Gira da stamattina il lancio di Panorama, che domani in edicola intervista il ministro Maroni, reo confesso di pirateria digitale. Eh sì, Maroni è musicista e melomane, e ogni tanto cede al vizietto del P2P.
Strano ma vero, non è la prima volta che ammette il reato, e non è nemmeno l’unico ministro della Repubblica ad aver riconosciuto che rubare è bello. Che paese l’Italia: non come in Nord Europa, dove i pirati si costituiscono in partito e combattono per davvero. Qui si dice l’indicibile e poi… pof, tutto scoppia in un niente di fatto dopo tre giorni.
Che ne pensate: Agorà Digitale reclama l’avanzamento di una proposta di legge sensata e moderna (qui su PI), i fonografici urlano allo scandalo. Che succederà stavolta: rimbrotto ufficiale per il responsabile degli Interni? Ma va là, chi ci crede. Download sponsorizzati alla Downlovers? Sarebbe bello, ma non ci credo tanto. Secondo me è più facile che le nostre lentissime ADSL rallentino ancora…
Non è la prima volta che la band dei Radiohead viene accostata a BitTorrent: in passato il leader della band Thom Yorke si è espresso favorevolmente nei confronti della condivisione online.
Tuttavia nei giorni scorsi una nuova canzone della band inglese è apparsa su Torrent misteriosamente. La canzone si intitola “These Are My Twisted Words” e secondo voci di corridoio sarebbero gli stessi Radiohead i responsabili della comparsa del file su Internet.
Thom Yorke non ha confermato nè smentito le voci riguardanti questa “fuga” su BitTorrent. Tuttavia, da quanto letto sul sito ufficiale della band, sembra proprio che siano gli stessi musicisti inglesi ad aver iniziato la pubblicazione del nuovo album su Internet, come promesso tempo fa.
Il torrent della canzone è disponibile a questo link e il primo commento è entusiasta della possibilità che in futuro altri artisti seguano i Radiohead nel pubblicare musica liberamente.
Via | Torrentfreak.com
Google ha lanciato un nuovo servizio in Cina, che permetterà agli utenti cinesi di scaricare brani musicali gratuitamente. L’annuncio di questo servizio è stato dato da Lee Kai-Fu, presidente di Google in Cina, secondo cui il ritardo di Google in Cina dipendeva dalla mancanza di un servizio simile, offerto già da Baidu.com.
Il database dei brani di Google comprende già 350.000 titoli di artisti cinesi e stranieri, numero che salirà presto a 1.1 milioni di canzoni nei prossimi mesi. Gli artisti fanno parte delle etichette Sony, Warner Music, EMI e Universal Music, e gli utenti saranno in grado di cercare file musicali per nome canzone, artista o gruppo. Secondo la IFPI più del 99% di tutti i file musicali distribuiti in Cina sono illegali, e il mercato musicale cinese, corrispondente a 76 milioni di dollari, rappresenta meno dell’1% di tutte le vendite a livello mondiale.
Con quest’ultima novità, Google spera di recuperare terreno rispetto a Baidu, il cui motore di ricerca copre più del 60% del mercato cinese.
Via | Wired.com