
Per la seconda volta nel giro di 24 ore, TechCrunch è stato nuovamente bucato, a quanto pare dallo stesso autore del primo attacco che evidentemente non deve essersi ritenuto soddisfatto da quanto ottenuto.
Le contromisure prese per difendere il sito (aggiornamento WordPress, autenticazione sul server per il pannello wp-admin) non hanno fermato il nuovo tentativo d’attacco, completato con un messaggio in bella mostra in cui si accusa oltre che TC anche altri siti come Yahoo e BBC: al suo interno un chiaro attacco nei confronti della pagina welcome.html, introdotta da Arrington come pubblicità d’intermezzo prima dell’accesso al sito.
A questo punto le domande vanno verso la verifica del metodo utilizzato per l’attacco: un possibile mezzo potrebbe essere stato il file xmlrpc.php di WordPress, usato per attaccare anche il sito shoemoney.com quasi allo stesso tempo di quando è avvenuto il primo deface su TechCrunch. Chi ha bucato il sito avrebbe potuto però in realtà anche usare una webshell su Wordpress, argomento sul quale potete trovare un video dopo la pausa.
A ogni modo queste sono solo supposizioni, in attesa di avere i ragguagli tecnici che TechCrunch ha promesso di fornire alla fine delle proprie indagini.
Continua a leggere: TechCrunch bucato per la seconda volta in 24 ore

Il popolare sito TechCrunch fondato da Michael Arrington sarebbe stato bucato da qualcuno che evidentemente deve avere il blogger un po’ sulla gola: a riportarlo è stato Sean Percival su Posterous con tanto di screenshot documentativo che potete vedere in cima a questo post.
Al momento il sito risponde con un laconico “We’ll be back soon.” (Torneremo presto.), che lascia pensare a dei problemi sopraggiunti in via di risoluzione. Semplice disguido tecnico o reale attacco da parte di qualcuno? Immagino che quando il sito tornerà su ne sapremo di più, in puro stile-Arrington.
Aggiornamento: “Earlier tonight techcrunch.com was compromised by a security exploit. We’re working to identify the exploit and will bring the site back online shortly”. Questo il messaggio che conferma l’attacco a TechCrunch, attualmente visibile sul sito.
Aggiornamento2: TechCrunch è tornato a funzionare normalmente.

Secondo Ryan Block, coordinatore di Engadget, dall’iscrizione della notissima conduttrice televisiva afro-americana Oprah Winfrey a Twitter, il numero degli utenti del social network potrebbe essere aumentato di più di un milione di unità.
La stima eseguita da Block si basa sull’osservazione del numero di ID dei feed RSS degli account Twitter. Venerdì, poco dopo l’avvento di Oprah, il numero di ID di un account appena creato era 33471207. Ieri era 32779621. Dopo un po’ di calcoli basati sul metodo secondo il quale Twitter fa incrementare questo numero, per cui rimandiamo a questo post su TechCrunch, la cifra che viene fuori oscilla fra il milione e il milione e 200.000 utenti in più.
Non male davvero, Twitter. Anche se qui si tratta di una trascinatrice su larghissima scala, almeno in America, dove Twitter ha il suo mercato più fiorente, e anche considerando che questa settimana è stata anche quella in cui Ashton Kutcher ha raggiunto il milione di followers, fra cui molti saranno stati nuovi iscritti.
Continua a leggere: Un milione di nuovi utenti di Twitter da quando Oprah Winfrey si è iscritta
È polemica nella blogosfera, soprattutto quella americana, per la decisione dell’Associated Press (Ap), una delle più importanti agenzie di stampa del mondo, di stilare delle linee guida per l’utilizzo dei suoi articoli all’interno di siti e blog. La decisione, unica nel suo genere, vuole stabilire per la prima volta e in maniera chiara quanta parte di articoli è possibile riprodurre liberamente e gratuitamente senza andare a infrangere i copyright.
La Ap, un po’ come l’Ansa in Italia, è una cooperativa di circa 1.500 aziende editoriali di tutto il mondo (tra queste c’è anche il New York Times, solo per fare un esempio) e fornisce ai propri abbonati (l’abbonamento costa migliaia di dollari l’anno) notizie in tempo reale su quello che accade in tutto il mondo. Perché giornalisti e aziende editoriali devono pagare così tanto, e i blogger invece possono pubblicare liberamente tutto ciò che vogliono? Questo, un po’, il ragionamento dei vertici dell’agenzia.
“Tagliare e incollare lunghe porzioni di testo scritte dai nostri giornalisti non è quello che vogliamo vedere - spiega un responsabile dell’Ap - e a chi ci dice che questa è lo spirito di internet, noi rispondiamo che lo spirito di internet in realtà è linkare ai contenuti originali, in modo che le persone possano leggere i contenuti laddove sono stati scritti”.
Sono in molti quelli che pensano che pian piano Google stia diventando il monopolizzatore della rete e potrebbe controllare tutte le nostre informazioni. Google Health, AppEngine, Knol, Android, OpenSocial, Sites, sono solo gli ultimi servizi acquisiti/offerti da Google, che si affiancano a Maps, Docs, Gmail e Reader, solo per citarne alcuni tra i più popolari.
Pare che a Box.net abbiano fatto discorsi simili e, pensando al modo di fare affari a Mountain View, abbiano deciso di creare Googolopoly, clone di Monopoli, il popolare gioco da tavolo, scaricabile in PDF con regolamento, tabellone, contratti ecc. Lo scopo del gioco è quello di “organizzare” le informazioni nel mondo. Quindi al posto dei terreni troveremo le più importanti compagnie del settore IT e potremo investire per acqistare team di sviluppatori o server. Non mancano le banconote a tema da stampare e ritagliare ed i segnalini Google-style come la lampada light o un mattoncino lego.
Occhio a non finire nella deadpool (”404 Error File Not Found”). Un gioco che fa pensare, ma almeno non è la guerra di Risiko…
Via | Techcrunch.com
Continua a leggere: Googolopoly: il gioco del Monopoli di Google
Siamo ormai abituati ad usufruire di interfacce sempre più plasticose e scintillanti, con pulsanti dinamici, uso massiccio di Ajax e una strizzatina d’occhio all’usabilità. Delicious invece è rimasta al suo stile minimalista e senza fronzoli, quasi come se badasse unicamente al sodo. Nel frattempo altri concorrenti hanno sfruttato l’idea di base e hanno aggiunto un maquillage colorato e accattivante.
Secondo quanto riportato da Techcrunch, dopo la preview disponibile fin da settembre 2007 di cui era apparsa solo una immagine, sul blog di Delicious è stato pubblicato un aggiornamento che mentre parla della preview dell’interfaccia per l’iPhone, annuncia un aggiornamento in arrivo per la prossima settimana.
Il testo dice esattamente “Sappiamo che non abbiamo aggiornato il blog da molto tempo, ma il team è stato impegnato nel lavoro per la prossima versione di Delicious. Avremo un aggiornamento da condividere con voi la prossima settimana“. A questo punto le speculazioni porterebbero a pensare che finalmente l’atteso aggiornamento sia stato realizzato e sia pronto per essere mostrato a tutti gli utenti, anche al di fuori della beta privata. Non resta che attendere!
Mint è stata scelta come migliore applicazione tra quelle presentate al TechCrunch40, in corso nei giorni scorsi a San Francisco.
Mint è un’applicazione web che permette di controllare e monitorare le proprie finanze personali, accedendo ai propri conti bancari ed alle proprie carte di credito ed interagendo con l’utente in maniera molto interessante.
Mint infatti non si limita soltanto ad avvisarvi quando il vostro credito scende sotto un certo livello o quando viene effettuata una certa operazione, ma vi informa anche sulle offerte relative alle carte di credito ed ai conti bancari.
Le vostre finanze verranno analizzate da questa applicazione che provvederà poi a fornirvi consigli per migliorare la gestione dei vostri soldi.
TechCrunch, il blog sulle nuove startup del Web 2.0 di Michael Arrington, che ha certamente fomentato l’euforismo in questo settore, è da tempo diventato qualcosa di più: da quando non è più solo lui a scriverci, ha aperto altri blog tematici su dispositivi mobile, gadget elettronici, una board per gli annunci di lavoro e versioni localizzate in Inghilterra e Francia.
Inoltre per gestire meglio il network ha addirittura nominato un CEO a capo di tutto.
Ora annuncia la prima acquisizione nel campo delle startup: InviteShare, il servizio che permette di mettere i propri inviti per nuovi servizi web a disposizione degli altri utenti, in cambio di altri inviti, passerà a breve sotto le insegne di questo network, probabilmente cambiando nome con uno più “crunchy“.
La scelta è stata determinata dal fatto che un progetto simile da parte di TechCrunch era già in cantiere, ma InviteShare li aveva battuti sul tempo: dopo la recensione di TechCrunch l’autore ha addirittura pensato di vendere e così l’offerta più alta è risultata proprio, ironia della sorte, quella di chi ne ha determinato una quotazione così alta.
Se avete in mente un servizio web da creare per rivenderlo, che si occupa del mondo delle startup, potreste avere un possibile acquirente.
Per dirvi cosa penso di Web 2.0 for sale la prenderò un pò alla lontana.
All’inizio si parlava di web 2.0, definizione coniata da O’Reilly, con una accezione positiva, in quanto era ormai evidente che gli strumenti per permettere agli utenti di partecipare con il proprio contributo a quella rete di informazioni che è internet, erano alla portata di tutti.
Questa definizione è stata poi appiccicata a qualsiasi cosa, dai siti con interfacce che sfruttavano qualche effetto dinamico, ai blog, ai social network, all’uso delle tag, ai servizi di hosting video e fotografico, al podcasting, fino al punto che bastava un certo stile grafico, semplice, con riflessi e trasparenze, per parlare di web 2.0 in riferimento ad un semplice sito.
Parlare di web 2.0 era ormai come parlare di tutto o nulla, e ognuno ne dava una propria definizione per calzarla alla propria creatura.