Ecco come leggere gratis i giornali italiani: la scoperta è di Andrea Draghetti su Oversecurity.net che ha pubblicato l’indirizzo da inserire nel proprio browser per leggere una quindicina di quotidiani italiani e stranieri. Qualcosa di simile era già capitato con The Daily, ricordate? Il procedimento con il quale è arrivato alla scoperta è svelato dallo stesso Andrea, e si vede in parte nel video qui sopra. Epic fail, questa volta è davvero così, per tutti i vari i sistemi che avrebbero dovuto garantire agli editori sogni tranquilli e tutto sommato poco lavoro.
Da un certo punto di vista siamo d’accordo con Paolo Attivissimo quando scrive:
Il paywall, l’invenzione salvifica che doveva consentire all’editoria di entrare nel mondo digitale controllando la distribuzione delle copie attraverso le App e i vari apparecchietti lucchettati come l’iPad e il Kindle, è una fregatura inutile, che danneggia e rende scomoda la vita solo agli utenti onesti, esattamente come gli informatici avevano avvisato.
Ma vogliamo aggiungere qualcosa d’altro. Utilizzare gli iPad ed i vari tablet per leggere un PDF (perchè le versioni a pagamento dei quotidiani e delle riviste non sono altro che dei PDF) è quasi da considerasi un “insulto” alla tencologia. Recentemente abbiamo avuto modo di provare le applicazioni gratuite, ebbene si, di CNN, The Onion, TED, Architizer e Engadget. Applicazioni che cercano di sfruttare appieno le possiblità dei tablet, con multimedialità, possibilità di scrolling orizzontale e verticale. Anche noi nel nostro piccolo, anzi piccolissimo rispetto ai giganti appena citati, con Blogo Today cerchiamo di fornire un colpo d’occhio giornaliero sul nostro network, con una impaginazione che cambia appena arriva un nuovo post, e che cambia quando si tiene l’iPad in maniera orizzontale o verticale.
Il dubbio che ci siamo sempre posti e che riproponiamo a maggior ragione ora, è che proporre la lettura di un PDF è un’operazione che sa di vecchio, al quale è stato fatto un po’ di maquillage tecnologico. Se poi la questione tecnica viene rilegata ad un mero sistema di distribuzione e pagamento, ecco che capitano figuracce come quella che Andrea Draghetti ci ha svelato…

Una delle posizioni più ambite per un ingegnere informatico con interessi per l’informazione si è appena aperta, presso il sito web del quotidiano più importante del mondo: il New York Times. Più che aperta, però, dovremmo dire creata, visto che, sull’annuncio economico pubblicato dal Times stesso, la carica suona così: “Creative Technologist“.
Ma non basta. Il Times sta cercando anche altri 12 sviluppatori senior e web developer. Lo scopo è quello di “creare nuove sezioni del sito”, in cui saranno implementati sempre più contenuti video e interattivi. Sarà compito del Creative Technologist di individuare questi nuovi servizi e quali di essi saranno disponibili per tutto il vastissimo pubblico di NYTimes.com, e quali solo per quelli che saranno destinati ad essere gli “heavy user”, con più di un certo numero di articoli visti al mese, chiamati a pagare un abbonamento.
E’ alquanto saggio spendersi sempre di più nello sviluppo delle parti “social” del suo sito, per il Times, visto che ospita già 50 blog tematici e il suo account Twitter ufficiale conta più di 2,4 milioni di follower.

Il New York Times ha annunciato che è solo questione di un anno circa (inizio del 2011) perché anche gli articoli e gli aggiornamenti quotidiani del suo sito saranno offerti a pagamento. Non più, dunque, solo gli archivi a pagamento: cosa che del resto avviene già per la maggior parte del grandi organi di informazione online.
Il modello economico sarà di continuare ad offrire un certo numero di articoli gratuitamente e cominciare a far pagare una volta superato questo limite. Ancora non è dato sapere nulla sull’ordine di grandezza di tale limite in quantità. I manager del sito hanno molta fiducia in questo approccio:
“I nostri lettori sono molto fedeli e crediamo che siano disposti a pagare per i nostri contenuti e servizi”.