Yahoo avrebbe firmato un Non Disclosure Agreement (NDA), ovvero un accordo di non divulgazione, con Microsoft: non è la prima volta che le due società siglano un contratto di questo tipo, ma potrebbe essere l’ultima. Poiché Yahoo ha già completato la transizione del motore di ricerca a Bing, il motivo dev’essere per forza un altro.
L’ipotesi più probabile, considerando la situazione economica di Yahoo, è che la società stia per passare definitivamente nelle mani di Microsoft. Risollevata a più riprese grazie agli investimenti di Redmond, Yahoo ha rifiutato l’offerta di Microsoft nel 2008 perché ritenuta troppo bassa. Al momento le azioni valgono quasi la metà.
Nel 2008, infatti, Microsoft aveva cercato d’acquistare Yahoo per $33 ad azione o un forfait di $47.5 miliardi: alla chiusura di Wall Street le azioni di Yahoo erano quotate $15.27, in salita del 2% pari a ca. $0.30. La società potrebbe aver approfittato d’un guadagno infinitesimale in borsa per vendere, prima che sia troppo tardi.
Via | Forbes
Google è stato spesso accusato di favorire i propri siti nelle ricerche degli utenti, ma ora uno studio condotto da Josh Wright, professore di analisi economica del diritto alla George Mason University, suggerisce che è Bing, principale competitor di Google, il motore di ricerca meno imparziale.
L’analisi è stata effettuata utilizzando centinaia di chiavi di ricerca casuali ed analizzando i risultati: Google, sostiene Wright, favorisce i propri siti, collocandoli per primi nelle ricerche, solo nel 6.7% dei casi, mentre Bing propone per primi i siti collegati a Microsoft nel 14.3% dei casi, più del doppio.
La ricerca di Wright va a scontrarsi con quella pubblicata nel gennaio scorso dal professore di Harvard Ben Edelman, secondo il quale “comparando i risultati di diversi motori di ricerca si può concludere che Google mette intenzionalmente i propri siti per primi“. Bing, secondo i dati di Edelman, si trova al terzo posto dopo Yahoo.
Continua a leggere: Bing è meno imparziale di Google, parola del professor Josh Wright
Firefox with Bing è una “particolare” versione del browser, che prevede il motore di ricerca al posto di Google. Non è distribuita da Mozilla, ovviamente: l’iniziativa è di Microsoft. È un doppio tentativo di guadagnare dalla pubblicità e sponsorizzare l’utilizzo di Bing. Il browser è disponibile soltanto per gli utenti di Windows.
Tutti gli altri possono, comunque, usufruire dell’estensione di Bing per Firefox: il download del motore di ricerca personalizzato è automatico, per gli utenti di Mac OS X e Linux. Firefox with Bing include la ricerca contestuale dalla AwesomeBar, ovvero la barra degli indirizzi, del browser. Bing è impostato come pagina principale.
Per stessa ammissione di Microsoft, Firefox with Bing non aggiunge nulla alle funzioni del browser di Mozilla. Tutte le personalizzazioni possono essere realizzate dagli utenti. A differenza della finta prova per determinare il livello di sicurezza del browser l’iniziativa offre almeno un servizio. Benché tutt’altro che innovativo.
Via | Bing
Blogger non avrà più un profilo separato da Google: nello specifico, utilizzerà quello di Google+. L’unificazione coinvolgerà tutti gli utenti della piattaforma nelle prossime settimane e dall’interfaccia di Blogger in Draft è possibile procedere immediatamente alla transizione. Non sono previste altre funzionalità, per il momento.
Accedendo a Blogger in Draft, un pop–up avverte della possibilità d’importare il profilo su Google+: opzionalmente si può scegliere d’associare a quest’ultimo i blog gestiti da Blogger tra i siti ai quali si contribuisce. L’opzione è selettiva, se si possiedono più blog, e non è obbligatorio mostrare tutti i collegamenti su Google+.
Avere un unico profilo per Blogger e Google+ è indubbiamente più comodo. Effettuando la transizione, sarà possibile rimuovere l’album delle Immagini di Blogger che conteneva le foto–profilo su Picasa. Il prossimo passaggio dovrebbe riguardare la condivisione degli interventi dei blog: per adesso il servizio non ha subito modifiche.
Via | Blogger Buzz
Google sarebbe in contatto con altre due aziende per realizzare un piano d’investimento orientato all’acquisto di Yahoo. È l’ultima indiscrezione in ordine di tempo riguardo alla situazione finanziaria della società: Microsoft aveva già fatto valere le proprie quote per completare l’assorbimento via Bing. Nulla da fare per Alibaba?
La strategia di Google è ai primi passi e ancora non s’è trasformata in una proposta d’acquisto. Eppure, Mountain View non ha interessi economici che giustifichino l’assorbimento di Yahoo: il successo dei servizi di e-mail e news non è paragonabile a quello di Google. È Microsoft a guardare all’abbassamento del prezzo per le azioni.
Insomma, da quando è trapelata la nota interna di Jerry Yang sull’opportunità di vendere l’azienda è cominciata la rincorsa di partner e concorrenti per comprare Yahoo. La cinese Alibaba, tra i primi a interessarsi all’acquisto, potrebbe restare delusa. L’ipotesi del passaggio a Google è a rischio di blocco da parte dell’antitrust.
Via | Dazeinfo
Google continua il percorso d’integrazione del proprio social network a livello di ricerca: gli aggiornamenti di stato contrassegnati come pubblici su Google+ sono stati aggiunti tra i risultati. Avevamo già accennato a questa possibilità sul contratto in scadenza con Twitter nella ricerca in tempo reale. La sostituzione è avvenuta.
In particolare, quando si condividono pubblicamente dei collegamenti il profilo di Google+ è associato alla raccomandazione del pulsante +1 nei risultati della ricerca. Qualcosa di simile avviene anche per i contatti inseriti nelle proprie cerchie (se l’aggiornamento di stato non è pubblico). Meglio controllare quanto si condivide.
Non sembra esserci un metodo per escludere gli aggiornamenti pubblici dalla ricerca di Google. L’unica soluzione è condividere i contenuti esclusivamente con le cerchie di Google+, affinché nulla possa approdare al motore: non s’esclude un prossimo aggiornamento della privacy, per configurare la propria presenza tra i suggerimenti.
Via | Digital Trends
Twitter ha rivelato almeno una parte del progetto riservato alle fotografie di cui si è parlato molto in questi giorni. Il primo passo è la disponibilità di un’estensione per Firefox che abilita la ricerca di profili e hashtag dalla barra degli indirizzi del browser. È confermato il servizio di upload delle immagini con Photobucket.
All’indomani del rilascio di un bottone per il follow, Twitter arricchisce l’esperienza sul web con una versione modificata di Firefox che integra l’Address Bar Search: è un add-on per effettuare ricerche nei tweet. Un’estensione più ricca e funzionale di un “semplice” motore di ricerca personalizzato per Firefox. Però non è tutto.
L’annuncio di Twitter Address Bar Search, l’estensione per Firefox, include un aggiornamento sulle fotografie: gli sviluppatori confermano l’imminente disponibilità di un sistema per caricare immagini su Twitter grazie a Photobucket. Nelle prossime settimane l’interfaccia web e le applicazioni mobili permetteranno l’upload di foto.
Via | Mozilla
Blekko è l’ennesimo motore di ricerca che prova a superare gli schemi tradizionali introducendo funzioni sociali. Tutto ruota attraverso il concetto di /slashtag, una forma di etichetta che restituisce solo alcuni risultati: dovrebbe limitare lo SPAM. In realtà, il valore aggiunto di Blekko riguarda l’analisi della SEO dei siti e lo rende molto appetibile agli sviluppatori.
Via | The Huffington Post
Qwiki è il progetto che ha vinto la 2ª edizione annuale del TechCrunch Disrupt 2010, il concorso di CrunchBase che premia le idee più innovative del web. Qwiki consiste in una piattaforma che può essere definita come un’enciclopedia multimediale. La consultazione può avvenire sia con la ricerca di un termine, sia sfogliando gli argomenti proposti in per categorie. Qwiki al momento è in fase alpha a invito.
La novità di Qwiki è nell’esperienza dell’apprendimento: diversamente da altre risorse, Qwiki sfrutta una particolare tecnologia per trasformare fonti testuali e visive in presentazioni video. Il processo di trasformazione è completamente automatizzato, non prevede cioè l’intervento umano nella creazione dei filmati. Ciò permette una rapida e notevole estensione dei temi indicizzati e presentati da Qwiki.
Facciamo un esempio. Cercando informazioni su Roma sarà mostrato un video con le mappe di Google, le foto di Flickr e i filmati di YouTube sulla città: una voce (generata da una tecnologia di text-to-speech) leggerà il contenuto delle informazioni presenti su Wikipedia. Qwiki è proposto nella sola lingua inglese. Terminato il video si può dare un feedback per segnalare eventuali imprecisioni.
Via | TechCrunch
Le ambizioni degli ex-dipendenti di Google erano troppo elevate. Nel 2008 un gruppo di sviluppatori in polemica con Mountain View aveva lasciato il motore di ricerca per lanciare Cuil, un search engine che avrebbe dovuto surclassare Google. Nell’aprile di quest’anno, gli stessi avevano cambiato rotta con Cpedia: sarebbe dovuta essere un’enciclopedia interattiva. Oggi entrambi risultano irraggiungibili.
È stata profetica l’immagine (che potete vedere qui a lato) utilizzata da GigaOM per descrivere la nascita di Cpedia. Neppure cinque mesi e, senza che fosse stato pubblicato alcunché, il progetto ha già chiuso i battenti. Altre fonti confermano l’irreperibilità dei responsabili agli uffici di Cuil. Avere successo sul web non è facile e spesso grandi proclami si traducono in altrettanto grandi fallimenti.
Difficile che qualcuno ne sentirà la mancanza. Cuil non è mai decollato e Cpedia non ha raggiunto neppure l’inaugurazione ufficiale. È poco realistico che i domini si trovino in manutenzione per preparare qualcosa di nuovo. Più probabilmente, gli sviluppatori hanno deciso di abbandonare la nave che stava affondando. L’augurio è che trovino presto la propria strada, senza sfidare il colosso di Google.
Foto | Alexis Cordova
Cliqset è una piattaforma di cui abbiamo già parlato in passato. A metà tra FriendFeed e Plaxo, consente di gestire molteplici profili sui principali social network. L’ultima “trovata” di Cliqset, però, è di tutt’altra natura: una Social Search per rintracciare gli status update.
Non è richiesta la registrazione di un account per sfruttare le funzioni basilari di Cliqset Social Search. Se disponete di un profilo potete personalizzare i risultati sui contatti di 80+ servizi abilitati. La ricerca è possibile anche come estensione per Firefox e dalla dashboard.
Se avete apprezzato 48ers, il motore di ricerca in tempo reale per i social media, troverete che Cliqset Social Search si presenta persino meglio. La pagina dei risultati è organizzata a scorrimento verticale, non è suddivisa in più pagine e la ricerca continua finché non si sceglie esplicitamente di metterla in pausa.
Via | Cliqset
Sì, anche la Search Engine Optimization (SEO) ha i suoi rischi. E non derivano soltanto dall’affidamento accordato a servizi poco credibili per migliorare la posizione del proprio sito/blog sui motori di ricerca. Symantec aveva già affrontato il problema parlando della pericolosità degli iframe circa un anno fa e ieri ha distribuito un video che dimostra come sia possibile essere attaccati. Gli attacchi di SEO Poisoning avvengono installando script che agiscono sui crawler per l’indicizzazione di pagine e immagini attraverso delle parole-chiave.
Via | Symantec