Nel 1969 la Rai editò il DOP, il Dizionario italiano di Ortografia e Pronunzia, con lo scopo di fornire la corretta pronunzia ed ortografia della nostra lingua ad una Italia agli inizi del boom economico. il DOP adottava una trascrizione fonetica per rappresentare i fonemi del nostro linguaggio.
Oggi, a distanza di circa 40 anni, il DOP rinasce nella versione online come il “Dizionario italiano multimediale e multilingue d’ortografia e di pronunzia”. 129000 voci (92000 italiane e 37000 d’altre lingue), 6000 citazioni tratte da scrittori d’ogni secolo e ascoltabili a corredo di singole voci italiane, 5000 ore di registrazione nelle sedi della RAI di Genova, Firenze e Roma, sono i numeri di partenza di questa grande opera, “provvisoria ed incompleta”, come si legge nella sua pagina principale, offerta dal nostro servizio pubblico.
Nella home page è possibile digitare la parola di cui si voglia accertare l’esatta pronunzia o grafia per ottenere la trascrizione fonetica, la possibilità di ascoltarla da una voce registrata e la classificazione grammaticale. Potrete trovare una guida all’alfabeto fonetico ed esaurienti informazioni circa la struttura dell’opera. Il sito invita anche il lettore a guardare più in là, che trovi da sé la pronunzia di quelle parole che non sono registrate. Infatti sono omesse volutamente molte registrazioni di lemmi “in cui la corrispondenza tra pronunzia e ortografia è assicurata da regole costanti dell’italiano”.
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Dopo il caso Viacom (100.000 video da rimuovere e 1.5 miliardi di dollari di risarcimento chiesti a Youtube) la RAI, prima in Italia, sta cominciando a proteggere le sue proprietà. Una richiesta di takedown (rimozione dei contenuti) è stata formalizzata nei confronti di YouTube, Libero Video e DailyMotion affinché vengano eliminati tutti i contenuti di competenza protetti da copyright.
Scelta giusta o azzardata? Scelta giusta se analizzata leggi alla mano: la Rai è proprietaria dei contenuti e quindi può impedire leggittimamente la diffusione non autorizzata… Voi cosa ne pensate?
[Via Tommaso Tessarolo]
Il giorno della Befana, Stefano Quintarelli sul suo blog aveva segnalato che dal sito del Governo era scomparso il link al Contratto di Servizio della RAI (qui trovate una copia del contratto): questo esplicitava, all’articolo 6, che la RAI avrebbe offerto tramite il suo portale «tutti i contenuti radiotelevisivi prodotti a tutti gli utenti che si collegano ad Internet dal territorio nazionale».
I contenuti dovrebbero essere distribuiti sotto licenza Creative Commons.
Il testo ha poi fatto la sua ricomparsa sul sito del Governo, e ne ha parlato anche il Corriere della Sera.
Intanto una petizione di Arcoiris che ha già raggiunto le 32.000 firme per spingere la RAI e il Governo a permettere a tutti gli utenti della rete di accedere ad un patrimonio enorme, quello dell’archivio della televisione di stato sotto licenza Creative Commons, per un uso non commerciale come ha già fatto la BBC in Inghilterra.
Non si può non condividere.