Free Bieber, la campagna di sensibilizzazione contro la legge S.978, rischia d’essere bloccata dal proprio testimonial. Justin Bieber inizia ad avere un rapporto travagliato con la giustizia, forse per emulare le pop–star più “navigate”, e al tempo stesso cerca di guadagnare da un riscatto illegittimo dei propri diritti d’immagine.
Com’era intuibile, il cantante non è affatto entusiasta di rappresentare una campagna politica e pretende che il materiale pubblicato da Fight For The Future a sostegno dell’iniziativa sia rimosso. Tuttavia, il Primo Emendamento della Costituzione statunitense autorizza l’uso di personaggi popolari per finalità d’interesse pubblico.
Se approvata, la S.978 equiparerebbe le cover cantate dagli emuli di Bieber e pubblicate in streaming al download illegale di musica protetta dal diritto d’autore. Perché, allora, Bieber dovrebbe opporsi alla campagna di Fight For The Future? Beh, anzitutto perché il cantante è canadese e la legge non avrebbe effetti nel suo Paese.
Via | EFF
In Gran Bretagna la questione della pirateria online è particolarmente sentita. Non solo il governo, ma anche alcuni artisti si stanno esprimendo sulla questione del file sharing. Dopo le dichiarazioni della cantante Lily Allen anche Elton John ha detto la sua.
Secondo Elton John “la proliferazione incontrollata di download illegali avrà un effetto negativo sui musicisti, in particolar modo i giovani musicisti e quei compositori che non svolgono attività artistica”.
Peccato, però, che le attuali leggi in territorio britannico siano particolarmente restrittive, soprattutto nei confronti dei fan di musicisti come Elton John. L’industria musicale, infatti, invece di affrontare il problema della pirateria e trovare dei sistemi per soddisfare l’enorme richiesta di musica online, ha dichiarato guerra proprio a coloro che scaricano musica ma che sarebbero disposti a pagare un prezzo equo.
Continua a leggere: Secondo Elton John il download illegale danneggia i musicisti
La musica su supporto digitale ha rappresentato la percentuale più elevata di consumazione fino ad oggi. Tuttavia alcune rivelazioni della IFPI mostrano come la musica digitale venduta su Internet dovrebbe pareggiare quella su supporto fisico nel 2016 (2010 negli Stati Uniti).
Le statistiche sulla musica digitale sono partite nel 2004, quando il settore raggiunse il 2% delle entrate totali. Già nel 2008 la musica digitale raggiunse il 20% con un costante aumento delle quote di mercato. Con questo passo i ricavi di musica digitale dovrebbero pareggiare i supporti fisici nei prossimi anni.
La Corea del Sud è attualmente l’unico paese dove la tendenza è già invertita: la musica digitale ha già raggiunto il 56% del totale nel 2006 e ha superato i supporti fisici. Contrariamente in Europa la musica digitale non ha ancora raggiunto quote importanti, ed è ferma all’11%.
Via | Arstechnica.com
Foto | Flickr

Indaba Music è una particolare comunità online che permette agli iscritti di caricare le tracce musicali e di condividerle. Fin qui niente di nuovo, se non che con Indaba Music potete utilizzare un potente editor audio per modificare i vostri file, mixarli e montarli direttamente sul Web.
La società che gestisce il sito ha annunciato una nuova versione beta dei suoi strumenti, basati su JavaFX. L’aggiornamento aggiunge la possibilità di registrare le piste da Windows, Mac o Linux utilizzando il software multitraccia basato su browser.
Potete quindi lavorare sui vostri progetti musicali senza installare alcuni software. L’account free consente di creare e salvare un numero limitato di sessioni, ma in alternativa potete pagare un abbonamento di 10 dollari al mese per un massimo di 10 GB di spazio online e un numero illimitato di progetti.
Via | Downloadsquad.com
Secondo un rumor ma che verrebbe da una fonte abbastanza attendibile di AllFacebook, il social network che varrebbe dieci miliardi di dollari potrebbe aprire un negozio virtuale di musica online.
Nei mesi scorsi Facebook ha cercato a lungo un CEO per dirigere una nuova divisione e sembra che ci siano stati molti contatti con le case discografiche per proporre il proprio catalogo ai milioni di utenti di Facebook.
Indubbiamente se questa mossa di Facebook diventasse realtà sarebbero in tanti a preoccuparsi: innanzitutto quei servizi web come iLike che stanno basando il loro business su una applicazione per Facebook, e in seconda battuta il suo competitore per eccellenza, MySpace, che proprio grazie all’uso promozionale che gli artisti musicali ne hanno fatto, ha visto crescere la propria popolarità.
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