È noto che la Cina non abbia un ottimo rapporto con Twitter. Del resto, si può dire altrettanto di qualsiasi piattaforma che sfugga al controllo statale. In alcune occasioni l’atteggiamento della repubblica popolare ha generato dei progetti di tutto rispetto come Red Flag (una distribuzione di Linux concepita per la pubblica amministrazione cinese). Altre, invece, diventa un alibi per effettuare una censura.
Quale sia la prospettiva di Red Microblog è da vedere, sta di fatto che la Cina punta ad avere una propria alternativa a Twitter. È già stato definito come il microblogging “comunista”, tuttavia le informazioni in merito restano sommarie e non si conosce l’indirizzo web di Red Microblog. L’unica certezza che possiamo azzardare è che la piattaforma non conterrà informazioni ostili al governo popolare cinese.
Dalle indiscrezioni sembra che Red Microblog sarà uno strumento di propaganda: è da vedere se possa avere una qualche efficacia, posto che internet non può essere filtrato completamente. Neanche da un Paese attento come la Cina. Insomma, tutto lascia pensare a un maldestro tentativo del governo di recuperare visibilità in rete: piaccia o, meno agli amministratori dello stato… è davvero troppo tardi.
Via | The Huffington Post
Il web è bello perché è vario: potremmo riassumere così il senso dell’esistenza di Curated.by. Sembra che la crisi economica di Wikipedia non abbia fatto sbizzarrire soltanto i buontemponi, ma abbia pure galvanizzato una serie di startup alla ricerca di fama. Curated.by è un puzzle così complicato da apparire incomprensibile. Un po’ microblogging, un po’ wiki… rende difficili operazioni molto semplici con gli altri servizi.
L’iscrizione avviene con Twitter (da cui recupera following e follower) per i privati, mentre le aziende hanno un modulo differenziato. L’idea sarebbe quella di creare dei bundle collaborativi, esportabili in tutto il web con JavaScript. Questi bundle sono delle pagine suddivise per argomento simili a quelle di un wiki, ma «curate da» un singolo utente che le promuove. Si può ottenere lo stesso con Wikia, oppure Tumblr.
C’è un aspetto di Curated.by più interessante di altri e riguarda l’aggregazione delle news da Twtter Twitter. Sì, perché i contenuti dei bundle non sono creati, ma soltanto aggregati da Curated.by che li prende dall’esterno: Paper.li funziona allo stesso modo a cadenza quotidiana. Gli utenti più capaci possono ottenere di meglio con Yahoo Pipes. Qualcuno potrebbe trovarlo utile, però l’entusiasmo degli Statunitensi è esagerato.
Aggiornamento: corretto un refuso sul nome Twitter.
Via | TechCrunch

Israele ottiene la propria identità ufficiale su Twitter. Israel Meléndez è conosciuto in Spagna come uno degli impresari più noti nel mondo del porno. Il suo nome proprio coincide con quello dello Stato, del quale aveva “rubato” (non intenzionalmente) lo username di Twitter più rilevante ed immediato, @Israel. Lo scorso 26 Agosto Meléndez ha ceduto il proprio nome utente di Twitter al Paese per una cifra che pare conti ben “cinque zeri”.
L’omonimia non è l’unico fattore-fortuna ad essere intervenuto nella vicenda, poichè l’imprenditore fu pioniere del servizio ed uno dei primi iscritti a Twitter accaparrandosi uno username generico e molto importante ben prima degli organismi ufficiali Israeliani. L’account @Israel è stato aperto nell’Aprile del 2007 e gli aggiornamenti di stato erano visibili solamente ai contatti autorizzati. Meléndez usava molto poco Twitter, tanto che l’accout è risultato inattivo per mesi, durante i quali l’imprenditore riceveva messaggi di critica nei confronti del Governo Israeliano. Il nome utente infatti traeva in inganno gli utenti del servizio di microblogging, che ritenevano di rivolgersi ad un profilo governativo ufficiale.
La negoziazione tra Meléndez e lo Stato di Israele è cominciata con un messaggio inviato dall’account ufficiale del primo ministro Netanyahu, per poi concludersi (dopo lunghe ed articolate discussioni) al Consolato di Israele in Miami, dove l’imprenditore attualmente risiede. Israel Meléndez ha sottolineato come da una casualità sia nata una contrattazione estremamente delicata. Secondo l’imprenditore, il Governo Israeliano avrebbe deciso di contattarlo a causa del gran numero di messaggi antisemiti ricevuti su @Israel.
Dopo una verifica dell’account e della password, il passaggio di proprietario è stato rapido grazie anche agli accordi presi con Twitter, che normalmente non permette la compravendita di account. L’imprenditore ha fornito la password, i compratori l’hanno immediatamente cambiata. Twitter ha collaborato attivamente durante la transazione, garantendo che non venissero infrante le regole imposte dal servizio di microblogging: nessuna vendita di account, come accennato, ma vendita del nome utente e nulla più. Sottigliezze legali necessarie in una transazione così particolare. Per quanto riguarda la cifra sborsata, nessuno dei soggetti coinvolti ha rilasciato dichiarazioni.
[Via Publico.es]
Wikipedia è una piattaforma che non ha bisogno di presentazioni e non sarà oggetto di critiche neppure in questo intervento: purtroppo, la segnalazione che mi accingo a riportare riguarda un caso particolarmente spiacevole che ha tutta l’aria di essere una censura. Nella circostanza è probabile che in tutta buonafede i moderatori italiani dell’«enciclopedia libera» abbiano commesso un errore, peccando soltanto d’eccesso di zelo.
Meemi è un servizio di microblogging creato in Italia 3 anni fa, è disponibile anche in lingua inglese e costituisce una piattaforma del tutto indipendente. Ciò nonostante, Wikipedia Italia lo inserisce erroneamente come client per Twitter: per questo motivo alcuni utenti hanno pensato di proporre una voce a sé. A giudicare dalle discussioni generate sul forum dei redattori di Wikipedia la querelle non avrà una rapida soluzione.
Quanto è accaduto può essere riassunto molto brevemente: la pagina creata per Meemi è stata rimossa da un moderatore perché ritenuta come una voce di carattere promozionale. A prescindere da cosa sia stato inserito su Wikipedia, ciò appare inconcepibile poiché tutt’al più avrebbe avuto senso il taglio delle parti “incriminate”: l’immediato ricorso degli editori della pagina censurata ne ha causato il ban da Wikipedia Italia.
Forse il termine extranet non è propriamente ortodosso, perché Yammer funziona esclusivamente sul web – e non ha quindi la necessità di una intranet aziendale cui appoggiarsi – ma rende esattamente l’idea di cosa sia. Azzardando un paragone possiamo dire che sia una versione “chiusa” e commerciale di StatusNet (di cui pure si è parlato ampiamente su Ossblog.it).
Yammer è un servizio di comunicazione intra/extra-aziendale – consente infatti la creazione di corporate network alla Facebook, che fino a ieri necessitavano di un indirizzo e-mail su dominio di riferimento e di dialogare con fornitori, clienti e partner – che vanta collaborazioni di tutto rispetto e nelle ultime ore si è aggiornato per integrare vere e proprie funzionalità da microblogging, pure integrabili con Twitter.
Disponibile in tre soluzioni (di cui una gratuita, ma più limitata) Yammer dispone già di applicazioni ufficiali per desktop e smartphone – usufruibili anche per la versione free – e incarna ciò che Google intende descrivendo le prospettive della comunicazione d’impresa: costituisce una scelta molto valida per network di grosse dimensioni, ma non disdegna lo small business.
Via | ReadWriteWeb
Su queste pagine ho parlato spesso di HootSuite, il client da interfaccia web per Twitter (e non solo, perché ormai integra pressoché tutti i principali social network e le piattaforme di microblogging) che si contende con CoTweet il primato nel settore professionale per la gestione degli aggiornamenti di stato — ma pure di link tracking ecc., grazie ai servizi a esso correlati.
Recentemente il team degli sviluppatori di HootSuite ha annunciato la release di Barn Owl: si tratta di un insieme di caratteristiche aggiuntive, alcune delle quali già esplorate anche qui. Anzitutto la barra sociale di Ow.ly – raggiungibile e sfruttabile anche in modo indipendente come Post.ly per Posterous , ma specie le statistiche avanzate di Klout e un sistema d’apprezzamento simile ai like di Facebook, FriendFeed e ora Google Buzz fanno di HootSuite un servizio completo.
Cosicché è lecito domandarsi se HootSuite sia diventato la killer-application per il microblogging: per quanto mi riguarda la risposta è scontata, poiché già lo utilizzo da tempo come piattaforma principale per Twitter e Facebook. Oggettivamente è difficile ritrovare altrove la medesima completezza: soltanto CoTweet ha il valore aggiunto delle ^CoTags (un sistema per “firmare” gli aggiornamenti da utenze diverse per uno stesso profilo multi-utente), ma i prossimi aggiornamenti di Twitter dovrebbero renderle inutili perché la medesima feature sarà presto integrata nel core del servizio.
Oggi molti si aspettavano di poter scaricare un nuovo aggiornamento dell’iPhone OS in seguito al keynote di Apple che invece è stato pressoché interamente dedicato alla presentazione del famigerato iPad — l’attesissimo tablet che sarà sul mercato tra 60 giorni. In compenso cominciano a “fioccare” le applicazioni per un’altra piattaforma dedicata al settore mobile.
Soltanto ieri avevo parlato – e come immaginavo la notizia è stata ripresa con maggiori dettagli anche su Mobileblog.it – della disponibilità di Google Voice su Palm WebOS e a venerdì scorso risale il comunicato di Brightkite sulla possibilità di accedere a quest’ultimo dallo stesso sistema operativo. Per chi ancora non lo sapesse Brightkite è un servizio di Yahoo! per il geotagging che si integra coi principali social network.
È a mio avviso interessante vedere come a poco a poco numerose applicazioni decidono di “sbarcare” sul Palm Pre – di cui in Italia non è ancora distribuita la versione base, comunque in arrivo anche per il nostro Paese – che è un dispositivo di cui si parla relativamente meno e che offre prestazioni di tutto rispetto a costi decisamente contenuti: Parafoil (l’applicazione per Brightkite) è soltanto l’ultima in ordine di tempo.
Sembra che la “febbre” dello URL shortening sia destinata a continuare: nonostante il settore appaia ormai inflazionato, sono sempre più numerosi i servizi che si avvalgono di un dominio proprio. Non più tardi di venerdì scorso avevo parlato delle novità di HootSuite — che è proprietaria dello shorten URL Ow.ly.
Questa volta è Posterous – la piattaforma di blogging via e-mail – a proporre la propria via alla riduzione degli indirizzi per il web: il servizio, che sfrutta le API di Tumblr, si avvale di Post.ly per lo sharing dei post attraverso i social network. In un primo momento il dominio non aveva altre funzioni particolari, ma recentemente è stato aperto a un secondo utilizzo.
In sostanza (che possediate o, meno un blog su Posterous) anche senza registrazione è possibile caricare pressoché qualsiasi tipo di file e aggiornare lo stato di Twitter direttamente da Post.ly: va da sé che chi avesse già un account su Posterous possa accedere a funzionalità avanzate quali link tracking, statistiche varie e personalizzazione delle pagine di transizione per il download dei contenuti caricati.
Forse l’idea non è completamente originale, ma a esserlo è sicuramente la forma in cui è stata realizzata: Onioning è fondamentalmente un servizio di microblogging… che però si basa sullo stesso concetto di Yahoo! Answers.
Al posto dei semplici aggiornamenti di stato Onioning propone (in un massimo di 500 caratteri) la condivisione di domande e risposte: è possibile registrare un profilo attraverso il proprio login di Twitter – cui si può inviare notifica dei propri update – e mantenere il nickname, se disponibile.
Il sistema consente di votare le risposte, che opzionalmente possono essere inviate in forma anonima (se l’utente l’ha esplicitamente consentito) e di creare thread delle discussioni: sul profilo si possono indicare i propri account di Facebook e MySpace e la condivisione di domande/risposte è possibile anche tramite Facebook Share.
Via | Bloggerman
Mi è capitato spesso di parlare degli aggiornamenti di HootSuite – un client professionale per la gestione degli aggiornamenti di stato sulle piattaforme di microblogging e social networking tra quelli che ritengo più interessanti – e questa volta si tratta di URL shortening: la prima novità non è propriamente tale per chi già sfruttasse una delle sue estensioni per il browser.
Sto parlando dell’integrazione di Ow.ly come URL shortener: la social bar di Ow.ly appare da tempo nei link di chi aggiorna il proprio stato attraverso il bookmarklet installabile su Firefox e Chrome (che accorcia automaticamente l’indirizzo della pagina su cui ci si trova). Ciò che prima non c’era è il tracking dei link come statistica globale – con la redazione di una classifica generale – e per utente.
HootSuite, che ormai va ben oltre Twitter, aveva ricevuto un finanziamento di $1,9 milioni in venture capitalism che gli ha permesso di presentare un nuovo responsabile per la community e soprattutto d’investire in innovazione: è pur vero che il tracking testé introdotto non è poi così “rivoluzionario”, ma in poco tempo non si poteva chiedere di più. Vedremo cosa s’inventeranno in seguito.
Ormai HootSuite non ha più granché a che vedere con la sua funzione originaria — dal momento che dovrebbe essere un “semplice” client professionale per Twitter. Ovviamente non sto parlando di un difetto, ma della naturale evoluzione del servizio: dopo essersi messo in pari con le nuove feature del popolare servizio di microblogging e aver integrato le pagine di Facebook, HootSuite sta studiando l’integrazione con WordPress.com.
Quest’ultima può già essere abilitata dalle preferenze della dashboard di HootSuite in fase beta: occorre disporre di un blog su WordPress.com – perché la funzionalità non è ancora disponibile come plugin per il CMS – e aver abilitato le API di Twitter nel profilo. È così possibile pianificare i post e pubblicarli su più account contemporaneamente, esattamente come già avveniva per i tweet e gli aggiornamenti di stato per Facebook e LinkedIn.
Nel contempo sono state attivate altre funzioni accessorie come i tooltip per i trending topics di Twitter e le anteprime di URL e immagini: non è certo stato un Natale di riposo per gli sviluppatori di HootSuite. Non è tutto: con la funzione real time di Twitter è stata aggiunta la possibilità di visualizzare un maggior numero di tweet per ogni scheda ed è stato aperto una sorta di app store che raccoglie tutte le estensioni e le applicazioni ufficiali di HootSuite.

Biz Stone, gran capo di Twitter, ha annunciato che entro la fine del 2009 saranno disponibili degli speciali account premium o “professionali” del sistema di microblogging più diffuso al mondo.
L’obiettivo di una possibile monetizzazione si avvicina per Twitter, già al centro del buzz dei blog tecnologici, in questi giorni, per via di due importanti novità applicate alla sua interfaccia web: le liste e il retweet “ufficiale”.
Le caratteristiche principali di questi speciali account a pagamento (il cui costo non è ancora stato definito) saranno la possibilità di essere “verificati” (cioè attribuiti con certezza a un certo brand, come già avviene per alcune star del cinema o del giornalismo) e un servizio di statistiche a loro dedicato. Le parole di Stone:
“Questo sistema di avvantaggerà di quelli che sono alcuni degli usi commerciali di Twitter che già abbiamo visto da parte di grandi aziende come compagnie aeree o catene di distribuzione. Vogliamo offrire loro un po’ di servizi che gli permettano di essere migliori su Twitter”.