
Dopo che ben due provider sono stati costretti dalla corte distrettuale svedese a cessare la fornitura dei servizi a The Pirate Bay, il famoso sito di torrent sta cercando di salvarsi dall’oblio in ogni modo. L’ultima mossa è quella di spostare i server in Ucraina, sperando di liberarsi una volta per tutte dall’asfissiante morsa della legislatura scandinava.
Sembra infatti che nello stato dell’ex Unione Sovietica le leggi sul diritto d’autore siano molto meno ferree e più permissive, tanto che in suolo ucraino sono già ospitati i server di Demonoid, altro grandissimo nome dell’universo file sharing.
Di recente The Pirate Bay ha subito un colpo durissimo da parte di Google, che ne ha escluso l’homepage dai risultati delle ricerche. Considerati tutti questi problemi ci chiediamo se e come questa colonna portante del P2P riuscirà ad evitare la chiusura.
via | Megalab
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Pirate Bay sarebbe stata venduta per 8 milioni di dollari, secondo quanto riportato da Techdirt.com. Il tutto appare ancora fumoso, ma incominciano ad arrivare i dettagli della vicenda.
L’acquirente sarebbe Global Gaming Factory X (GGF), società operante in Svezia con internet cafè e gaming centers. GFF pagherebbe cash 4 milioni di dollari ed il resto in quote azionarie della società stessa. L’acquisizione dovrebbe ultimarsi in Agosto con il “lancio di un nuovo modello finanziario che permetta la compensazione ai fornitori di contenuti ed ai proprietari di diritti”, secondo quanto scritto nel comunicato stampa.
Questo giustificherebbe da parte di GFF l’altra acquisizione di Peerialism, società che sta sviluppando una nuova generazione di Peer-to-Peer (P2P).
Non sono ancora del tutto chiari i vari aspetti dell’operazione ma soprattutto il futuro di Pirate Bay: vi aggiorneremo sul caso non appena arriveranno novità.
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Da qualche ora rimbalzano su tutto il web richieste di informazioni sulla presunta scomparsa di The Pirate Bay, che, complici il recente processo e le vicende successive, hanno fatto pensare al peggio, invece il downtime deriva da un problema tecnico di connessione (un collegamento in fibra saltato a tarda notte).
La baia non è raggiungibile in IPv4, ma continua imperterrita a sfornare torrent attraverso IPv6: ipv6.thepiratebay.org.ipv4.sixxs.org. L’annnucio è qui mentre su SuprBay c’è il thread ufficiale a riguardo dell’intoppo.
Non ci dovrebbero essere problemi per il download dei torrent ma sarà impossibile l’upload finchè il collegamento in fibra non sarà ripristinato e tornerà online anche l’IPv4.
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Mentre il processo a The Pirate Bay continua ad andare avanti riscontrando un clamoroso successo della baia, anche se la vittoria finale appare ancora lontana con IFPI più che determinata a dare battaglia fino all’ultimo colpo possibile.
Proprio per questo motivo Peter Sunde, uno dei fondatori di The Pirate Bay, ha esortato i propri sostenitori a non commettere atti sconsiderati come quello che ha coinvolto il sito web di IFPI, dove un hacker è riuscito a penetrare minacciando in maniera molto poco velata altre iniziative di tale genere nei confronti dell’organizzazione.
Secondo Sunde e anche secondo noi tali gesti non fanno che avvantaggiare proprio IFPI, mettendo in cattiva luce la baia e i suoi sostenitori ma soprattutto i fondatori coinvolti nel processo, che di sicuro non hanno bisogno di questo genere di “supporto” per tentare di uscire indenni da un procedimento che finora sono riusciti ad affrontare al meglio.
Via | Crunchgear.com
Crimeblog oggi racconta la storia di Wikileaks, wiki che raccoglieva indiscrezioni e materiale riservato di ogni genere: uso il passato perchè un giudice a San Francisco ha ingiunto di oscurare completamente il sito al livello del DNS .org, su richiesta di un’istituzione finanziaria colpita in pratiche offshore poco chiare finite in pubblico grazie ad un ex dirigente di una filiale delle Isole Cayman.
I commenti in giro si sprecano, anche perchè la storia è sempre quella: più si cerca di nascondere, e più il web si ribella con mirror che disseminano le informazioni in maniera difficile da controllare. Ne parlano anche Mercury News e New York Times come un caso di violazione gravissima del Primo Emendamento.
Dietro all’araba fenice dei mirror di Wikileaks ci sarebbe, tanto per cambiare, anche lo zampino svedese di Pirate Bay (Wikileaks ora è ai domain .be e .in). Una storia d’oro per blogger libertari e bersagli altolocati in cerca di fango, come spiega anche il nostro Crimeblog qui.
Continua a leggere: Pirate Bay in soccorso della patata bollente Wikileaks
Probabilmente i numeri rivelati da Pirate Bay non devono aver fatto molto piacere a Håkan Roswall, procuratore svedese che ha accusato quattro persone coinvolte con il principale sito di diffusione di link Torrent al mondo.
Tra questi troviamo Peter Sunde, meglio noto come “Brokep”, co-fondatore della baia dei pirati, Fredrik Neij (”TiAMO”), Gottfrid Svartholm (”Anakata”), e Carl Lundström (persona controversa e solo relativamente collegata a Pirate Bay): la richiesta del procuratore, 188.000 dollari a testa di multa e la confisca di tutti i computer, vede i quattro di fronte anche al rischio di due anni di carcere, per aver agevolato l’infrazione delle leggi su copyright.
Il procuratore Roswall accusa Pirate bay di lucrare attraverso le inserzioni pubblicitarie sulla infrazione del copyright che viene operata dai propri visitatori, quattro milioni di dollari nell’ultimo anno: tra i file citati nell’accusa ci sono “Let it be” dei Beatles, Robbie Williams, e il film “Harry Potter e il calice di fuoco”.