Tra intense nevicate e freddo polare o quasi, in queste giornate prenatalizie i siti di meteorologia vanno come il pane e dunque portali come MeteoAM sono letteralmente presi d’assalto dai navigatori.
Ma il sito in questione, direttamente collegato al Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, viaggia in buona compagnia visto che il web italiano è letteralmente stracolmo di luoghi virtuali dove il tempo si vede e soprattutto si prevede. Uno dei principali è Meteo.it, il sito della Epson Meteo dove ritroviamo i volti noti (famiglia Giuliacci compresa) che già ci accompagnano quotidianamente sulle reti Mediaset: tra filmati, cartine e osservazioni città per città, non c’è aspetto dell’atmosfera che resti segreto.
Un’alternativa davvero valida è IlMeteo.it, coordinato da un giovane meteorologo - Antonio Sanò - che negli anni è diventato un vero e proprio guru del settore, tanto che lui e il suo staff non di rado fanno le scarpe a tutti per quanto riguarda l’accuratezza nelle previsioni (e chiedono scusa quando sbagliano, che non è da tutti).
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iGoogle? Google Docs? Google Reader? Google Toolbar? Google Books (potrei continuare all’infinito)? Sono una grandissima perdita di tempo. Parola di Seth Mnookin, giornalista dell’autorevole rivista Wired, che ha scritto un interessante e provocatorio articolo sui tool offerti da Google, che sarebbero solamente un’enorme perdita di tempo.
“Per tre anni - vi sintetizzo l’articolo - ho lavorato per conto mio in un’invidiabile situazione: potevo scegliermi gli orari di lavoro e potevo fare tutto comodamente da casa. L’unica cosa che mi mancava era un po’ di organizzazione. Così, spinto da alcuni amici ho iniziato a utilizzare i servizi offerti da Google, nella speranza di potermi organizzare meglio. Così ho settato la mia Google homepage. Poi ho installato la Toolbar, poi ho iniziato a configurare Google Bookmarks e ad aggiungere feed a Google Reader. Ho iniziato a usare Calendar (anche se sapevo che non si sincronizzava col mio cellulare), ho creato pagine e pagine su Google Notebook. […] Poi ho scoperto che spendevo più di tre ore e mezzo al giorno per organizzarmi”.
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