Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag peer-to-peer

Il Kopimism non ce la fa: non sarà una religione ufficiale in Svezia

pubblicato da Federico Moretti

KopimiIl Kopimism, ovvero il culto pagano del file sharing, non diventerà una religione ufficiale: la Svezia ha rifiutato anche l’ultima istanza di riconoscimento. Eppure gli adepti non si perdono d’animo e pubblicano ulteriori dettagli sulla liturgia della fede. È lecito parlare di qualcosa d’inquietante, se non si tratta di una bravata.

Pare infatti che i simboli religiosi del Kopimism (oltre al Kopimi, il logo riprodotto nell’immagine a lato) siano il Ctrl+C e il Ctrl+V. L’attività meditativa richiede un’attenta riflessione sull’arte della copia e la condivisione delle informazioni. La descrizione dei rituali è richiesta dalla Svezia per l’accettazione del culto.

In questi mesi i membri della Chiesa avrebbero superato le mille unità. Con tutta la simpatia che può attrarre a sé un culto come il Kopimism, forse lo status di religione ufficiale è una pretesa eccessiva: in Italia, ad esempio, se fosse riconosciuto avrebbe accesso a forme di sostentamento pari all’8×1000. Troppo per il Kopimism.

Via | TorrentFreak

....
condividi 7 Commenti

Kopimism, un'autentica religione basata sul “culto” del file sharing

pubblicato da Federico Moretti

KopimiSe il Cattolicesimo s’interroga sul ruolo di Facebook nella vita dei fedeli, qualcun altro invece non ha dubbi su quale debba essere il credo dell’umanità: il Kopimism è una religione basata sul culto del file sharing. Sul file sharing illegale, per giunta, ed esplicitamente avversa al Digital Rights Management (DRM) e al copyright.

Il termine kopimism (letteralmente, «copiamismo») deriva da un adattamento di «copy me», kopimi, il simbolo della religione: una piramide decorata dalla lettera “K”. Fondata in Svezia, il Kopimism ha dei principi affini al Cristianesimo e strizza l’occhio alla massoneria. Fulcro del Kopimism è il diritto alla diffusione del sapere.

Può sembrare uno scherzo di cattivo gusto o tutt’al più un’idea eccentrica, eppure il Kopimism è una fede molto seria e gli adepti stanno cercando di farla riconoscere come una religione ufficiale. Ciò premesso, è interessante domandarsi fino a che punto ci si possa spingere per la libera diffusione della cultura: qual è il limite?

Via | TorrentFreak

....
condividi 7 Commenti

Nuova Zelanda e giustizia sul P2P: tutti colpevoli, fino a prova contraria

pubblicato da Federico Moretti

Nuova ZelandaSe la proposta fosse stata fatta in Italia si sarebbe parlato di pericolo per la democrazia e l’accusa non sarebbe parsa infondata. Bisogna però considerare che il diritto vigente in Nuova Zelanda non è quello dell’Europa latina, ma è lo stesso di Gran Bretagna e Stati Uniti d’America. La differenza, per chi si occupa di giurisprudenza, è sempre più sottile… eppure, nella circostanza non può essere ignorata. Capiamone il perché.

Stiamo parlando del concetto di presunzione della colpevolezza: in tutto l’Occidente, a prescindere dagli ordinamenti giuridici, l’imputato è innocente fino a prova contraria. Nel nostro Paese la difesa è chiamata a dimostrare l’innocenza del processato, mentre in Gran Bretagna e Stati Uniti (come Australia e Nuova Zelanda) è il pubblico ministero che deve provare la colpevolezza dell’imputato. Una differenza di forma.

Ciò che non cambia è il principio, sancito già con l’illuminismo, per cui chi è accusato di un reato non può essere condannato finché il processo non abbia raggiunto un verdetto obiettivo. In Nuova Zelanda si vorrebbe sovvertire questo principio per tutelare il diritto d’autore contro il download illegale: Cesare Beccaria si sta rivoltando nella tomba. Nel 2009 lo Stato propose una legge simile alle tre disconnessioni francesi.

Via | Ars Technica (Immagine: Wikimedia Commons)

LimeWire è stato chiuso dalla Corte federale degli Stati Uniti

pubblicato da Federico Moretti

LimeWire Legal Notice

La RIAA, alla fine, ce l’ha fatta: a inizio giugno era stata inoltrata una richiesta di chiusura nei confronti di LimeWire, il client P2P in Java per la rete Gnutella. L’accoglimento della domanda della RIAA non è stata immediata, come avrebbe voluto l’associazione, ma la Corte federale statunitense è giunta ugualmente a disporre la chiusura del popolare servizio.

La battaglia legale con le major dell’industria musicale degli Stati Uniti dura già da 4 anni e si riferisce al periodo 2000-2004, quando LimeWire ha inaugurato il servizio a pagamento che ha reso legale il download. Al momento, sul sito campeggia l’immagine che vedete qui sopra in cui il team di LimeWire avvisa gli utenti dell’ingiunzione cui è sottoposto il client.

Cosa accadrà nel prossimo futuro? Le indiscrezioni trapelate dai legali e dagli sviluppatori di LimeWire escludono l’eliminazione del servizio: piuttosto, è probabile che l’azienda sia messa all’asta per coprire i debiti con le etichette discografiche per diventare simile a Spotify. A prescindere, la chiusura cautelare di LimeWire è un grande successo per la RIAA.

Via | Guardian

....
condividi 5 Commenti

Spotify è disponibile in tutto il mondo (Italia inclusa) con SpotifyWorldwide

pubblicato da Federico Moretti

Spotify
Spotify è una popolare piattaforma britannica per il download e lo streaming di tracce MP3. È legale e prevede la sottoscrizione di un abbonamento mensile o, annuale: Spotify supporta numerosi sistemi operativi desktop (Linux, OS X e Windows) e mobile (Android, iOS, ecc.). Purtroppo, non è ancora disponibile in Italia, né negli Stati Uniti e in Canada.

Accedere a Spotify da un Paese in cui il servizio non è erogato non presenta grandi difficoltà. Se siete in grado di configurare un proxy per aggirare le restrizioni geografiche avete già risolto il problema. Chi non avesse questa capacità può avvalersi di SpotifyWorldwide, una piattaforma che si occupa di fare altrettanto. Il servizio, però, ha un costo e non dà garanzie.

Se Spotify non è ancora raggiungibile da tutto il mondo non è certo per questioni tecniche. Essendo legale, il servizio è in regola col pagamento dei diritti d’autore: in Italia la SIAE prevede una percentuale che si somma all’IVA e ciò costituisce un limite per Spotify e altre piattaforme come VEVO. SpotifyWorldwide potrebbe essere bloccato da quest’ultima.

Via | TNW Apps

....
condividi 6 Commenti

Operation Payback non risparmia Gene Simmons dei Kiss

pubblicato da Federico Moretti

Gene Simmons

Gli hacker organizzatisi su 4chan per colpire i pilastri del diritto d’autore non accennano a una tregua e, mentre l’Europa discute su come reagire, sono stati registrati nuovi attacchi. Operation Payback (questo il nome dato all’iniziativa) è arrivato a colpire Gene Simmons, storico bassista dei Kiss, che non l’ha presa molto bene. Anzi, dalle pagine del suo sito – tuttora oggetto di attacchi – ha inveito contro gli autori del DDoS promettendo che saranno puniti, benché ciò sia pressoché impossibile. Dopo l’esclusione dalla Hall of Fame del Rock’n'Roll (l’ultima nomination è del 2010), un altro duro colpo per dei «mostri sacri» della musica come i Kiss. Sembra, comunque, che l’attacco a Simmons non sia stato unanime.

Foto | Flickr

La RIAA spende in cause legali più di quanto incassa

pubblicato da Gianluca Pezzi

RIAAQuanto costano le azioni legali di RIAA? Quanto fruttano all’associazione dei discografici americani?

Torniamo a parlare di RIAA e di repressione della pirateria informatica, dopo i presunti casi di privacy violata e dell’amara considerazione su RIAA da parte dello studente che non riesce a recuperare il proprio laptop rubato nonostante ne abbia individuato l’attuale indirizzo IP.

P2Pnet.net ha pubblicato un documento fiscale di RIAA, dal quale è possibile notare come le cause legali nel 2008 siano costate 16 milioni di dollari. Le entrare da risarcimento danni sono state invece ben… 391.000 dollari, ossia un quarantesimo della spesa. Su un periodo di tre anni, di parla di 64 milioni di dollari, con entrate per soli 1.361.000 dollari. Un vero bagno di sangue economico, quindi.

Certo, non tutto è riconducibile al mero aspetto economico. Nei conti va incluso il “messaggio” che RIAA ha voluto mandare agli utenti americani. Già, ma di quale messaggio stiamo parlando? Se lo chiede NewYorkCountryLawyer su Slashdot. Ecco la risposta, più o meno condivisibile.

1) L’associazione delle etichette discografiche è gestita da “idiots“.
2) I legali di RIAA dimostrano più simpatia per gli accusati che per il proprio cliente.
3) Combattere la pirateria sul piano delle cause legali è una battaglia persa.
4) Il capo di RIAA ha fatto un buon lavoro… per gli avvocati.

Continua a leggere: La RIAA spende in cause legali più di quanto incassa

....
condividi 5 Commenti

Virgin Media è il primo provider a monitorare i pacchetti

pubblicato da giovanni de stefano


Ancora brutte notizie per i tanti utenti del file sharing e del peer-to-peer. E, questa volta, con tutto il rispetto per i fan di Mininova (che si è appena completamente “legalizzata“) la notizia è davvero una di quelle che può presagire un cambiamento epocale.

Virgin Media, provider internet britannico, ha annunciato che comincerà ad effettuare ispezioni approfondite ai pacchetti scambiati tramite la banda da essa fornita, in modo da monitorare il tipo e la quantità di file sharing effettuato dai suoi clienti. Il suo scopo è rendersi conto di quanto incida sulla banda disponibile l’attività di scambio di contenuti digitali illegali.

Il sistema adottato si chiama CView, è una soluzione commerciale prodotta dalla Detica (dunque non è una tecnologia proprietaria di Virgin, e può essere comprata anche da altri provider). Virgin rassicura i suoi clienti sostenendo che CView effettua i suoi controlli in maniera del tutto anonima, ma il disagio degli inglesi comincia a farsi sentire.

La lotta contro la pirateria online costa più delle perdite economiche delle case discografiche

pubblicato da PG

La lotta contro la pirateria online costa più delle perdite economiche delle case discograficheLa lotta contro il file sharing è diventato un problema importante e ci sono governi e associazioni antipirateria in tutto il mondo, che stanno cercando delle soluzioni per arginare la pirateria online.

Un giornalista del “The Mirror” ha condotto un’inchiesta sui costi delle promozioni antipirateria e della lotta contro il file sharing, arrivando alla conclusione che la guerra contro il P2P costa più dei danni economici causati nei confronti delle etichette discografiche.

Infatti, mentre gli investimenti degli ISP per sconfiggere il P2P costeranno nel 2009 circa 365 milioni di sterline, le perdite dell’industria musicale saranno “solo” di 200 milioni di sterline. Se questi dati venissero confermati, verrebbero a cadere gran parte delle motivazioni che oggi spingono a combattere la pirateria con i mezzi classici.

C’è sicuramente qualcosa di sbagliato nei sistemi che gli ISP adottano in questo caso, ed è errata anche la convinzione che ogni brano scaricato sia illegale, così come pure l’accanimento contro la tecnologia P2P, che di per sè non ha nulla di illegale, tranne l’uso che ne fanno gli utenti. L’industria musicale spesso riceve, dalle campagne antipirateria, dei danni all’immagine, mentre la guerra contro il P2P potrebbe condurre gli ISP e i governi ad una corsa agli armamenti tecnologici per scovare gli utenti che trovano nuovi sistemi per agire nell’anonimato.

Via | Torrentfreak.com

La pirateria non si può sconfiggere, secondo il presidente di Carphone

pubblicato da PG

La pirateria non si può sconfiggere, secondo il presidente di CarphoneLa pirateria informatica è diventata uno degli argomenti più dibattuti negli ultimi tempi. Secondo Charles Dunstone, presidente della compagnia telefonica mobile The Carphone Warehouse, fermare la pirateria non è possibile.

Secondo Dunstone, la lotta contro il P2P è diventata una lotta del gatto contro il topo, in cui il topo vince sempre. Le leggi che i politici stanno mettendo in atto non fanno altro che far sembrare loro più stupidi.

Le parole di Dunstone attivano prima della pubblicazione della relazione del ministero delle comunicazioni inglese sullo stato della pirateria online. Si sa che la Gran Bretagna sta cercando di contrastare la pirateria tramite delle proposte: gli ISP sono stati invitati, in passato, a inviare delle lettere di diffida nei confronti degli utenti scoperti a scaricare.

Continua a leggere: La pirateria non si può sconfiggere, secondo il presidente di Carphone

....
condividi 2 Commenti

BitTorrent si conferma il numero uno tra i protocolli P2P

pubblicato da PG

BitTorrent si conferma il numero uno tra i protocolli P2PNonostante i problemi giudiziari che stanno coinvolgendo numerosi siti, il protocollo BitTorrent si conferma al primo posto tra le scelte degli utenti quando si tratta di scaricare file dalla rete.

L’azienda BayTSP, società antipirateria a stretto contatto con l’industria dell’intrattenimento, ha raccolto i dati di diversi utenti nel 2008, dati che confermano la posizione numero uno di BitTorrent, davanti a eDonkey. C’è da dire che BitTorrent è più facile da monitorare, e questo ha portato a generare molti più dati rispetto alle altre reti.

Il dato interessante è che, nonostante la crescente popolarità del video streaming, gli utenti continuano a scaricare film dalla rete, utilizzando proprio BitTorrent e eDonkey, protocolli ottimizzati per la distribuzione di file di grandi dimensioni.

Continua a leggere: BitTorrent si conferma il numero uno tra i protocolli P2P

....
condividi 3 Commenti

Il Governo Francese vuole riproporre la legge delle tre disconnessioni

pubblicato da PG

Il Governo Francese vuole riproporre la legge delle tre disconnessioniNonostante la recente sconfitta subita in Parlamento all’inizio di aprile, il governo francese è intenzionato a riproporre la legge sul P2P che prevede tre disconnessioni in caso di violazione del diritto d’autore su Internet.

Il progetto di legge deve ora passare un altro ciclo di dibattito parlamentare, e le previsioni indicano che anche questa volta la legge non dovrebbe essere accettata. Se, invece, la proposta dovesse passare, introdurrebbe una nuova autorità amministrativa chiamata HADOPI con il compito di gestire le violazioni di diritto d’autore e creare una “lista nera” degli utenti avvisati.

Intanto il Parlamento Europeo intende trasmettere alcune indicazioni per una revisione delle telecomunicazioni che dovrebbero andare controcorrente rispetto alla proposta francese. L’UE si è opposta in passato, così come oggi, alla proposta di disconnettere i navigatori e alcune trattative tra politici dei vari gruppi parlamentari sono state avviate.

Via | Arstechnica.com

....
condividi 3 Commenti