Non si placano le critiche nei confronti dell’Iran e della politica di repressione dei suoi governanti. Questa volta ci occupiamo di un problema che riguarda anche la rete: il parlamento iraniano ha infatti iniziato a esaminare una proposta di legge per estendere la pena di morte (!) ai crimini connessi a corruzione, prostituzione e apostasia su internet.
In pratica, con l’intento di “rinforzare le pene previste per i crimini contro la sicurezza morale della società” aprire un blog e scrivere (anche solo nei commenti) opinioni non in linea con quelle del governo può costare molto, molto caro. Addirittura la condanna a morte. Ed è la prima volta che accade una cosa del genere - credo - nel mondo.
Tra i reati puniti con la pena di morte, anche la creazione di siti riguardanti la prostituzione, il traffico e il sequestro di esseri umani per abuso sessuale. Ricordiamo che l’Iran fa parte di quei paesi in cui in molti, per criticare il regime, utilizzano internet e i blog, soprattutto la fascia più giovane della popolazione.

Chiunque abbia un sito o un blog almeno un paio di volte l’anno (ma anche di più, immaginiamo) si trova davanti al problema che il sito non si vede, e deve capire se è un problema del proprio computer e della propria rete, oppure se davvero non si vede da nessuna parte e il server è down.
Solitamente si chiede a un amico di effettuare il controllo; da oggi è possibile utilizzare un servizio apposito, chiamato EstaCaido.com (che - traducendo dallo spagnolo - significa più o meno “è down”) .
Collegandosi al sito, basta inserire il nome del dominio che vogliamo controllare e automaticamente riceveremo (sempre in spagnolo) la risposta al dilemma: se, cioè, siamo noi che abbiamo problemi o è il sito che vogliamo raggiungere. Un’applicazione semplice ma molto utile.
Via | Incubaweb.com
Meno male che non abitiamo negli Emirati Arabi Uniti. Non per il conto in banca, ovvio, ma per un bug, considerato molto grave, che ha afflitto YouTube in questi ultimi giorni.
Secondo quanto raccontano alcuni quotidiani, infatti, agli utenti YouTube che si collegavano a internet tramite il provider Etisalat, era data la possibilità di accedere alle pagine delle opzioni personali di YouTube di qualsiasi altro utente.
Gli iscritti a YouTube, dunque, potevano vedere le pagine dei video personali, i contatti, i video preferiti, e così via. A questa violazione (già abbastanza grave di per sé) se n’è aggiunta però un’altra: era possibile, infatti, anche accedere alle caselle Gmail degli utenti YouTube che avevano associato i due account.
Continua a leggere: "Piccole" difficoltà di YouTube negli Emirati Arabi
La polizia indiana ha arrestato e tenuto in prigione per ben cinquanta giorni un uomo, Lakshmana Kailash K., accusato - ingiustamente - di aver caricato sui server di Orkut delle immagini che insultavano Chhatrapati Shivaji Maharaj (una figura storica del diciassettesimo secolo molto apprezzata nel Paese). Il tutto per un errore del provider che aveva fornito alle autorità un indirizzo Ip non corrispondente a quello reale del computer dell’uomo. Quindi un indirizzo Ip sbagliato.
Airtel, questo il nome del provider, si è “scusato per il brutto inconveniente”, ma l’uomo ha comunque trascorso quasi due mesi dietro le sbarre.
Non è la prima volta che accade una cosa simile: solo un anno fa negli Stati Uniti un uomo e una donna, marito e moglie, erano stati accusati di pedofilia per un errore simile.
Si ringrazia l’utente ?rom di Flickr per l’immagine.
Via | The Register