su Internet. Il team di Harvard che sta seguendo la vicenda vuole che il processo venga diffuso in streaming e registrato per usi futuri. Attualmente il giudice ha detto di no.
La guerra giudiziaria tra la RIAA e gli utenti coinvolti in casi di accusa di infrazione del diritto d’autore si è spostata, negli ultimi tempi, sul Web 2.0. Grazie ai potenti mezzi messi a disposizione dai social network, in primis Facebook, il professore di Harvard, Charles Nesson, ha aperto una pagina per supportare Joel Tenenbaum contro la RIAA.
Tenenbaum avrebbe condiviso sette canzoni sulla rete Kazaa nel 2004, quando era ancora un adolescente. Oggi si trova nella stessa condizione di circa 30.000 persone che potrebbero essere condannate a pagare multe fino a 150.000 dollari per ogni file condiviso. E, nel caso di Tenenbaum, la somma finale potrebbe ammontare a più di un milione, se verrà trovata prova del suo reato.
Molte persone sono state accusate in passato di pirateria da parte della RIAA e, pur di non affrontare un processo, spesso preferiscono patteggiare per una somma compresa tra i 3000 e i 5000 dollari. Ma nel caso di Tenenbaym, che ha deciso di andare avanti, c’è il problema di trovare un avvocato capace e con esperienza nelle questioni di diritto d’autore e pirateria.
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