Sono passati quasi tre anni dalla scoperta del bug che impediva ad alcune delle foto cancellate dagli utenti di Facebook di venir effettivamente eliminate dai server. Il problema, nonostante sia passato tutto questo tempo, non è ancora stato risolto del tutto ed ora Facebook ha deciso di intervenire per rassicurare gli utenti: entro qualche mese quel bug sarà soltanto un brutto ricordo.
Al massimo entro aprile, infatti, la migrazione di tutte le foto degli utenti verso un nuovo sistema di gestione dei contenuti sarà completa e da quel momento ogni fotografia eliminata verrà cancellata definitivamente dal Content Delivery Network entro i successivi 45 giorni. Parola di Frederic Wolens, portavoce dell’azienda di Palo Alto.
Il problema, sottolinea Facebook ad ArsTechnica, riguardava soltanto una piccola percentuale di utenti - ma non per questo sarebbe stato affrontato con minore considerazione - ed era dovuto ad un bug del vecchio CDN (che eliminava la foto dal profilo dell’utente, ma permetteva comunque di visualizzarla se se ne conosceva l’URL). Ancora qualche settimana, insomma, e potremmo essere certi che ogni foto da noi eliminata non possa essere mai più visualizzata. O no? Lo scopriremo a breve.
Via | ArsTechnica
Dopo le accuse mosse dall’Autorità per la Protezione dei Dati di Amburgo e l’accordo raggiunto con la Federal Trade Commission, Facebook ha deciso di fare un po’ di chiarezza sull’attività di monitoraggio degli utenti: cosa viene tracciato e quando. L’ingegnere di Facebook Arturo Bejar sulle pagine di USA Today ha spiegato che il monitoraggio degli utenti viene effettuato grazie ad un sistema di cookie, lo stesso utilizzato da Google, Adobe, Microsoft, Yahoo e da altri nel settore dell’advertising online.
Questi cookie permettono a Facebook di creare un log per ciascuno degli 800 milioni di utenti con tutte le pagine web visitate negli ultimi 90 giorni e vengono generati la prima volta che si accede al sito. Ma non è necessario essere registrati a Facebook per essere monitorati: basta visitare una pagina del social network per entrare a far parte del sistema di tracking. Per i membri di Facebook vengono creati due diversi tipi di cookie, i “session cookie” e i “browser cookie“, mentre per chi non è iscritto al sito viene generato soltanto quest’ultimo tipo, che non contiene alcuna informazione personale.
Gli utenti registrati vengono monitorati non soltanto quando si sta navigando su Facebook: ogni volta che l’utente visita sito web che include un plugin del social network - un pulsante “like” o “condividi“, ad esempio - il cookie segnala a Facebook l’ora e l’indirizzo di quella pagina, insieme ad una serie di altre caratteristiche, come l’indirizzo IP, la risoluzione dello schermo, il sistema operativo e il browser che si sta utilizzando. Il log generato mentre si è loggati, invece, includono il nome dell’utente, l’indirizzo email, l’elenco degli amici e tutta una serie di dati associati al profilo.
Continua a leggere: Privacy: Facebook fa chiarezza sul monitoraggio degli utenti
Ancora cattive notizie per Facebook, in arrivo per l’ennesima volta dalla Germania: l’Autorità per la Protezione dei Dati di Amburgo ha avviato un’azione legale che ha come oggetto la funzione di riconoscimento dei volti attivata qualche mese in modo automatico - e senza avvisare gli utenti - dal colosso dei social network per facilitare l’inserimento dei tag nelle foto.
Facebook ha introdotto questa funzionalità in Europa senza informare l’utente e senza ottenerne il consenso esplicito, come richiesto dalla legge europea per la protezione dei dati personali.
Per attivare tale funzione, sostiene l’autorità tedesca, è necessario un vastissimo database con le caratteristiche biometriche di tutti gli utenti iscritti al social network, generate ed archiviate da Facebook senza richiedere alcuna autorizzazione ai diretti interessati. Un comportamento, secondo il professor Thomas Hoeren dell’università di Münster, “che dimostra ancora una volta la mancanza di trasparenza di Facebook e la sua tendenza ad ingannare gli utenti“.
Continua a leggere: Riconoscimento facciale: azione legale contro Facebook in arrivo dalla Germania
Nuovi guai in vista per Facebook, accusato dall’Autorità per la Protezione dei Dati di Amburgo di monitorare gli utenti anche dopo che hanno disattivato o cancellato i loro account. Lo farebbe, sostiene il direttore dell’agenzia Johannes Caspar, tramite cookie creati quando l’utente effettua la registrazione e poi conservati anche quando abbandona il servizio. Questi cookie verrebbero conservati per due anni, permettendo a Facebook di tracciare i vecchi utenti senza averne il consenso.
La risposta di Facebook, in passato già accusato dall’Autorità tedesca di aver utilizzato i dati degli utenti per finalità di marketing, non si è fatta attendere. In un comunicato diffuso poche ore fa si legge:
Facebook non traccia gli utenti. Usiamo i cookie nei social plugins per personalizzare i contenuti (per esempio mostrando all’utente cosa piace ai suoi amici), per curare e migliorare quello che facciamo (ad esempio misurare la percentuale di clic) o per la sicurezza (per impedire, ad esempio, che minorenni possano iscriversi al servizio dichiarando un’età diversa da quella effettiva). Nessuna informazione ricevuta viene utilizzata per pubblicità mirate, cancelliamo o rendiamo anonime questi dati entro 90 giorni. Non venderemo mai le vostre informazioni.
L’Autorità di Amburgo, dopo aver letto le dettagliate spiegazioni fornite da Facebook sull’utilizzo dei cookie, afferma che tali argomentazioni non giustificano quelle procedure e chiede all’azienda di Palo Alto di fornire chiarimenti “pubblici e trasparenti” e di trovare una soluzione che sia in linea con la Legge.
Via | The New York Times

Facebook potrebbe mettere in pericolo la ricerca di un nuovo lavoro: uno spauracchio di cui si parla ormai da tempo, da quando la cronaca è stata invasa da notizie di licenziamenti riconducibili a comportamenti tenuti su Facebook. La possibilità che status o fotografie imbarazzanti, scritti in un momento di euforia o di particolare confidenza con gli amici, arrivassero un giorno a condizionarci la vita lavorativa è cresciuta con l’aumento del predominio di Facebook su Internet, diventando una dimensione che non coinvolge più solo le amicizie.
Su Facebook siamo scrutati da amici, amanti, curiosi, dai telegiornali (avete mai fatto caso quanto spesso i giornalisti ricorrano ai gruppi o alle pagine personali quando si parla di cronaca? Ormai non serve più intervistare i vicini del malcapitato, basta trovare la sua bacheca e analizzarne i contenuti), ma anche dai possibili datori di lavoro.
La scorsa settimana la Federal Trade Commission ha dato la propria approvazione ad una società che effettua l’analisi e la selezione di possibili candidati per nuovi posti di lavoro basandosi anche su fotografie e post pubblicati su Internet. La FTC ha stabilito che la Social Intelligence Corp. lavora in conformità con la legge Fair Credit Reporting Act: la ricerca di ciò che abbiamo scritto e pubblicato su Facebook/Twitter/Flickr/blog/forum (e più in generale, Internet) può diventare parte standard di un’analisi del nostro background in caso di candidatura per un lavoro.

Cosa c’è di strano nel sito web Lovely-Faces.com? All’apparenza nulla, se non il fatto che già al momento del lancio il sito di incontri online aveva la bellezza di 250.000 iscritti, di norma raggiungibili dopo lunghi periodi di duro lavoro. Come ha fatto quindi? La risposta è semplice: prelevando i dati da Facebook. È quanto infatti hanno deciso di fare per provocazione Paolo Cirio ed Alessandro Ludovic (esatto, due italiani), catturando dai profili pubblici di Facebook nomi, luoghi e foto pubblicamente accessibili in alcuni dei profili degli iscritti al famoso social network. Non contenti, i due hanno poi deciso di dividere le persone così “catturate” creando anche una descrizione per ognuno di essi come potete vedere nell’immagine qui sopra.
I due creatori di Lovely-Faces hanno anche dedicato al loro progetto il sito web Face-to-Facebook, nel quale spiegano le loro reali intenzioni, vale a dire quelle di sensibilizzare verso il furto d’identità in un’epoca in cui i dati di ognuno di noi sono online, spesso alla mercé di eventuali malintenzionati:
“Facebook, un posto immensamente fico per così tanta gente, è diventato allo stesso tempo una miniera d’oro per furti d’identità e dating - sfortunatamente senza il controllo dell’utente. Ma questa è la vera natura di Facebook e dei social media in generale. Se iniziamo a giocare coi concetti di furto d’identità e dating, saremo in grado di svelare quanto fragile possa essere un’identità virtuale affitata a una piattaforma proprietaria”
Mentre i nostri connazionali Cirio e Ludovic si dicono disponibili a rimuovere i profili utente in caso di richiesta, la provocazione ha sicuramente fatto effetto, visto che è intervenuto in merito anche Barry Schnitt di Facebook per ricordare le regole di servizio che impediscono per l’appunto lo “scraping” dei dati dei propri iscritti. C’è da dire anche che dal sito non sembrano emergere vere e proprie intenzioni di lucrare su tutto ciò, per cui le intenzioni del duo mi sembrano abbastanza genuine. Sperando però che nessuna moglie trovi il proprio marito iscritto a Lovely-Faces.
Nell’intera vicenda, quello che almeno per ora fa sicuramente sorridere è il paragone con Facemash, piattaforma creata da un Mark Zuckerberg un po’ brillo come visto anche nel film The Social Network: all’epoca il buon Mark prelevò infatti le foto degli studenti di Harvard per farne una specie di Hot or Not. Dopo anni, ecco l’inversione dei ruoli.
Via | Wired
Quora è un servizio di botta e risposta piuttosto interessante, dal quale anche in passato sono arrivati buoni spunti di discussione. Tutto questo soprattutto grazie alla presenza di figure abbastanza rilevanti nei vari ambienti legati ai temi toccati su Quora: è stavolta il caso di Justin Mitchell, software engineer per Facebook Photos, che proprio su Quora ha provato a spiegare la logica che c’è dietro alla gestione della privacy per le foto su Facebook.
Anche se la privacy delle immagini è “molto complessa” e “probabilmente solo dieci persone in tutto il mondo conoscono bene i calcoli coinvolti nel tentativo di vedere una foto”, Mitchell ha pubblicato una checklist di otto punti, in base alla quale la prima condizione che si verifica è quella che determina la nostra possibilità di vedere un’immagine o meno. Ecco tradotta la serie di regole (applicata ai soli profili, quindi non alle pagine):
1. È una tua foto? Puoi sempre vederla.
2. Sei taggato nella foto? Se si, l’immagine è sempre visibile. Non importa che il proprietario ti abbia bloccato, o qualsiasi altra cosa: la foto resterà sempre visibile per te. Questo è necessario, in quanto chiunque sia taggato in una foto ha diritto a rimuovere il tag.
3. La foto è stata postata sulla tua bacheca? Se si, l’immagine è sempre visibile. Questo è necessario, in quanto tutti hanno diritto di rimuovere contenuti dal proprio profilo.
4. Il proprietario della foto ti ha bloccato? Se si, potresti non vederla.
Continua dopo il break.
Continua a leggere: Privacy e Facebook: una checklist per la visibilità delle foto dei profili
Con un report dall’eloquente titolo “La polizia ci spia su Facebook”, L’Espresso ha riportato l’inquietante notizia di un presunto accordo tra Polizia Postale italiana e vertici di Facebook avvenuto in quel di Palo Alto, che permetterebbe alle autorità del nostro Paese di accedere ai dati privati di tutti gli iscritti al social network di nazionalità italiana. Il tutto senza distinguere tra i vari livelli di privacy offerti da Facebook per i contenuti dei propri utenti, nel modo che ha portato in queste stesse ore sempre l’Espresso a rincarare la dose con un altro articolo intitolato “Una bomba sui cittadini della rete”.
Ma andiamo a vedere in cosa consisterebbe l’accordo, confermato al giornale da membri interni alle stesse autorità italiane, logicamente rimasti anonimi: senza né chiedere autorizzazione a un magistrato né dare avviso ai diretti interessati, la Polizia Postale potrebbe entrare nei profili dei quasi 17 milioni di italiani iscritti a Facebook, anche nel caso di indagini preventive riguardanti reati non ancora commessi. Basterebbe quindi conoscere una persona su cui le autorità sospettano qualcosa, per finire nella rete insieme alle proprie foto, aggiornamenti di stato, link e quant’altro si posti quotidianamente sul social network, inclusi i log delle chat fino a un anno indietro nel tempo.
Uno scenario dai tratti decisamente inquietanti, soprattutto perché attualmente molto poco chiaro. Diventa quindi d’obbligo chiedere, così come l’Espresso stesso ha fatto, sia a Facebook sia al nostro Ministero degli Interni di rendere tutto quanto pubblico sotto la luce del sole, ammesso ovviamente che le dichiarazioni riportate nell’articolo originale siano veritiere. In tal caso infatti, sebbene l’accordo sia motivato da alti intenti come il voler prevenire il verificarsi di gravi reati come pedopornografia, phishing e truffe telematiche, appare evidente quanto i dati anche più privati riguardanti le singole persone siano messi allo scoperto senza potersi nemmeno più nascondere dietro l’approvazione di un magistrato.
L’articolo originale stesso fa un po’ di confusione, riportando prima la notizia di quello che chiama “accordo cinese” per poi citare membri delle forze dell’ordine impegnati a creare profili falsi per ottenere le amicizie (e i dati) volute e riportare testimonianze di alcuni altri che hanno avuto accesso ai dati privati, ma solo dopo aver avuto il via libera dalla magistratura. Per saperne di più, non ci resta che rimanere in attesa dei sicuri sviluppi che arriveranno da tutti i soggetti coinvolti.
Dopo la notizia del procedimento legale in Germania contro Facebook da parte dell’Autorità per la Protezione dei Dati di Amburgo, l’ufficio stampa italiano del social network ci ha contattati per fornire la posizione ufficiale della società, che ricordiamo avrà tempo fino all’11 agosto per rispondere alle accuse lanciate.
Come prevedibile, almeno per il momento Facebook deciso di prendere tempo, comunicando di aver ricevuto la lettera del Dott. Caspar dell’Autorità di Amburgo e di essere al lavoro per dare un riscontro nei tempi previsti. Per ottenere un chiarimento sull’utilizzo dei dati personali inseriti da terzi occorrerà quindi aspettare ancora un po’ di tempo nel mese che ci separa dalla scadenza posta dall’Autorità tedesca.
Cattive notizie per Facebook: BBC riporta che le autorità che vigilano sulla privacy in Germania, procederanno contro Facebook per l’accesso e la memorizzazione dei dati di utenti che non usano il social network.
L’Autorità per la Protezione dei Dati di Amburgo, ha preso seriamente le segnalazioni di utenti che hanno trovato propri dati su Facebook, inseriti magari da amici o parenti, senza autorizzazione preventiva. Questi dati sarebbero stati poi usati per finalità di marketing. Facebook avrà tempo fino all’11 di Agosto per rispondere alle accuse lanciate dall’Autorità.
Sempre secondo BBC, le aziende di Silicon Valley non hanno ancora compreso l’importanza della privacy nelle legislazioni degli stati europei, dove viene vista come diritto fondamentale delle persone. Sebbene anche negli Usa si stiano avendo reazioni all’uso spregiudicato dei dati, la legislazione americana è decisamente più blanda e le aziende hanno decisamente meno vincoli.
A questo punto, aggiungiamo noi, potrebbe essere utile che i Paesi aderenti all’Unione Europa avessero una legislazione uniforme in modo da rispondere in modo compatto a questioni davvero fondamentali come quelle dei dati personali.
Foto | Flickr

Come promesso pochi giorni fa da Mark Zuckerberg, Facebook introdurrà nelle prossime settimane una versione più chiara delle proprie impostazioni per la privacy, tentando così di mettere fine alle numerose polemiche che a questo proposito hanno coinvolto il social network negli ultimi tempi.
Come potete vedere dall’anteprima qui sopra, si tratterà essenzialmente di un nuovo menu dal quale scegliere se mostrare tutti i propri dati solo ai propri amici, agli amici degli amici o al mondo intero, con la possibilità di selezionare le impostazioni raccomandate o cambiare a proprio piacimento tutte le voci a una a una, cosa sicuramente migliore rispetto a tutte le altre visto che anche la combinazione proposta da Facebook non convince ancora pienamente (mostrare a tutti foto, stato e post almeno per il sottoscritto non dovrebbe essere proposto tra le “raccomandazioni”).
Il CEO di Facebook ha annunciato il tutto tramite una conferenza e un post sul blog ufficiale, da dove è possibile accedere al link all’apposita pagina creata per spiegare nei dettagli in cosa consisteranno le nuove impostazioni, con le quali sarà finalmente anche possibile escludere in maniera più chiara le applicazioni, altra fonte di nervosismo per gli iscritti al social network.
Via | Mashable.com
Con una colonna sul Washington Post scritta direttamente di suo pugno, Mark Zuckerberg ha risposto alle sempre più crescenti preoccupazioni sulla privacy nel suo social network, provando così a tranquillizzare i milioni di iscritti in vista del Quit Facebook Day in programma il 31 maggio.
Il CEO di Facebook ha confermato il proprio punto di vista sulla “missione” del social network e sui suoi principi, affermando di credere che la condivisione e l’apertura possano essere in grado di migliorare il mondo. Ma Zuckerberg ha anche ammesso di aver compiuto alcuni errori, e che al momento gli iscritti a Facebook sono di fronte a una situazione confusionaria per quanto riguarda la privacy.
Il buon Mark si è comunque impegnato a fare in modo che le cose tornino per il verso giusto, promettendo nelle prossime settimane il rilascio di nuove impostazioni più chiare e trasparenti, che possano soddisfare l’intera comunità fatta ormai di più di 400 milioni di iscritti. Tra le varie aggiunte che troveremo a detta di Zuckerberg, anche la possibilità di disattivare completamente i servizi di terze parti, attualmente forse la principale causa di fughe di informazioni private su Facebook.
Non ci resta che aspettare per vedere cosa ne verrà fuori.