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Tutti gli articoli con tag pirateria informatica

L'archeologia software dipende dalla pirateria

pubblicato da Francesco L.

floppy drive

Potrebbe sembrare strano preoccuparsene, ma alla fin fine per qualcuno, probabilmente fra molti e molti anni da adesso, sarà molto importante capire come l’era del personal computing si è evoluta. Questi pronipoti, archeologi o appassionati che siano, vorranno certamente esplorare i migliaia e migliaia di software che giravano su vecchi computer come Commodore 64, Apple II, Amiga e PC 8086. Per uno scherzo del destino, se tutti avessero sempre rispettato la legge questa folta gamma di programmi sarebbe già dovuta scomparire in una nuvoletta di tristi byte corrotti.

Come dice un interessante articolo di Benj Edwards, tutti quei software obsoleti sono stati registrati su supporto magnetico, come nastri, cassette, floppy, un genere di media estremamente delicato e che nelle condizioni ideali comunque non sopravvive per più di 30 anni - Molto meno in qualsiasi ambiente “normale”.

Chiunque sia vissuto nell’era del floppy, a dire il vero, avrà fronteggiato dischi danneggiati e malfunzionanti, un problema che continua a verificarsi sui moderni HDD, gli ultimi discendenti della categoria. Ne consegue logicamente che quei floppy che forse avete a prendere polvere cantina a questo punto sono già “morti”, il loro contenuto perso per sempre.

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L’Unione Europea firma l’ACTA: dovrà essere approvato dal Parlamento

pubblicato da Federico Moretti

European ParliamentGiovedì, a Tokyo, l’Unione Europea e 22 dei 27 Stati che la compongono – tra i quali era presente anche l’Italia – hanno firmato l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement, un trattato plurilaterale contro la pirateria informatica. Ratificato da Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Marocco, Singapore e Corea del Sud.

La firma del trattato, però, non è ancora vincolante: perché l’ACTA sia ratificato occorre il voto del Parlamento Europeo di Strasburgo. Un’approvazione quasi scontata, considerando che soltanto 5 Paesi dell’Unione si sono rifiutati di firmarlo. Un trattato pericoloso perché estende il concetto di proprietà intellettuale a internet.

In sostanza, l’ACTA prevede la creazione d’un organismo sovranazionale sulla falsariga della World Trade Organization (WTO) che bypassi le leggi statali per ampliare la validità del diritto d’autore a qualunque membro. Negoziato in segreto mette a rischio la libertà d’espressione: non può essere contestato dalle autorità nazionali.

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Usenet ha perso il provider più grande d’Europa: chiude News–Service

pubblicato da Federico Moretti

News–Service EuropeNews–Service Europe (NSE), il più grande provider di Usenet in Europa, è stato costretto a sospendere i propri servizi a tempo indeterminato. All’inizio d’ottobre l’azienda era stata condannata per il traffico di materiale scambiato illegalmente sui propri server. Non potendo controllare tutti i messaggi News–Service deve chiudere.

Il provider è stato chiamato in causa due anni fa da The BREIN Foundation, una fondazione olandese per la lotta alla pirateria informatica. Il 28 settembre scorso è arrivata la sentenza del tribunale che ha condannato News–Service al controllo e la rimozione di tutti i contenuti scambiati illegalmente nei messaggi dei propri utenti.

In alternativa, News–Service avrebbe dovuto pagare 50.000€ al giorno in risarcimenti. La comunità era attiva da oltre quindici anni e ha presentato il 28 ottobre una richiesta d’appello al verdetto dei giudici. Tuttavia, per evitare d’incorrere in ulteriori sanzioni, News–Service ha dovuto bloccare subito i propri server su Usenet.

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Israele tenta di “bloccare” le comunicazioni palestinesi con un DDoS

pubblicato da Federico Moretti

Autorità Nazionale PalestineseLe reti telefoniche palestinesi sono oggetto d’un attacco di Distributed Denial of Service (DDoS), proveniente da varie parti del mondo. L’ha denunciato il Ministro delle Comunicazioni dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mashur Abu Daqqa: il sospetto è che sia una rappresaglia israeliana per l’ingresso della Palestina nell’UNESCO.

Martedì le Nazioni Unite avevano annunciato l’ammissione del Paese nell’Organizzazione per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e Israele ha risposto disponendo delle occupazioni dei territori palestinesi. Nel giro di ventiquattr’ore, le comunicazioni in Palestina sono state interrotte da un DDoS che ha colpito internet e telefoni.

Israele non è nuova a questo tipo d’attacchi: in passato, i servizi segreti avevano stimolato un DDoS nei confronti dei siti controllati da Hamas. Il collasso delle linee telefoniche isolerebbe la Palestina dal mondo, in un momento di grande tensione politica con Israele. Internet ha un ruolo essenziale nella diffusione di notizie.

Via | The Washington Post

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Grapevine, il servizio di musica che LimeWire non ha mai distribuito

pubblicato da Federico Moretti

LimeWireÈ passato esattamente un anno dalla chiusura di LimeWire, il programma per scaricare documenti via peer-to-peer. L’azienda è stata citata in giudizio dalla RIAA e la motivazione potrebbe non essere il “danno” provocato alle etichette discografiche. O, per meglio dire, non quello determinato dal download illegale di tracce musicali.

Grapevine è stato un prototipo di applicazione, realizzato da LimeWire per approcciare il mercato dello streaming musicale: il lancio avrebbe anticipato l’arrivo di Spotify negli Stati Uniti. Il progetto aveva assorbito tutte le energie di LimeWire dall’estate del 2010 ed è stato abbandonato definitivamente nel maggio di quest’anno.

Ripercorrendo le tappe del processo a LimeWire, che abbiamo seguito con attenzione, si fatica a parlare di una coincidenza. Spotify è negli Stati Uniti soltanto da un mese e ha dovuto sospendere il servizio gratuito. Forse la RIAA ha più paura dello streaming legale rispetto alla pirateria perché danneggia il monopolio delle major.

Via | GigaOM

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La battaglia alla pirateria informatica «ha ucciso» Usenet in Europa

pubblicato da Federico Moretti

News-Service EuropeNews-Service Europe (NSE), uno dei più importanti provider per Usenet in Europa, è stato condannato alla rimozione di qualunque contenuto o riferimento allo scambio illegale di materiale protetto dal diritto d’autore dai propri server. Un’operazione di controllo da effettuare su circa venti milioni di messaggi scambiati ogni giorno.

È una pretesa «economicamente e fisicamente insostenibile», perché non esistono tecnologie in grado d’effettuare automaticamente simili controlli. Tuttavia, se non provvederà subito alla rimozione, NSE dovrà pagare 50.000€ al giorno per risarcire i danni provocati dallo scambio di tali messaggi. Una sentenza che «ha ucciso» Usenet.

Usenet è una rete telematica di newsgroup attiva già dal 1980 nelle università statunitensi, prima della nascita di internet e del web. Nonostante il progressivo abbandono del servizio, il traffico generato da Usenet è ancora molto consistente: The BREIN Foundation la ritiene responsabile dei download illegali effettuati in Olanda.

Via | The Register

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Più download dei giochi che hanno ottenuto delle recensioni positive

pubblicato da Federico Moretti

Game Piracy

La Copenhagen Business School e la University of Waterloo hanno effettuato uno studio sul rapporto di proporzionalità diretta tra i voti ottenuti nelle recensioni e il download illegale di videogiochi dalle reti peer-to-peer. Sono state monitorate più di 173 nuove uscite del settore nell’arco di tre mesi su ca. 12,7 milioni di nodi.

Le statistiche si sono concentrate su un periodo a cavallo tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011: in questo periodo erano già su BitTorrent 127 videogiochi sui 173 appena rilasciati. In appena tre mesi i titoli sono stati scaricati da 12,7 milioni d’individui. A influire sui giochi più scaricati è stato il voto delle recensioni.

Non avrebbe una grande influenza, al contrario, il prezzo dei videogiochi. La ricerca non ha preso in considerazione i titoli usciti prima del periodo di riferimento proprio per analizzare quale fosse il rapporto tra il punteggio medio delle recensioni più quotate e il download illegale. La proporzionalità mostra diverse eccezioni.

Via | TorrentFreak

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Usa: legge anti streaming prevede il carcere anche per l'embedded su Youtube

pubblicato da Gianluca Pezzi

Quando i politici mettono mano a settori che non conoscono a fondo, il pastrocchio è sempre in agguato: negli Stati Uniti si sta discutendo della legge anti-streaming S.978 dei senatori Amy Klobuchar, John Cornyn e Christopher Coons. La questione ruota attorno al caso Rojadirecta: domini internet sequestrati con la motivazione che il sito ospitava link a streaming di trasmissioni tv. Recentemente i proprietari dei domini in questione hanno tentato di opporsi al sequestro, e proprio le motivazioni del rifiuto del sequestro hanno innescato una serie di polemiche.

Senza entrate troppo nei cavilli della legislazione americana, cerchiamo di riassumere un interessante post di TechDirt. Nel post viene argomentato come un utilizzo “estremo” di quella legge possa portare in carcere anche chi fa l’embedded di filmati di Youtube coperti da copyright, compresi quelli dove in maniera casereccia vengono doppiate canzoni famose. Nonostante non venga previsto esplicitamente dalla legge in questione, i termini “performance” e “financial gain” sembrano essere così vaghi da poter essere usati anche per mettere in galera il più innocuo ragazzino.

Da una parte ci può essere anche nei politici americani una ignoranza di fondo dei meccanismi della rete, tanto da farci pensare che dopotutto tutto il mondo è paese. C’è però da dire che questo meccanismo del “dico non dico”, ovvero scrivo una legge che può essere usata o interpretata in modi che sulla carta non ho previsto, può avere l’effetto di dissuadere gli utenti, senza incrinare l’immagine del politico. Che sia voluto o meno, in questo momento sugli utenti americani c’è una velata minaccia: se fate streaming o se caricate video su Youtube state bene attenti. Potreste rischiare fino a 5 anni di carcere.

A proposito di doppiaggio, lip-syncing e politici americani, qui sopra un simpatico video di TheOnion, ovvero i geni del genere satirico: anche Obama usa il doppiaggio nei propri discorsi. Sia chiaro, è una presa in giro…

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Fastweb e NGI indagati per favoreggiamento

pubblicato da Gianluca Pezzi

p2p

La Procura della Repubblica ha indagato Fastweb e NGI per favoreggiamento, nell’ambito dell’operazione “Poisonous Dahlia”condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari. Il Sostituto Procuratore Dott. Giangiacomo Pilia aveva emesso un ordine di inibizione ai siti www.btjunkie.org e www.btjunkie.com. Da parte sua, Fastweb ha fatto sapere che si è trattato di un incidente tecnologico, e che in questo momento non è possibile accedere ai due link.

Al di là del caso specifico che non commentiamo, il fatto degno di nota è che per la prima volta in Italia l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto che gli internet provider possano essere considerati responsabili. A fronte di questo, si aprono una serie di considerazioni che vogliamo discutere insieme a voi.

Questo tipo di operazione “scarica” (usiamo il termine non a caso) sui provider un costo che dovrebbe essere a carico dei detentori dei diritti. A rigor di logica, chi si sente defraudato dovrebbe portare le prove all’autorità giudiziaria, che dovrebbe poi agire sui singoli. Invece, con i vari blocchi imposti ad esempio ai provider, ai gestori di DNS oppure ai motori di ricerca, viene “ingessato” un intero mercato invece di andare a colpire chi è direttamente responsabile di un fatto illecito. Con la politica dei “blocchi”, si chiede ai provider di oscurare un intero sito, impedendone a chiunque l’accesso, sia per la semplice visita, sia per lo scarico del file .torrent, ma ancora prima che esso stesso venga poi effettivamente utilizzato per il file sharing. Nella vita reale sarebbe come imporre un divieto d’accesso o un coprifuoco: visto che in certe zone della città o in certi orari ci sono troppi crimini, nessuno può circolare.

Dal punto di vista pratico, infine, l’inibizione ad un sito rispetto all’indagine sui singoli, è un paliativo: bloccato un sito ce n’è già pronto a sostituirlo. La stessa FIMI nel proprio comunicato ammette che “BtJunkie, dopo la chiusura di Pirate Bay, era diventato il sito tracker per bit torrent più utilizzato in Italia“…

Foto | Melkorcete

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È stata violata la tecnologia di Trident Media Guard (TMG) su Hadopi

pubblicato da Federico Moretti

Trident Media Guard (TMG)Trident Media Guard (TMG) è la società designata dal governo francese per fornire la tecnologia ad Hadopi, l’autorità che controlla le reti peer-to-peer per identificare chi effettua download illegali. Un attacco informatico ha violato il server di TMG esponendo i file ospitati in lettura e scrittura. Un altro duro colpo per Hadopi.

L’autorità francese, nota per la legge delle tre disconnessioni, era stata colpita soltanto il mese scorso con un attacco che aveva trasformato il sito di Hadopi in The Pirate Bay. Olivier Laurelli, un ricercatore nell’ambito della sicurezza informatica, ha scoperto una grave “falla” nella tecnologia di controllo realizzata da TMG.

Al momento non è stato compromesso il sistema di TMG: l’attacco ha permesso, tuttavia, di scaricare l’intero contenuto del web server della società. Così si è scoperto come avviene il tracciamento degli utenti: uno script genera dei falsi nodi sulle reti ED2K e BitTorrent. Laurelli pensa che presto l’intero meccanismo sarà violato.

Via | TorrentFreak

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LimeWire ha pagato $105 milioni alla RIAA e niente è per gli artisti

pubblicato da Federico Moretti

RIAALa Recording Industry Association of America (RIAA) ha ricevuto il risarcimento dovuto da LimeWire per la condanna inflitta dalla Corte federale degli Stati Uniti. Per aver permesso il download di contenuti protetti da copyright attraverso il proprio network, LimeWire ha pagato $105 milioni: circa $10,808 per ogni traccia scaricata.

Rispetto al massimo della pena previsto dalle norme statunitensi, LimeWire ha avuto un forte sconto: il risarcimento poteva essere anche di $150,000 a traccia. Ciò nonostante, per le etichette discografiche si può parlare di una «vittoria mutilata». Perché nessuna percentuale di quel risarcimento andrà mai agli artisti danneggiati.

La RIAA, infatti, ha già fatto sapere di voler reinvestire l’intero importo ricevuto nella lotta alla pirateria informatica. Artisti e gruppi danneggiati dal download illegale non avranno alcun tipo di rimborso. Una decisione abbastanza singolare, considerando i motivi alla base della condanna di LimeWire: qual è ora la parte lesa?

Via | TorrentFreak

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Lotta al P2P: sotto inchiesta avvocati inglesi.

pubblicato da Gianluca Pezzi

Il mondo della pirateria informatica è spesso composto da luci ed ombre. Intuizioni brillanti, programmi che hanno cambiato la storia di internet, ma anche mancati profitti per i proprietari dei diritti. Cosa succede quando luci e ombre incominciano ad interessare chi dovrebbe proteggere i detentori delle proprietà intellettuali?

Arstecnica dedica un articolo su un caso accaduto in Inghilterra. Cerco di riassumere brevemente la vicenda, senza addentrarmi troppo in questioni legali della legge britannica. Negli scorsi anni uno studio di avvocati inglesi raccoglieva gli indirizzi ip di utenti accusati di pirateria. Trasmetteva quindi i dati ad un magistrato che intimava infine gli ISP di rilasciare i dati degli utenti allo studio legale. Lo studio provvedeva poi ad inviare lettere in cui chiedeva agli utenti rimborsi economici per i danni subiti e per chiudere i contenziosi in sede extragiudiziale. Allo stesso modo sospendeva i procedimenti nel caso in cui le risposte chiarissero l’estraneità dai fatti da parte dell’utente.

Dopo un primo momento sono iniziati ad affiorare i primi dubbi, e nel 2008 una associazione di consumatori ha denunciato lo studio legale per condotta eccessivamente oppressiva nei confronti degli utenti. Si arriva a dire che lo studio non ha agito per tutelare i propri clienti, ma per tutelare sé stesso: lo studio era di fatto diventato una sorta di esattore o di ufficio recupero crediti coatto. Le rimostranze hanno trovato accoglimento, tanto che il primo dibattimento in aula è previsto per il 31 Marzo 2011.

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