
Poveri amici animali! Non solo spesso sono protagonisti di episodi di abbandono e maltrattamento, ma ora devono subire pure le colpe dei loro padroni in episodi di “errato uso del PC”.
E’ quello che è capitato ad un uomo che in Florida è stato accusato di aver scaricato più di 1000 immagini di pornografia infantile, e che ha dato la colpa al suo gatto. L’inconsapevole felino, cliccando tasti a caso sul computer, deve aver compiuto il reato. Sarà vero?
Intanto l’uomo dovrà sborsare 250.000 dollari di cauzione, mentre il gatto rimarrà sotto l’osservazione delle forze dell’ordine come “persona sospettata”.
Via | Downloadsquad.com
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Se il nome Joel Tenenbaum vi dice qualcosa, probabilmente vi ricordate del caso di accusa di pirateria che ha interessato un giovane studente e il suo avvocato, il professore di legge di Harvard Charles Nesson.
La RIAA, ovvero la più grande associazione di tutela del diritto d’autore negli Stati Uniti, aveva accusato il giovane di aver scaricato da Kazaa alcuni file musicali. Grazie al Web 2.0 Tenenbaum e il suo avvocato erano riusciti a mobilitare l’opinione pubblica contro l’accusa di pirateria.
Tuttavia la giuria federale di Boston ha dichiarato colpevole Tenenbaum, che dovrà pagare una multa davvero salata all’industria musicale, 675.000 dollari, ovvero 22.500 dollari per canzone scaricata.
Continua a leggere: Tenenbaum ha perso: dovrà pagare 675.000 dollari alla RIAA
Un disaccordo in merito ad una licenza ed uno dei software più diffusi al mondo potrebbe scomparire. Stiamo parlando di Skype, la cui esistenza potrebbe essere messa in discussione da un problema di licenza per un pezzo della sua tecnologia.
Si tratta di un pezzo di software sviluppato dall’azienda Joltid, al centro di una disputa giudiziaria che Skype dovrà affrontare a giugno del 2010. Ok, c’è ancora un anno di tempo per sviluppare una propria tecnologia e sostituire quella di Joltid, ma eBay, proprietaria del software di VoIP più famoso al mondo (circa 500 milioni di utenti) non sembra molto convinta.
Se Skype dovesse perdere il diritto ad usare la tecnologia di Joltid potrebbe semplicemente chiudere, con buona pace per tutti gli utenti che ne fanno uso ogni giorno. Secondo le accuse di Joltid, Skype avrebbe modificato il codice sorgente utilizzato. Skype, da parte sua, ha negato tutto.
Via | Cnn.com
Ancora grane per The Pirate Bay, il tracker bittorrent recentemente giudicato colpevole nel processo che ha visto coinvolto i suoi fondatori. E questa volta le accuse arrivano direttamente dall’Italia.
La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e la FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale) hanno infatti richiesto a Peter Sunde e The Pirate Bay un risarcimento di 1 milione di euro.
Gli screzi tra l’Italia e il popolare sito bittorrent non sono nuovi: già l’anno scorso The Pirate Bay venne oscurato dagli ISP italiani, ma in quell’occasione “la Baia” vinse il ricorso e ritornò visibile dopo alcuni giorni. Questa volta, però, le accuse italiane vengono dopo indagini precise ed una tesi del presidente Enzo Mazza secondo cui il fatto che i fondatori di The Pirate Bay abbiano venduto il sito vuol dire che ne hanno ricavato un guadagno, confermando di fatto il fine di lucro.
In ogni caso, l’avvocato di The Pirate Bay in Italia, Gallus, ha dichiarato che ancora nessuna denuncia formale è stata notificata.
Via | Torrentfreak.com
Nonostante la sconfitta in tribunale nel processo che l’ha visto coinvolto, il sito ThePirateBay continua ad operare indisturbato: una situazione davvero inaccettabile per le etichette dell’industria del divertimento che invece hanno vinto la causa.
Ecco, quindi, che le case discografiche coinvolte nel processo, Universal, EMI, Sony e Warner hanno fatto sapere di voler fare ricorso e chiedere ai provider di bloccare definitivamente ThePirateBay. Anche le major televisive e cinematografiche, tra cui Columbia, Disney, NBC, Paramount e 20th Century Fox hanno aderito alla protesta.
Attraverso la voce del loro legale Monique Wadsted, il gruppo ha richiamato l’attenzione su oltre 100 film e serie televisive come Lost, Grey’s Anatomy, i Simpson, Batman, Harry Potter, per citarne alcuni, che continuano ad essere condivisi e scaricati attraverso il sito.
Tuttavia il fondatore del sito Peter Sunde ha dichiarato che fondamentalmente egli non è più responsabile del sito, messo in vendita nel 2006 e recentemente acquistato dalla Global Gaming Factory X.
Via | Torrentfreak.com

In Svezia non si placano le polemiche sulla possibile irregolarità del processo su ThePirateBay, processo che, ricordiamo, ha visto la condanna dei creatori del sito ed una multa di 2.700.000 di €. Dopo le recenti indiscrezioni su possibili legami tra un giudice e le lobby del diritto d’autore, ora uno degli avvocati della difesa ha scoperto un altro scandalo.
Secondo la difesa il giudice Tomas Norström non sarebbe stato assegnato al processo per caso. A causa del suo coinvolgimento con i gruppi a favore del copyright, gli imputati hanno chiesto un nuovo processo con un giudice diverso e sopra le parti.
Di diverso avviso il capo della corte distrettuale di Stoccolma secondo il quale sarebbe stata seguita la regolare procedura di selezione. Peter Sunde, uno dei creatori di ThePirateBay, spera ora in un nuovo processo regolare.
Via | Torrentfreak.com
Si è concluso il processo a The Pirate Bay, inziato il 16 febbraio scorso; la decisione di colpevolezza o innocenza sarà resa nota dalla corte entro il 17 aprile prossimo.
L’ultima udienza ha permesso alla difesa di ribadire le posizioni degli imputati, totalmente astruse rispetto alle accuse, peraltro non dimostrate, mosse dagli avvocati dell’industria musicale e discografica.
Rispetto ai tempi cui siamo abituati in Italia, i 2 mesi che passeranno tra istruzione e verdetto sembreranno un lampo!
Al processo sfortunatamente più popolare del web, quello che contrappone The Pirate Bay alle associazioni dell’industria musicale e cinematografica, è arrivato il momento delle richieste dell’accusa: un anno di prigione per ognuno degli imputati e circa un milione di euro di risarcimento per i danni (secondo loro) subiti.
Se eravate rimasti all’accusa che non riusciva a provare né a documentare alcunchè, non avete perso alcuno step: semplicemente l’accusa è passata dalle teorie non comprovate (né comprovabili a quanto pare) alle richieste di pena e risarcimento senza riuscire a dimostrare niente.
La reazione degli imputati è stata, al solito, ironica: Anakata ha chiesto dove fosse la sua parte dei soldi che l’accusa ritiene abbia intascato (”dove sono i miei dieci milioni -di corone-, li voglio!”) e si è detto sorpreso che “il vecchio pazzo” (riferendosi all’avvocato dell’accusa) non abbia chiesto 2 anni di prigione anzichè soltanto uno.
Via | TorrentFreak.com
Continua il processo contro The Pirate Bay, che assomiglia sempre più ad una farsa grazie all’assoluta impreparazione e mancanza di professionalità che l’accusa dimostra ad ogni udienza.
Le schiaccianti prove portate dai super investigatori comparsi come testimoni chiamati dall’accusa sono risultate a dir poco ridicole: Magnus Mårtensson, da 15 anni a lavoro per la IFPI contro il crimine, ha portato in aula solamente degli screenshot eseguiti mentre scaricava torrent trovati tramite il motore di ricerca di TPB! Chiaramente, nel controinterrogatorio è stato distrutto.
E’ stata poi la volta di Magnus Nilsson, dell’Anti-Piracy Office, il quale ha spiegato come ha potuto scaricare dei torrent dalla baia tramite il client uTorrent, ma non è riuscito a dimostrare che i files scaricati provenissero da The Pirate Bay, e, dopo qualche domanda sul funzionamento del protocollo, ha dovuto ammettere che i download sono avvenuti esternamente a thepiratebay.org.
Via | TorrentFreak.com
Qaurto giorno per il processo più osservato che la storia del web abbia mai visto: quello contro The Pirate Bay. La causa va avanti, con TPB salda nella sicurezza della propria legalità nella legislazione svedese e talvolta irriverente nei confronti dei propri accusatori: ieri ad esempio alla domanda se l’inserzionista Oded Daniel curasse aspetti tecnici del sito, TiAMO ha risposto “non è capace, usa Windows…”, tra le risate di chi assisteva alla seduta.
I giudici cercano di capire quale sia il ruolo degli imputati nella baia, ma nessuna correlazione tra questi e la realtà viene provata; inoltre, ogni step sembra destinato a ricevere spiegazioni tecniche dettagliate (ma non troppo, in un’aula di un tribunale ci sono avvocati e giudici, non ingegneri informatici e hacker) da parte della difesa, che via via smonta il piano su cui si bada l’accusa.
Tutto fa credere che si tratterà di un processo piuttosto lungo (che intanto pare abbia causato problemi lavorativi ad Anakata) e, salvo sconvolgimenti, a senso unico. Se la nuova tattica delle major consiste nel mostrare i suoi nemici alla sbarra, vista la reazione ed il sostegno dimostrato dal web a TPB, si può già ritenere fallita.
Via | TorrentFreak.com
Abbiamo già avuto modo di parlare del caso Joel Tenenbaum, uno studente americano accusato dalla RIAA di aver condiviso brani musicali sulla rete Kazaa. Dopo aver rifiutato una proposta di patteggiamento, Tenenbaum ha attaccato tutta la strategia giuridica della RIAA.
Secondo Tenenbaum, le accuse presentano delle forme di incostituzionalità e c’è il dubbio che la RIAA si stia comportando come una forza di polizia privata.
Ora la richiesta di Tenenbaum e del suo gruppo di avvocati è di trasferire tutto il contenuto del suo processo su Internet. Il team di Harvard che sta seguendo la vicenda vuole che il processo venga diffuso in streaming e registrato per usi futuri. Attualmente il giudice ha detto di no.
La “class action” è quell’azione legale che vede molti cittadini unirsi per ottenere un risarcimento, solitamente contro una grande azienda o lo stato, una pratica molto comune in America che ha visto molti casi eclatanti diventare film di successo.
Anche Microsoft si trova a fronteggiare una class action, accusata di aver adottato “pratiche anticompetitive abusando della sua posizione dominante nei mercati dei sistemi operativi, word processor e fogli elettronici” dal 1994 al 2006.
Stefano Quintarelli riporta sul suo blog che alcuni documenti forniti come prove sono stati resi pubblici: interessante raccolta di lettere e documenti per farci una parziale idea di quello che sta fronteggiando in aula il colosso di Redmond.