In Europa, Apple e Samsung combattono da tempo una battaglia legale sulla reciproca violazione di brevetti nel settore mobile. Eppure, Cupertino non potrebbe fare a meno della multinazionale coreana: i processori A5, correntemente montati su iPhone 4S e iPad 2, sono prodotti proprio da una società texana di proprietà della Samsung.
La questione è piuttosto complicata, ma è impossibile che Apple non sapesse d’appaltare la costruzione dei microchip a Samsung. Gli A5 sono derivati da ARM e disegnati da un’azienda acquisita nel 2008 da Apple. La notizia non ha destato un particolare clamore, perché la versione precedente del processore era già prodotta da Samsung.
La contraddizione subentra quando le due multinazionali si fronteggiano in tribunale. Che senso ha citare in causa un partner fondamentale per la realizzazione dei propri dispositivi? Forse, la grande rivalità fra Apple e Samsung si riduce a un tentativo di tirare sul prezzo degli A5 prodotti ad Austin. Altro che il libero mercato.
Via | The Guardian
Apple si sarebbe aggiunta all’elenco delle aziende che “collezionano” i dati degli utenti: una funzionalità (o forse addirittura un bug) di iOS permette ai dispositivi di mantenere per sempre la cronologia degli spostamenti dell’utente. Anche qualora la funzione fosse espressamente disabilitata e Android di Google farebbe lo stesso.
Google è un «sorvegliato speciale», soprattutto in Europa, proprio per la raccolta (casuale, sostiene l’azienda) dei dati relativi alle reti WiFi con Street View. Nell’ultimo periodo si sono sviluppate delle polemiche relative ai termini di servizio per Cloud Drive di Amazon sul Digital Rights Management (DRM) e persino su Dropbox.
Quanto sono legittime le preoccupazioni dei consumatori e quanto, invece, è dovuto a un’informazione parziale? L’unica certezza sull’argomento è la profezia di Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, per il quale «la privacy è morta». Ammesso (e non concesso) che sia mai esistita, a prescindere dal web: le autorità si mobilitano.
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