Verizon, Sprint e Time Warner Cable hanno annunciato una strategia comune per bloccare in tutti gli Stati Uniti forum, blog e siti con contenuto pedopornografico. Si tratta di un accordo molto importante, che coinvolge tre tra i principali operatori di telefonia e provider di servizi internet nel Nord America.
L’accordo prevede anche il blocco, oltre che dei siti, anche dei tanti e numerosi newsgroup Usenet che consentivano lo scambio di materiale pedopornografico, considerati uno degli ultimi avamposti senza regole della Rete. Secondo quanto riportato da alcuni giornali, le trattative stanno andando avanti per coinvolgere sempre più provider.
Si tratta di una vera e propria novità nella lotta alla criminalità informatica e in particolare alla pedofilia. Durante molti casi giudiziari che coinvolgevano utenti e pedofilia, infatti, fino ad ora i provider si erano sempre detti estranei, spiegando di non poter entrare “nel merito delle comunicazioni personali degli utenti”. La decisione, tra l’altro, è molto importante perché se tutti i provider firmassero un accordo del genere, i “luoghi” su internet dove scambiarsi questo tipo di informazioni si ridurrebbero notevolmente a vista d’occhio, e con essi probabilmente anche il fenomeno.
Via | Reuters
La notizia di cui parliamo oggi ha davvero dell’incredibile. Un uomo che ha scaricato più di 16mila immagini erotiche (alcune delle quali contenti anche foto di minori) sta cercando di difendersi dalle accuse della polizia, accusando a sua volta i motori di ricerca di rendere troppo semplice l’individuazione di foto pornografiche e pedopornografiche.
Accade in Inghilterra, dove l’uomo, 67 anni, è stato “pizzicato” in flagrante dagli investigatori mentre riordinava il suo archivio. L’uomo si è però difeso spiegando di essersi iscritto a un “sito di notizie”, che però dava anche immagini di minori (alle quali comunque non ha nascosto di essere interessato).
La difesa dell’uomo, però, ci ha messo “il carico da 11″, spiegando che è tutta colpa dei motori di ricerca se l’accusato è caduto in tentazione: le immagini erano troppo facilmente reperibili.
Facebook ha annunciato un giro di vite su pornografia, pedofilia, bullismo e altri “pericoli online” per salvaguardare gli utenti più giovani. Si tratta di un patto per la salvaguardia dei bambini e dei ragazzi molto simile a quello firmato, lo scorso gennaio, dall’altra società leader nel social-networking, MySpace.
Secondo molti analisti ed esperti di sicurezza informatica si tratta di una pietra miliare nella storia della sicurezza del Web e dei social-network, e probabilmente - considerato l’esempio dei due più grandi siti - la decisione potrebbe essere seguita da tante altre piccole community.
Tra le azioni che Facebook ha promesso d’intraprendere c’è quella di migliorare il sistema di identificazione delle persone e delle età e di controllare al meglio i profili degli utenti e i link esterni.
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Google ha annunciato di aver adottato un software in grado di seguire le tracce dei pedofili sul Web e soprattutto di impedire l’accesso, da parte dei bambini, a determinate immagini o siti internet.
La tecnologia è stata creata e messa appunto per l’americano National Centre for Missing and Exploited Children, che si occupa di protezione dei minori. In pratica, gli ingegneri di “Big G” hanno preso il sistema che originariamente era stato sviluppato per evitare che su YouTube venissero caricati materiali protetti da copyright e l’hanno applicato alla sicurezza dei più piccoli.
Il programma utilizza il riconoscimento di alcuni “pattern” comuni ai file contenenti immagini di abuso sui minori. Questa prima relase in futuro potrebbe diventare la base per un grande software che combatta la pedofilia e difenda i bambini che vogliono accostarsi alla navigazione in rete.
Per creare un software simile sono stati inseriti nel sistema centinaia e centinaia di dati sulle pedofilia raccolti negli ultimi anni. “Speri sempre che il tuo lavoro possa essere usato per fare qualcosa di buono al mondo - ha spiegato il ricercatore di Google Shumeet Baluja - e questa ora è una grande chance per avverare questa speranza”.
Via | Bbc News
Il senatore del partito democratico Joe Biden ha proposto di monitare il traffico peer-to-peer che riguarda file altamente illegali come quelli che riguardano la pornografia infantile, attraverso software personalizzato da affidare alla polizia. E per fare questo vuole investire 1 miliardo di dollari.
Il software, chiamato “Operation Fairplay”, è stato sviluppato due anni fa ed è attualmente utilizzato per combattere la pedofilia su Internet. Questo sistema, quindi, opera già con risultati durante le operazioni che comportano la condivisione di file nelle reti P2P, nelle chat, nei siti Web e nei telefoni cellulari.
L’attività degli investigatori ha permesso, fino ad oggi, di registrare più di 642.000 numeri di serie univoci, che possono essere rintracciati negli Stati Uniti, e altri 650.000 che provengono da altri paesi. E questi numeri sono in costante aumento, da quando la raccolta dei dati è iniziata nel 2005.
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Google ha sviluppato una tecnologia di ricerca che permetterà alla polizia postale di scovare i pedofili online attraverso le fotografie. Google, è bene ricordarlo, è anche membro della Technology Coalition Against Child Pornography, che si batte proprio contro la pedofilia online. Ad oggi i membri del team del NCMEC di Google, guidati da Shumeet Baluja, hanno analizzato 13 milioni di foto per aiutare le forze dell’ordine.
Gli strumenti sviluppati da Google contengono un sistema di individuazione video e sistemi di indicizzazione e catalogazione delle immagini, in modo che sia più facile per gli analisti analizzare i nuovi file. E, organizzando i dati in modo più efficiente, gli analisti saranno in grado di lavorare più velocemente per ottenere le informazioni di cui hanno bisogno per individuare i bambini scomparsi.
Purtroppo, e non è certo una bella notizia, l’ultima relazione della Internet Watch foundation mostra dati preoccupanti: nel solo 2006 oltre il 50% delle immagini su Internet riguardavano abusi su minori che sono stati rintracciati negli Stati Uniti. La relazione ha anche mostrato che la gravità degli abusi sui minori online è in aumento.
Via | Informationweek.com
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L’FBI ha recentemente introdotto una nuova tecnica di indagine per scovare i pedofili su Internet: la pubblicazione di link che conducono a fasi contenuti illegali. In realtà cliccando sui falsi link si viene indirizzati verso contenuti indecifrabili e immagini innocue.
Come dichiarato da News.com, i giudici americani hanno considerato legittima questa strategia, nonostante i problemi derivanti dall’intrappolamento degli utenti e il tracciamento dei loro movimenti. Ci si chede, infatti, se chi clicca su un link che non contiene alcuna immagine di pornografia infantile debba essere automaticamente considerato un criminale.
Roderick Vosburgh, uno studente del Temple University, insegnante di storia presso l’Università La Salle, ha subito una irruzione in casa nel febbraio 2007 dopo aver presumibilmente cliccato su uno di questi link FBI. Gli agenti avevano bussato alla sua porta alle 7 del mattino, dichiarando che volevano parlare della sua auto. Una volta che ha aperto la porta gli agenti lo hanno buttato a terra e ammanettato.
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Bloccato, almeno in Italia, il sito tedesco che inneggiava alla giornata dell’orgoglio pedofilo, il “Love boy day”. Un sito che si era portato dietro numerosissime polemiche da parte dell’opinione pubblica, tant’è che la catena di giornali ePolis ha lanciato un’imponente campagna, dal titolo “Fermiamo gli orchi”.
Sul sito “incriminato” si chiedeva a tutti i pedofili di accendere una candela azzurra il 23 giugno per ricordare i loro “compagni” incarcerati, vittime di discriminazioni e di leggi (addirittura!) ingiuste e restrittive.
Per il ministro delle Comunicazioni Gentiloni si tratta di un grande successo, “sia per l’ubicazione all’estero dell’indirizzo elettronico (come tale non assoggettabile all’autorità italiana) sia per la collaborazione prestata dagli Internet Service Provider italiani e dal mondo delle associazioni di volontariato, come la Meter di don Fortunato di Noto, i quali hanno cooperato per contrastare l’iniziativa pedofila”.
Lo slogan internazionale di MySpace è “A place for friends”. Ma a volte, purtroppo, si possono fare anche cattivi incontri e sembra che pedofili e adescatori di giovanissimi stiano sfruttando sempre più la Community per fare “nuove conoscenze”.
Per rendersi conto della vastità del problema basti pensare che secondo un’inchiesta solo in Kansas oltre trecento persone condannate per reati sessuali sono registrate alla community. E la lista include solamente coloro che hanno inserito in fase di registrazione al sito il proprio nome e cognome reale.
La campagna era partita dopo una lettera di otto stati Usa, che avevano chiesto agli amministratori del sito di poter fare una ricerca nel database: solo nel 2006, infatti, i tribunali hanno affrontato oltre cento casi di crimini sessuali partiti da una conoscenza su MySpace, soprattutto da parte di adulti che cercavano di adescare giovanissimi/e.
Ho aspettato a postare questa notizia perché sinceramente non riuscivo a crederci. Ora, però, le voci si fanno sempre più insistenti. La polizia tedesca sta effettuando ricerche nella rete di Second Life perché, secondo le segnalazioni di alcuni utenti, alcuni membri si scambierebbero immagini pedopornografiche proprio all’interno del mondo virtuale.
L’investigazione è partita in seguito a un’inchiesta di un programma televisivo tedesco che ha scoperto che, in alcuni luoghi, ci sarebbero degli utenti che pagano per fare sesso con bambini virtuali.