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Facebook: giochi e applicazioni diffonderebbero informazioni sugli utenti e sui loro contatti

pubblicato da natrium

Secondo una indagine condotta e pubblicata dal Wall Street Journal, le applicazioni più popolari e diffuse di Facebook trasmetterebbero informazioni a moltissime compagnie esterne che si occupano di pubblicità e statistiche in rete. La cosa più sconcertante è che alcune di queste apps sarebbero in grado di “appropriarsi” anche di dati relativi agli amici degli utilizzatori diretti.

Esiste un numero sempre maggiore di compagnie che immagazzinano dati relativi agli utenti della rete per tracciare dei profili che riescono talvolta ad essere estremamente dettagliati. Le informazioni vengono raccolte dalle più disparate fonti ed inserite in grossi database. Mediante l’uso di sofisticati software è poi possibile incrociare questi dati fino ad arrivare a delineare delle vere e proprie schede con nome, cognome, fotografia ed altre informazioni di ignari utenti.

Su siti come Wink, che fino a stamattina non avevo mai visitato, ho provato io stesso a digitare il mio nome ritrovando in risposta il nome della città in cui risiedo, notizie sugli studi compiuti, indicazioni ad alcuni siti a cui sono iscritto ed il tutto condito da almeno un paio di fotografie. E’ estremamente probabile che altre schede contenenti i miei gusti e le mie abitudini vengano invece vendute a chi se ne serve ad uso più prettamente commerciale.

L’indagine del WSJ evidenzia come un giocatore di Farmville, applicazione tra quelle incriminate, cederebbe senza averne concesso autorizzazione informazioni preziose riguardanti lui stesso ed i suoi contatti e, considerando che questo popolarissimo gioco conta attualmente 59 milioni di utenti, si può facilmente immaginare la quantità di dati che la Zynga Game Network (i produttori di Farmville) può avere a disposizione e potenzialmente cedere a terze parti. In questo potrebbero essere coinvolti indirettamente addirittura quegli utenti che non solo non hanno mai giocato a Farmville ma hanno esplicitamente scelto le impostazioni più restrittive possibili per il loro profilo.

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Prime critiche sulla privacy di Facebook Places

pubblicato da zeropuntodue

Facebook Luoghi

Facebook Places è stato da poco lanciato e cominciano ad arrivare le prime critiche in merito alle regole della privacy del nuovo sistema di geolocalizzazione del social network di Palo Alto. La American Civil Liberties Union of Northern California (ACLU) punta il dito contro alcuni aspetti di Places che possono mettere a repentaglio la privacy degli iscritti. In particolare, la ACLU sottolinea come il sistema consenta agli amici di taggare gli altri iscritti come presenti in un luogo fornendo una modalità di opt-out troppo debole, che prevede un “non adesso” e non un “no” definitivo.

La funzione “Qui in questo momento” di Places visualizza una lista di persone che sono state in un luogo in tempi recenti. Anche in questo caso la ACLU è critica, in quanto evidenzia come non sia possibile avere un controllo personalizzato sulla funzionalità. E’ unicamente possibile scegliere se sia “on” oppure “off”. Nel caso sia attiva, tutti gli utenti di Places hanno la possibilità di visualizzare la lista dei visitatori recenti. Inoltre la funzione “Qui in questo momento”, se in precedenza si è deciso di rendere visibili a tutti una parte delle proprie informazioni, è attiva di default.

Un ultimo aspetto considerato da ACLU nelle sue critiche è quello relativo alle terze parti. Facebook ha da subito aperto la geolocalizzazione alle applicazioni e ai siti connessi. Questo significa che le applicazioni degli amici possono avere accesso ai luoghi recenti. Anche se si è in precedenza limitato nei settaggi l’accesso delle applicazioni alle proprie informazioni, occorre rifarlo nuovamente escludendo Places.

Via | ACLU

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Casa Bianca: direzione sbagliata sulla privacy

pubblicato da Marco Giacomello

Orwell 1984

La Casa Bianca, ha deciso: si deve estendere la possibilità per l’F.B.I. di spiare il traffico web e le e-mail. L’attuale legge federale, impone ai provider di consegnare queste informazioni all’F.B.I., senza la necessità di un ordine del giudice o di un tribunale.

Per aver accesso a questi dati, basta la semplice firma di un agente speciale, e la qualifica di sospetto di illeciti – per quanto riguarda le materie di spionaggio o di indagini anti-terrorismo, quest’ultimo requisito non è nemmeno previsto. Nonostante la legge già imponga quest’obbligo, molte volte vi sono contenziosi tra la pubblica sicurezza e i provider, in quanto alcune società affermano di non essere sempre e comunque obbligate ad accettare le richieste dell’FBI.

La proposta dell’amministrazione Obama, è quindi quella di modificare l’Electronic Communications Privacy Act – ciò ha portato a fortissime critiche sui risvolti che queste modifiche potrebbero avere sulla privacy degli utenti. Boyd, il portavoce della giustizia americana, ha però affermato che i cambiamenti proposti non consentiranno alle forze di polizia di ottenere o raccogliere nuove categorie di informazioni, ma piuttosto mirano semplicemente a chiarire ciò che è già previsto dalla legge.

Il movimento di critica che si è levato, riporta un parere del 2008 del Legal Counsel, il quale ha constatato che la legge attualmente prevede che l’FBI, possa ottenere solo il nome della persona e l’indirizzo, del cliente di quel numero telefonico. L’emendamento, aggiungerebbe invece la categoria “comunicazioni elettroniche e documenti transazionali”.

Il problema per l’FBI, che basandosi su questo parere legale del Ministero della Giustizia, alcuni provider, si sono rifiutati di consegnare documenti Internet come e-mail e cronologie web. In definitiva, questo cambiamento permetterebbe all’FBI di rimuovere qualsiasi consenso preventivo da parte dei giudici, anche per le richieste di informazioni sensibili.

Big Brother is watching you…

Fonte: Washingtonpost.com
Foto: Flickr

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Windows Messenger Wave 4 - un modello di buona privacy

pubblicato da Marco Giacomello

Image of Windows Live Card

Windows Live, ha da sempre permesso di controllare la privacy on-line, con un semplice ed intuitivo sistema decisionale. Si può infatti, rendere tutto privato, condividere solo con gli amici, aprire agli amici di amici o a tutta la rete.

Nel nuovo progetto, Microsoft ha cercato di aumentare ancora questa possibilità semplificata, infatti come ha dichiarato Walter Harp del team di Windows Live: “ questa scelta, è dettata dal fatto che da un sondaggio, il 78% dei nostri utenti è preoccupato per la privacy del proprio profilo sui social network. Si è quindi cercato, di rendere il più semplice possibile, il meccanismo di scelta del livello di privacy sulla nostra rete ”.

La pagina social, che è stata implementata con Windows Messenger Wave 4 (qui su Ars Technica con critiche e molti screenshot), offre un esempio di come poter vedere gli aggiornamenti dei tuoi amici sulle diverse reti (tranne Twitter) – avendo la possibilità di nascondere gli aggiornamenti di vostri amici, che momentaneamente non volete seguire. Questo, è fattibile semplicemente cliccando su Impostazioni e facendo ruotare la famosa ‘Ruota Dentata’, fino all’opzione “Nascondi gli aggiornamenti da un utente “.

Per il momento - vista la versione beta – si possono nascondere solo gli aggiornamenti di Messenger, ma con il rilascio della versione definitiva, la funzione verrà ampliata anche a Facebook.

Fonte: zdnet.co.uk
Foto: Flickr

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Safari: occhio al privacy bug

pubblicato da Marco Giacomello

Logo Safari CC

Stai usando come browser Safari 4 o 5? Bene, sappi che potresti avere un grave problema di privacy. Apple inc., è infatti al lavoro per sistemare un bug scoperto da Jeremiah Grossman, CTO di WhiteHat Security - la funzione di auto-fill (cioè il completamento automatico dei moduli on-line), attivata di default nel browser – presenta una falla di sicurezza per i nostri dati personali.

Questo privacy bug, deriva dal modo in cui Safari gestisce l’inserimento dei dati nei form. Difatti, nei comuni browser web, viene offerta in un menù a discesa una parola suggerita per l’utente per ogni singolo campo (ad es. se digito in quel campo la lettera M, mi compare il suggerimento ‘Marco’).

Safari invece, riempie automaticamente il campo con la parola ‘Marco’, senza che l’utente compia nessuna operazione. Inoltre, mentre gli altri browser utilizzano solo informazioni già inserite dall’utente, nella compilazione di altri moduli, il browser di Apple ricerca le informazioni direttamente nella rubrica del proprietario del pc. Tutto questo automatismo, potrebbe farci cedere i nostri dati, in maniera totalmente inconsapevole.

Per correttezza, si deve segnalare che questo problema potrebbe essere presente anche in altri browser. In attesa del rilascio di un fix per risolvere il problema, chi vuole può disattivare la funzione di auto-fill, de-selezionando il campo ‘Riempimento Automatico’, nel menù preferenze del browser.

Via: The Wall Street Journal
Foto: Flickr

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Bynamite: scopri cosa pensano di te Google, Yahoo e Amazon

pubblicato da Marco Giacomello

Logo Bynamite

Quando ti compare un annuncio pubblicitario, di solito è il risultato di qualcosa che hai visto-acquistato-ricercato in rete. Ma se i siti che hai visitato, non corrispondono realmente ai tuoi interessi, perchè devi essere subissato di annunci pubblicitari su cose per le quali non hai il minimo interesse?

È questa la domanda che si sono posti Ian Wilkes a Giunsu Yoon, i due fondatori di Bynamite. Il loro progetto, vuole permetterci di vedere cosa gli inserzionisti pubblicitari pensano ci interessi, e in caso poter modificare le nostre preferenze. La rete, tiene traccia di tutto ciò che facciamo on-line – e crea una sorta di nostra fotografia virtuale, la quale contiene i nostri gusti, le nostre preferenze e i nostri interessi - tutto questo, il più delle volte in maniere legale. Questi siti infatti, ti permettono di scegliere quanta privacy ‘vuoi cedere’ loro. Ma siamo onesti, quasi nessuno ha il tempo di leggersi decine e decine di pagine di condizioni generali di utilizzo o di privacy policies. In questo modo, legalizziamo questo utilizzo distorto dei nostri dati personali.

Bynamite, cerca di controllare questo sistema, facendovi vedere (senza registrazione e gratuitamente) la mappa di interessi che la rete ha di voi. Attenzione, Bynamite non blocca la pubblicità, non è un AdBlock e nemmeno un NoScript – vi permette semplicemente di reindirizzare le vostre preferenze, di modo da ridurre gli annunci che non vi interessano. Il programma, si presenta come plug-in free per Mozilla a Chrome, a questo indirizzo.

Perchè non provarlo, e vedere la nostra fotografia commerciale virtuale? Questo può essere, un piccolo passo avanti verso una mentalità che deve cambiare – anche dal punto di vista di cosa possiamo scegliere che invada legalmente la nostra sfera privata. Cosa ne pensate voi, è la via giusta quella della possibilità di indicare realmente i nostri interessi ai pubblicitari di internet, per ridurre spam e annunci inutili?

Via: nytimes.com
Foto: bynamite

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Nuovo disegno di legge sulla Privacy, in USA

pubblicato da Marco Giacomello

Chart 4 luglio 1776

Il repubblicano Bobby Rush ha presentato al Congresso in questi giorni, una nuova proposta di legge. Secondo questa, i network che tengono traccia delle attività on-line degli internauti per fini pubblicitari, dovranno prevedere per l’utente, una sorta di “opt-in consent”, o in alternativa avvisare gli utenti tramite una apposita e rilevante icona, consentendo loro di vedere e modificare il proprio profilo personale.

Si vorrebbe in questo modo, imporre alle società l’obbligo di fornire agli internauti informazioni – concise, significative e facilmente comprensibili – per quanto riguarda le loro politiche sulla privacy, e su quali informazioni personali vengono raccolte. Il disegno di legge Rush, si applicherà sia ai dati personali, come nomi e indirizzi, sia alle nostre preferenze negli acquisti on-line.

Scorrendo il testo di legge, si nota come molti compiti siano delegati alla FCC, in particolare la determinazione e la definizione di terze parti, e cosa si debba intendere per informazioni personali. Lo scopo di Rush, è quello di promuovere la trasparenza per quanto riguarda l’uso commerciale delle informazioni personali, e permettere ai consumatori scelte consapevoli in merito alla raccolta, l’utilizzo e la divulgazione di tali informazioni.

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Unione Europea: detenzione dei dati estesa alle ricerche su internet?

pubblicato da mario

Parlamento Europeo

All’esame dei parlamentari europei c’è da qualche giorno una nuova dichiarazione scritta, la numero 29, sulla creazione di un sistema di allerta rapido europeo per la difesa dei minori contro pedofili e molestatori. Se raggiungerà il quorum, la dichiarazione S.E.A.R. potrebbe portare a una legge sulla detenzione delle informazioni sulle ricerche che ogni singolo utente compie tramite motori di ricerca.

Ogni parola, ogni stringa che verrà inserita nella casella del motore di ricerca verrà immagazzinato dallo stesso e reso disponibile alle autorità qualora richiesto. La dichiarazione, sponsorizzata come un atto dovuto per garantire ai minore sicurezza nella navigazione web, nasconde però una “trappola” per gli utenti della rete e la loro privacy.

L’allarme sulle conseguenze nascoste della proposta è stato lanciato da Christian Engström, un europarlamentare del famoso gruppo dei pirati. Secondo lui la dichiarazione 29 sarebbe null’altro che uno specchietto per le allodole dietro cui ci sarebbe un pericolo inasprimento sui controlli delle informazioni private di navigazione. La polemica nasce mentre sono ancora in corso i percorsi di implementazione della direttiva europea sulla detenzione dei dati, con le polemiche relative all’abuso sulla privacy del cittadino, come già anticipato un paio di anni fa dall’ipotesi di rendere l’IP informazione personale.

Bisogna ricordare peraltro che la dichiarazione non è una vera e propria proposta di legge, ma piuttosto un iter extra agenda utilizzato dai gruppi di pensiero interni al Parlamento per proporre un dibattito su un argomento sensibile ed eventualmente poi passare alla fase legislativa. Per passare, la dichiarazione avrà bisogno di 369 firme e ne ha già collezionate 324. L’approvazione sembra davvero vicina. Dal mio punto di vista, pur con tutte le buone intenzioni del caso, è pericoloso far passare l’idea che sia legale conservare informazioni sensibili che rientrano nella sfera privata dell’utente. Un terreno su quale l’Europarlamento dovrebbe intavolare una discussione seria piuttosto che tentare soluzioni estemporanee come la dichiarazione 29.

Via | Slashdot
Foto | Flickr

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Formattare uno smartphone rubato con Lookout

pubblicato da Federico Moretti

Lookout

La disponibilità di Lookout, al momento in fase beta, dovrebbe fare contenti i colleghi di Mobileblog.it e i dipendenti Apple che si trovassero per il mondo con un “segretissimo” prototipo: si tratta di un’applicazione ad hoc per casi di furto e/o smarrimento di un cellulare d’ultima generazione. È disponibile anche in Italia per Android, Blackberry, iPhone e Windows Mobile.

All’appello dei sistemi supportati manca soltanto webOS, che però non ha ancora raggiunto il nostro Paese: Lookout è gratuito, ma la ricezione dell’SMS contenente il link per l’installazione è soggetta al piano telefonico stipulato col provider. Le feature di Lookout non si limitano alla formattazione di un device rubato o, perduto: l’applicazione integra anche anti-virus e firewall.

Ovviamente il client di Lookout dev’essere installato sul dispositivo quando si trovi ancora in proprio possesso: una volta registrati è possibile attivare un rumoroso segnale acustico per l’identificazione oppure cancellarne completamente la memoria. Perché ciò sia possibile il dispositivo deve avere pieno accesso a internet: se viene spento o, disconnesso è del tutto inutile.

Via | MakeUseOf

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Xp-Antispy 3.97-4 disponibile per il download

pubblicato da Vittorio

Xp antispy

Xp-Antispy, aggiornato in questi giorni alla versione 3.97-4, è un piccolo software che permette di disabilitare o riattivare numerosi servizi di Windows, il tutto finalizzato soprattutto - ma non solo - a preservare il più possibile la nostra privacy.

I servizi in questione riguardano alcune funzioni più o meno nascoste di Internet Explorer o di Windows Media Player (tipo gli aggiornamenti automatici o nel secondo caso il download dei codec), ma anche diversi settaggi generali che spesso mettono in crisi gli utilizzatori non troppo esperti.

Solo per fare un esempio: sapete come si fa a rinunciare al firewall integrato o come impedire il restart del sistema in caso di crash? Se già questa semplice domanda vi mette in crisi, allora Xp-Antispy è sicuramente il vostro programma. Ma magari potreste darci un’occhiata anche se siete degli espertoni, tra l’altro la nuova release è utilizzabile pure dagli utenti del nuovissimo Windows 7.

Potete scaricare il software da questa pagina. Per quanto riguarda la licenza d’uso, si tratta di un donationware: in pratica è gratis, ma una donazione via Paypal sarebbe assai gradita…

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YouTube sempre più sociale: presto sarà possibile trovare i propri amici come su Facebook

pubblicato da PG

YouTube sempre più sociale: presto sarà possibile trovare i propri amici come su FacebookYouTube si appresta a diventare sempre più “social”, tramite una novità che lo riguarda e che è stata annunciata sul blog ufficiale. La funzione è molto simile a quella già presente su Facebook e che permette di “segnalare un amico” ad un contatto della propria lista.

YouTube, quindi, consentirà di collegare facilmente i propri conoscenti tramite la home page del profilo. Come funzionerà il servizio? Una volta effettuato l’accesso a YouTube basta verificare il proprio account Gmail oppure verificare tramite l’email del vostro amico, in un modo molto simile a quanto accade già con Facebook.

Naturalmente è possibile disabilitare questa caratteristica, entrando nella sezione “Privacy” del sito e deselezionando la casella “Permetti ad altri di trovare il mio canale su YouTube se in possesso del mio indirizzo email”. La funzione non è ancora disponibile e verrà introdotta nelle prossime settimane.

Via | Mashable.com

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Gli utenti non aggiornano a Firefox 3 per paura di mostrare la collezione di "segnalibri porno"

pubblicato da PG

Gli utenti non aggiornano a Firefox 3 per paura di mostrare la collezione di "segnalibri porno"

Una curiosa ricerca del team di Mozilla Security ha mostrato come molte persone non aggiornano Firefox all’ultima versione, perchè hanno paura che l’aggiornamento possa mostrare a tutti la propria … collezione privata di siti web pornografici.

A maggio Mozilla ha cercato di convincere gli ultimi utenti restii ad abbandonare Firefox 2 e a passare a Firefox 3 attraverso un invasivo messaggio pop-up, con un questionario da compilare chiedendo il motivo per cui non si volesse aggiornate il software.

Alex Faaborg, uno dei principali progettisti di Firefox, ha dichiarato che, dal momento in cui è stata introdotta la “awesome bar“, ovvero la barra degli indirizzi che facilita la ricerca e l’inserimento degli indirizzi tramite la digitazione delle prime lettere, molte persone si sono lamentate, con la paura che la barra mostrasse ai familiari ed amici siti nascosti dal contenuto “pericoloso”. A questo punto bisognerebbe chiedere ai lettori di Softblog le loro tecniche per nascondere i siti compromettenti agli altri :-)

Via | Pcpro.co.uk