Un recente sondaggio del Boston Consulting Group rivela che il 62% dei navigatori italiani pagherebbe fino a sette dollari al mese per poter leggere le news su internet.
E addirittura, stando sempre allo stesso sondaggio, siamo il popolo maggiormente disposto a pagare per usufruire dell’informazione on line, tanto che c’è già una notevole quantità di nostri connazionali che spende dei soldi in tal senso. Invece gli utenti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia si sono dimostrati a sorpresa i più “freddini” di fronte all’eventualità di un esborso in cambio delle notizie.
E voi, pur di potervi informare tramite il web, ci stareste ad un pagamento mensile (magari non eccessivo)?
Via | Affaritaliani.it
Il temporaneo stop allo sviluppo della banda larga in Italia, annunciato di recente dal sottosegretario Gianni Letta, ha suscitato in questi giorni un mare di polemiche. In tanti hanno detto la loro sull’argomento e l’ultima reazione in ordine di tempo è quella del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, che dai microfoni di SkyTg 24 ha rivolto un appello al governo:
“Quella della banda larga è un’infrastruttura portante per il sistema paese. L’investimento in banda larga ad alta velocità trasmissiva avrebbe un ritorno sul reddito formidabile, non investire sulla banda larga non sarebbe un risparmio. […] Bisogna fare una rete in fibra ottica che garantisca una velocità di 50 megabit. Il sistema delle telecomunicazioni è stato l’unico nel mondo ad avere redditi soddisfacenti anche in piena crisi.”
Secondo Calabrò, c’è l’assoluta necessità che la banda larga da noi venga potenziata al massimo entro il 2015, in caso contrario ne soffrirebbe tutta la ripresa economica del nostro Paese. Insomma, potrebbe essere l’ultima occasione per non “perdere il treno”: che ne dite, alla fine riusciremo a salirci?
Via | Adnkronos
Purtroppo le buone intenzioni del ministro Renato Brunetta non si trasformeranno - quanto meno per ora - in fatti concreti: il piano Romani, che avrebbe dovuto far arrivare la banda larga a tutti gli italiani (20 mega al 96% della popolazione entro tre anni e 2 mega al rimanente 4%) è stato infatti rimandato. Ad annunciare lo stop è stato il sottosegretario Gianni Letta:
“I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi.”
Tradotto in soldoni, questo è un momento in cui ci sono problemi più importanti da risolvere. Ma pare che lo sviluppo dell’internet veloce resti comunque un obiettivo di questo governo e dunque di banda larga si tornerà a parlare appena possibile. Almeno speriamo…
Via | Repubblica.it
Parallelamente a quanto sta accadendo nel sud-est asiatico ed in altre parti del mondo, Facebook continua a crescere in tutti i paesi d’Europa. Il vecchio continente si sta dimostrando come un caposaldo dello sviluppo di Facebook, e il mercato europeo potrebbe rappresentare una fetta importante degli introiti del social network.
La Gran Bretagna ha aumentato la sua popolazione attiva su Facebook di un milione di utenti, passando da 19.2 milioni a 20.3 milioni. La Danimarca è cresciuta rapidamente, così come pure la Serbia. In generale le visite sono aumentate in tutti i paesi.
Curiosamente proprio l’Italia è la nazione che ha visto una diminuzione delle visite su Facebook, passando da 10.6 milioni di un mese fa ai 10.5 milioni attuali. E pensare che alcuni mesi fa l’Italia era stata indicata come il paese in cui Facebook era cresciuto maggiormente. Una spiegazione è da dare alle vacanze appena terminate? Provate a dare un’occhiata alle statistiche di Google Trends Google Trends per analizzare i dati relativi all’Italia.
Via | Insidefacebook.com
Ancora grane per The Pirate Bay, il tracker bittorrent recentemente giudicato colpevole nel processo che ha visto coinvolto i suoi fondatori. E questa volta le accuse arrivano direttamente dall’Italia.
La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e la FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale) hanno infatti richiesto a Peter Sunde e The Pirate Bay un risarcimento di 1 milione di euro.
Gli screzi tra l’Italia e il popolare sito bittorrent non sono nuovi: già l’anno scorso The Pirate Bay venne oscurato dagli ISP italiani, ma in quell’occasione “la Baia” vinse il ricorso e ritornò visibile dopo alcuni giorni. Questa volta, però, le accuse italiane vengono dopo indagini precise ed una tesi del presidente Enzo Mazza secondo cui il fatto che i fondatori di The Pirate Bay abbiano venduto il sito vuol dire che ne hanno ricavato un guadagno, confermando di fatto il fine di lucro.
In ogni caso, l’avvocato di The Pirate Bay in Italia, Gallus, ha dichiarato che ancora nessuna denuncia formale è stata notificata.
Via | Torrentfreak.com
Dopo il successo elettorale alle recenti elezioni europee, il Partito del Pirata, movimento politico nato in Svezia, si è diffuso presto in tutta Europa. Recentemente nuove formazioni del Partito del Pirata sono nate anche in Francia e in Repubblica Ceca.
In Repubblica Ceca il partito ha già raccolto 2.500 firme elettroniche, e spera di poter ottenere qualche risultato nelle elezioni di ottobre. Il leader del CPS (ovvero del Českou pirátskou stranu) ha dichiarato che non vuole ottenere seggi in Parlamento: basterebbe che i politici si interessassero ai problemi della pirateria e dei diritti digitali. Come tante altre formazioni politiche simili, il Partito del Pirata ceco non ha un vero e proprio programma politico, ma punta sui temi della proprietà intellettuale e spera di collaborare con altri partiti.
Il movimento francese, nato da poco, gestisce un gruppo su Facebook e un blog su Wordpress, anche se la speranza è quella di ingrandirsi sulla scia dell’omonimo svedese. Proprio la Francia potrebbe essere un terreno fertile proprio a causa della legge sulle tre disconnessioni che il governo ha tentato più volte di far passare. Ad oggi il gruppo su Facebook ha 1.600 membri.
Ovviamente i due partiti sono ancora troppo piccoli per destare interesse politico. Ma è un segnale di come il sasso lanciato in Svezia stia dando risultati in tutta Europa. Solo poche settimane fa il Partito del Pirata in Germania otteneva un posto in Parlamento grazie al passaggio di Jorg Tauss nel nuovo movimento. Chissà se anche in Italia accadrà qualcosa di simile. Chissà se anche l’equivalente italiano, il cui sito è raggiungibile a questo link, riuscirà in futuro ad ottenere risultati politici (Grazie alle segnalazioni dei nostri lettori). Voi cosa pensate ?
Via | Arstechnica.com
Nonostante i problemi giudiziari che stanno coinvolgendo numerosi siti, il protocollo BitTorrent si conferma al primo posto tra le scelte degli utenti quando si tratta di scaricare file dalla rete.
L’azienda BayTSP, società antipirateria a stretto contatto con l’industria dell’intrattenimento, ha raccolto i dati di diversi utenti nel 2008, dati che confermano la posizione numero uno di BitTorrent, davanti a eDonkey. C’è da dire che BitTorrent è più facile da monitorare, e questo ha portato a generare molti più dati rispetto alle altre reti.
Il dato interessante è che, nonostante la crescente popolarità del video streaming, gli utenti continuano a scaricare film dalla rete, utilizzando proprio BitTorrent e eDonkey, protocolli ottimizzati per la distribuzione di file di grandi dimensioni.
Continua a leggere: BitTorrent si conferma il numero uno tra i protocolli P2P
Da oggi il Ministro italiano per la Pubblica Istruzione, l’Università e la Ricerca scientifica, on. Mariastella Gelmini, ha aperto un proprio canale su YouTube. Nel video di presentazione della nuova iniziativa, della durata di 27 secondi e qui pubblicato, il Ministro avanza la sua intenzione di confrontarsi con gli utenti sulla Scuola e sull’Università accettando idee, progetti, proposte, anche critiche.
La scelta del Ministro di utilizzare YouTube è un buon segno. Forse anche in Italia si è finalmente capito quanto internet possa fare bene alla politica, soprattutto per confrontarsi con chi viene direttamente coinvolto dalle scelte del legislatore.
Bisognerà ora vedere come e con che frequenza il canale verrà utilizzato. Certo è che abbiamo fatto un grande passo avanti rispetto alle dichiarazioni di due anni fa dell’allora Ministro Fioroni che, per fronteggiare i bulli che usavano YouTube per diffondere video illeciti, voleva censurare internet.
Continua a leggere: Il Ministro Gelmini apre un canale su YouTube
Oggi a Roma è stato presentato Roma Antica in 3D, un progetto che consente di visitare la Roma Imperiale grazie a Google Earth. Sono stati infatti ricostruiti fedelmente in 3D ben 6.700 edifici dell’epoca dell’Imperatore Costantino.
Sul blog di Google Italia, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, dice:
È una grande emozione poter ammirare con la telecamera virtuale i monumenti, le strade, i palazzi dell’Antica Roma, entrare negli edifici e visualizzarli nei loro minimi dettagli architettonici: dal Colosseo al Ludus Magnus, dal Foro di Cesare all’Arco di Settimio Severo, dalla tribuna Rostra alla Basilica Julia.
Una galleria di video su YouTube mostra l’opera e le fonti utilizzate per la sua realizzazione (archivi RAI). Nel momento in cui scrivo il layer per Google Earth non è ancora disponibile.
Ecco un video illustrativo in italiano su Street View, dopo lo sbarco del servizio di Google in Italia.

Arriva Google Street View anche in Italia. In diverse zone d’Italia si è vista la bizzarra auto utilizzata per scattare le foto per questo servizio.
Per ora sono disponibili immagini di Firenze, Roma, Milano e del Lago di Como.
Via | Maestroalberto.it
E’ proprio il caso di affermare che Wikipedia è un “fiume” di informazioni, visto che, dopo il record generale che ha visto sfondare la quota di 10 milioni di articoli, la versione italiana ha raggiunto il traguardo dei 500.000 articoli.
Ed è proprio un fiume la voce numero 500.000, il Tavo, fiume che nasce sul Gran Sasso. Nonostante la versione italiana di Wikipedia sia ancora piccola rispetto alle altre versioni, questo è un traguardo che inorgoglisce il popolo wikipediano del nostro paese e che la pone al 6° posto (in termini di grandezza) dietro alle versioni inglese, tedesca, francese, polacca e giapponese.
A questo punto non rimane che complimentarci con gli autori di Wikipedia, ed augurare loro di raggiungere presto il traguardo del milione di pagine.