Come anticipato a più riprese a inizio 2009, Microsoft ha annunciato di aver inviato a 800 lavoratori la spiacevole notizia del taglio del loro posto di lavoro, proseguendo così nel processo avviato mesi fa, frutto immaginiamo dell’ormai tristemente famosa crisi.
I licenziamenti riguarderanno vari settori aziendali e vari uffici in giro per il mondo: tra gli 800 silurati anche Don Dodge, una delle figure principali nei rapporti dell’azienda con le realtà emergenti. Sul suo blog Dodge ha commentato la notizia non senza una bella dose di stupore, dichiarando di non aspettarsi la mossa che per ragioni legali non è stata nemmeno giustificata in alcun modo da Microsoft.
Da notare quanto riportato da TechCrunch, con Michael Arrington che ha raggiunto telefonicamente Don Dodge che nemmeno un’ora dopo il suo licenziamento ha avuto da spendere parole negative nei confronti di Microsoft, preoccupandosi anzi che il blogger non ne scrivesse a sua volta. Una mossa comunque che in molti non hanno giudicato positivamente, visto che Dodge aveva contribuito nel corso degli anni a rendere più “umana” la figura dell’azienda di Redmond.
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Erano stati “promessi” a fine gennaio insieme ai 1.400 licenziamenti già effettuati, e a quanto pare purtroppo i tagli aggiuntivi al personale per un totale di 3.600 posti di lavoro diventeranno realtà a casa Microsoft nel corso dei prossimi 15 mesi come anticipato a inizio 2009.
A confermarlo è Brad Smith, Vice-Presidente della società e pezzo grosso dell’Ufficio Affari Legali, il quale però ribadisce che saranno aggiunti dai 2.000 ai 3.000 posti di lavoro in aree chiave della compagnia, come il sempre più considerato settore relativo alla ricerca su web. Speriamo che almeno questi 3.600 non si vedano beffare sulla liquidazione come gli altri 1.400!
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Non saranno stati 15.000 ma 1.400 sì, e alcuni di loro oltre al danno hanno subìto in questi giorni anche la beffa. Di chi stiamo parlando? Di una parte dei dipendenti Microsoft che si sono visti recapitare a casa la lettera che vedete nell’immagine qui sopra, nella quale la società chiede loro di restituire parte della buonuscita perché troppo generosa a causa di un “errore amministrativo”.
Mentre non si sa né a quante persone sia stata inviata la lettera, né l’ammontare della somma da restituire a causa dell’oscuramento sulla lettera, fa comunque discretamente ridere il fatto che agli ex-dipendenti venga rivolta una velata minaccia in termini di tasse da pagare se non restituiscono i soldi entro l’anno fiscale corrente.
Immagino a questo punto la gioia di chi magari aveva già speso la liquidazione per comprare un’auto nuova, una casa o quant’altro: voi nei loro panni cosa fareste? Sondaggione dopo la pausa!
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