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Tutti gli articoli con tag proprietà intellettuale

RePress, un plugin per bypassare l’oscuramento dei blog su WordPress

pubblicato da Federico Moretti

RePress

RePress è un plugin, sviluppato dal provider olandese Greenhost, che permette di bypassare la censura dei blog realizzati con WordPress. L’intenzione è quella di prevenire l’oscuramento dei siti in base alla posizione geografica, una strategia adottata di recente da Google su Blogger — dopo la firma europea del trattato per l’ACTA.

Il plugin non è compatibile con WordPress.com e richiede la presenza della funzione fopen(); di PHP sul dominio del blog. Per controllare che sia attiva, è sufficiente consultare l’output del comando phpinfo(); in una pagina con estensione .php sul dominio di proprietà. RePress richiede l’utilizzo di proxy per evitare l’oscuramento.

Questa soluzione potrebbe essere considerata illegale, se il sito è stato oggetto di condanne nel Paese dove l’accesso è inibito o per altre motivazioni affini. RePress è ancora in una fase sperimentale: il corretto funzionamento del plugin non è garantito. In futuro, RePress potrebbe supportare cURL per estendere la compatibilità.

Via | MakeUseOf

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Il Brasile contro gli utenti di Twitter che segnalano autovelox ed altri punti di controllo

pubblicato da Daniele P.

RadarBlitz

Aveva fatto molto discutere, e fatto nascere una serie di proteste più o meno velate, la notizia dell’adozione, da parte di Twitter, di un nuovo sistema per il filtraggio degli utenti o dei tweet in base alla provenienza geografica dei visitatori. Sulla questione era intervenuto anche il CEO dell’azienda, Dick Costolo, che aveva sottolineato la necessità di un ordine legale per rendere invisibile un certo contenuto agli utenti di un determinato Paese. Ora quell’ordine è arrivato, direttamente dal Brasile.

L’attorney general del Brasile ha presentato un’ingiunzione preliminare per bloccare alcuni tweet e sospendere diversi account di utenti che stanno utilizzando Twitter per segnalare la presenza di autovelox ed altri punti di controllo stradali nello stato brasiliano di Goiás. Per il governo locale questi utenti metterebbero in pericolo la popolazione, dal momento che impediscono alle autorità di svolgere correttamente il loro lavoro e incentivano i cittadini a violare il codice penale e stradale. Se l’ingiunzione andrà a buon fine, questi utenti rischierebbero fino a 300 mila euro di multa per ogni giorno di attività.

Twitter non ha ancora intrapreso alcuna azione e dall’azienda, interpellata da CNet, hanno preferito non rilasciare alcun commento sulla vicenda. Che sia questo il primo passo verso l’applicazione della nuova policy? Lo scopriremo nei prossimi giorni.

Via | CNet

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Blogger ha seguito l’esempio di Twitter per la censura dei contenuti

pubblicato da Federico Moretti

BloggerBlogger, la piattaforma di Google per la creazione di blog, ha iniziato lo spostamento dei contenuti dal dominio generico .com ai country-code TopLevel Domain (ccTLD): in pratica, gli indirizzi .blogspot.com saranno .blogspot.it — almeno, per l’Italia. La modifica è attiva soltanto in alcuni Paesi tra i quali l’Australia e l’India.

Le motivazioni alla base del cambiamento sono diverse. La giustificazione ufficiale, che pure ha un certo fondamento, riguarda la migliore indicizzazione dei contenuti quanto a lingua e nazione. Tuttavia, un motivo più credibile è l’occultamento di blog e interventi sulla posizione geografica: la stessa politica adottata da Twitter.

Google offrirà, comunque, una “scappatoia”: per visualizzare i contenuti – a prescindere dalla latitudine – è possibile digitare /ncr in coda all’indirizzo .com. L’acronimo significa No Country Redirect (NCR). Anziché tutelare i blogger dalla censura nei rispettivi Paesi, Google parrebbe assecondare quei regimi che li imprigionano.

Via | Google

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Twitter pratica una censura di utenti o tweet in base alla geografia

pubblicato da Federico Moretti

TwitterTwitter ha annunciato l’adozione di un nuovo sistema per il filtraggio degli utenti o dei tweet, in base alla provenienza geografica dei visitatori. In sostanza, se un contenuto è giudicato inappropriato per uno Stato, l’aggiornamento di stato o l’intero profilo dell’utente che l’ha pubblicato risultano inaccessibili in quel Paese.

Il resto del mondo, invece, dovrebbe continuare a visualizzare i contenuti che sono stati contestati. E il profilo dell’utente non sarebbe rimosso dal database di Twitter. Qual è il motivo di questa decisione? Forse, un maggiore rispetto della sensibilità e della cultura delle nazioni? Macché, è tutto per una questione di copyright.

Grazie alla partnership di Chilling Effects, un portale di monitoraggio per le azioni legali riguardanti il web, scopriamo che tutti gli occultamenti effettuati da Twitter riguardano rivendicazioni della proprietà intellettuale. Neanche a farlo apposta, i Paesi coinvolti sono gli stessi che hanno sottoscritto il trattato dell’ACTA.

Via | Twitter

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Streaming illegale, siamo davvero alla fine?

pubblicato da Marco Giacomello

copyright streamingE così dopo la Francia anche l’America “scopre” il fenomeno dello streaming selvaggio. Victoria Espinel, l’esperta cyberzarina voluta dal Presidente Obama, tuona: “Lo streaming dei contenuti si deve considerare al pari di un vero crimine”. Queste parole arrivano dopo l’ultimo chiaro e pesantissimo documento targato U.S. Intellectual Property Enforcement Coordinator, che contiene le ultime proposte per la modifica delle leggi sulla proprietà intellettuale statunitense (qui potete trovare il testo completo).

La riproduzione non autorizzata e la distribuzione di opere protette da copyright è gia oggi ovviamente un reato, ma per quanto riguarda il flusso non autorizzato di contenuti protetti da copyright in streaming, le normative statunitensi (per non parlare di quelle italiane) non sono molto chiare. Nel documento proposto al Congresso, è più volte ribadito come download e streaming hanno il medesimo fine, violare i diritti garantiti dal copyright in capo ai legittimi proprietari, e di conseguenza devono essere equiparati nelle conseguenze.

Non poteva essere più d’acccordo Bob Pisano, presidente della MPAA (Motion Picture Association of America), secondo il quale è necessario colmare il divario giuridico tra due metodi che hanno la medesima indole illegale, nuove leggi che portino chiarezza al diritto di proprietà intellettuale gioveranno a tutti. In linea di massima si potrebbe anche essere d’accordo che download e streaming di contenuti protetti da normative sul copyright siano da equiparare in quanto a sanzioni, il problema semmai è come queste violazioni verranno in caso accertate: quali poteri si vorrebbero conferire agli organi di controllo federali?

Come si potranno bilanciare diritto alla privacy e diritto di proprietà intellettuale? E youtube che fine farà, anche i suoi video saranno considerati streaming illegale? In che modo e con quali mezzi si può pensare di vagliare migliaia e migliaia di nuovi video che ogni giorno vengono caricati sulla rete? Il rischio reale è quello di una censura (magari privatistica) a priori, un filtro che dirà automaticamente: questo si, quello no. Il sogno di Lessig di creare un mondo del Remix dei contenuti per creare nuova conoscenza e nuova ‘arte’, potrebbe infrangersi definitivamente sulle parole della Espinel.

Via | Torrentfreak
Foto | Flickr

Il Parlamento Europeo unito per una maggiore trasparenza sul trattato ACTA

pubblicato da giovanni de stefano


Buona parte del Parlamento Europeo si sta dimostrando - coraggiosamente - insofferente rispetto all’atmosfera di segretezza e di mancanza di trasparenza intorno a tutto quello che riguarda il cosiddetto Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA: “Accordo Anti-Contraffazione”), da parte della Commissione Europea.

L’ACTA è un accordo plurilaterale su cui la Commissione è al lavoro per stabilire degli standard riguardo i diritti sulla proprietà intellettuale. Oltre all’Unione Europea, vi sono al lavoro anche i governi di paesi come l’Australia, il Giappone, gli Stati Uniti, la Svizzera, gli Emirati Arabi Uniti. Tutti i maggiori partiti rappresentati al Parlamento Europeo hanno fatto quadrato intorno a questa sensazione di disagio, facendo approvare nella seduta di ieri una risoluzione che renda obbligatorio per la Commissione pubblicare tutti i documenti fin’ora prodotti dalle contrattazioni con gli altri paesi.

Il Parlamento deve essere informato sui processi di negoziazione: è questa la parola d’ordine. Anche l’unico membro del Parlamento aderente al Partito “dei Pirati” Christian Engström ha firmato la risoluzione.

L’altro elemento su cui sembrano essere tutti d’accordo è l’assoluta contrarietà alla cosiddetta legge dei “Three strikes” (“le tre disconnessioni“): una normativa paventata o già applicata in alcuni paesi dell’Unione Europea, che infliggere la riduzione della banda dedicata a Internet o l’interruzione totale di essa per chi si fosse macchiato di crimini contro il diritto d’autore (dopo tre avvertimenti). Il Parlamento ha sempre fermamente condannato l’ipotesi che si possano diffondere ulteriormente leggi come questa.

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