Jig è un portale d’auto-aiuto per sviluppare conversazioni su interessi comuni a partire da una semplice domanda: «cosa ti serve?». È stato concepito da Joshua Schachter, già noto per la creazione di Delicious. Un po’ Quora, un po’ Yahoo Answers, Jig ha una grafica essenziale e assurge a essere un progetto «utile quanto divertente».
Il portale muove i primi passi proprio in questi giorni e non tutto è perfetto. Il sistema di domande e risposte ripropone lo schema dei seguaci di Twitter, il like di Facebook (sostituito con “agree”, “sono d’accordo”) e i gruppi d’interesse (si chiamano “affiliations”, “affiliazioni”). Onestamente ci si chiede «a cosa serva» Jig.
Bissare il successo di Delicious è un’impresa ardua e Jig, almeno per il momento, non sembra essere all’altezza dell’altro servizio creato da Schachter. Lo stesso vale per Lift nei confronti di Twitter. Dalle premesse sembra che Jig offrirà delle “perle” simili a quelle di Yahoo Answers: è un cult la vignetta di XKCD per il panino.
Via | ReadWriteWeb

Plurk è una piattaforma di microblogging colorata (a dispetto dell’immagine che vedete qui sopra) e divertente. Nato sulla scia del boom di Twitter, Plurk ha una nutrita comunità di utenti italiani — nonostante non abbia avuto un successo paragonabile ad altri servizi equivalenti. Tutt’altro che abbandonato, Plurk è tra i primi o, forse il primo ad avere una politica per il passaggio all’IPv6.
In questi giorni, complice il World IPv6 Day fissato per il prossimo 8 giugno, stiamo trattando in modo approfondito il problema dell’assegnazione degli indirizzi di tipo IPv4. Adesso che anche l’ultimo stock è stato assegnato, molti siti – in colpevole ritardo – saranno costretti ad affrontare il problema. Google è pronto, Bing si sta preparando… Twitter tace, mentre Plurk è già in IPv6.
Dall’italiano Meemi a Tumblr, passando per Facebook, tutti i social network sono chiamati a intervenire. Il problema degli indirizzi affliggerà anche le connessioni degli utenti, soprattutto se si utilizzano IP dinamici (una soluzione comune a molti contratti per l’ADSL). Esistono soluzioni gratuite per connettersi subito via IPv6: Plurk è pronto alla sfida, in anticipo sui suoi competitori.
Via | Plurk Labs
LinkedIn non ha più bisogno di presentazioni: l’abbiamo definito spesso come il social network del lavoro e delle professioni. È il suo scopo principale e lo svolge egregiamente, con una serie di funzionalità avanzate per migliorare l’interazione tra colleghi ed esperti dello stesso settore. Tra le molte applicazioni disponibili mancavano i giochi… almeno, fino a ieri. Era un aspetto positivo, un motivo di vanto.
Finché Cubeduel non ha deciso d’intervenire con un gioco (o, presunto tale) basato proprio su LinkedIn. Per fortuna, l’applicazione proposta da Cubeduel non ha niente a che vedere coi videogame di Zynga: si tratta semplicemente di scegliere chi tra due contatti – scelti a caso nella rubrica di LinkedIn – sia quello con cui lavorereste più volentieri. I risultati comporranno una classifica dettagliata.
Tutto sommato, il videogioco di Cubeduel può rivelare interessanti statistiche sulle aziende e i professionisti più o, meno apprezzati. Un rischio sarebbe quello di vedere anche su LinkedIn quei fastidiosi giochi che hanno fatto la fortuna di Facebook. Se CityVille, Pet Society e soci hanno un valore nell’impegnare il tempo libero… sarebbero oltremodo fuori luogo su una piattaforma seria com’è LinkedIn.
Via | The Next Web
Ormai esistono social network di tutti i tipi, molti dei quali sono oggettivamente inutili. Uno dei maggiori problemi riguarda la necessità di controllare ciò che si pubblica: aggiornare lo stato e interagire coi contatti può diventare quasi un lavoro, peraltro non retribuito. Se non si è pubblicitari o, non si è pagati dalla propria azienda per seguire gli status update… «il gioco non vale la candela». Memolane è un’eccezione.
La pubblicazione dei contenuti su Memolane è automatica. Come su altre piattaforme, gli aggiornamenti sono recuperati dai servizi connessi al profilo e organizzati in base alla data: nelle intenzioni dei creatori si tratta di una specie di macchina del tempo dell’attività sul web. Il risultato è gradevole e non si deve perdere troppo tempo per la configurazione. Attualmente, Memolane è proposto solo in fase beta a invito.
I servizi che si possono aggregare sono i più popolari, da Facebook a YouTube passando per Flickr e Twitter. È possibile creare delle timeline condivise coi contatti (che prendono il nome di Story) selezionando particolari argomenti e piattaforme. I social network che non fossero previsti si possono inserire come feed. Memolane ha ancora molta strada da fare: non è chiaro cosa avvenga se si rimuove un aggiornamento.
Via | MakeUseOf

Il nuovo MySpace non ha sortito gli effetti desiderati dagli amministratori: dopo le accuse di plagio da Pinterest e l’integrazione con Facebook il social network non riesce a uscire dalla crisi che ormai attraversa da anni. Un problema che porterà a un netto ridimensionamento degli impiegati, prevedendo fino al 50% dei licenziamenti. Si parla di un minimo di 350 persone lasciate a casa.
Attualmente, sono circa 1.100 gli impiegati che lavorano a MySpace. News Corp., la società di Rupert Murdoch proprietaria dell’azienda, aveva ridotto il personale del 30% appena quest’estate. E i licenziamenti potrebbero arrivare a quota 650 lavoratori. La fonte è il Wall Street Journal, una testata che – come MySpace – è di proprietà della News Corp. e risulta perciò piuttosto attendibile.
Sembra che non ci sia spazio per social network diversi da Facebook, nonostante MySpace abbia investito sul settore musicale (in cui mantiene la leadership nelle scelte di promozione online). Le perdite economiche di MySpace fanno riflettere sul sostanziale silenzio di Google in merito al progetto di creare una piattaforma antagonista a Facebook. Google Me potrebbe avere la stessa sorte.
Via | Wall Street Journal
Groupon è un social network statunitense dedicato alla distribuzione di offerte e coupon promozionali. Un po’ quello che vorrebbe realizzare pure Twitter con EarlyBird. Qualche settimana fa l’azienda ha acquisito CityDeal, un servizio europeo equivalente attivo nel nostro Paese. Basato sul posizionamento geografico, Groupon offriva spesso sconti e promozioni poco interessanti per il singolo utente.
Per questo motivo sono nati i Personalized Deals. La funzionalità, attiva in via del tutto sperimentale soltanto in sei metropoli statunitensi, cambia totalmente il sistema di distribuzione degli annunci di Groupon. Anziché ricevere notifiche su tutte le offerte valide per la propria città, gli utenti registrati potranno specificare le aree d’interesse su cui intendono essere avvisati. Banale forse, ma non era ancora previsto.
Grazie alla fusione con CityDeal, che deve ultimare il re-branding della piattaforma, presto le modifiche saranno attivate anche per gli utenti italiani. A dire il vero, però, i problemi relativi a Groupon nel nostro Paese sono diversi. Soprattutto nei capoluoghi più piccoli le offerte non sempre corrispondono al comune d’appartenenza e spesso il servizio rischia di sfociare nello SPAM. Può migliorare molto.
Via | Groublogpon
Forse l’idea non è completamente originale, ma a esserlo è sicuramente la forma in cui è stata realizzata: Onioning è fondamentalmente un servizio di microblogging… che però si basa sullo stesso concetto di Yahoo! Answers.
Al posto dei semplici aggiornamenti di stato Onioning propone (in un massimo di 500 caratteri) la condivisione di domande e risposte: è possibile registrare un profilo attraverso il proprio login di Twitter – cui si può inviare notifica dei propri update – e mantenere il nickname, se disponibile.
Il sistema consente di votare le risposte, che opzionalmente possono essere inviate in forma anonima (se l’utente l’ha esplicitamente consentito) e di creare thread delle discussioni: sul profilo si possono indicare i propri account di Facebook e MySpace e la condivisione di domande/risposte è possibile anche tramite Facebook Share.
Via | Bloggerman
Mi è capitato spesso di parlare degli aggiornamenti di HootSuite – un client professionale per la gestione degli aggiornamenti di stato sulle piattaforme di microblogging e social networking tra quelli che ritengo più interessanti – e questa volta si tratta di URL shortening: la prima novità non è propriamente tale per chi già sfruttasse una delle sue estensioni per il browser.
Sto parlando dell’integrazione di Ow.ly come URL shortener: la social bar di Ow.ly appare da tempo nei link di chi aggiorna il proprio stato attraverso il bookmarklet installabile su Firefox e Chrome (che accorcia automaticamente l’indirizzo della pagina su cui ci si trova). Ciò che prima non c’era è il tracking dei link come statistica globale – con la redazione di una classifica generale – e per utente.
HootSuite, che ormai va ben oltre Twitter, aveva ricevuto un finanziamento di $1,9 milioni in venture capitalism che gli ha permesso di presentare un nuovo responsabile per la community e soprattutto d’investire in innovazione: è pur vero che il tracking testé introdotto non è poi così “rivoluzionario”, ma in poco tempo non si poteva chiedere di più. Vedremo cosa s’inventeranno in seguito.
È con un passerotto veneziano – vestito proprio come un gondoliere sul suo scafo – che Twitter dà finalmente l’annuncio (proprio nella nostra lingua) della disponibilità della localizzazione italiana che era entrata in fase beta appena la settimana scorsa: com’è avvenuto con le altre traduzioni, la società ha dedicato un post alla disponibilità della preferenza per il profilo — e con un pizzico d’orgoglio penso che l’immagine scelta sia la più carina che si sia vista finora.
Rispetto alla prima traduzione disponibile, come già avevo anticipato riguardo la beta, sono state introdotte le localizzazioni per i termini meno usuali (e chissà che l’Accademia della Crusca non possa accettarli come neologismi) e la frase che esorta all’aggiornamento è diventata: «Che c’è di nuovo?».
Il pannello per la traduzione è ancora attivo per chi ne avesse accesso: la revisione della localizzazione va comunque avanti ed è presumibile che resti predisposta alla futura integrazione di nuove stringhe — che solitamente seguono la disponibilità di nuove feature per Twitter. Una menzione particolare meritano quanti hanno partecipato attivamente alla realizzazione dell’interfaccia in italiano, anche attraverso il gruppo ufficiale (coordinato da Aaron Ghirardelli).
HootSuite è un client – basato essenzialmente su un’interfaccia web – professionale per Twitter: si distingue da CoTweet (cui pure somiglia molto) per il fatto che è concepito per account individuali e non multi-utente. Per questo motivo può essere visto come un CoTweet per uso personale, anziché aziendale.
Il suo recente successo potrebbe avere un’ulteriore impennata anche grazie all’imminente disponibilità di un’applicazione per iPhone – di cui hanno parlato pochi giorni fa i ragazzi di Melablog.it – che lo renderebbe più duttile di altri servizi alla gestione dei tweet. Per tutti resta una valida alternativa all’interfaccia standard di Twitter.
E sempre nell’articolo di Melablog.it si fa menzione delle nuove feature introdotte all’inizio della scorsa settimana dal team di sviluppo: in attesa che pure le API per la geolocalizzazione siano implementate definitivamente da Twitter, sono disponibili anche per HootSuite le liste e l’integrazione con LinkedIn. In aggiunta, è possibile gestire gli aggiornamenti di Facebook grazie al supporto di Facebook Connect.
Pochi giorni fa avevo avvisato del rilascio della localizzazione di IntenseDebate — il sistema di commento per blog acquistato da Automattic e disponibile per WordPress e altre piattaforme: gli sviluppatori hanno annunciato ufficialmente la disponibilità dell’italiano e di altre lingue.
Suggerita e creata da Tiziano Fogliata, l’internazionalizzazione italiana ha avuto il contributo di Aldo Latino e Andrea Torre: sulla stessa falsariga sono state raccolte le traduzioni in altre 11 lingue (più di 100 volontari hanno raggiunto il numero considerevole di 43 idiomi).
IntenseDebate si avvia così a seguire l’esempio di WordPress – che si avvale dell’ausilio di numerose comunità nazionali – e si pone come principale alternativa alla concorrenza di Disqus. Entrambi, a mio avviso, devono ancora “crescere” e risolvere quegli inconvenienti che sono ancora demandati all’intervento del supporto tecnico.
La funzione di retweeting, già accolta dagli sviluppatori di Twitter, ha raggiunto finalmente gli utenti: da qualche giorno su alcuni account – inclusi dei profili italiani – è stata introdotta la nuova feature, tuttora in fase sperimentale.
Nello specifico, i retweet vengono elencati in 3 menù personalizzati (accessibili dalla sidebar sull’interfaccia web) che distinguono quelli dei propri following, i propri retweet e quelli che altri hanno effettuato dei propri tweet: ognuno di essi indica gli utenti che hanno partecipato alla funzione in un elenco per avatar.
Contemporaneamente è stata rilasciata la documentazione relativa alle API, che sono ancora da considerarsi come un’anteprima: è probabile che numerosi client cominceranno a preparare delle versioni compatibili con il nuovo standard.