L’Italia è uno dei pochissimi paesi (gli altri sono la Groenlandia e la Libia) a non avere stilato una strategia governativa per l’abbattimento del digital divide e l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalle nuove tecnologie. Questo è il motivo che ha portato alcuni cittadini a realizzare un’iniziativa di sensibilizzazione che ieri è approdata sulle pagine del Corriere della Sera. Cento promotori di Agenda Digitale si sono auto-tassati per pagare un’inserzione pubblicitaria sul quotidiano e attrarre l’attenzione dei lettori durante l’inaugurazione del portale.
Già da qualche giorno, soprattutto su Facebook, sono stati distribuiti degli inviti a un evento fittizio che soltanto ieri è stato rivelato: una campagna “virale” che ha puntato tutto sulla ricerca di un’agenda smarrita, quell’agenda digitale che l’Italia non ha ancora approntato. La pagina di Agenda Digitale su Facebook ha superato i 2.500 contatti in meno di ventiquattr’ore e l’iniziativa ha raccolto oltre 6.700 aderenti. Il tema si presta a discussioni pressoché infinite sulla grande arretratezza del nostro Paese rispetto alla rete nella pubblica amministrazione.
Agenda Digitale è un progetto lodevole, apartitico e condiviso da soggetti riconducibili a tutte le forze politiche — nonché liberi cittadini, professionisti e imprenditori. L’unica riserva è sulla possibilità che l’iniziativa finisca nel dimenticatoio com’è stato per altri tentativi simili, nei quali già figuravano alcuni dei promotori di Agenda Digitale. La responsabilità è della politica, non dei comitati sorti negli ultimi anni.
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Se non proponesse delle novità, non si chiamerebbe Ministero per l’Innovazione. Eppure nelle ultime settimane sembra che il Ministro, Renato Brunetta, abbia molta disinvoltura nell’approvare soluzioni più o, meno utili per i cittadini: non è certo una questione politica, ma tecnica. ViviFacile, il portale annunciato all’indomani della consultazione sulla riforma, non è ancora partito che già si pensa ad altro.
È positivo che l’Italia si ponga, per una volta, tra i Paesi all’avanguardia sulla “geolocalizzazione” dei servizi. Si parlava soltanto domenica dell’importanza del geocaching a livello di sicurezza informatica. È lecito domandarsi se non sia opportuno evadere tutte le richieste per la CEC-PAC e consolidare i servizi esistenti, anziché proporne subito di nuovi. MiaPA è un servizio per rintracciare i servizi al cittadino.
MiaPA si affianca a Linea Amica, il progetto di valutazione della PA di cui Brunetta ha fatto una bandiera, ed è accessibile tanto dal desktop, quanto dai dispositivi mobili. Il servizio è erogato da Mobnotes, un social network italiano alla Foursquare, e permette di localizzare gli indirizzi degli uffici dell’amministrazione. L’applicazione per smartphone è gratis su Android, iOS, Nokia e Vodafone 360.
Via | Renato Brunetta
In questi mesi ci siamo occupati spesso delle novità che il Ministero per l’Innovazione e la PA ha predisposto in rete. L’Italia non è certo un esempio virtuoso d’integrazione dei servizi al cittadino con internet, ma qualcosa si sta (lentamente, coi tempi della politica) muovendo. Come vedremo in seguito, spesso il problema è legato all’aggiornamento degli operatori, più che alla mancanza di strumenti.
Il Parlamento ha approvato il disegno di legge che norma alcuni dei servizi di cui abbiamo parlato tempo fa: si tratta della trasparenza dei dati della PA e della trasmissione dei certificati medici per malattia attraverso il web. Nel primo caso, sarebbe preferibile l’adozione dei dati grezzi e del protocollo open data. Nel secondo, spesso i medici non sono adeguatamente informati su come funzioni tale invio.
Il risultato è meno entusiasmante di come viene presentato dalle istituzioni. Si deve dare atto al Ministero di avere prestato più attenzione alla tecnologia: non si può parlare di «nuovi media», perché internet non è poi così “nuovo” e il ritardo nell’adeguamento della PA è sotto gli occhi di tutti. Tra le novità delle ultime ore ce n’è almeno un’altra che merita di essere citata. Si chiama ViviFacile ed è un portale dedicato alla comunicazione tra cittadino e istituzioni. Le premesse sono allettanti.
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L’Italia non ha ancora raggiunto un livello accettabile di conformità agli standard internazionali per gli open data, cioè per la divulgazione pubblica dei dati relativi alle istituzioni. Bilanci, compensi, consulenze e quant’altro coinvolga l’economia del Paese dovrebbe essere liberamente accessibile sul web. Questo, almeno, è l’indirizzo dei governi anglosassoni.
Nel nostro Paese l’apertura agli open data è ancora un processo pionieristico. Un esempio istituzionale è quello della Regione Piemonte, perché gli altri tentativi provengono più da privati cittadini. Eppure il Governo italiano cerca di porre rimedio ai limiti della comunicazione pubblica con una serie di iniziative. L’ultima in ordine di tempo è stata il Codice Azuni.
Un ulteriore passo avanti è costituito dall’Operazione Trasparenza, che sempre il Ministero per l’Innovazione ha recentemente attivato. In settimana sono stati pubblicati i dati delle consulenze della PA per l’anno 2009. Una diffusione parziale, non aggiornata e in PDF (una scelta che limita la ristrutturazione dei dati). Tuttavia, è un sintomo positivo per il futuro.
Foto | Flickr
Non c’è soltanto la posta elettronica certificata nei progetti del Governo. Benché la CEC-PAC sia stata attivata a circa la metà dei cittadini che ne hanno fatto richiesta, il Ministro non ha esaurito le risorse per il Paese: la novità è costituita dai certificati medici digitali. Questi sono già disponibili in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana ed Emilia Romagna grazie alla Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
Nel resto d’Italia la media della copertura regionale è del 75%. Dal 27 agosto al 3 settembre sono stati distribuiti altri 8.000 PIN e in tutto il 60% dei medici di famiglia è in possesso delle credenziali per accedere al servizio. Come per la PEC, anche riguardo ai certificati digitali non mancano le polemiche: il servizio non è molto sfruttato e la causa principale è la disinformazione di cittadini e operatori.
Considerando l’importanza dei certificati digitali, è opportuno informarsi presso il proprio medico di famiglia per sapere se il servizio è disponibile. La trasmissione telematica dei certificati medici è un grande passo verso la digitalizzazione della PA e sarebbe un peccato non usufruirne. In molti casi è sufficiente chiedere di potersi avvalere di questo servizio per potervi accedere: provare non costa nulla.
Via | Renato Brunetta

Il Ministro per la PA e l’Innovazione, On. Renato Brunetta, ha dato comunicazione dell’avvio del progetto Codice Azuni. Ispirato al giurista sardo ottocentesco Domenico Azuni e alla sua attività di raccolta delle esperienze di navigazione sui mari europei, l’iniziativa si propone di ricevere commenti, critiche e suggerimenti dai cittadini sula governance di internet.
Ogni mese sarà proposto un argomento di confronto tra Governo e cittadinanza. I contributi possono essere inviati via e-mail e saranno pubblicati in un archivio dedicato. Forse il metodo non è dei più “comodi”, ma la proposta è allettante. Il tema del mese riguarda l’orientamento in rete e le opportunità offerte da internet. Un argomento piuttosto vago.
Entrando nello specifico il manifesto pubblicato per il Codice Azuni affronta dei punti di sicuro interesse e attualità. Non soltanto privacy e sicurezza online, ma anche tecnologie e metodi di comunicazione. Il primo consiglio che possiamo dare ai responsabili del Ministero è l’apertura agli open data, in linea con le amministrazioni europee all’avanguardia.
Via | Renato Brunetta
Purtroppo le buone intenzioni del ministro Renato Brunetta non si trasformeranno - quanto meno per ora - in fatti concreti: il piano Romani, che avrebbe dovuto far arrivare la banda larga a tutti gli italiani (20 mega al 96% della popolazione entro tre anni e 2 mega al rimanente 4%) è stato infatti rimandato. Ad annunciare lo stop è stato il sottosegretario Gianni Letta:
“I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi.”
Tradotto in soldoni, questo è un momento in cui ci sono problemi più importanti da risolvere. Ma pare che lo sviluppo dell’internet veloce resti comunque un obiettivo di questo governo e dunque di banda larga si tornerà a parlare appena possibile. Almeno speriamo…
Via | Repubblica.it
Di recente, in Finlandia i governanti hanno promesso la banda larga per tutti i cittadini. Ma anche da noi il digital divide potrebbe presto diventare un ricordo, stando almeno alle rassicuranti frasi pronunciate dal ministro Renato Brunetta nella trasmissione radiofonica “Brunetta della domenica”:
“Io sto puntando a fare la stessa cosa in Italia, perchè solo attraverso una rete Internet efficiente possono passare documenti, certificati. Il piano è già pronto, ieri ho parlato con il viceministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. È un problema di investimenti, ma manca ormai solo l’ultima spinta. Nell’arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera del Cipe. Servono 800 milioni di euro, non costa nemmeno tanto.”
L’impegno, per la precisione, è quello di assicurare a tutti almeno due mega di banda larga a partire dall’anno prossimo. Speriamo che la promessa venga mantenuta, soprattutto per i tanti italiani che non dispongono ancora dei benefici dell’adsl. Che ne dite, ci fidiamo?
Via | Leggo