
E’ da poco disponibile il New York Times Reader 2.0. Si tratta di una sorta di programma per leggere su computer il quotidiano newyorkese. Ne parliamo perchè, dopo avere sentito la serie di sciocchezze dette da Rupert Murdoch su Google, si tratta forse del primo esperimento serio di editoria online a pagamento.
Partiamo allora subito dal prezzo. Il costo del servizio è di 4,62 dollari a settimana, non male se si considera che una copia del giornale costa 2 dollari (edizioni domenicali 5, 6 o 7 dollari). Gli abbonati all’edizione cartacea hanno il New York Times Reader 2.0 gratuitamente.
Con l’abbonamento si ha quindi l’accesso a New York Times Reader 2.0, un’applicazione che sfrutta Adobe Air. Questo significa aver coperto tutti i sistemi operativi in un colpo solo: Windows, Mac e Linux. Una scelta davvero oculata, che per una volta non fa gridare allo scandalo utenti esclusi in partenza per “colpa” del proprio sistema operativo. Sulla pagina pubblicitaria del New York Times Reader 2.0 c’è un video con una demo delle principali funzioni. Vediamole insieme.

Rupert Murdoch si è mosso nelle ultime settimane a tutto campo nel mondo dei media. Ha scatenato una guerra dei prezzi contro il New York Times, è in lotta tramite Sky con Mediaset per i diritti dei mondiali, ma ciò che ci interessa qui è che è intenzionato a far pagare gli utenti per leggere Times e il Sunday Times di Londra da Giugno, oltre che il Wall Street Journal. Non si tratta di una novità, ma fa clamore per l’importanza delle testate. Sappiamo che in Italia alcuni quotidiani sono già a pagamento nella versione online, quello che però non conosciamo sono i ricavi di queste operazioni. Senza addentrarci nei dettagli, si tratta di bilanciare l’introito degli abbonamenti con il calo del numero delle pagine lette, e quindi delle pubblicità pubblicabili anche se per certi versi più “preziose” per il target che raggiungono.
Come scritto sul Guardian, Murdoch ha tuonato nuovamente contro Google, ma anche contro Microsoft, in una sorta di par condicio. Il motore di ricerca sarebbe colpevole di rubare in qualche modo le notizia dei media tradizioni. Secondo Murdoch l’intera industria editoriale deve iniziare a chiedere compensi e quindi difendere il giornalismo dall’utilizzo dei contenuti senza permesso. Murdoch dice che i motori di ricerca hanno trovato una miniera d’oro nell’aggregare notizie. Ma il tempo di prendere le notizie gratis è finito. I motori di ricerca devono rivedere il proprio modello di business.
C’è chi dice l’offerta di notizie è talmente ampia che gli utenti troveranno comunque il modo di informarsi senza spendere. Murdoch invece è convito che riuscirà a cambiare le abitudini dei consumatori. In fondo, dice lui, non chiediamo prezzi esorbitanti. E la chiave di tutto potrebbe essere proprio liPad: un mondo tutto sommato chiuso nel quale i consumatori sono praticamente obbligati a intraprendere la strada dell’iTunes Store.
Avrà ragione Murdoch oppure la rete rimbalzerà le idee del magnate australiano? Forse la ragione sta nel mezzo: è possibile pagare quando viene offerto un servizio sopra la media o ritenuto indispensabile. Se però l’utente scoprirà di pagare per leggere notizie inventate, allora la teoria di Murdoch cadrà come un castello di carte. Personalmente, comunque, trovo sia tutta da dimostrare la teoria secondo la quale i motori di ricerca danneggino l’editoria. Basta fare una piccola ricerca per vedere come il ranking dei siti dei quotidiani sia comunque più alto degli altri. Come già scritto in altri post ed in altri commenti, basterebbe modificare di poco il file robot.txt per levarsi di dosso Google, Bing, Yahoo e tutti gli altri. Perchè allora non lo fanno? Voi cosa ne dite?
Oggi sul Sole 24 Ore un intervento di Carlo De Benedetti, che vi invitiamo a leggere integralmente, dal titolo ad effetto “Perché Google deve pagare i giornali”. Già: perchè?
Mi sono allora immerso nella lettura, nella speranza di trovare una risposta al quesito. Lo dico subito: non sono stato in grado di trovarla. Tanti argomenti, tanti “j’accuse”, ma nessuna risposta.
De Benedetti ci dona il suo pensiero a proposito del “First Click Free” e di Murdok, e ci racconta che “Big G si prepara a dare a ciascun utente, in ogni singolo momento e luogo, quanto gli servirà, a cominciare dalle news“. Che sia questo l’ “errore” commesso da Google? Chi può dirlo? Proseguiamo con qualche riga sullo strapotere di Google in fatto di server fino ad arrivare al “disprezzo assoluto (di Google n.d.r) per le norme locali su privacy e i diritti di proprietà intellettuale“.
Continua a leggere: De Benedetti: Perché Google deve pagare i giornali
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Microsoft starebbe “aiutando” News Corp nel compiere la rimozione dei contenuti dei suoi siti web da Google, annunciata dal magnate Rupert Murdoch pochi giorni fa scatenando non poche discussioni in giro per il web. L’intenzione di Microsoft potrebbe essere in realtà quella di pagare News Corp per inserire il contenuto dei suoi siti in Bing, motore di ricerca della casa di Redmond diventato negli ultimi mesi diretto concorrente di quello targato Google.
Come fa notare Mashable nonostante si tratti per ora solo di voci, il tutto potrebbe avere un senso considerando proprio le parole di Murdoch, secondo il quale Google starebbe di fatto rubando i contenuti dei siti News Corp indicizzandoli, cosa che evidentemente non farebbe Bing pagando l’azienda per averli.
Sempre dalle pagine del Financial Times invece emerge l’ulteriore voce secondo la quale Microsoft avrebbe approcciato anche altre società per la “rimozione retribuita” dei loro contenuti da Google. Vero o falso? Lo scopriremo immagino tra qualche tempo.
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Le ultime uscite di Rupert Murdoch non hanno incontrato molti consensi in giro per la rete, soprattutto quando il magnate australiano ha dichiarato di voler rendere a pagamento alcuni contenuti dei siti di cui è proprietaria la sua News Corp., tra i quali quello del Sunday Times.
Proprio a questa idea è legata un’altra dichiarazione di Murdoch, secondo il quale News Corp. farà in modo di rimuovere i contenuti dei suoi siti da Google quando partiranno le news a pagamento, non solo nascondendo quelle per cui bisogna pagare per leggere ma addirittura togliendo dal motore l’intero sito web, immaginiamo attraverso l’utilizzo di un robots.txt che impedisca l’accesso dalla root.
Sempre secondo Murdoch la decisione starebbe nel poco valore che i visitatori in arrivo casualmente da Google hanno per gli inserzionisti, molto più interessati alla fetta di lettori che apre volontariamente il sito perché inserito tra i propri feed o bookmark.
Chi fosse interessato a vedere l’intervista realizzata da SKY News può farlo dopo la pausa.
Via | Mumbrella.com.au
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