I DRM sono dei sistemi che, applicati a file musicali o video evitano la copia degli stessi. Per diversi anni la RIAA ha difeso l’uso dei DRM, dichiarando che i clienti ne avrebbero tratto vantaggio.
In realtà le polemiche contro i DRM sono stante numerose e feroci. Già da un po’ di tempo, infatti, molti siti ed etichette discografiche hanno iniziato a rilasciare musica e Mp3 privi dei DRM, visto che molti utenti si sono lamentati in passato.
Ed ora veniamo a sapere che Jonathan Lamy, portavoce della RIAA, ha dichiarato che il DRM è morto, riferendosi ai siti come iTunes che hanno iniziato ad offrire musica senza restrizioni.
Nei mesi passati il più grande provider norvegese, Telenor, era stato trascinato in tribunale per essersi rifiutato di bloccare l’accesso a ThePirateBay. Dopo un po’ di tempo, il provider è tornato su quella decisione spiegandone i motivi.
Tutto è iniziato con l’ultimatum della IFPI che aveva chiesto a Telenor di bloccare l’accesso a ThePirateBay entro 14 giorni. La spiegazione di Telenor è la seguente:
“Se Telenor è ritenuta complice di qualsiasi attività illegale online, il provider avrebbe dovuto bloccare numerosi altri siti in merito a qualsiasi sospetto di attività illegale. Telenor avrebbe dovuto, quindi, agire come una sorta di polizia privata o autorità di censura, il che sarebbe molto preoccupante per la libertà di parola. ”

Il problema della pirateria è sempre attuale, e i governi di tutto il mondo cercano quotidianamente di affrontare questo aspetto della comunicazione digitale. Viviane Reding, Commissario UE per le telecomunicazioni e i media ha dichiarato che entrambe le parti del conflitto hanno ragione (chi scarica e chi detiene i diritti). Ma ha aggiunto anche un’altra cosa.
La pirateria è diventata incredibilmente “sezy”,in particolar modo per i cosiddetti “nativi digitali”, ovvero la giovane generazione cresciuta insieme alla rete, ovvero i ragazzi dai 16 ai 24 anni.
Considerando che questa fascia di età rappresenta il fondamento della nostra economia digitale futura, bisogna comprendere al meglio il fenomeno e trovare una soluzione. Secondo i dati Eurostat, il 60% dei giovani dai 16 ai 24 anni ha scaricato nello scorso anno contenuti audio e video da Internet illegalmente. E il 28% ha dichiarato di non essere disposto a pagare.
Dopo il successo elettorale alle recenti elezioni europee, il Partito del Pirata, movimento politico nato in Svezia, si è diffuso presto in tutta Europa. Recentemente nuove formazioni del Partito del Pirata sono nate anche in Francia e in Repubblica Ceca.
In Repubblica Ceca il partito ha già raccolto 2.500 firme elettroniche, e spera di poter ottenere qualche risultato nelle elezioni di ottobre. Il leader del CPS (ovvero del Českou pirátskou stranu) ha dichiarato che non vuole ottenere seggi in Parlamento: basterebbe che i politici si interessassero ai problemi della pirateria e dei diritti digitali. Come tante altre formazioni politiche simili, il Partito del Pirata ceco non ha un vero e proprio programma politico, ma punta sui temi della proprietà intellettuale e spera di collaborare con altri partiti.
Il movimento francese, nato da poco, gestisce un gruppo su Facebook e un blog su Wordpress, anche se la speranza è quella di ingrandirsi sulla scia dell’omonimo svedese. Proprio la Francia potrebbe essere un terreno fertile proprio a causa della legge sulle tre disconnessioni che il governo ha tentato più volte di far passare. Ad oggi il gruppo su Facebook ha 1.600 membri.
Ovviamente i due partiti sono ancora troppo piccoli per destare interesse politico. Ma è un segnale di come il sasso lanciato in Svezia stia dando risultati in tutta Europa. Solo poche settimane fa il Partito del Pirata in Germania otteneva un posto in Parlamento grazie al passaggio di Jorg Tauss nel nuovo movimento. Chissà se anche in Italia accadrà qualcosa di simile. Chissà se anche l’equivalente italiano, il cui sito è raggiungibile a questo link, riuscirà in futuro ad ottenere risultati politici (Grazie alle segnalazioni dei nostri lettori). Voi cosa pensate ?
Via | Arstechnica.com
Continua la lotta della Gran Bretagna contro il file sharing illegale. Secondo la Ofcom, l’autorità per la regolamentazione delle comunicazioni, gli ISP dovranno ridurre del 70% i flussi di download illegali sulle loro reti entro la fine dell’anno.
Le violazioni continue al copyright potrebbero spingere i titolari dei diritti d’autore (film, musica, giochi e software) ad avviare delle campagne giudiziarie, e chiedere agli ISP il blocco di alcuni siti o una riduzione della velocità della rete.
Nonostante tutte le proposte di legge non siano ancora state discusse, alcuni ISP hanno accolto favorevolmente le idee di Ofcom. Orange, per esempio, ha dichiarato che sarebbe disposta a mantenere un registro di coloro che sono stati ripetutamente accusati di violazione di diritto d’autore.
Vuze, il client per BitTorrent che ha sostituito Azureus, ha commissionato uno studio sulle abitudini degli utenti che scaricano nei confronti dell’acquisto di materiale legale.
La ricerca ha dimostrato ancora una volta come chi scarica è ben disposto a spendere denaro legalmente per vedere un film. Il sondaggio è stato realizzato su una base di utenti americani nella fascia di età da i 18 ai 44 anni, di cui 693 intervistati sono utenti di Vuze mentre gli altri 606 sono comuni navigatori.
Il risultato sorprendente è che gli utenti di Vuze sono molto più disposti a spendere per noleggiare un DVD o vedere un film al cinema rispetto ai comuni navigatori di Internet. In un solo anno, gli utenti di Vuze hanno visto 8 film al cinema e noleggiato 9 DVD, mentre i normali utenti hanno visto 6 film e noleggiato 7 DVD.
La polizia russa ha eseguito quello che può essere considerato il primo raid contro un tracker BitTorrent. Fino ad ora la Russia è sempre stata considerata un rifugio per i siti BitTorrent.
Tuttavia sembra che in questo caso la MPAA abbia agito spingendo il Ministero degli Interni Russo ad aprire una commissione di inchiesta che ha portato al raid contro i fondatori di Interfilm.
La polizia ha arrestato i fondatori del sito, una coppia di sposi conosciuti online con i nomi di Ripper e Nadezhda. Secondo le autorità Interfilm è una delle principali fonti di film registrati via Cam e con diversi accordi con gruppi di pirati nel paese. Nonostante il raid, il sito Interfilm continua ad essere operativo poichè sembra essere stato spostato in Olanda. I fondatori del sito ora rischiano sei anni di carcere e 500.000 rubli di multa (circa 16.200 dollari) in caso di condanna.
Via | Torrentfreak.com
Qualcuno potrebbe chiedersi quale è il principale concorrente di Microsoft e il suo Windows 7. Forse Mac OS? Linux? No, la verità è che i maggiori nemici di Microsoft sono le copie pirata di Windows. E probabilmente molti penseranno che, quando si sta sviluppando un nuovo sistema ricco di funzionalità moderne come Windows 7, la maggiore preoccupazione di un’azienda è di contrastare la pirateria. Vero? Forse non è proprio cosi.
Paul Cooke, direttore di Microsoft Windows Client Enterprise Security, ma dichiarato che tutti gli utenti di Windows 7, compresi quelli che installeranno una copia pirata, riceveranno gli aggiornamenti di sicurezza. Un cambiamento enorme nelle politiche di Microsoft. Perchè questa decisione?
Indipendentemente dalle perdite finanziarie connesse con la pirateria di Windows, Microsoft vuole proteggere la propria reputazione. E, pur di mantenere alta questa reputazione, Microsoft concederà anche agli utenti “pirati” di aggiornare il loro sistema, magari sperando in un passaggio ad una copia legale del software. E non dimentichiamo il malumore generato da sistemi come il Windows Genuine Advantage che, pur di scovare le copie pirata di Windows, “spiava” i sistemi segnalando con fastidiosi pop-up le copie non legali.
Via | Downloadsquad.com
Mentre le associazione che tutelano il diritto d’autore spingono per ottenere leggi più severe sul copyright, ormai l’opinione pubblica va nella direzione opposta. Recenti studi condotti in Canada e Spagna hanno rivelato che più della metà degli utenti su Internet usa le reti peer-to-peer per scaricare musica, software e film e meno del 5% degli intervistati sostiene che sia giusto punire chi lo fa.
Sono cambiate, quindi, le opinioni dei navigatori e le loro abitudini. Ciò che stupisce è che una percentuale molto bassa ritiene che scaricare illegalmente sia, appunto, illegale, cioè da punire. Sempre più persone sono a favore del p2p.
Come è potuto accadere? E’ possibile che Internet abbia cambiato il nostro modo di interagire con i media digitali? Sono passati più più di 10 anni da quando l’esplosione di Internet e delle reti p2p hanno iniziato a cambiare i comportamenti dei navigatori. Oggi Internet è diventato il bacino che permette alle persone di accedere ad una biblioteca sterminata di informazioni.
Continua a leggere: Nessuno più considera il file sharing una cosa negativa
Dopo il caso della (temporanea?) chiusura di Colombo-bt, torniamo a parlare di pirateria, in questo caso musicale.
Dall’Inghilterra la notizia dell’idea di tassare per un importo di 30 sterline (circa 38 euro all’anno) chi usa la condivisione dei files. Questo, secondo gli ideatori, dovrebbe risarcire l’industria discografica per i mancati introiti dovuti alla pirateria in rete.
Le cose sono parecchio confuse, e generano dubbi su dubbi. Pagando la modica cifra di 30 sterline all’anno, è possibile usare “indiscriminatamente” la rete per scaricare musica? Qualsiasi tipo di file sharing, quindi anche quello di distribuzioni linux free, andrebbe tassato? Ci sarà qualcuno che controllerà quando e cosa gli utenti metteranno in condivisione?
Continua a leggere: Tassa internet antipirateria in Inghilterra

Accade molto raramente che un artista incoraggi la diffusione della musica online. La cantante Joss Stone non ha avuto nessun problema a dichiarare in un recente concerto in Argentina che la pirateria è “brillante”.
Joss Stone, vincitrice di un Grammy l’anno scorso, ama la musica, ma sembra odiare l’industria della musica, incoraggiando la gente a condividerla. E infatti alla domanda di un giornalista che le ha chiesto cosa pensasse di coloro che scaricano i suoi brani da Internet ha risposto: “Penso che sia grande…”
Secondo la Stone, la musica dovrebbe essere condivisa, e non dovrebbe esserci nessun business collegato ad essa. Inoltre la Stone è convinta che la maggior parte degli artisti abbia ricevuto un “lavaggio del cervello” dalle etichette discografiche, visto che molti di loro si scagliano contro il file-sharing. Ma Joss Stone non è l’unico artista che si è espresso positivamente a favore del p2p. L’anno scorso anche il rappert 50cent e Nine Inch Nails, si sono espressi a favore. Molti studi hanno infatti dimostrato che gli artisti ottengono dei benefici dal file-sharing. Infatti chi scarica un Mp3 generalmente acquista anche il CD.
Via | Torrentfreak.com
Foto | Flickr

Una settimana fa avevamo affrontato la problematica della pirateria informatica, che nel nostro Paese sarebbe in lieve calo (meno due per cento rispetto allo scorso anno) ma che pone comunque l’Italia al di sopra della media mondiale per quanto riguarda il software illegale.
A tal proposito vi avevamo proposto un sondaggio, come sempre anonimo, in cui vi chiedevamo quale fosse il vostro rapporto con il software piratato. Dal sondaggio, che ha avuto ottimi risultati (con oltre 880 voti e 24 commenti), si evince che la maggior parte dei nostri lettori (502 voti, 58 per cento del totale) utilizza prevalentemente software illegale senza farsi troppi problemi. Tra le motivazioni maggiori, il fatto che il software originale costi davvero tanto, soprattutto per un uso domestico.
Al secondo posto nella nostra speciale classifica, con il 19 per cento del totale (163 voti), ci sono coloro che scaricano software illegale cercando però di acquistare le licenze per i programmi più importanti, come il sistema operativo o le suite da ufficio.
Continua a leggere: Pirateria informatica in Italia. Ecco le vostre risposte