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Tutti gli articoli con tag news corp.

Rupert Murdoch, il magnate della comunicazione, è iscritto a Twitter

pubblicato da Federico Moretti

Rupert Murdoch — TwitterRupert Murdoch - il Chief Executive Officer (CEO) di News Corp. - è un utente di Twitter. L’imprenditore ottantenne ha deciso d’iscriversi alla famosa piattaforma di microblogging soltanto sabato, con la vigilia del Capodanno. È un segnale molto importante per l’inizio del 2012: non tanto per l’uomo, quanto per ciò che rappresenta.

Murdoch guida una multinazionale al secondo posto tra i broadcaster più importanti, appena dietro alla BBC. Nel corso degli anni, Murdoch ha accompagnato il passaggio dell’informazione dalla carta stampata alla televisione e da quest’ultima al web. L’iscrizione a Twitter, all’età di ottant’anni, è un ennesimo sintomo di cambiamento.

Forse, è un segnale addirittura “troppo” importante. Perché – nonostante il logo che lo definisce come un account verificato – il profilo su Twitter di Murdoch potrebbe essere un fake. Lo sostiene Michael Wolff, corrispondente di Vanity Fair da New York e biografo dell’imprenditore australiano. Non esistono dichiarazioni ufficiali.

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Justin Timberlake farà di MySpace un luogo per trovare nuovi talenti

pubblicato da Federico Moretti

MySpaceSpecific Media ha acquistato la maggioranza di MySpace da News Corp. la settimana scorsa per $35 milioni: abbiamo già visto come una quota del social network appartenga a Justin Timberlake, ex-membro degli *NSYNC. Quest’ultimo è particolarmente eccitato per la nuova esperienza e intende fare di MySpace un “hub” per scoprire talenti.

L’idea di Timberlake è quella di creare dei talen show o qualcosa di simile per promuovere gli artisti più promettenti registrati su MySpace. Peccato soltanto che questa formula fosse già prevista dalla formula con l’organizzazione dei Secret Shows e non abbia affatto risolto i problemi del social network. Basta l’intervento di una star internazionale?

Forse, Timberlake ha presente l’effetto ottenuto da Glee e vorrebbe riproporlo sul web con MySpace. La serie televisiva statunitense è diventata un’occasione per il lancio degli album dei cantanti e dei gruppi più famosi, negli Stati Uniti. In Italia è stato un “flop” e MySpace rischia di bissarlo. Una chiusura avrebbe più dignità.

Aggiornamento: Ho sostituito una fastidiosa ridondanza nel testo.

Via | The Huffington Post

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News Corp. vende MySpace per 35 milioni di dollari: Justin Timberlake nel nuovo progetto

pubblicato da Rosario

MySpace - Social EntertainmentComprato per 580 milioni di dollari nel 2005, rivenduto per 35 milioni di dollari nel 2011. 545 milioni andati praticamente in fumo per News Corp., fino a oggi proprietaria del social network MySpace, da tempo ormai diventata una vera e propria barca che affonda. Sempre meno dipendenti e presumibilmente zero idee per rilanciare MySpace, hanno spinto la società di Rupert Murdoch a lasciare che siano ora altri a occuparsi del futuro della piattaforma, il quale personale è stato ridotto nel corso del tempo a pari passo col valore di mercato. News Corp. in realtà non uscirà completamente da MySpace, visto che continuerà a possedere il 5% delle azioni all’interno della società.

La maggioranza della nuova proprietà passa invece a Specific Media, azienda operante nel settore della pubblicità online chiamata quindi all’ingrato compito di resuscitare MySpace, se mai possa esserci qualcuno ormai in grado di riportare in vita quello che fino a qualche anno fa era dato come l’unico possibile concorrente di Facebook. Ma il tempo passa per tutti, soprattutto nel mondo digitale, dove gli advertiser hanno preferito migrare già da tempo verso lidi diversi da quello di MySpace.

Ma la vera e propria star dell’accordo, e non potrebbe essere altrimenti, sarà a quanto pare Justin Timberlake, che evidentemente deve aver imparato qualcosa da voler spendere nella vita reale dopo aver interpretato Sean Parker in The Social Network. Il cantante/attore avrà infatti una sua quota di proprietà in MySpace, mentre maggiori dettagli su quanto pianificato da Specific Media e lo stesso Timberlake arriveranno a quanto pare durante l’estate. Queste le parole di Justin nel frattempo:

“C’è il bisogno di un posto dove i fan possano andare a interagire con i loro intrattenitori preferiti, ascoltare musica, vedere video, condividere e trovare materiale interessante e connettersi tra loro. MySpace ha il potenziale per essere questo posto.”

Di posti del genere se ne conoscono già in realtà: mi raccomando, non ditelo a Justin.

Via | Chron.com | Mashable.com

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Il futuro di MySpace potrebbe essere con VEVO: soltanto per gli USA?

pubblicato da Federico Moretti

MySpace - Social EntertainmentLunedì abbiamo parlato del rapido declino di MySpace, passato dai 95 milioni di utenti dell’inizio del 2010 ai 63 milioni del marzo di quest’anno. Messo sul mercato da News Corp., MySpace ha già tagliato più di 500 posti di lavoro: il futuro del social network potrebbe essere con VEVO, una piattaforma statunitense di video musicali.

VEVO è un sito creato con la collaborazione di tre delle major più importanti del panorama musicale internazionale: Sony Music Entertainment, Universal Music ed EMI (via Abu Dhabi Media). È basato su YouTube, dove propone la maggioranza dei video. Purtroppo, è accessibile soltanto dagli Stati Uniti… se non con degli “escamotage”.

Lunedì è scaturita una lunga discussione riguardo MySpace e sono emersi i nomi di possibili candidati al rimpiazzo: SoundCloud è in prima linea per quanto riguarda la promozione di gruppi emergenti, mentre VEVO è orientato ad artisti affermati. Se il passaggio sarà confermato, avremo MySpace solo negli USA o VEVO in tutto il mondo?

Via | Bloomberg

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MySpace ha perso 10 milioni di utenti in un solo mese, 22 in un anno

pubblicato da Federico Moretti

MySpace - Social EntertainmentMySpace, la piattaforma di “social entertainment”, ha perso dieci milioni di utenti tra gennaio e febbraio del 2011 passando da settantatré a sessantatré milioni. Nel 2010 erano novantacinque. Messo in vendita da News Corp., MySpace è in rapido declino, nonostante il restyling e la partnership con Facebook. Chi lo potrebbe comprare?

L’appetibilità del social network, rivisto in forma di social entertainment, diminuisce proporzionalmente all’abbandono da parte degli utenti: con MySpace stanno fallendo anche le società acquisite negli anni dalla piattaforma di News Corp., ad esempio iLike. Eppure il ruolo di MySpace nel settore musicale non è ricoperto da altri.

Last.fm non ha funzioni sociali o servizi di promozione per artisti e gruppi emergenti. Ping per iTunes ancora meno. E, mentre le possibilità d’acquisto di musica in rete si moltiplicano, non esiste un sostituto di MySpace: non lo è Facebook e probabilmente non lo sarà Google Music. Se MySpace dovesse chiudere, cosa lo rimpiazzerà?

Via | T3

The New York Times a pagamento sul web: rischia di perdere i lettori

pubblicato da Federico Moretti

The New York Times

The New York Times, uno dei quotidiani più popolari negli Stati Uniti, opterà dalla fine di marzo per un nuovo modello di pagamento dei contenuti online. Soltanto gli abbonati alla versione cartacea avranno libero accesso a tutti i contenuti sul web: gli altri dovranno pagare (per leggere più di venti articoli nell’arco di un mese).

Il 2010 ha sancito il sorpasso del web sulla stampa cartacea e già da molti anni, anche in Italia, quotidiani e riviste prevedono delle versioni online. Uno dei problemi avvertiti dalle case editrici è la monetizzazione degli utenti di internet, un luogo molto diverso dall’edicola: un errore è quello di proporre le stesse modalità.

Già nel 2005 il quotidiano statunitense aveva proposto una forma di pagamento per gli articoli online: l’esperimento è fallito in due anni. Considerando altre esperienze simili, The New York Times rischia di perdere fino al 90% dei lettori sul web: il mese scorso erano 31,4 milioni. Bisogna chiedersi quanto sia davvero vantaggioso.

Via | Reuters

Rupert Murdoch è entusiasta di The Daily, il primo magazine per iPad

pubblicato da Federico Moretti

The Daily App StoreQuando abbiamo introdotto Ongo, un feed reader di contenuti pre-selezionati a pagamento, abbiamo anche citato Rupert Murdoch e la sua idea di business dell’informazione. The Daily, recensito dai colleghi di Melablog.it, è un prodotto di News Corp. – la multinazionale di Murdoch – e riassume in un magazine digitale il concetto alla base delle critiche che l’imprenditore australiano mosse a Google News qualche tempo fa. Nato in esclusiva per iPad, The Daily è un quotidiano di oltre cento pagine al costo di $0.14 giornalieri (per gli Stati Uniti). Avrebbe successo in Italia?

Prescindendo dalle valutazioni sull’iPad in sé (che io stesso ho avuto modo di criticare), The Daily è certo qualcosa che s’avvicina molto al futuro dell’editoria professionistica. Scaricando la versione gratuita dall’App Store o, guardando il video promozionale su YouTube si può capire perché The Daily non è «soltanto un magazine» — come già alcuni sostengono. È un nuovo approccio editoriale che è destinato a “contagiare” il mondo dell’informazione, per una serie di motivi. Non ultimo il costo per il consumatore, che è addirittura dieci volte inferiore a un quotidiano cartaceo.

Il mercato italiano non è ancora pronto ad accogliere un prodotto simile: il problema non è soltanto la refrattarietà delle redazioni tradizionali. Il problema è il prezzo dell’iPad o, dei tablet equivalenti. Un ostacolo all’innovazione che dovrebbe ridursi nei prossimi mesi, fino ad annullarsi tra qualche anno. Un periodo congruo affinché qualcuno investa in progetti come il The Daily di News Corp., che non si limitino al device di Apple.

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Continuano i saldi: se MySpace fosse in vendita, chi lo comprerebbe?

pubblicato da Federico Moretti

MySpace

La conseguenza più ovvia alla crisi di MySpace (e ai susseguenti tagli del personale) è la vendita. O, meglio, la “svendita” della società: News Corp., la multinazionale che fa capo a Rupert Murdoch e possiede MySpace, non smentisce le voci di mercato. Sono lontani i tempi in cui poteva permettersi di polemizzare con Google sulla pubblicazione dei contenuti.

Parafrasando l’esclamazione che ha reso famoso Antonio Lubrano: «la domanda sorge spontanea»… a chi potrebbe interessare un social network in caduta libera, che accumula quotidianamente dei debiti e si è fatto carico di illustri acquisizioni come iLike? Forse proprio a Google, ammesso che il progetto Me esista ancora (e a patto di reinvestire dei capitali).

Risollevare le sorti di MySpace, sempre che sia davvero possibile, richiederebbe un’operazione simile a quella che ha coinvolto YouTube. Tuttavia, è poco credibile che un’azienda – considerando la crisi internazionale – possa ricapitalizzare la società e attendere degli anni per avere dei guadagni. Siamo in periodo di saldi, però MySpace ha un costo eccessivo.

Via | The Huffington Post

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MySpace non supera la crisi: più del 50% degli impiegati è a rischio

pubblicato da Federico Moretti

MySpace

Il nuovo MySpace non ha sortito gli effetti desiderati dagli amministratori: dopo le accuse di plagio da Pinterest e l’integrazione con Facebook il social network non riesce a uscire dalla crisi che ormai attraversa da anni. Un problema che porterà a un netto ridimensionamento degli impiegati, prevedendo fino al 50% dei licenziamenti. Si parla di un minimo di 350 persone lasciate a casa.

Attualmente, sono circa 1.100 gli impiegati che lavorano a MySpace. News Corp., la società di Rupert Murdoch proprietaria dell’azienda, aveva ridotto il personale del 30% appena quest’estate. E i licenziamenti potrebbero arrivare a quota 650 lavoratori. La fonte è il Wall Street Journal, una testata che – come MySpace – è di proprietà della News Corp. e risulta perciò piuttosto attendibile.

Sembra che non ci sia spazio per social network diversi da Facebook, nonostante MySpace abbia investito sul settore musicale (in cui mantiene la leadership nelle scelte di promozione online). Le perdite economiche di MySpace fanno riflettere sul sostanziale silenzio di Google in merito al progetto di creare una piattaforma antagonista a Facebook. Google Me potrebbe avere la stessa sorte.

Via | Wall Street Journal

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Murdoch svela i propri piani per i contenuti online a pagamento

pubblicato da Rosario

Murdoch: toglieremo i nostri siti da GoogleIl tanto vociferato “paywall” studiato da Rupert Murdoch per le proprie pubblicazioni sul web diventerà realtà a partire dal prossimo giugno, quando per leggere il Times Online sarà necessario pagare 1£ al giorno oppure 2£ per avere accesso una settimana.

A partire da maggio inoltre Times e Sunday Times avranno due siti diversi, a differenza di ora dove tutti e due sono inglobati nel portale timesonline.co.uk, probabilmente per differenziare anche gli accessi a pagamento ottenibili sui due giornali online. La domanda a questo punto è la stessa che si pone The Next Web: quanti saranno disposti a pagare per qualcosa che almeno inizialmente potranno trovare gratis in altri posti su Internet senza nemmeno troppa difficoltà?

La fama del Times aiuterà ovviamente il giornale ad affrontare questo tipo di questione facendo leva sul proprio nome, aiutandosi anche con la chiacchierata rimozione da Google dei propri contenuti anticipata dallo stesso Murdoch mesi fa.

Foto | Flickr

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Myspace aprirà il proprio negozio online di musica

pubblicato da Cristian

Myspace Music, prossima tappa per il social network della News Corp - foto di Robert ScobleL’indiscrezione viene dal Wall Street Journal, quotidiano acquisito nel 2007 dalla News Corp. di Murdoch, quindi difficile dire se si tratta di uno scoop che viene da una fonte interna o di un classico rumor speculativo, come altri in passato: a quanto afferma il WSJ, Myspace, ha avuto diversi contatti con le principali etichette del mondo discografico, in quanto starebbe preparando il suo negozio online per vendere musica online, in streaming e in download senza DRM.

Le etichette coinvolte in questo giro di consultazioni sarebbero Vivendi Universal Music Group, Warner Music Group Corp., EMI Group Ltd. e Sony BMG Music Entertainment, consultazioni, sul cui esito, nessuno di Myspace ha commentato.

Continua quindi la linea tracciata dalla dirigenza della News Corp. che continua a rafforzare Myspace come media company più che come social network: basta ricordare che nei mesi scorsi abbiamo visto il lancio di Myspace TV, che aveva sostituito il precedente Myspace Videos, Myspace News, l’ennesimo clone di Digg, e Myspace Records, esperimento sicuramente prodromico a questo possibile, ma oramai inevitabile lancio.

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