
Più va avanti l’affaire Fapav contro Telecom, più si aggrava gli occhi degli utenti della rete - e ai nostri - la posizione di Fapav. La cattiva fede pare aumentare di comunicato in comunicato, e anche sul suo altrimenti scarno sito ufficiale.
Dopo la presa di posizione del Garante per la Privacy riguardo agli indirizzi IP degli utenti dei maggiori siti di file sharing italiani - che la Fapav ha commissionato di acquisire ad una società francese - la Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva comincia a mettersi un po’ sulla difensiva. Ammette di aver raccolto dati sulle statistiche d’uso di alcuni strumenti di condivisione di file come eMule, ma solo al fine di stabilire quale fosse il provider più “gettonato” dai supposti “pirati”. Il suo fine era di poter poi cominciare a farvi pressione, colpendo gli utenti “pirata”.
Il tutto è avvenuto, come ancora Fapav ammette, attraverso una versione modificata dello stesso eMule, “modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP”. Il risultato ottenuto è stato che Telecom Italia sia il provider preferito dai pirati. Di qui il procedimento che riguarda Telecom. Come se non fosse intuibile che il maggiore ISP italiano fosse anche il più usato per il file sharing, legale e no. Anche senza ricorrere a magheggi come questi. Fapav sembra dimenticare il peer-to-peer legale e utile (prima ancora di poter essere proficuo), e come spesso accade ai paladini del diritto d’autore, fa di tutta l’erba un fascio.
Fapav continua a chiedere - e, ora, non più solo al Tribunale di Roma, ma anche al Garante per la Privacy, dopo il suo coinvolgimento - che Telecom spezzi una sua sorta di “omertà” nei confronti dei suoi utenti, accusandola di complicità coi loro operati. In altre parole, che violi apertamente la privacy di tanti navigatori. Il Garante è chiaramente dalla parte dei consumatori e dell’inviolabilità della loro riservatezza nell’aprirsi alla comunicazione e a Internet. Inoltre la cattiva fede della Fapav emerge dal modo in cui non solo giustifica, ma spiega “tecnicamente” la natura delle sue indagini sui siti in questione (quasi tutti aggregatori di file condivisibili). Quelle intrusioni, di cui sembra attribuirsi il diritto sacrosanto, chissà che non possano essere giudicate più colpevoli rispetto alle azioni di cui accusa tanto gli altri utenti della Rete.

Sono giorni durissimi per il panorama del peer-to-peer italiano. Eppure, lo stesso oscuramento di Pirate Bay avrebbe potuto essere solo l’avvisaglia di un periodo ancora più funesto, per i gestori e gli utenti italiani di siti web dedicati alla condivisione online. Grazie all’intervento deciso del Garante per la Privacy, probabilmente gli italiani che usano il peer-to-peer hanno trovato chi li tuteli.
Ricordate il processo Fapav? Si tratta di procedimento presso il Tribunale di Roma istruito su richiesta di un’associazione - molto agguerrita, non c’è che dire - per la tutela dei diritti d’autore e la proprietà intellettuale. Aveva chiesto all’autorità giudiziaria, in sostanza, misure straordinarie perché Telecom Italia potesse denunciare chi si commette reati di pirateria informatica dalla sue linee, mettendo a frutto dei suoi controlli sui contenuti scaricati.
Grazie a una società privata francese, la CoPeerRight, Fapav è entrata in possesso di indirizzi ip e statistiche di utilizzo di alcuni siti web italiani che ritiene evidentemente a rischio. L’associazione vuole che Telecom agisca contro i malfattori. Il fatto che Fapav sia in cattiva fede, per un serie piuttosto lunga di motivi di sostanza e di forma, non è sfuggito al Garante per la Privacy.
Il processo continua, ma nella stanza del giudice, oltre ai legali di Telecom, ora è presente anche un avvocato per conto proprio del Garante. Il quale ha depositato una memoria difensiva di 15 pagine in cui sostiene come le “prove” raccolte da Fapav siano inutilizzabili, perché ottenute illegalmente, violando la privacy degli utenti di Telecom. La Fapav comincia a indietreggiare e propone a Telecom di “avvertire” almeno gli utenti delle possibili conseguenze legali delle loro azioni. Ma Telecom non sembra accettare neanche queste pressioni, soprattutto ora che l’Authority le dà man forte. La battaglia è tutta da vedere.
E’ attesa per oggi la risposta del Tribunale di Roma in merito ad una serie di richieste da parte di Fapav verso Telecom Italia. Il caso è quello degli indirizzi IP di presunti “pirati” raccolti dalla stessa Fapav.
Andiamo allora per ordine. Chi è Fapav? Leggiamo dal loro sito che:
Ad essa aderiscono sia le industrie del settore sia le associazioni che operano per la tutela e la promozione dell’industria audiovisiva e cinematografica in Italia. Ne sono membri permanenti: ANICA, AGIS, UNIVIDEO e MPA. Tra gli associati figurano inoltre RAI, MEDIASET, SKY TV e molte case di produzione e distribuzione cinematografica. L’obiettivo specifico della Federazione è quello di agire con ogni mezzo legittimo contro la pirateria in tutte le sue forme.
L’articolo odierno di Repubblica riassume le richieste:
imporre a Telecom Italia alcune misure straordinarie: primo, obbligare la compagnia telefonica a denunciare alle autorità giudiziarie chi nella propria rete si macchia di pirateria; secondo, impedire l’accesso ad alcuni notissimi siti collegati, anche indirettamente, al peer to peer; terzo, battersi, d’ora in avanti, in prima linea contro il fenomeno.
La prima considerazione è proprio la premessa della richiesta di Fapav. Fapav ammette implicitamente di aver raccolto indirizzi ip di utenti ed ovviamente Telecom risponde che si tratta di una violazione della privacy. Quello che ci permettiamo di aggiungere è che non crediamo sia possibile che Fapav si sostituisca alle autorità di polizia, portando avanti una serie di “indagini” di propria iniziativa. Sarebbe come a dire che in Italia esiste una specie di polizia privata in grado di poter spiare la vita dei cittadini, per tutelare gli interessi commerciali di qualcuno. Perchè è lapalissiano che nelle pseudo indagini di Fapav, siano finiti in mezzo anche ignari utenti che facevano ben altro che piratare film. Se fosse vero il contrario, Fapav dovrebbe immediatamente divulgare il segreto della propria infallibilità.
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