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Jodie Foster sostiene il SETI: spera che la ricerca possa continuare

pubblicato da Federico Moretti

SETI@homeJodie Foster, che nel 1997 ha interpretato Eleanor Arroway in Contact, è tra gli oltre duemilacinquecento donatori privati del SETI: è l’istituto di ricerca della University of California - Berkeley, fondato rintracciare forme di vita aliene attraverso il calcolo distribuito. I programmi del SETI erano stati interrotti per la crisi.

L’attrice hollywoodiana è convinta che l’Allen Telescope Array (ATA) debba continuare a funzionare, perché sia possibile rintracciare segnali di vita extra-terrestre. Eleanor Arroway, il personaggio della Foster in Contact, era proprio una ricercatrice del SETI: evidentemente, per l’attrice è stato più che un ruolo cinematografico.

La raccolta fondi per salvare il SETI dovrebbe terminare per la fine dell’anno. Tuttavia, l’istituto ha già superato i $200,000 previsti per il proprio mantenimento in donazioni. Il programma per il calcolo distribuito, cioè SETI@home, dovrebbe continuare ad aggiornare le unità inviate agli utenti per coprire le aree del satellite.

Via | AFP

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Non ci sono più soldi perciò SETI interrompe la ricerca degli alieni

pubblicato da Federico Moretti

SETI@homeSETI@home, il software per il calcolo distribuito, ha cessato di funzionare. Passato a BOINC nel 2005 il client per aiutare il Search for Extra-Terrestrial Intelligence (SETI) Institute non riceverà più alcuna unità di lavoro per collaborare alla ricerca degli alieni. L’istituto non avrà più finanziamenti per continuare il progetto.

Il governo statunitense ha tagliato i fondi a SETI Institute e University of California - Berkeley, l’ente deputato alla realizzazione del software di SETI@home, bloccando l’attività dell’Allen Telescope Array (ATA) e sospendendo a tempo indeterminato le attività di ricerca degli alieni. Ma non tutte le attività saranno interrotte.

Il SETI Institute non è destinato a chiudere e altre applicazioni, come setiQuest Explorer, continuano a funzionare regolarmente. Il progetto di ricerca alle spalle del software ha un costo di $1.5 milioni all’anno: l’unica speranza sembra essere nelle donazioni dei privati. SETI@home è stato anche un “prototipo” di social network.

Via | The Huffington Post