
Flickr ha concepito Geofence, un’estensione delle proprie funzionalità per la localizzazione geografica. Sono delle aree “protette”, di dimensioni personalizzabili, per la condivisione delle fotografie: Flickr prende le informazioni geografiche impostate dal GPS dai dati EXIF e permette d’impostarle manualmente dalle mappe di Yahoo.
Condividendo fotografie scattate in abitazioni private o luoghi dove si svolgono attività lavorative, è un diritto proteggere la propria privacy. Geofence consente di delimitare il raggio di un’area, attorno alle coordinate geografiche delle singole fotografie, per mostrarne la localizzazione esclusivamente agli utenti selezionati.
Prima di Geofence, le impostazioni di Flickr per la privacy non permettevano la selezione dei luoghi: i dati geografici potevano essere tutti pubblici, privati o condivisi con alcuni tra i contatti. Geofence permette di scegliere quali luoghi proteggere dalla condivisione e quali mostrare in pubblico oppure ai contatti selezionati.
Via | Flickr
La vendetta del web verso lo scandalo Murdoch sembra non aver fine. Dopo l’articolo ‘satirico’ che annunciava la morte del magnate australiano più ricco al mondo per una overdose di droghe – a stretto giro dal rilascio delle credenziali di accesso di molti editor legati ai quotidiani di News Corporation – ecco l’attacco alla privacy dei lettori.
È stato il direttore della divisione customer data di News International in persona - Chris Duncan - a scrivere ai propri lettori: il cyberattacco ha portato alla perdita di tutti i dati dei lettori che hanno partecipato a concorsi a premi o sondaggi sul sito ufficiale di The Sun.
Duncan dichiara che non sono stati rubati dati relativi a transazioni finanziarie e password di accesso al sito, ma il danno per i lettori è grande. Intanto i dati sono stati pubblicati sullo spazio web di Pastebin – dove si trova anche la rivendicazione di Batteye che parla di attacco per le malefatte di Murdoch e del suo News Of The World.
Via | LosAngelesTimes
Foto | Flickr
E siamo di nuovo a parlare di tracciamento on-line e di lesione della privacy. La novità del giorno è quella di un nuovo servizio di tracking che sarebbe impossibile da bloccare e da intercettare. KISSmetrics è il nome del servizio e della famigerata startup composta da circa 20 smanettoni e con sede nella San Francisco Bay Area.
Secondo una ricerca della Berkeley University (qui il paper liberamente scaricabile), questo nuovo software resisterebbe persino al blocco dei cookies o alla navigazione in private mode offerta dai nuovi browser internet. Le informazioni che KISSmetrics sarebbe in grado di raccogliere sono le più varie: sito di provenienza, pagine viste, durata connessioni, ricerche sul web, ecc.
Il problema principale è che questo software di tracciamento viene, o è stato utilizzato da siti stravisitati come Hulu e Spotify. Chiaramente i due famosi siti si sono dichiarati totalmente ignari di tali tracciamenti spinti dei dati dei loro visitatori, ed hanno immediatamente messo fine ai rapporti di collaborazione con KISSmetrics. Intanto negli USA è partita l’ordinaria – e spesso inutile - class action per la violazione della privacy. La casa di produzione del software si è difesa dichiarando che il tracciamento non era stato pensato per scopi ‘fraudolenti’.
Forse non ne sentivate troppo la mancanza, ma Facebook non vi fa mancare nulla! La news è di quelle importanti: nelle impostazioni dei profili potete ora annunciare al mondo intero la vostra gravidanza. I geniali sviluppatori del social network per antonomasia hanno infatti aggiunto alle varie opzioni profilo la voce “Bimbo in Arrivo”.
Come se questo non bastasse potete anche indicare il nome del futuro bimbo e specificare la data di nascita prevista. Il lancio di questa super features è stata fatto senza troppa pubblicità, forse per evitare la solita sommossa popolare dei pro-privacy. La soluzione trovata per evitare violazioni troppo esplicite della riservatezza è stata quella di non pubblicare direttamente in bacheca il lieto annuncio, ma di relegare il tutto ad una semplice modifica del profilo.
Una cosa è sicura: chi deciderà di informare della gravidanza amici-parenti-contatti tramite il social network, si troverà sommerso di annunci pubblicitari ed advertising su prodotti e servizi per futuri mamme e papà. Privacy o non privacy l’importante è esserne consapevoli!
Via | Insidefacebook.com
Foto | Insidefacebook.com
Niente Nevermind per Facebook! A quasi vent’anni dall’uscita del fantastico album dei Nirvana, il bimbo che nuota verso il dollaro torna a fare scalpore. La famosa copertina del gruppo grunge più ascoltato al mondo, più di 25 milioni di copie vendute, ritrae in copertina Spencer Elden fotografato alla tenera età di 4 mesi in una piscina californiana. Secondo la storia i genitori percepirono 150 dollari per la foto, ed il gruppo per ringraziarlo gli regalò il disco di platino dell’album.
Ma cos’ha fatto scattare i sensori anti-policy di Facebook? La foto nuda del bimbo violerebbe i termini d’utilizzo del social network, che non tollerano immagini o contenuti legati ad uso di droghe, violenza o nudità. Per questo motivo i censori di Mark Elliott Zuckerberg hanno rimosso l’immagine dal mondo virtuale di Facebook.
Giusto o sbagliato che sia, il caso ha fatto tornare alla ribalta questo mitico album che ha segnato l’adolescenza di molti di noi e ha fatto uscire qualche riflessione. Voi che ne pensate di questo utilizzo ‘a singhiozzo’ della policy del famoso social network? E’ giusta questa censura? Non pensate che siano altri i problemi di Facebook, come la tutela della privacy e della sicurezza dei suoi tanti utenti?
Yahoo ha recentemente aggiornato i termini d’utilizzo per i propri servizi: ha fatto discutere, in particolare, un’opzione per la quale la società si riserva il diritto d’accedere alla posta elettronica degli utenti. In pratica, Yahoo può entrare nei profili quando e come vuole per leggere i messaggi. Forse, un po’ troppo invadente.
Allo stesso modo Yahoo riterrà responsabile l’utente d’avvertire i propri contatti della possibilità che i messaggi siano letti dalla società. In termini più semplici, se utilizzate Yahoo Mail è bene che informiate i destinatari del possibile controllo sui contenuti dei messaggi inviati e ricevuti. Ne siete legalmente responsabili.
La pratica di controllare i messaggi di posta elettronica non è nuova: GMail di Google si è riservata lo stesso diritto in passato. Yahoo Mail rischia d’incorrere nella censura delle autorità garanti della privacy. L’aggiornamento dei termini d’uso fa seguito a quello del servizio: mantenere la versione “classica” non cambia nulla.
Via | The Register

Ghostery è un’estensione per browser (Firefox, Chrome, Safari e Internet Explorer) in grado di identificare e segnalare tutti gli elementi “invisibili” del web, come gli script, il tracking, i pixel, i bug, i tag e l’”impronta” digitale di alcune compagnie tramite Facebook, Google Analytics e di oltre 500 altre reti pubblicitarie. L’estensione ci notifica il nome di coloro che sono interessati alla nostra attività di navigazione, quali dei nostri dati trattengono e trattano di conseguenza, fornendoci una visione “dietro le quinte” di chi ci osserva in segreto.
Dopo averci segnalato chi ci “segue” durante la navigazione, il tool ci permette di scoprire chi davvero siano queste compagnie e quali attività portino avanti, quali siano le policy riguardo alla privacy, il comportamento dei provider di dati e le eventuali conseguenze dei dati raccolti sulla nostra attività online.
Tramite Ghostery possiamo bloccare gli script, i frame e le immagini provenienti da fonti di cui non ci fidiamo, fermando anche il caricamento preventivo di alcune pagine ritenute pericolose. I dati di Ghostery vengono raccolti anche con l’invio facoltativo, tramite la funzionalità anonima GhostRank, di un report degli avvisi che riceviamo durante la navigazione quotidiana.
Continua a leggere: Ghostery: l'estensione che svela tutto l'invisibile del Web
La partnership consolidata tra Google e Adobe porterà Chrome a essere il primo browser in grado di gestire la privacy su Flash Player 10.3. Chromium 12.0.742.9 (aggiornato lunedì) per Linux, OS X e Windows a 32-bit può rimuovere la cache e i cookie scaricati con Flash. È soltanto un passo per una gestione più trasparente del plugin.
Flash Player 10.3 è ancora una versione in fase di sviluppo della Rich Internet Application (RIA) di Adobe e il browser “brandizzato” di Google, cioè Chrome, non implementa ancora questa funzionalità. Ora la cronologia e i dati salvati di Flash si possono gestire, insieme alle autorizzazioni per dominio, dalla pagina di Macromedia.
L’intenzione di Adobe, probabilmente entro il rilascio stabile di Flash Player 10.3, è quella di spostare il pannello di configurazione (ospitato dal dominio di Macromedia) sul browser. È una scelta importante, soprattutto per decidere dove salvare i dati personali richiesti dal plugin. Controllando le informazioni inviate a terzi.
Via | Adobe

Il successo di WikiLeaks, quanto a popolarità, ha stimolato la nascita di numerosi cloni della formula del portale di Julian Assange. PornWikiLeaks, benché possa sorprendere, è quello più riuscito in termini di impatto sociale per le rivelazioni pubblicate: creato da Donny Long, un porno-attore statunitense, fa “tremare” l’ambiente.
Long ha le idee molto chiare su quale sia il problema dell’industria pornografica internazionale: non soltanto i siti che offrono contenuti gratuiti, è soprattutto «la mafia gay» ad aver ucciso la pornografia. In questo senso, Long si professa l’ultimo degli eterosessuali: la sua è una vera e propria “missione”, quasi una crociata.
Prescindendo dai deliri del suo creatore (Long, in seguito, ha smentito d’esserne l’autore), PornWikiLeaks ha una funzione “sociale” di sicuro interesse. Non è tanto la rivelazione dell’identità dei porno-attori, quanto l’intento di pubblicare le malattie veneree che hanno contratto a essere importante: potrebbe salvare delle vite.
Via | CNET News

Cosa succede quando gli “inventori” dei grandi fenomeni di Internet non hanno identità di vedute? Oggi ne vediamo un esempio analizzando le dichiarazioni di Christopher Poole, il fondatore di 4chan (controversa image board con community Web), rilasciate alla conferenza South by Southwest Interactive e che vanno a scontrarsi decisamente con quelle di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.
Nel tempo Facebook è stato ampiamente criticato per le policy riguardanti la privacy e Zuckerberg ha passato diverso tempo a ribadire la propria idea (piuttosto aggressiva) sull’identità online e sulla privacy stessa: gli utenti devono avere un’identità unica ovunque interagiscano sul web, così da essere più autentici e portare le proprie connessioni sociali su qualsiasi sito frequentato.
Poole, conosciuto anche come “Moot” su 4chan, ritiene che Zuckerberg abbia torto. Lavorando su un servizio con una base di utenti anonimi piuttosto vasta, Moot ha avuto modo di verificare i pro e i contro dell’anonimato sul Web: consentirebbe innanzitutto agli utenti di rivelarsi per come sono in modo completamente naturale, non filtrato, non falsificato, ma nudo e crudo. Utilizzando sempre la stessa identità ovunque online si perde quella che Poole definisce “the innocence of youth”, ovvero l’innocenza della gioventù.
Continua a leggere: Fondatore di 4chan: Mark Zuckerberg si sbaglia a riguardo dell'identità online
Skype proporrà un banner pubblicitario diverso ogni ventiquattr’ore sul client per Windows: è la prima fase di una campagna di advertising più elaborata. La pubblicità è già apparsa sulla Home Tab di Skype nelle scorse settimane, come esperimento. Inizialmente raggiungerà soltanto gli utenti di Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Successivamente, i banner subiranno una “rotazione” più frequente e arriveranno a coprire tutti i paesi raggiunti da Skype. Sono state annunciate partnership pubblicitarie con Groupon, Universal Picture e Visa: gli esperimenti dei giorni scorsi, invece, riguardavano dei link testuali a Rdio. Windows è l’unica piattaforma coinvolta.
Stando al comunicato ufficiale di Skype, presto la pubblicità dovrebbe arrivare anche sugli altri sistemi operativi cioè Linux e OS X. Non si fa menzione delle applicazioni per gli smartphone. La pubblicità non interrompe le comunicazioni in atto: sarà predisposta un’opzione per bloccare l’invio dei dati personali agli investitori.
Via | Skype

Iron è un web browser basato sul codice open source di Chromium, il progetto alla base di Google Chorme. Ma Iron, nato in Germania, promette di rispettare molto di più la nostra privacy di quanto non faccia Chrome.
Prodotto da SRWare, Iron elimina alcune funzioni di Chrome: Client-ID, Timestamp, Suggest, Alternate Error Pages, Error Reporting, RLZ-Tracking, Google Updater e URL-Tracker. Possiamo approfondire il confronto sulla pagina dedicata.
Per disabilitare tutte queste cose sono nati diversi tool che però non lavorano a stretto contatto col codice e quindi hanno un effetto di argine e non eliminano il male alla radice. Con buona pace di tutti quanti noi che ci preoccupiamo della nostra privacy e di come Chrome la rispetti.
Si tratta di un prodotto open source che potete scaricare qui per Windows, Mac e Linux.