Probabilmente ricorderete il caso di Jammie Thomas-Rasset, la signora e madre di famiglia, che fu accusata dalla RIAA di aver scaricato 24 canzoni dalla rete Kazaa. Inizialmente il giudice aveva ribaltato la sentenza, dichiarando la non colpevolezza della signora Thomas.
Sentenza che, però, è cambiata ieri, quando la signora Thomas è stata condannata a pagare 1.9 milioni di dollari per aver condiviso le 24 canzoni su Internet. A nulla è valsa la difesa degli avvocati, secondo cui erano stati i figli a condividere le canzoni.
La nuova giuria ha quindi aumentato la pena della sentenza, inizialmente indicata su 222.000 dollari. Secondo la signora Thomas la sentenza è “ridicola”. La RIAA, da parte sua, ha sempre sostenuto di essere disponibile ad un patteggiamento. Infatti negli Stati Uniti è prevista una multa di 150.000 dollari per ogni MP3 condiviso illegalmente su Internet, il che sospinge gli utenti a patteggiare invece che affrontare un processo.
E’ vero che scaricare e condividere sulla rete è un reato, ma davvero il danno provocato dalla signora Thomas è stato di circa 80.000 dollari per ogni canzone condivisa? Voi cosa ne pensate?
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Vuze, il client per BitTorrent che ha sostituito Azureus, ha commissionato uno studio sulle abitudini degli utenti che scaricano nei confronti dell’acquisto di materiale legale.
La ricerca ha dimostrato ancora una volta come chi scarica è ben disposto a spendere denaro legalmente per vedere un film. Il sondaggio è stato realizzato su una base di utenti americani nella fascia di età da i 18 ai 44 anni, di cui 693 intervistati sono utenti di Vuze mentre gli altri 606 sono comuni navigatori.
Il risultato sorprendente è che gli utenti di Vuze sono molto più disposti a spendere per noleggiare un DVD o vedere un film al cinema rispetto ai comuni navigatori di Internet. In un solo anno, gli utenti di Vuze hanno visto 8 film al cinema e noleggiato 9 DVD, mentre i normali utenti hanno visto 6 film e noleggiato 7 DVD.
Tempi duri per il file sharing in Svezia. Proprio ieri vi abbiamo annunciato la notizia secondo cui l’applicazione della legge sui diritti d’autore, IPRED, ha fatto calare il traffico Internet in Svezia del 30%. Appena un giorno dopo sono stati resi noti i primi due arresti per condivisione file.
Due uomini, di età non superiore ai 29 anni, sono stati accusati di aver violato il diritto d’autore tramite la condivisione di file sulla rete: la polizia ha sequestrato i loro computer nella città si Skövde.
Il procuratore Fredrik Ingblad ha dichiarato che i due sono sospettati di aver condiviso una grande quantità di film, ma non ha fornito ulteriori indicazioni su come questi file siano stati condivisi su Internet. Oltre alla condivisione di file, i due sono sospettati di aver gestito un cosiddetto “rip box”, ovvero un computer predisposto alla decodifica veloce di DVD in formati compressi.
Il pubblico ministero ha dichiarato inoltre che il caso fa parte di un’operazione internazionale di polizia contro il file sharing illegale, il cui nome è Operazione Carbonite che coinvolge Stati Uniti, Regno Unito, Olanda, Belgio e Svezia.
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Non è un mistero che il grosso del traffico su Internet in scala globale sia generato dalle reti P2P, ma ciò non toglie lo straordinario risultato ottenuto in Svezia dopo l’entrata in vigore di IPRED nella giornata di mercoledì 1 aprile, che ha causato un calo nell’utilizzo della rete pari al 33% del totale come immediato risultato.
Effettivamente la cosa appare più che fondata, visto che la nuova legge permette di accedere in maniera abbastanza semplice ai dettagli del traffico generato da un determinato indirizzo IP, suscitando non poca paura nei pirati della rete. Proprio l’altro giorno ricorderete avevamo parlato di IPREDator, VPN a pagamento progettata da The Pirate Bay per permettere agli scaricanti di mantenere l’anonimato.
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Il 1° aprile è appena terminato, eppure continuano ad accumularsi notizie che si rivelano più o meno vere. Eppure una notizia ha fatto il giro del mondo, e molti inizialmente hanno pensato che si trattasse dell’ennesima bufala. Invece sembra che non sia così.
Una copia dell’ultimo film degli X-Men, “Origins:Wolverine”, è comparsa su BitTorrent con diverse settimane di anticipo. Infatti l’uscita della pellicola è prevista per il 1° maggio, invece una copia, per altro di alta qualità, è finita nelle reti peer-to-peer.
Il video, pur essendo una copia “workprint”, ovvero una versione grezza con l’audio in presa diretta, è comunque di alta qualità, ed ha avuto immediato successo su BitTorrent, con migliaia di persone che si sono catapultate a scaricarlo. Non saranno certamente contente le associazioni antipirateria e la Fox, casa produttrice del film.
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Mentre le associazione che tutelano il diritto d’autore spingono per ottenere leggi più severe sul copyright, ormai l’opinione pubblica va nella direzione opposta. Recenti studi condotti in Canada e Spagna hanno rivelato che più della metà degli utenti su Internet usa le reti peer-to-peer per scaricare musica, software e film e meno del 5% degli intervistati sostiene che sia giusto punire chi lo fa.
Sono cambiate, quindi, le opinioni dei navigatori e le loro abitudini. Ciò che stupisce è che una percentuale molto bassa ritiene che scaricare illegalmente sia, appunto, illegale, cioè da punire. Sempre più persone sono a favore del p2p.
Come è potuto accadere? E’ possibile che Internet abbia cambiato il nostro modo di interagire con i media digitali? Sono passati più più di 10 anni da quando l’esplosione di Internet e delle reti p2p hanno iniziato a cambiare i comportamenti dei navigatori. Oggi Internet è diventato il bacino che permette alle persone di accedere ad una biblioteca sterminata di informazioni.
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Uno dei più popolari e longevi software di peer to peer, Emule, è giunto alla versione 0.49c, che può essere scaricata dal sito ufficiale emule-project.net; come al solito del programma vengono rilasciati un installer, i files binari ed il codice sorgente.
Non si tratta di una release particolarmente innovativa, sono stati risolti alcuni piccoli bug della precendete 0.49b ed inserite funzioni minori ma comunque molto utili, tra cui la possibilità di mettere in condivisione (o togliere) un singolo file invece di una cartella, il ripristino automatico del file part.met attraverso la copia di backup part.met.bak ed è stata migliorata anche la gestione dell’UPnP (Universal Plug n Play).
Un’altra miglioria che salta subito all’occhio è la colonna “Aggiunto” nella schermata dei download che segna quando si è dato via allo scaricamento del file.
Per Eirik Johansen, ex presidente della IFPI ed ex direttore della EMI, personaggio a lungo ai vertici dell’industria discografica, ha ammesso durante una intervista apparsa sul più diffuso giornale norvegese, Dagbladet, che la lotta al p2p illegale è inutile.
Questa posizione, già molto diversa da quella tenuta da Johansen quando lavorava per la EMI, è resa ancora più distante dalla sua disapprovazione riguardo al paragonare il download di una canzone senza diritti con un furto in piena regola (teoria su cui anche in Italia è stata fatta una non proprio fortunata campagna di informazione-dissuasione, con protagonista Giorgio Faletti).
Johansen, il cui impegno principale era scoprire e far crescere nuovi artisti, adesso che i proventi delle label sono diminuiti e i giovani artisti non vengono più scoperti o instradati al successo ma tutt’al più vengono artificialmente costruite delle star da 2 o 3 hit, ha lasciato il suo lavoro; nella stessa intervista ha dichiarato che storicamente, nessuno ha mai vinto una battaglia contro la nuova tecnologia.
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Non è un virus, neanche rappresenta una vera e propria “minaccia”: ma è un software che ci si ritrova installato se si guardano i video di CNN, che “collabora” inviando lo stesso video ad altri PC. Naturalmente a spese di banda e risorse di calcolo proprie dell’utente.
Il trucco sta in un EULA (End User License Agreement, Accordo di licenza per utenti finali) che si deve “accettare” per utilizzare il software necessario alla visione. Un EULA che vieta di tutto, persino di impedire traffico “anomalo” attraverso un firewall, intercettarlo, esaminarlo o comunque rivelarne l’attività.
Octoshape, questo il suo nome, è un software Peer-To-Peer a tutti gli effetti, che s’infila nel PC grazie ai meccanismi di installazione più recenti di Flash e, neanche a dirlo, negli States ha sollevato un putiferio.
Continua a leggere: Guardi video su CNN? Occhio, potresti avere Octoshape
Comcast, d’accordo con la RIAA, ha tutta l’intenzione di disconnettere i propri clienti che saranno accusati di copyright infringment, ma è partita con il piede sbagliato visto che ha accusato un utente innocente e completamente estraneo all’accusa mossagli.
John Aprigliano ha ricevuto da Comcast una nota in cui lo si accusava di aver scaricato il film Cadillac Records ma, sicuro della sua innocenza, ha contattato l’ISP ed ha scoperto che l’accusa gli era stata mossa poichè erano risaliti al suo nome dall’indirizzo MAC (id univoco di ogni scheda di rete) del suo modem. Ma i dati di Comcast erano errati, visto che si trattava del vecchio modem di John, non più in suo possesso.
Continua a leggere: Comcast disconnette per presunta pirateria l'utente sbagliato
Quando si parla di P2P non si considerano solo le vicende legate alla violazione del copyright e alla pirateria informatica, ma di una tecnologia che può essere utilizzata in modo efficiente e legale.
E’ il caso della CNN che recentemente ha utilizzato la tecnologia P2P per distribuire più agevolmente il video dell’inaugurazione di Obama via Internet. Il protocollo P2P permette di abbattere di costi necessari a tenere in piedi server costosi, perchè per condividere un file basta la collaborazione di tutti i computer degli utenti collegati a quel file.
La CNN ha lavorato con la società danese Octoshape per sviluppare un plugin che permette di utilizzare il player flash della CNN compatibilmente con il P2P. Anche se non ci sono stime ufficiali, sembra che almeno il 30% della banda utilizzata per lo streaming live della CNN proviene da P2P. Questo, ovviamente, si traduce in una riduzione significativa dei costi di banda necessari per l’emittente.
Via | Torrentfreak.com
Sono giornate calde per la lotta contro il p2p (illegalmente usato): l’Italia seguirà il modello francese di lotta allo scambio illegale di file tramite p2p, che prevede una forte cooperazione con i provider: l’utente (sottoscrittore di servizio di connessione) trovato a condividere materiale protetto da diritti d’autore viene inizialmente avvisato ed intimato a smettere, dopodichè si vedrà ridotta la banda a disposizione e in caso di recidiva, il contratto potrebbe essere unilateralmente risolto.
Resta da capire come sia tecnicamente possibile agire su una singola linea (specialmente nei piccoli e caratteristici paesi che tutto il mondo ci invidia) dato che non è mai l’ISP ad eseguire lavori sulle infrastrutture, ma ditte appaltatrici; e in quantoi, visto il tempo medio di intervento per guasti o problemi tecnici. Inoltre, a meno che non venga previsto per legge il pagamento dell’abbonamento (pensando a tariffe flat con sottoscrizioni di 12 o 24 mesi) nonostante il servizio non sia più erogato, i provider perderebbero molti utenti ed altrettanti soldi.
In ogni caso l’attuale governo, si spera dopo aver risolto ben altri e più impellenti problemi, vuole trovare una strada per risolvere anche quello relativo al p2p; non resta che augurarsi la coerenza con la sentenza numero 149 emessa dalla Corte di Cassazione il 9 gennaio 2007, che pone distinzione tra l’uso personale di un file e lo scopo di lucro tramite duplicazione e vendita.
Via | HollywoodReporter.com