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Tutti gli articoli con tag pirateria informatica

Tribunale tedesco ordina a Rapidshare di filtrare i contenuti attivamente

pubblicato da Francesco L.


Il Tribunale Regionale di Amburgo non è soddisfatto degli sforzi che Rapidshare ha fatto nel mettersi d’accordo con i detentori di copyright, e ha ordinato al sito-magazzino di filtrare attivamente i contenuti per assicurare che nessuno dei titoli di alcuni editori sia messo online.

Il caso ha avuto origine con la denuncia del gruppo di copyright holder musicali tedeschi GEMA e dalle case editrici De Gruyter e Campus. L’associazione nazionale tedesca degli editori ha subito acclamato la decisione come una grande vittoria, anche se le motivazioni della sentenza non sono ancora state diffuse.

Chiaramente costringere un sito a filtrare in modo attivo alcuni contenuti costringe a filtrarli tutti, creando così dei problemi irrisolvibili di logistica - un assassinio del business direttamente desiderato da chi vuole impedire che siti come Rapidshare consentano di trasferire materiali protetti in modo anonimo.

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Estradizione in USA autorizzata per lo studente pirata di TVShack

pubblicato da Francesco L.


Nonostante le forti proteste, il Segretario degli Interni inglese Theresa May ha approvato l’estradizione agli usa per Richard O’Dwyer, uno studente di 23 anni reo di aver creato e mantenuto il sito TVShack, che conteneva link a film e serie tv piratate.

Il giovane amministratore del sito è stato arrestato l’anno scorso, e dopo il tribunale ora anche il governo inglese ha deciso di inviarlo in America, dove con tutta probabilità lo attendono 5 anni di reclusione. “Lo hanno venduto come bestiame. Un altro cittadino inglese è stato tradito dal suo governo”, queste le parole amareggiate della madre.

L’estradizione è decisamente controversa perchè in Gran Bretagna linkare materiale protetto da copyright non è reato in molte circostanze. Ovviamente gli americani fanno le cose in altra maniera, e gestori di siti simili sono già stati condannati a anni di prigione, lavori socialmente utili e multe da centinaia di migliaia di dollari.

La Gran Bretagna sta da anni cercando di riscrivere le proprie leggi sull’estradizione, ma finora senza successo. E’ in effetti una condizione anomala incarcerare un cittadino allo scopo di inviarlo a farsi processare all’estero. Ora O’Dwyer ha due settimane per appellarsi alla decisione, ma il futuro per lui sembra tutto meno che roseo.

Via | The Guardian

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ACTA: la Commissione UE si rivolge alla Corte di Giustizia Europea

pubblicato da Daniele P.

ACTA

La crescente opposizione all’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), il trattato internazionale per la protezione del diritto d’autore sui beni immateriali, ha convinto la Commissione Europea a congelare momentaneamente le procedure di ratifica - l’accordo è già stato sottoscritto da 22 dei 27 Stati membri della Ue - e sottoporre il trattato alla Corte di Giustizia Europa, accogliendo così la proposta del Commissario al Commercio Karel De Gucht.

I giudici della Corte, ha confermato De Gucht, dovranno ora esprimersi sulla compatibilità dell’ACTA con le normative comunitarie in tema di libertà d’espressione, di privacy, d’informazione e di tutte le libertà civili che l’Europa ha sancito come irrinunciabili:

Condivido le preoccupazioni della gente sulle libertà fondamentali, specialmente quelle relative all’utilizzo di Internet, ma questo dibattito si deve basare sui fatti e non sulla disinformazione che ha dominato i social network. L’accordo intende fissare degli standard globali per la difesa della proprietà intellettuale e aiuterà a difendere i posti di lavoro che attualmente vengono persi a causa della contraffazione, con prodotti piratati per un valore di circa 200 miliardi di euro. Non intende censurare o chiudere siti internet e non vuole intralciare la libertà di internet e la libertà di parola.

I tantissimi detrattori dell’ACTA - dagli utenti del web agli Stati che hanno rifiutato di ratificarlo, Bulgaria, Germania ed Olanda in primis - non sono affatto d’accordo con queste affermazioni, soprattutto con l’ultima frase, e sperano che l’intervento della Corte di Giustizia faccia molto di più che semplicemente ritardare il processo di ratifica. A questo punto non resta che attendere la decisione dei giudici e sperare per il meglio. Voi che opinione vi siete fatti in merito?

Via | The Guardian

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Diminuisce la popolarità dell’ACTA in Europa: la ratifica è incerta?

pubblicato da Federico Moretti

European ParliamentL’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), cioè il trattato internazionale per la protezione del diritto d’autore sui beni immateriali, ha perso ulteriori consensi in Europa. Nonostante sia avvenuta la firma della maggioranza dei membri, l’ACTA non sarà ratificato in Bulgaria e Olanda: Germania e Polonia l’avevano già rifiutato.

L’evento di Tokyo, durante il quale 22 dei 27 membri dell’Unione Europea avevano firmato l’accordo, non è sufficiente. Il parlamento di Strasburgo dovrà pronunciarsi sulla ratifica europea del trattato e – anche qualora dovesse essere approvata – i singoli Paesi potrebbero comunque rigettarlo. Tra questi, ahimè, non figura l’Italia.

Il ministro bulgaro dell’economia, Traicho Traikov, ha paragonato l’ACTA alla censura liberticida che il suo Paese ha affrontato negli anni della dipendenza dall’URSS. Per il governo italiano, invece, la priorità parrebbe essere quella di compiacere le multinazionali: importa relativamente, se a farne le spese sono i diritti umani.

Via | The Guardian

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L'archeologia software dipende dalla pirateria

pubblicato da Francesco L.

floppy drive

Potrebbe sembrare strano preoccuparsene, ma alla fin fine per qualcuno, probabilmente fra molti e molti anni da adesso, sarà molto importante capire come l’era del personal computing si è evoluta. Questi pronipoti, archeologi o appassionati che siano, vorranno certamente esplorare i migliaia e migliaia di software che giravano su vecchi computer come Commodore 64, Apple II, Amiga e PC 8086. Per uno scherzo del destino, se tutti avessero sempre rispettato la legge questa folta gamma di programmi sarebbe già dovuta scomparire in una nuvoletta di tristi byte corrotti.

Come dice un interessante articolo di Benj Edwards, tutti quei software obsoleti sono stati registrati su supporto magnetico, come nastri, cassette, floppy, un genere di media estremamente delicato e che nelle condizioni ideali comunque non sopravvive per più di 30 anni - Molto meno in qualsiasi ambiente “normale”.

Chiunque sia vissuto nell’era del floppy, a dire il vero, avrà fronteggiato dischi danneggiati e malfunzionanti, un problema che continua a verificarsi sui moderni HDD, gli ultimi discendenti della categoria. Ne consegue logicamente che quei floppy che forse avete a prendere polvere cantina a questo punto sono già “morti”, il loro contenuto perso per sempre.

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L’Unione Europea firma l’ACTA: dovrà essere approvato dal Parlamento

pubblicato da Federico Moretti

European ParliamentGiovedì, a Tokyo, l’Unione Europea e 22 dei 27 Stati che la compongono – tra i quali era presente anche l’Italia – hanno firmato l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement, un trattato plurilaterale contro la pirateria informatica. Ratificato da Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Marocco, Singapore e Corea del Sud.

La firma del trattato, però, non è ancora vincolante: perché l’ACTA sia ratificato occorre il voto del Parlamento Europeo di Strasburgo. Un’approvazione quasi scontata, considerando che soltanto 5 Paesi dell’Unione si sono rifiutati di firmarlo. Un trattato pericoloso perché estende il concetto di proprietà intellettuale a internet.

In sostanza, l’ACTA prevede la creazione d’un organismo sovranazionale sulla falsariga della World Trade Organization (WTO) che bypassi le leggi statali per ampliare la validità del diritto d’autore a qualunque membro. Negoziato in segreto mette a rischio la libertà d’espressione: non può essere contestato dalle autorità nazionali.

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Usenet ha perso il provider più grande d’Europa: chiude News–Service

pubblicato da Federico Moretti

News–Service EuropeNews–Service Europe (NSE), il più grande provider di Usenet in Europa, è stato costretto a sospendere i propri servizi a tempo indeterminato. All’inizio d’ottobre l’azienda era stata condannata per il traffico di materiale scambiato illegalmente sui propri server. Non potendo controllare tutti i messaggi News–Service deve chiudere.

Il provider è stato chiamato in causa due anni fa da The BREIN Foundation, una fondazione olandese per la lotta alla pirateria informatica. Il 28 settembre scorso è arrivata la sentenza del tribunale che ha condannato News–Service al controllo e la rimozione di tutti i contenuti scambiati illegalmente nei messaggi dei propri utenti.

In alternativa, News–Service avrebbe dovuto pagare 50.000€ al giorno in risarcimenti. La comunità era attiva da oltre quindici anni e ha presentato il 28 ottobre una richiesta d’appello al verdetto dei giudici. Tuttavia, per evitare d’incorrere in ulteriori sanzioni, News–Service ha dovuto bloccare subito i propri server su Usenet.

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Israele tenta di “bloccare” le comunicazioni palestinesi con un DDoS

pubblicato da Federico Moretti

Autorità Nazionale PalestineseLe reti telefoniche palestinesi sono oggetto d’un attacco di Distributed Denial of Service (DDoS), proveniente da varie parti del mondo. L’ha denunciato il Ministro delle Comunicazioni dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mashur Abu Daqqa: il sospetto è che sia una rappresaglia israeliana per l’ingresso della Palestina nell’UNESCO.

Martedì le Nazioni Unite avevano annunciato l’ammissione del Paese nell’Organizzazione per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e Israele ha risposto disponendo delle occupazioni dei territori palestinesi. Nel giro di ventiquattr’ore, le comunicazioni in Palestina sono state interrotte da un DDoS che ha colpito internet e telefoni.

Israele non è nuova a questo tipo d’attacchi: in passato, i servizi segreti avevano stimolato un DDoS nei confronti dei siti controllati da Hamas. Il collasso delle linee telefoniche isolerebbe la Palestina dal mondo, in un momento di grande tensione politica con Israele. Internet ha un ruolo essenziale nella diffusione di notizie.

Via | The Washington Post

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Grapevine, il servizio di musica che LimeWire non ha mai distribuito

pubblicato da Federico Moretti

LimeWireÈ passato esattamente un anno dalla chiusura di LimeWire, il programma per scaricare documenti via peer-to-peer. L’azienda è stata citata in giudizio dalla RIAA e la motivazione potrebbe non essere il “danno” provocato alle etichette discografiche. O, per meglio dire, non quello determinato dal download illegale di tracce musicali.

Grapevine è stato un prototipo di applicazione, realizzato da LimeWire per approcciare il mercato dello streaming musicale: il lancio avrebbe anticipato l’arrivo di Spotify negli Stati Uniti. Il progetto aveva assorbito tutte le energie di LimeWire dall’estate del 2010 ed è stato abbandonato definitivamente nel maggio di quest’anno.

Ripercorrendo le tappe del processo a LimeWire, che abbiamo seguito con attenzione, si fatica a parlare di una coincidenza. Spotify è negli Stati Uniti soltanto da un mese e ha dovuto sospendere il servizio gratuito. Forse la RIAA ha più paura dello streaming legale rispetto alla pirateria perché danneggia il monopolio delle major.

Via | GigaOM

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La battaglia alla pirateria informatica «ha ucciso» Usenet in Europa

pubblicato da Federico Moretti

News-Service EuropeNews-Service Europe (NSE), uno dei più importanti provider per Usenet in Europa, è stato condannato alla rimozione di qualunque contenuto o riferimento allo scambio illegale di materiale protetto dal diritto d’autore dai propri server. Un’operazione di controllo da effettuare su circa venti milioni di messaggi scambiati ogni giorno.

È una pretesa «economicamente e fisicamente insostenibile», perché non esistono tecnologie in grado d’effettuare automaticamente simili controlli. Tuttavia, se non provvederà subito alla rimozione, NSE dovrà pagare 50.000€ al giorno per risarcire i danni provocati dallo scambio di tali messaggi. Una sentenza che «ha ucciso» Usenet.

Usenet è una rete telematica di newsgroup attiva già dal 1980 nelle università statunitensi, prima della nascita di internet e del web. Nonostante il progressivo abbandono del servizio, il traffico generato da Usenet è ancora molto consistente: The BREIN Foundation la ritiene responsabile dei download illegali effettuati in Olanda.

Via | The Register

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Più download dei giochi che hanno ottenuto delle recensioni positive

pubblicato da Federico Moretti

Game Piracy

La Copenhagen Business School e la University of Waterloo hanno effettuato uno studio sul rapporto di proporzionalità diretta tra i voti ottenuti nelle recensioni e il download illegale di videogiochi dalle reti peer-to-peer. Sono state monitorate più di 173 nuove uscite del settore nell’arco di tre mesi su ca. 12,7 milioni di nodi.

Le statistiche si sono concentrate su un periodo a cavallo tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011: in questo periodo erano già su BitTorrent 127 videogiochi sui 173 appena rilasciati. In appena tre mesi i titoli sono stati scaricati da 12,7 milioni d’individui. A influire sui giochi più scaricati è stato il voto delle recensioni.

Non avrebbe una grande influenza, al contrario, il prezzo dei videogiochi. La ricerca non ha preso in considerazione i titoli usciti prima del periodo di riferimento proprio per analizzare quale fosse il rapporto tra il punteggio medio delle recensioni più quotate e il download illegale. La proporzionalità mostra diverse eccezioni.

Via | TorrentFreak

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Usa: legge anti streaming prevede il carcere anche per l'embedded su Youtube

pubblicato da Gianluca Pezzi

Quando i politici mettono mano a settori che non conoscono a fondo, il pastrocchio è sempre in agguato: negli Stati Uniti si sta discutendo della legge anti-streaming S.978 dei senatori Amy Klobuchar, John Cornyn e Christopher Coons. La questione ruota attorno al caso Rojadirecta: domini internet sequestrati con la motivazione che il sito ospitava link a streaming di trasmissioni tv. Recentemente i proprietari dei domini in questione hanno tentato di opporsi al sequestro, e proprio le motivazioni del rifiuto del sequestro hanno innescato una serie di polemiche.

Senza entrate troppo nei cavilli della legislazione americana, cerchiamo di riassumere un interessante post di TechDirt. Nel post viene argomentato come un utilizzo “estremo” di quella legge possa portare in carcere anche chi fa l’embedded di filmati di Youtube coperti da copyright, compresi quelli dove in maniera casereccia vengono doppiate canzoni famose. Nonostante non venga previsto esplicitamente dalla legge in questione, i termini “performance” e “financial gain” sembrano essere così vaghi da poter essere usati anche per mettere in galera il più innocuo ragazzino.

Da una parte ci può essere anche nei politici americani una ignoranza di fondo dei meccanismi della rete, tanto da farci pensare che dopotutto tutto il mondo è paese. C’è però da dire che questo meccanismo del “dico non dico”, ovvero scrivo una legge che può essere usata o interpretata in modi che sulla carta non ho previsto, può avere l’effetto di dissuadere gli utenti, senza incrinare l’immagine del politico. Che sia voluto o meno, in questo momento sugli utenti americani c’è una velata minaccia: se fate streaming o se caricate video su Youtube state bene attenti. Potreste rischiare fino a 5 anni di carcere.

A proposito di doppiaggio, lip-syncing e politici americani, qui sopra un simpatico video di TheOnion, ovvero i geni del genere satirico: anche Obama usa il doppiaggio nei propri discorsi. Sia chiaro, è una presa in giro…

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