Il download illegale di contenuti musicali in Svezia è calato, dal 2009, del 25%: merito di leggi più repressive? Niente affatto, la diminuzione coincide dall’apertura al pubblico di Spotify. È il servizio di streaming approdato recentemente negli Stati Uniti, grazie alla collaborazione con Facebook… in Italia non è raggiungibile.
La piattaforma, nei Paesi supportati, era proposta in due soluzioni: una gratuita, per ascoltare musica rilasciata sotto licenze permissive, e una in abbonamento. Il contratto è stato modificato dall’introduzione Timeline su Facebook: la sottoscrizione gratuita è stata sostituita da sei mesi di prova, dopodiché è necessario pagare.
L’ascolto di musica su Spotify parte da 4,99€ al mese, oppure 9,99€ per un accesso illimitato. I creatori della piattaforma utilizzavano lo slogan: «un’alternativa alla pirateria» e in appena due anni d’attività la promessa è stata mantenuta. Un quarto di download illegali in meno è un risultato mai raggiunto dalle leggi nazionali.
Via | TorrentFreak
John Doe 2.057 è lo pseudonimo per un padre di famiglia californiano accusato da Comcast del download illegale di Tokyo Cougar Creampies, un film porno prodotto da Imperial Enterprises. Tuttavia, l’uomo è cieco e i figli hanno quattro e sei anni: l’ipotesi più probabile è che a effettuarne il download siano stati dei vicini di casa.
Lo studio Dunlap, Grubb & Weaver ha chiesto a Doe una cifra fino a $150.000: il “caso” è simile a quello di un’anziana, denunciata il mese scorso per lo stesso reato e sempre in California. Posto che non esistono delle accuse nei confronti della moglie di Doe e i loro figli sono troppo piccoli, la causa ha davvero dell’incredibile.
Quale corte arriverebbe a condannare un non vedente per il download illegale di un film? È una domanda che non ha impressionato i querelanti. La frenesia di recuperare del denaro agendo per vie legali ha superato ogni limite: dall’altra parte pochi consumatori proteggono adeguatamente il proprio segnale WiFi dall’utilizzo di terzi.
Fotografia | Flickr
Jane, un nome fittizio, è una nonna di settant’anni che è stata denunciata per il download illegale di video porno da BitTorrent. L’anziana donna è in pensione e si dedica, oltre ai nipoti, al volontariato: non aveva mai neppure sentito nominare BitTorrent, prima d’essere citata in giudizio. Alcuni precedenti potrebbero scagionarla.
La signora è stata intervistata dal San Francisco Chronicle: l’ipotesi più accreditata, nella circostanza, riguarda la possibilità che qualcuno abbia sfruttato il WiFi di Jane per accedere a internet e scaricare illegalmente dei video porno. Negli Stati Uniti è già accaduto con un uomo accusato di diffondere della pedo-pornografia.
La pensionata non sa se la propria connessione wireless sia o meno protetta: l’unico indizio è la presenza di un gruppo di giovani nel vicinato. Tuttavia negli Stati Uniti non esiste una legge a tutela dell’utilizzo di internet da parte di terzi e, se riconosciuta colpevole, Jane dovrà risarcire personalmente le case di produzione.
Fotografia | Robert Platt Bell
Sembra un paradosso, però gli amministratori di kino.to hanno accusato quelli di kinox.to d’avere clonato il proprio database. Stiamo parlando di due siti che offrono il download illegale di film protetti dal diritto d’autore: i creatori di kino.to, sequestrato dalle autorità tedesche, sono stati arrestati con l’accusa di pirateria.
Prima del raid della polizia tedesca, kino.to aveva realizzato un mirror, cioè una copia, ufficiale su video2k.to (anch’esso al momento inaccessibile). Gli amministratori, probabilmente in attesa del giudizio delle autorità tedesche, hanno trovato il tempo di denunciare la concorrenza per la violazione del proprio diritto d’autore.
La disputa tra i due siti si dibatte nei forum di discussione tedeschi dedicati al peer-to-peer: intraprendere un’azione legale contro kinox.to, l’unico sito ancora in rete, sarebbe troppo. Il punto, tuttavia, è un altro. È lecito interrogarsi sul valore del diritto d’autore, ma molti pretendono solo di guadagnare dalla pubblicità.
In Francia, gli spammer hanno trovato un modo per cercare di carpire i dati sensibili dei navigatori mettendo in forte imbarazzo le autorità transalpine.
Da qualche tempo circolano infatti false email che sembrano provenire dall’Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l’Internet (Hadopi), l’agenzia statale creata appositamente per far rispettare la legge omonima. In realtà si tratta però di messaggi spam che simulano gli avvisi previsti per l’invio da Hadopi quando un navigatore scarica dalla rete file coperti da copyright.
Nei messaggi gli spammer chiedono ai navigatori di fornire il loro numero di carta di credito e altri dati sensibili. Gli spammer si stanno approfittando del fatto che alcuni giorni fa le autorità francesi hanno dichiarato che i primi avvisi da Hadopi sono imminenti. “Nei messaggi ufficiali provenienti da Hadopi non sarà mai prevista la richiesta di dati personali e bancari e non ci saranno link verso siti esterni” ha spiegato Eric Walter, il segretario generale di Hadopi.
La legge Hadopi, approvata nell’ottobre 2009 in seguito alle forti pressioni dei detentori dei diritti sul governo Sarkozy è anche chiamata three strike alla francese, poiché prevede l’invio agli utenti che scaricano file coperti da copyright di tre differenti messaggi: il primo è un semplice ammonimento, il secondo comunica al navigatore che è stata limitata la sua banda di connessione e al terzo avviso scatta la disconnessione dalla rete. I dati dimostrano però che il metodo intimidatorio e repressivo non funziona. Dopo l’approvazione della legge Hadopi infatti, in Francia la pirateria è aumentata.
La lotta contro il file sharing è diventato un problema importante e ci sono governi e associazioni antipirateria in tutto il mondo, che stanno cercando delle soluzioni per arginare la pirateria online.
Un giornalista del “The Mirror” ha condotto un’inchiesta sui costi delle promozioni antipirateria e della lotta contro il file sharing, arrivando alla conclusione che la guerra contro il P2P costa più dei danni economici causati nei confronti delle etichette discografiche.
Infatti, mentre gli investimenti degli ISP per sconfiggere il P2P costeranno nel 2009 circa 365 milioni di sterline, le perdite dell’industria musicale saranno “solo” di 200 milioni di sterline. Se questi dati venissero confermati, verrebbero a cadere gran parte delle motivazioni che oggi spingono a combattere la pirateria con i mezzi classici.
C’è sicuramente qualcosa di sbagliato nei sistemi che gli ISP adottano in questo caso, ed è errata anche la convinzione che ogni brano scaricato sia illegale, così come pure l’accanimento contro la tecnologia P2P, che di per sè non ha nulla di illegale, tranne l’uso che ne fanno gli utenti. L’industria musicale spesso riceve, dalle campagne antipirateria, dei danni all’immagine, mentre la guerra contro il P2P potrebbe condurre gli ISP e i governi ad una corsa agli armamenti tecnologici per scovare gli utenti che trovano nuovi sistemi per agire nell’anonimato.
Via | Torrentfreak.com
Anche il Brasile si scaglia contro il peer-to-peer e mette al bando la condivisione illegale di file. L’azione legale, lanciata dalla APDIF due anni fa, ha portato al blocco di un famoso programma di condivisione. La APDIF è l’associazione di tutela del diritto d’autore in Brasile, e recentemente si è unita alla Anti-Piracy Association of Film and Music (APCM), insieme ad etichette come EMI, Sony, Univesal e Warner.
Il sito sotto accusa è iPlay.com.br, sito controllato dalla società Cadare Information Technology Ltd. Il sito si occupava di distribuire un software chiamato K-Lite Nitro che permette agli utenti di scaricare file attraverso diverse reti, tra cui Gnutella, OpenFT e Ares.
Il giudice, a febbraio, decise che, invece di bloccare del tutto il software, questo avrebbe dovuto comprendere un sistema per filtrare i contenuti protetti da diritto d’autore. I gruppi antipirateria hanno fornito immediatamente un elenco di 4 milioni di brani da filtrare.
Continua a leggere: In Brasile un giudice si scaglia contro un programma Peer-to-peer
Una nuova ricerca dell’Università dell’Hertfordshire ha mostrato interessanti statistiche che riguardano il file sharing, mostrando cifre impressionanti che rivelano come il fenomeno del P2P non sia morto nè in crisi.
Lo studio è stato condotto su giovani inglesi dai 14 ai 24 anni, e ha mostrato come gli intervistati posseggano una media di 8.100 brani musicali sul proprio PC, cifra che la maggior parte dei giovani non potrebbe mai permettersi. Non stupisce quindi, che il 68 degli intervistati ha ammesso di usare il computer principalmente per ascoltare musica.
Ancora una volta BitTorrent vince la sfida dei protocolli, con l’83% delle persone che lo usa almeno una volta a settimana o al giorno. Circa l’86% degli intervistati ha dichiarato di masterizzare CD di copia per gli amici. Il 75% invece invia e scambia musica via email, oppure tramite software di messaggistica istantanea o perfino tramite Bluetooth.
L’85% ha dichiarato che sarebbe favorevole ad un canone mensile per scaricare tutto liberamente, ma solo il 57% crede che un servizio di questo tipo aiuterebbe a contrastare la condivisione illegale di file.
Via | Torrentfreak.com
Ancora grane per The Pirate Bay, il tracker bittorrent recentemente giudicato colpevole nel processo che ha visto coinvolto i suoi fondatori. E questa volta le accuse arrivano direttamente dall’Italia.
La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e la FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale) hanno infatti richiesto a Peter Sunde e The Pirate Bay un risarcimento di 1 milione di euro.
Gli screzi tra l’Italia e il popolare sito bittorrent non sono nuovi: già l’anno scorso The Pirate Bay venne oscurato dagli ISP italiani, ma in quell’occasione “la Baia” vinse il ricorso e ritornò visibile dopo alcuni giorni. Questa volta, però, le accuse italiane vengono dopo indagini precise ed una tesi del presidente Enzo Mazza secondo cui il fatto che i fondatori di The Pirate Bay abbiano venduto il sito vuol dire che ne hanno ricavato un guadagno, confermando di fatto il fine di lucro.
In ogni caso, l’avvocato di The Pirate Bay in Italia, Gallus, ha dichiarato che ancora nessuna denuncia formale è stata notificata.
Via | Torrentfreak.com
Ormai quasi quotidianamente accade di parlare di pirateria informatica. Scaricare illegalmente da Internet file musicali, video e programmi è diventata con il tempo una delle attività più diffuse tra gli utenti navigatori.
I governi di tutto il mondo, insieme alle associazioni di tutela del diritto d’autore, cercano di trovare una soluzione a questo problema. Purtroppo a causa di questi tentativi, oggi la privacy dei navigatori è sempre più a rischio. Eppure le cose potrebbero stare diversamente.
Un sondaggio condotto in Inghilterra su oltre 1000 appassionati di musica e tecnologia ha rivelato che la pirateria tra i ragazzi è diminuita drasticamente. La percentuale di utenti che hanno condiviso regolarmente file sulla rete è scesa dal 22% di dicembre 2007 al 17% di gennaio 2009.
Continua a leggere: Sorpresa, la pirateria informatica sta diminuendo
BitTorrent è il protocollo di condivisione file più diffuso su Internet. Tuttavia il programma più installato al mondo resta ancora Limewire. Limewire permette di collegarsi alla rete Gnutella ma può gestire anche i download BitTorrent. Tuttavia sembra che gli utenti che lo installano lo usano soprattutto per accedere alla rete Gnutella.
Nel 2008 le statistiche indicavano che Limewire aveva una quota di mercato del 37%, contro il 14% dei client BitTorrent. Questi dati ci fanno comprendere quanto siano differenti i valori circa il volume di dati generati: infatti, nonostante quel 14%, la rete BitTorrent genera un traffico ben maggiore.
Gli sviluppatori di Limewire hanno quindi dichiarato che, in futuro, verrà data più importanza alla sezione dedicata a BitTorrent, proprio perchè non è possibile ignorarne la presenza. Fino ad oggi, infatti, le funzionalità BitTorrent di Limewire sono state piuttosto limitate rispetto a client come uTorrent o Vuze. Nelle prossime versioni del programma, quindi, dovremo aspettarci delle novità in questa direzione, come, per esempio, il progetto LibTorrent, attualmente in fase beta.
Via | Torrentfreak.com
All’inizio del 2009 uno dei principali provider irlandesi, Eircom, aveva raggiunto un accordo con le etichette discografiche per introdurre il piano delle tre disconnessioni per i presunti pirati.
Le quattro principali etichette, EMI, Sony, Universal e Warner, che controllano il 90% della musica in Irlanda, avevano chiesto ad Eircom un piano per ostacolare la condivisione illecita su Internet. In poco tempo Eircom ha accettato la proposta delle etichette discografiche ed ha avviato l’accordo.
Ora le quattro grandi case discografiche saranno in grado di costringere tutti gli altri ISP irlandesi ad accettare le stesse condizioni come ha già fatto Eircom, in modo che siano stabilite le regole sulla concorrenza. Già in questi giorni una serie di procedimenti giudiziari sono stati avanzati contro altri provider irlandesi: BT Communications Ireland e UPC Communications Ireland.
Via | Torrentfreak.com