TweetDeck, un’applicazione per interagire col popolare servizio di microblogging, è stata acquistata da Twitter qualche mese fa. Nonostante la sovrapposizione con alcune versioni dei programmi ufficiali di Twitter, TweetDeck ha subito un aggiornamento molto consistente per tutte le piattaforme: Windows, Mac OS X e Chrome Web Store.
La prima novità che salta all’occhio è il logo: TweetDeck ha sostituito il caratteristico colore giallo con l’azzurro di Twitter, segno inequivocabile della dipendenza da quest’ultimo. L’adozione del simbolo ufficiale lascia presagire che TweetDeck 1.0 possa essere l’ultima versione di questo software a mantenere il nome originario.
Non avrebbe senso, infatti, mantenere in parallelo due programmi ufficiali di Twitter con denominazioni differenti. Tanto più che l’aggiornamento non riguarda le applicazioni mobili di TweetDeck: queste sono già state rimpiazzate dai client realizzati direttamente da Twitter. Per Android, ad esempio, TweetDeck non è più aggiornato.
Continua a leggere: TweetDeck è stato aggiornato su Windows, Mac OS X e Chrome Web Store
WordPress.com, il popolare servizio di blogging, ha annunciato una nuova forma d’integrazione con Twitter. La novità non riguarda la nuova interfaccia della piattaforma di microblogging e può essere utilizzata immediatamente da chi scrive su WordPress.com. Gli “estratti” degli interventi entreranno nella timeline estesa di Twitter.
Cliccando sugli aggiornamenti di stato di Twitter, pubblicati automaticamente da WordPress.com, si può visualizzare un’anteprima dell’intervento completo: titoli, immagini ed excerpt dei post compaiono nella barra laterale. Una possibilità limitata al dominio wp.me, a quanto sembra. Forse, Jetpack potrà estendere la funzione al CMS.
La feature è stata presentata dallo stesso Matt Mullenweg, il creatore di WordPress, che ha mostrato un esempio di come si presentano i singoli tweet dagli interventi su WordPress.com. Sarà interessante valutare l’impatto della novità rispetto al “like” di Facebook e se otterrà la stessa fortuna del retweet per i gusti dei blogger.
Twitter, il popolare servizio di microblogging, ha iniziato a proporre la propria soluzione di advertising a un numero selezionatissimo di partner. Discussa a più riprese, la pubblicità su Twitter è inserita tra gli aggiornamenti di stato pubblici o i profili suggeriti e un’etichetta distingue le inserzioni a pagamento dalle altre.
La piattaforma di Twitter prevede l’autogestione dei messaggi pubblicitari che possono essere acquistati con una normale carta di credito. Non sono trapelati molti dettagli sul meccanismo perché la disponibilità pubblica del sistema d’acquisto è prevista soltanto per le prime settimane del 2012. La soluzione è in fase di “rodaggio”.
La novità non risiede nella presenza della pubblicità sulla linea temporale di Twitter. La piattaforma ha cominciato a proporre dei contenuti sponsorizzati da diverso tempo: a cambiare è la soluzione adottata. Il servizio di microblogging venderà da sé la pubblicità, evitando di coinvolgere terze parti. Sulla falsariga di Facebook.
Continua a leggere: Twitter ha iniziato la distribuzione dei propri annunci pubblicitari

TweetDeck ha provveduto alla chiusura di Deck.ly, un servizio per aumentare a piacimento il limite nella lunghezza dei caratteri per gli aggiornamenti di stato su Twitter. La piattaforma era stata aperta in febbraio e permetteva soprattutto sulle applicazioni mobili di leggere i tweet più lunghi del normale senza visitare dei link.
Twitter non ha mai fatto segreto dell’“insofferenza” verso Deck.ly e, avendo acquistato TweetDeck in maggio, ha fatto valere la propria autorità. Il dominio di Deck.ly rimanda a TweetDeck e il servizio è stato rimosso definitivamente da tutte le applicazioni desktop e mobile. Potrebbe essere soltanto il primo passo per la chiusura.
Acquistando TweetDeck, Twitter s’è assicurato un grosso vantaggio nello sviluppo delle applicazioni ufficiali per gli smartphone: fino a questo momento, quelle già previste da TweetDeck non erano state “toccate”. In futuro, tuttavia, Twitter potrebbe inglobare TweetDeck ed eliminarne il marchio a scapito degli altri social network.
Via | The Next Web
Jig è un portale d’auto-aiuto per sviluppare conversazioni su interessi comuni a partire da una semplice domanda: «cosa ti serve?». È stato concepito da Joshua Schachter, già noto per la creazione di Delicious. Un po’ Quora, un po’ Yahoo Answers, Jig ha una grafica essenziale e assurge a essere un progetto «utile quanto divertente».
Il portale muove i primi passi proprio in questi giorni e non tutto è perfetto. Il sistema di domande e risposte ripropone lo schema dei seguaci di Twitter, il like di Facebook (sostituito con “agree”, “sono d’accordo”) e i gruppi d’interesse (si chiamano “affiliations”, “affiliazioni”). Onestamente ci si chiede «a cosa serva» Jig.
Bissare il successo di Delicious è un’impresa ardua e Jig, almeno per il momento, non sembra essere all’altezza dell’altro servizio creato da Schachter. Lo stesso vale per Lift nei confronti di Twitter. Dalle premesse sembra che Jig offrirà delle “perle” simili a quelle di Yahoo Answers: è un cult la vignetta di XKCD per il panino.
Via | ReadWriteWeb
Lift può essere considerata come una piattaforma d’incoraggiamento. È il nuovo progetto di Biz Stone, Evan Williams e Jason Goldman: i tre co-fondatori di Twitter. Lift è il rilancio di Mibbles, un portale di microblogging per condividere i risultati ottenuti in una particolare categoria o disciplina. Sicuramente farà parlare di sé.
Non è un caso che Lift sia promosso da Obvious, la società di Stone, Williams e Goldman: il meccanismo d’incoraggiamento è ispirato ad alcuni progetti di terze parti, proprio via Twitter. Lift dovrebbe essere strutturato in gruppi per raggiungere obiettivi specifici. Gli aggiornamenti sul proprio avanzamento ottengono like e badge.
Il meccanismo non è diverso da alcune applicazioni per Twitter, ad esempio quelle per smettere di fumare: i propri contatti intervengono con reply e apprezzamenti a incitare la realizzazione dell’obiettivo. Una modalità consolidata da Health Month, un gioco che permette di sbloccare dei badge per Foursquare. Lift è in beta privata.
Via | ReadWriteWeb
Heello è il nome scelto da Noah Everett, il fondatore di TwitPic, per una nuova piattaforma di microblogging: è l’ennesima “alternativa” a Twitter, realizzata esclusivamente per il timore che il caricamento diretto delle fotografie nei tweet possa ledere alla popolarità dello stesso TwitPic. Almeno questo è ciò che lascia intendere.
Reply, retweet, follower, following: Heello è quasi il clone perfetto di Twitter. Però non è Twitter. Cambiano la terminologia e l’interfaccia, comunque Heello non aggiunge nulla alla più popolare piattaforma di microblogging. Le possibilità che abbia successo sono pressoché inesistenti. L’esperienza non ha insegnato proprio nulla?
Negli anni dell’esplosione del cosiddetto web 2.0 sono sorti numerosi servizi più o meno equivalenti: Jaiku (acquisito da Google), Pownce e molti altri hanno chiuso i battenti a causa della supremazia di Twitter. Chi ha resistito come Plurk è stato in grado d’offrire qualcosa di diverso. Tuttavia, Heello non sembra offrire granché.
Via | TG Daily
Office Leaks, l’ennesimo progetto che riprende il fil rouge di WikiLeaks, è un social network su cui “sfogarsi” riguardo a quanto avviene in ufficio. Non contiene segreti aziendali, come si potrebbe pensare, per scelta esplicita degli amministratori. L’anonimato è garantito via HTTPS e altre soluzioni: non può essere sicuro al 100%.
L’intento di Office Leaks è quello di fornire ai lavoratori una valvola di sfogo, proposta come un forum, su cui parlare dei piccoli-grandi problemi che sorgono in ufficio. Si può discutere sull’utilità del progetto, soprattutto perché al momento è proposto solo in lingua inglese. Il portale in sé ha molte più affinità con Twitter.
Se Office Leaks ha un’utilità questa è nel futuro self-hosted della piattaforma: per monetizzare il portale, gli amministratori pensano di proporlo alle imprese per migliorare la comunicazione interna. Facendo emergere, ad esempio, i problemi degli impiegati nell’anonimato. Nulla che non possa essere realizzato con altri strumenti.
Via | The Next Web

Twitter dovrebbe ormai consentire nativamente la pubblicazione di messaggi che vadano oltre i 140 caratteri: questa la conclusione di un’interessante analisi condotta da Richard MacManus, autore di ReadWriteWeb. Ragionando sullo stato attuale del più popolare servizio di microblogging, è forse il limite di 140 caratteri a rendere i tweet quello che sono? O forse Twitter si è evoluto, diventando anche un servizio di messaggistica in tempo reale che non necessita più di limitazioni?
Seppure molti amino Twitter per quello che è, uno dei client più popolari è TweetDeck, che ha recentemente introdotto la funzionalità “long post” (ovvero messaggio lungo) chiamata Deck.ly. Deck.ly permette agli utenti Twitter di pubblicare messaggi più lunghi dei tradizionali 14o caratteri; a questo punto Twitter dovrebbe prendere esempio per continuare la propria espansione/mutazione nel mainstream?
Deck.ly funziona nel seguente modo: scrivendo in TweetDeck un tweet che superi i 140 caratteri, gli altri utenti TweetDeck leggeranno il messaggio per intero se non supera una certa lunghezza, altrimenti vedranno un link ‘Read More’. Cliccandovi sopra si apre una finestra pop-up con il resto del messaggio. In altri client di terze parti, oppure leggendo i tweet dal browser su Twitter.com, tutti i messaggi Deck.ly vengono mostrati in forma abbreviata con un link che riporta al testo intero su pagina web.
Il servizio di media hosting TwitPic ha deciso di aggiungere ai propri servizi anche il supporto all’upload, al salvataggio e alla condivisione di video. La compagnia, per bocca di Noah Everett, ha dichiarato:
Gli utenti saranno in grado di caricare video dal sito stesso, da email e dai client che supportano la nuova opzione video. Stiamo rendendo più semplice per gli utenti avere tutti i propri media in un unico posto per condividere tramite Twitter.
Secondo Everett, TwitPic ha 17 milioni di utenti registrati al momento e se ne aggiungono circa 30.000 al giorno. Leena Rao di TechCrunch fa una interessante riflessione sul caso:
Continua a leggere: TwitPic aggiunge il video sharing ai propri servizi

Plurk è una piattaforma di microblogging colorata (a dispetto dell’immagine che vedete qui sopra) e divertente. Nato sulla scia del boom di Twitter, Plurk ha una nutrita comunità di utenti italiani — nonostante non abbia avuto un successo paragonabile ad altri servizi equivalenti. Tutt’altro che abbandonato, Plurk è tra i primi o, forse il primo ad avere una politica per il passaggio all’IPv6.
In questi giorni, complice il World IPv6 Day fissato per il prossimo 8 giugno, stiamo trattando in modo approfondito il problema dell’assegnazione degli indirizzi di tipo IPv4. Adesso che anche l’ultimo stock è stato assegnato, molti siti – in colpevole ritardo – saranno costretti ad affrontare il problema. Google è pronto, Bing si sta preparando… Twitter tace, mentre Plurk è già in IPv6.
Dall’italiano Meemi a Tumblr, passando per Facebook, tutti i social network sono chiamati a intervenire. Il problema degli indirizzi affliggerà anche le connessioni degli utenti, soprattutto se si utilizzano IP dinamici (una soluzione comune a molti contratti per l’ADSL). Esistono soluzioni gratuite per connettersi subito via IPv6: Plurk è pronto alla sfida, in anticipo sui suoi competitori.
Via | Plurk Labs

Come avrete avuto modo di leggere e sentire in questi giorni, gli effetti della protesta del tunisino che si è dato fuoco hanno coinvolto tutto il Medio Oriente, scatenando reazioni a catena. Ieri l’Egitto è stato teatro di una grossa protesta anti-Mubarak. In tutta risposta, il governo egiziano ha agito su Internet bloccando e filtrando le informazioni. In particolare, Twitter è stato prontamente bloccato.
Queste proteste senza precedenti, incentrate al Cairo con 100.000 partecipanti, sono state seguite in simultanea su Twitter con aggiornamenti continui tramite il trend #cairo. Nel vano tentativo di calmare la folla fermando il flusso di informazioni, Mubarak ha bloccato l’uso del servizio di microblogging. Alcuni utenti sono riusciti ad inviare comunque i propri tweet sfruttando proxy e Tor, altri si sono rivolti alla pagina di Facebook “We are all Khaled Said” (nome di una giovane vittima della violenza della polizia, ucciso l’anno scorso ad Alessandria).
La protesta è iniziata come reazione al Police Day, “una festività nazionale molto poco amata originalmente pensata per onorare i poliziotti della città di Ismailia che hanno resistito contro l’invasione britannica del 1952. Negli ultimi anni, la festività è diventata un potente simbolo di tutto ciò che c’è di sbagliato in Egitto sotto la gestione di Mubarak“.
Su Twitter è stato creato comunque un account per parlare nello specifico dell’utilizzo che l’Egitto ha fatto del microblogging, mentre nel Paese si parla di interruzioni o filtraggi di servizi di telefonia mobile, accesso Internet generico o a siti specifici.
Ahmed Zidan, uno degli autori di MideastYouth Arabic in Egitto, ha inviato a ReadWriteWeb una nota nel bel mezzo degli eventi che hanno sconvolto il Paese:
I manifestanti hanno utilizzato una nuova tecnica, che utilizza numerosi gruppi separati di protesta massiva sparsi tra il Cairo e le altre province Egiziane. Questa tattica ha spiazzato le forze di polizia. Twitter è stato il maggior strumento di comunicazione tra tutti i manifestati ed era l’unico principale e vitale servizio di aggiornamento per chiunque nel mondo tramite gli hashtag #Jan25 e #Cairo. In ogni caso, le autorità egiziane lo hanno bloccato! […] Tutte le comunicazioni mobile e Internet sono totalmente bloccati nell’area centrale del Cairo, mentre Twitter bloccato in tutto il Paese ha avuto riscontri sugli aggiornamenti della protesta […]”.
La gestione oligopolistica statale, solo nominalmente privata, degli ISP e delle reti mobile ha mostrato la propria seconda faccia obbedendo gli ordini del governo. Il peggior scenario che chiunque possa immaginare.”
Via | ReadWriteWeb