
Arstechnica riporta l’avvertimento diffuso da Number Resource Organization, secondo cui gli indirizzi IPv4 disponibili sarebbero al momento meno del 10% di quelli totali, rendendo quindi necessario che si adotti in tempi brevi il protocollo IPv6.
In realtà però come lo stesso articolo fa notare, poco tempo fa si parlava del 19% degli indirizzi ancora liberi, potendo evidenziare anche una differenza nel calcolo degli IP ancora disponibili e quelli invece occupati.
Al di là di ogni possibile considerazione e interpretazione comunque, il fatto che il protocollo IPv4 sia ormai agli sgoccioli è pressoché appurato, per cui occorre anche secondo me iniziare seriamente a spingere sul passaggio a IPv6 prima che sia troppo tardi.
Come segnalato su Slashdot, Google ha annunciato l’inizio del passaggio graduale verso l’IPv6, in modo da dare la possibilità agli utenti di avere accesso a tutti i siti di Google quando l’IPv6 partirà.
Google ha già registrato l’indirizzo ipv6.google.com, che attualmente non funziona, ma che sarà prima o poi attivo.
Sul sito di Google è presente una pagina esplicativa di come avverrà questo graduale passaggio. Google ritiene che il passaggio a IPv6 è di fondamentale importanza per il futuro di Internet e per la sua evoluzione. Chi avesse una rete con l’accesso a IPv6 è già in grando di accedere ai normali siti di Google, al contrario si riceve un messaggio di errore.
Via | slashdot.com
Sempre più spesso si sente parlare, in modo più o meno apocalittico, della fine degli indirizzi IPv4, Vint Cerf, uno dei padri del web, ha pronosticato l’evento nel 2010, ma ad inizio 2009 ci sono ancora quasi un miliardo di IPv4 disponibili.
Per rendersi conto di cosa significhino questi numeri si pensi che ad inizio 2008 c’erano 1.122,85 milioni di indirizzi liberi mentre allo scorso 31 dicembre erano 925,58: sono stati quindi assegnati 197,27 milioni di IPv4, che hanno portato la percentuale di utilizzo dal 69,7 al 75,3 percento.
Con una facile considerazione, a questo ritmo internet esaurirà le risorse in circa 4 anni, ma si prevede che i paesi emergenti nel mondo del web (Cina e India su tutti) termineranno le classi loro assegnate già nel 2011, creando dunque problematiche serie per future espansioni e riassegnazioni. Tutto questo, aspettando l’avvento dell’IPv6, che si spera non sia il Signor Godot del nuovo millennio.
Via | ArsTechnica.com

Negli ultimi tempi si è spesso parlato del problema degli indirizzi Internet, che potrebbero finire presto: per risolvere l’urgenza di avere nuovi indirizzi è stato creato l’IPv6. Ma probabilmente le cose non stanno così male come sembra.
Un recente documento che verrà presentato alla Proceedings of the ACM Internet Measurement Conference, fa il punto sulla situazione: un team di sei ricercatori ha fatto una ricerca scoprendo che un numero sorprendete di indirizzi non sono stati utilizzati e giacciono da tempo inattivi da quando sono stati distribuiti molti anni fa.
Il censimento, effettuato ad una scadenza di 3 mesi a partire dal 2003, è stato pubblicato solo recentemente. Secondo le previsioni gli ultimi blocchi di indirizzi verranno destinati tra la fine del 2010 e il 2011 e, se l’IPv4 offre circa 4.3 miliardi di indirizzi, l’IPv6 garantisce 51 mila miliardi di trilioni di indirizzi. Una cifra decisamente enorme. Peccato però che il passaggio a IPv6 è ancora lento a causa dei costi e della complessità.
Continua a leggere: Secondo una ricerca potrebbero esserci 120 milioni di indirizzi IP ancora liberi
Vint Cerf, colui che viene da molti chiamato come il “padre di Internet” ha dichiarato che gli indirizzi IP disponibili col protocollo IPv4 andranno a esaurirsi entro la fine del 2009 o al massimo durante i primi mesi del 2010.
Dei 600 milioni di indirizzi IP rimanenti la causa della rapida fine potrebbe essere secondo Cerf la larga diffusione che stanno avendo i dispositivi mobili: un esempio lampante è iPhone ma anche tutti gli altri cellulari, oltre ai portatili collegati via rete telefonica che ormai spopolano letteralmente.
Se lo dice un luminare come Cerf a questo punto possiamo crederci, anzi per quanto mi riguarda inizio a sentirmi un po’ in colpa per avere due diverse flat di altrettanti gestori telefonici con cui connettermi quando sono in giro :)
Via | ItProPortal.com
Foto | Wikipedia
Continua a leggere: Vint Cerf: gli indirizzi IP finiranno entro il 2010
La fine degli indirizzi IPv4 non è solo oggetto di canzoni ma anche un problema reale, visto che le stime prevedono la fine degli indirizzi attuali entro il 2011.
Come al solito Google si pone avanti agli altri, proponendo una versione del motore di ricerca dedicata al protocollo IPv6, raggiungibile all’indirizzo http://ipv6.google.com/.
Attenzione però: la pagina è visualizzabile solo da indirizzi appartenenti al nuovo protocollo, visto che i “comuni mortali” ricevono un messaggio di errore se tentano di collegarvisi.
Via | News.com
Nel video che vedete qui sopra è riportata la canzone cantata da Gary Feldman in occasione si un meeting di RIPE lo scorso ottobre: per chi non dovesse saperlo come il sottoscritto, RIPE altro non è che un forum collaborativo aperto a tutti i soggetti interessati alle tematiche relative alle reti IP WAN, almeno secondo Wikipedia.
Basata sul motivo della celebre American Pie, la canzone ironizza sulla fine degli indirizzi a disposizione per il protocollo IPv4, suggerendo il passaggio all’IPv6. Dopo la pausa trovate anche il testo :)
Continua a leggere: La fine degli indirizzi IPv4 in una canzone
Man mano che internet diventava più popolare, ci si rese conto che i 4,294,967,296 indirizzi resi disponibili dal protocollo IPv4 si sarebbero esauriti presto, e si progettò un protocollo che determinasse gli indirizzi univoci a 128 bit, contro i 32 bit di IPv4, e migliorato per soddisfare le nuove esigenze del web, in modo da rinviare per decenni un possibile esaurimento. Si decise di il nome IPv6 a questo nuovo protocollo per marcare un netta divisione dal precedente IPv4.
Ma la necessità di implementare rapidamente il nuovo protocollo si allontanò per due motivi: le reti private, grazie all’implementazione della tecnologia NAT venivano riconosciute come un singolo indirizzo; e il cambio di architettura di IPv4 che permetteva di non dovere più classificare rigidamente l’indirizzamento e il subnetting, crearono una rete scalare e di lontano esaurimento.
Da lunedì 4 Febbraio si è iniziata la lenta riconversione che porterà la rete nel 2011 ad usare esclusivamente IPv6. Nel frattempo, i due protocolli viaggeranno assieme sulla ragnatela virtuale. IPv6 non è solo una rete virtualmente più vasta, ma migliora l’implementazione dei servizi in tempo reale e la sicurezza delle comunicazioni.
Via | TuxJournal.net
Continua a leggere: IPv6 al via, internet diventa più grande

Abbiamo analizzato qualche giorno fa 10 motivi per non passare a Windows Vista. Vediamo adesso 10 (dei tanti) motivi per passare a Windows Vista, in modo da completare l’analisi dei pro e contro.
Basteranno secondo voi queste e altre novità a convincere gli utenti più affezionati di XP? Sono più i PRO o più i CONTRO?
Una delle caratteristiche presenti nel nuovo Windows Vista sarà la possibilità di poter contattare il proprio pc tramite un dominio esclusivo.
Tutto questo avverrà grazie, innanzitutto, all’utilizzo del IPv6, il protocollo di rete che permetterà di eliminare l’attuale limite imposto dagli indirizzi attuali (per capirci quelli del tipo xxx.xxx.xxx.xxx) e donare ogni macchina di un proprio indirizzo; Windows Vista avrà un proprio DNS interno chiamato “Windows Internet Computer Name”, sviluppo del Peer Name Resolution Protocol (PNRP) di Windows XP.
Il PNRP esegue la risoluzione del nome in peer-to-peer, e i nuovi Vista compiranno questa operazione anche per altri computer con sistema operativo Vista.
Il servizio WICN andrà attivato ma c’è da ricordarsi che il problema del passaggio a IPv6 sarà in buona parte a carico dei routers presenti nelle case.
[via APC magazine]
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