Nemmeno il tempo di essere rilasciato, che già per Vista SP1 iniziano ad apparire quelle che sono state definite “storie dell’orrore”. Il post d’annuncio del rilascio del service pack su Windowsvistablog è stato infatti letteralmente preso d’assalto dai commenti di persone che hanno riscontrato problemi nella sua installazione.
Un utente di PcPro riporta di aver iniziato l’installazione dell’SP1 alle 7:15 di mattina, la quale però sarebbe fallita lasciandolo ancora tre ore dopo con la macchina in panne. Ma il grosso viene appunto dai commenti sul blog ufficiale, e ce n’è davvero per tutti i gusti.
Un lettore DVD che in seguito all’update ha smesso di funzionare, driver Nvidia “mandati al Triangolo delle Bermuda” e non reinstallabili in seguito al fattaccio, consumo di RAM passato da 650MB in idle ad 1 GB, cursore del mouse scomparso dallo schermo ed un hard disk letteralmente svanito dal sistema sono solo alcuni dei malfunzionamenti che parte degli utenti ha riscontrato, mentre diverse persone starebbero trovando problemi con i driver audio Realtek.
Non mancano comunque le note positive di gente che è riuscita a installare l’SP1 con successo, come quella riportata da un utente che afferma di aver effettuato l’upgrade a Vista SP1 su 614 computer nella propria società senza ottenere il benché minimo errore: in attesa di notizie ufficiali da parte di Microsoft, non resta che domandarci se siano stati fortunati questi ultimi o sfortunati gli altri.
Via | Pcpro.co.uk | Informationweek.com
Molti utenti hanno riscontrato problemi cercando di autenticarsi con il software multi-protocollo Pidgin (ex Gaim) con il proprio account Msn. Purtroppo le Faq ufficiali non aiutano molto in questo caso e ho dovuto fare un lungo giro sull’altalena di Google per risolvere questo problema, ed ho anche scoperto che non sono pochi utenti ad avere avuto le stesse difficoltà.
Andiamo subito al sodo: se la password del vostro Windows Live ID ha una lunghezza superiore ai 14 caratteri non sarà possibile connettersi con il protocollo Msn tramite Pidgin (e anche Kopete, altro interessante Im). Il server restituirà un messaggio di errore del tipo: Impossibile autenticarsi ecc. Fino a poco tempo fa per sopperire a questo problema si digitavano solo i primi 14 caratteri della password, ma evidentemente questa tecnica sfruttava un bug del protocollo, adesso corretto, e non era granché ortodossa, anche se risultava efficace.
L’unica soluzione per risolvere questo problema, semplice e altrettanto poco ortodossa della precedente, rimane quella di cambiare la password del proprio Windows Live ID, scegliendone una inferiore o pari per lunghezza a 14 caratteri. Anche se speriamo che presto questo problema possa essere risolto alla base.
Via | Freshmeat.net

19 gennaio 2038. Segnatevi questa data sul calendario, perché si annuncia un altro “bel” millennium bug. I sistemi Unix, infatti, non possono calcolare le date successive al 2038.
Questo perché tengono traccia del tempo utilizzando un intero di quattro byte che rappresenta il numero dei secondi dal primo gennaio 1970. In pratica, un intero di 4 byte ha un valore massimo di 2.146.483.547: proprio questo tempo (conosciuto come “tempo massimo”) corrisponde al 19 gennaio 2048, ore 3.14.07.
I sistemi Unix, infatti, non erano stati toccati dal millennium bug, ma ora ne vanno incontro ad un altro. Il problema è che molte macchine che hanno come sistema operativo Unix/Linux sono quelle che controllano le principali arterie del mondo tecnologico, dall’aeronautica a internet.
Continua a leggere: Il mondo finisce il 19 gennaio 2038. Almeno nel mondo Unix

Ogni giorno, grazie anche agli sms, alle chat, a Twitter e ad altri servizi di microblogging siamo in moltissimi ad utilizzare servizi come Tinyurl (solo per citare il più famoso, ma ne esistono a decine in giro per la rete), che accorciano i link e li sostituiscono con brevi stringhe più pratiche da inviare. Ma se questi servizi danneggiassero l’architettura della rete?
Se lo chiedono in molti (ho preso spunto per questo post proprio da una lettera inviata a Slashdot) e, in effetti, ancora non è stata data una risposta chiara.
Cosa succederebbe - si chiedono gli “apocalittici” - se miliardi di link differenti a un certo punto fossero, magari per un bug del sito che “li accorcia”, indisponibili? Cosa, invece, se del malware s’inserisse nei server di questi sistemi e si diffondesse a tutti coloro che li utilizzano? E ancora: questo tipo di servizi sta portando il World Wide Web a un punto di non ritorno?
A mio parere, che non sono un tecnico, la domanda è più che lecita, ma forse è un po’ troppo esagerata. E voi, invece, cosa ne pensate? La rete potrebbe “implodere” oppure, semplicemente, in caso di malfunzionamento dei siti accorcia-url non succederebbe niente?