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Informatica libera e pacifista: intervista a Carlo Gubitosa II

pubblicato da Francesco

Dopo la prima parte pubblicata ieri, ecco la parte centrale dell’intervista all’attivista telematico Carlo Gubitosa: oggi ci parla di geek, di consumo critico e dell’informazione come strumento di guerra.

Hai scritto diversi libri sulla pirateria e l’hacking anche italiano: il volontariato e il pacifismo telematico erano vicini all’ambiente degli hacker e dei cyberpunk? In rete, si scarica da qui il tuo volume Hacker, scienziati e pionieri (Storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica). Raccontaci qualcosa anche per i lettori più giovani, per i quali Hacker Crackdown potrebbe il nome di un utensile per snocciolare la frutta agli scoiattoli.

Negli anni ‘90 le reti di BBS hanno rappresentato uno spazio libero utilizzato con efficacia da tutte le culture minoritarie che non trovavano (e non trovano tuttora) spazio all’interno dell’informazione commerciale. E’ cosi’ che in questo spazio si sono ritrovate le minoranze piu’ varie, colorate ed eterogenee: gli scout cattolici hanno creato scoutnet, dalla cultura libertaria dei centri sociali e’ nata cybernet, dal mondo pacifista e dalla cultura nonviolenta ha preso vita PeaceLink, l’area piu’ “geek” delle controculture digitali degli anni 90 si e’ ritrovata attorno a BBS come la Metro Olografix di Pescara, e tutte queste anime della telematica sociale italiana hanno fatto informazione assieme, imparando a rispettarsi a vicenda. Per me quell’epoca e’ stata una grande scuola di tolleranza e di rispetto, e al tempo stesso una finestra su mondi che altrimenti non avrei mai incontrato. Rispetto a questa situazione l’esplosione di massa del web ha avuto anche degli effetti negativi, e oggi in rete e’ piu’ facile trovarsi “tra simili” che incontrare persone molto diverse da te.

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Informatica libera e pacifista: intervista a Carlo Gubitosa

pubblicato da Francesco

Ecco la prima parte di una corposa intervista a Carlo Gubitosa, attivista e informatico che ci offre una prospettiva eccezionale su una parte della rete italiana che non sempre ha avuto ed ha la visibilità dovuta. A seguire, la seconda parte di un testo un pò lunghetto ma sicuramente interessante.

Presenta Carlo Gubitosa in due parole: da che parte ha iniziato con la tecnologia e dove è arrivato oggi.

Ho cominciato nel 1983. All’epoca facevo la terza media a Taranto e mia mamma mi ha portato ad una festa dell’Unita’ dove c’era un banchetto dell’Arci che raccoglieva iscrizione per un corso di informatica. E’ cosi’ che ho cominciato a muovere i primi passi con il BASIC del Commodore 64 e del TI-99 della Texas Instruments. All’epoca il PC IBM aveva appena due anni, ma c’era chi aveva gia’ intuito profeticamente tutto il potenziale di queste tecnologie. Tra questi c’e’ Alessandro Marescotti, che oggi e’ presidente dell’Associazione PeaceLink e nel 1983 aveva organizzato quel corso di “alfabetizzazione informatica” che mi ha cambiato la vita.

Ricordo come se fosse oggi le prime parole di Sandro, che sono rimaste scolpite nella mia memoria di tredicenne: “tra qualche anno il potere sara’ nelle mani di chi controlla queste tecnologie. Noi organizziamo dei corsi di alfabetizzazione informatica per spostare verso il basso questo potere e consegnarlo nelle mani dei cittadini”. Era solo il 1983. Dopo questo corso ho perso i contatti con Sandro, che ho ritrovato solo 11 anni dopo all’interno dei circuiti di BBS, grazie ad un incontro fortuito con la rivista “Il Giornale della Natura”, che ospitava una rubrica eco-pacifista curata da una rete di BBS che allora muoveva i suoi primi passi: si tratta della Rete PeaceLink, che si e’ successivamente evoluta in una associazione di volontariato dell’informazione, mantenendo intatto fino ad oggi lo spirito dei suoi fondatori: liberare il potere delle tecnologie.

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