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La lotta contro la pirateria online costa più delle perdite economiche delle case discografiche

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La lotta contro la pirateria online costa più delle perdite economiche delle case discograficheLa lotta contro il file sharing è diventato un problema importante e ci sono governi e associazioni antipirateria in tutto il mondo, che stanno cercando delle soluzioni per arginare la pirateria online.

Un giornalista del “The Mirror” ha condotto un’inchiesta sui costi delle promozioni antipirateria e della lotta contro il file sharing, arrivando alla conclusione che la guerra contro il P2P costa più dei danni economici causati nei confronti delle etichette discografiche.

Infatti, mentre gli investimenti degli ISP per sconfiggere il P2P costeranno nel 2009 circa 365 milioni di sterline, le perdite dell’industria musicale saranno “solo” di 200 milioni di sterline. Se questi dati venissero confermati, verrebbero a cadere gran parte delle motivazioni che oggi spingono a combattere la pirateria con i mezzi classici.

C’è sicuramente qualcosa di sbagliato nei sistemi che gli ISP adottano in questo caso, ed è errata anche la convinzione che ogni brano scaricato sia illegale, così come pure l’accanimento contro la tecnologia P2P, che di per sè non ha nulla di illegale, tranne l’uso che ne fanno gli utenti. L’industria musicale spesso riceve, dalle campagne antipirateria, dei danni all’immagine, mentre la guerra contro il P2P potrebbe condurre gli ISP e i governi ad una corsa agli armamenti tecnologici per scovare gli utenti che trovano nuovi sistemi per agire nell’anonimato.

Via | Torrentfreak.com

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L'industria del cinema porno denuncia 65.000 utenti scaricatori

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L'industria del cinema porno denuncia 65.000 utenti scaricatoriAnche l’industria del cinema porno ha deciso di contrastare la pirateria online: due mesi fa, infatti, circa cinquanta studi cinematografici tra Stati Uniti e Giappone hanno presentato una denuncia contro 10.000 utenti sudcoreani accusati di aver caricato dei film su Internet. Come se non bastasse la denuncia ha anche coinvolto 80 siti web accusati di favoreggiamento della pirateria.

Tuttavia, tra le 10.000 denunce emesse solo 10 persone sono state accusate di violazione di copyright, con evidente delusione degli studios cinematografici, che ripresenteranno la denuncia la settimana prossima, ma questa volta con un incremento di nomi che arriverà a 65.000 utenti.

L’avvocato che rappresenta gli studios ha detto che i giudici non sono stati abbastanza duri, ma con il nuovo elenco di 65.000 persone, non potranno comportarsi ancora così.

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Google Books: filantropia o pirateria?

pubblicato da PG in: Google Diritti digitali

Google Books: filantropia o pirateria?

Ogni volta che Google muove un passo è naturale che nascano delle polemiche. Google è un gigante di Internet e come qualsiasi gigante, è difficile da nascondere. Una delle recenti polemiche che ha investito Google riguarda il suo servizio Google Books, che sta raccogliendo da anni i libri di tutti il mondo in una specie di biblioteca online.

In molti si chiedono quale sia lo scopo di Google. Si sa che lo scopo di Google è quello di indicizzare tutte le informazioni del mondo, ed è ovvio che queste informazioni comprendano i libri. Ai tempi degli antichi egizi tutto il sapere del mondo si trovava nella biblioteca di Alessandria: può valere oggi lo stesso ragionamento?

Google dichiara che tutto questo è per “il bene dell’umanità”: tutto il sapere sarà un giorno a disposizione degli utenti e questo espanderà le frontiere della conoscenza umana. Dan Clancy, architetto capo di Google Books, afferma che Google Books è paragonabile all’invezione della stampa di Gutenberg.

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Nuove leggi contro il P2P in Gran Bretagna renderebbero criminali 7 milioni di cittadini inglesi

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Nuove leggi contro il P2P in Gran Bretagna renderebbero criminali 7 milioni di cittadini inglesi In Gran Bretagna il dibattito sulla pirateria è giunto ad un punto cruciale. Il governo ha avviato un piano di difficile attuazione per ridurre la pirateria del 79% entro il 2009. Tuttavia nuove norme molto più restrittive potrebbero essere introdotte nei prossimi mesi.

Il segretario Lord Mandelson, indicato come successore di Brown alla guida del governo inglese, ha dichiarato che nuove e severe leggi potrebbe essere introdotte per limitare la condivisione illegale di file.

Le nuove leggi porterebbero a nuove incredibili multe fino a 50.000 sterline che renderebbero “criminali” ben 7 milioni di cittadini britannici. Chissà come reagirà il Partito del Pirata inglese, che pochi giorni fa è stato lanciato ufficialmente sul territorio britannico, con la speranza di replicare i successi elettorali dell’omonimo svedese.

Via | Torrentfreak.com

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Tenenbaum ha perso: dovrà pagare 675.000 dollari alla RIAA

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Tenenbaum ha perso: dovrà pagare 675.000 dollari alla RIAASe il nome Joel Tenenbaum vi dice qualcosa, probabilmente vi ricordate del caso di accusa di pirateria che ha interessato un giovane studente e il suo avvocato, il professore di legge di Harvard Charles Nesson.

La RIAA, ovvero la più grande associazione di tutela del diritto d’autore negli Stati Uniti, aveva accusato il giovane di aver scaricato da Kazaa alcuni file musicali. Grazie al Web 2.0 Tenenbaum e il suo avvocato erano riusciti a mobilitare l’opinione pubblica contro l’accusa di pirateria.

Tuttavia la giuria federale di Boston ha dichiarato colpevole Tenenbaum, che dovrà pagare una multa davvero salata all’industria musicale, 675.000 dollari, ovvero 22.500 dollari per canzone scaricata.

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L'Italia all'attacco di The Pirate Bay: FIMI e FPM vogliono un risarcimento di 1 milione di euro

pubblicato da PG in: Peer-to-peer

L'Italia all'attacco di The Pirate Bay: FIMI e FPM vogliono un risarcimento di 1 milione di euroAncora grane per The Pirate Bay, il tracker bittorrent recentemente giudicato colpevole nel processo che ha visto coinvolto i suoi fondatori. E questa volta le accuse arrivano direttamente dall’Italia.

La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e la FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale) hanno infatti richiesto a Peter Sunde e The Pirate Bay un risarcimento di 1 milione di euro.

Gli screzi tra l’Italia e il popolare sito bittorrent non sono nuovi: già l’anno scorso The Pirate Bay venne oscurato dagli ISP italiani, ma in quell’occasione “la Baia” vinse il ricorso e ritornò visibile dopo alcuni giorni. Questa volta, però, le accuse italiane vengono dopo indagini precise ed una tesi del presidente Enzo Mazza secondo cui il fatto che i fondatori di The Pirate Bay abbiano venduto il sito vuol dire che ne hanno ricavato un guadagno, confermando di fatto il fine di lucro.

In ogni caso, l’avvocato di The Pirate Bay in Italia, Gallus, ha dichiarato che ancora nessuna denuncia formale è stata notificata.

Via | Torrentfreak.com

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Eircom inizierà a disconnettere gli utenti in Irlanda

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Eircom inizierà a disconnettere gli utenti in IrlandaAncora brutte notizie per i navigatori che scaricano da Internet, in particolar modo in Irlanda. Dal prossimo mese, infatti, il più grande provider irlandese inizierà una campagna antipirateria nei confronti dei propri clienti.

Eircom, all’inizio del 2009, firmò un accordo con la RIAA per l’attuazione del piano delle tre disconnessioni per i presunti pirati. Noi di downloadblog ne avevamo parlato in questo articolo.

Ora questo accordo diventa operativo a tutti gli effetti e non solo, perchè altri ISP potrebbero seguire l’esempio di Eircom. Come previsto dalla legge, i clienti riceveranno tre avvisi: il primo sarà un semplice rimprovero, dopo il secondo la connessione verrà rallentata a “passo di lumaca”, mentre dopo il terzo verrà chiuso il traffico Internet. E tutto questo senza il bisogno di passare da un tribunale.

Secondo indiscrezioni, questo accordo è stato preso per una semplice questione economica: Eircom sarebbe in debito di 5.6 miliardi di dollari.

Via | Torrentfreak.com

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Secondo la RIAA, i DRM sono morti

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Secondo la RIAA, i DRM sono mortiI DRM sono dei sistemi che, applicati a file musicali o video evitano la copia degli stessi. Per diversi anni la RIAA ha difeso l’uso dei DRM, dichiarando che i clienti ne avrebbero tratto vantaggio.

In realtà le polemiche contro i DRM sono stante numerose e feroci. Già da un po’ di tempo, infatti, molti siti ed etichette discografiche hanno iniziato a rilasciare musica e Mp3 privi dei DRM, visto che molti utenti si sono lamentati in passato.

Ed ora veniamo a sapere che Jonathan Lamy, portavoce della RIAA, ha dichiarato che il DRM è morto, riferendosi ai siti come iTunes che hanno iniziato ad offrire musica senza restrizioni.

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Secondo Telenor, bloccare l'accesso ai siti web è una violazione della democrazia

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Secondo Telenor, bloccare l'accesso ai siti web è una violazione della democrazia Nei mesi passati il più grande provider norvegese, Telenor, era stato trascinato in tribunale per essersi rifiutato di bloccare l’accesso a ThePirateBay. Dopo un po’ di tempo, il provider è tornato su quella decisione spiegandone i motivi.

Tutto è iniziato con l’ultimatum della IFPI che aveva chiesto a Telenor di bloccare l’accesso a ThePirateBay entro 14 giorni. La spiegazione di Telenor è la seguente:

“Se Telenor è ritenuta complice di qualsiasi attività illegale online, il provider avrebbe dovuto bloccare numerosi altri siti in merito a qualsiasi sospetto di attività illegale. Telenor avrebbe dovuto, quindi, agire come una sorta di polizia privata o autorità di censura, il che sarebbe molto preoccupante per la libertà di parola. ”

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La Commissione Europea si interroga sul problema della pirateria. Intanto per i giovani la pirateria è "sexy"

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La Commissione Europea si interroga sul problema della pirateria. Intanto per i giovani la pirateria è "sexy"

Il problema della pirateria è sempre attuale, e i governi di tutto il mondo cercano quotidianamente di affrontare questo aspetto della comunicazione digitale. Viviane Reding, Commissario UE per le telecomunicazioni e i media ha dichiarato che entrambe le parti del conflitto hanno ragione (chi scarica e chi detiene i diritti). Ma ha aggiunto anche un’altra cosa.

La pirateria è diventata incredibilmente “sezy”,in particolar modo per i cosiddetti “nativi digitali”, ovvero la giovane generazione cresciuta insieme alla rete, ovvero i ragazzi dai 16 ai 24 anni.

Considerando che questa fascia di età rappresenta il fondamento della nostra economia digitale futura, bisogna comprendere al meglio il fenomeno e trovare una soluzione. Secondo i dati Eurostat, il 60% dei giovani dai 16 ai 24 anni ha scaricato nello scorso anno contenuti audio e video da Internet illegalmente. E il 28% ha dichiarato di non essere disposto a pagare.

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Il Partito del Pirata si diffonde in Francia e Repubblica Ceca

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Il Partito del Pirata si diffonde in Francia e Repubblica CecaDopo il successo elettorale alle recenti elezioni europee, il Partito del Pirata, movimento politico nato in Svezia, si è diffuso presto in tutta Europa. Recentemente nuove formazioni del Partito del Pirata sono nate anche in Francia e in Repubblica Ceca.

In Repubblica Ceca il partito ha già raccolto 2.500 firme elettroniche, e spera di poter ottenere qualche risultato nelle elezioni di ottobre. Il leader del CPS (ovvero del Českou pirátskou stranu) ha dichiarato che non vuole ottenere seggi in Parlamento: basterebbe che i politici si interessassero ai problemi della pirateria e dei diritti digitali. Come tante altre formazioni politiche simili, il Partito del Pirata ceco non ha un vero e proprio programma politico, ma punta sui temi della proprietà intellettuale e spera di collaborare con altri partiti.

Il movimento francese, nato da poco, gestisce un gruppo su Facebook e un blog su Wordpress, anche se la speranza è quella di ingrandirsi sulla scia dell’omonimo svedese. Proprio la Francia potrebbe essere un terreno fertile proprio a causa della legge sulle tre disconnessioni che il governo ha tentato più volte di far passare. Ad oggi il gruppo su Facebook ha 1.600 membri.

Ovviamente i due partiti sono ancora troppo piccoli per destare interesse politico. Ma è un segnale di come il sasso lanciato in Svezia stia dando risultati in tutta Europa. Solo poche settimane fa il Partito del Pirata in Germania otteneva un posto in Parlamento grazie al passaggio di Jorg Tauss nel nuovo movimento. Chissà se anche in Italia accadrà qualcosa di simile. Chissà se anche l’equivalente italiano, il cui sito è raggiungibile a questo link, riuscirà in futuro ad ottenere risultati politici (Grazie alle segnalazioni dei nostri lettori). Voi cosa pensate ?

Via | Arstechnica.com

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Gran Bretagna: gli ISP devono ridurre la pirateria del 70% entro la fine dell'anno

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Gran Bretagna: gli ISP devono ridurre la pirateria del 70% entro la fine dell'annoContinua la lotta della Gran Bretagna contro il file sharing illegale. Secondo la Ofcom, l’autorità per la regolamentazione delle comunicazioni, gli ISP dovranno ridurre del 70% i flussi di download illegali sulle loro reti entro la fine dell’anno.

Le violazioni continue al copyright potrebbero spingere i titolari dei diritti d’autore (film, musica, giochi e software) ad avviare delle campagne giudiziarie, e chiedere agli ISP il blocco di alcuni siti o una riduzione della velocità della rete.

Nonostante tutte le proposte di legge non siano ancora state discusse, alcuni ISP hanno accolto favorevolmente le idee di Ofcom. Orange, per esempio, ha dichiarato che sarebbe disposta a mantenere un registro di coloro che sono stati ripetutamente accusati di violazione di diritto d’autore.

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