
Internet non ha vinto il Nobel per la Pace nel 2010, tuttavia si sta affermando come strumento principale per la comunicazione nei paesi in cui il popolo scende nelle piazze per chiedere le dimissioni dei governi e delle elezioni democratiche. Lo dimostrano i tempestivi blocchi della connettività dapprima in Egitto, quindi in Libia.
È indicativa l’importanza, in tutto ciò, dei social network: in Italia Facebook è un “divertissement” di cui spesso si abusa. In Egitto, è stata la piattaforma della rivoluzione. Il 6th of April Youth Movement (o, Shabab 6 April), co-fondato da Ahmed Maher, ha portato alle dimissioni di Hosni Mubarak in soli tre anni dalla nascita.
Per suggellarne l’importanza, un uomo ha chiamato Facebook Jamal Ibrahim la figlia primogenita (nata dopo la rivoluzione del 25 gennaio di Piazza Tahrir). Per Semil Shah, un imprenditore di Palo Alto d’origini indiane, l’espressione politica sarà la nuova «onda sociale» del web. E sarà monetizzabile attraverso piattaforme dedicate.
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Dall’account Friendfeed del direttore Riccardo Luna arriva la notizia del successo della spedizione in quel di Oslo per candidare ufficialmente Internet al premio Nobel per la Pace 2010, avviata con la campagna Internet For Peace lanciata da Wired Italia.
Dopo aver raccolto importanti consensi come quello di YouTube e di persone del livello di Nicholas Negroponte, la candidatura compie dunque un decisivo passo verso un premio che se assegnato potrebbe segnare davvero una svolta epocale. Ricordiamo che in tale caso il riconoscimento andrebbe ai “padri fondatori” del web.
L’idea di candidare internet al Premio Nobel per la Pace risale al novembre scorso – appena dopo l’assegnazione dello stesso riconoscimento a Barack Obama – ed è stata particolarmente caldeggiata dalla redazione (soprattutto italiana) di Wired: per quanto sia un entusiasta della rete, personalmente trovo che si tratti di un’iniziativa “eccessiva” — come ho giudicato fuori luogo la premiazione del Presidente degli Stati Uniti. Evidentemente però YouTube non è dello stesso avviso.
Benché continui a domandarmi chi possa eventualmente ritirare il premio e incassare la cifra a esso collegata – anche perché i padri di internet, com’è superfluo ricordare, lavoravano per l’esercito statunitense e non certo per finalità umanitarie – YouTube ha predisposto un canale dedicato al suddetto Nobel che ha la duplice funzione di sponsorizzare la candidatura del web e consentire agli utenti di dare il proprio contributo tramite l’invio di video promozionali.
C’è tempo fino al 30 giugno per inviare il proprio video al canale di Internet for Peace: le regole del contest sono pubblicate su un’apposita pagina su Google Sites. L’aspetto più positivo in tutto ciò è che l’iniziativa parte ed è patrocinata da Wired Italy (il cui editore finanzia la premiazione del vincitore) e il video con il suo creatore saranno invitati a Mtv Italia. Ahimè le creazioni devono essere in inglese, ma supportano i sottotitoli in qualunque lingua.
Via | Mr. Webmaster

Come annunciato dal direttore di Wired Italia Riccardo Luna, il sito internetforpeace.org è andato ufficialmente online nel pomeriggio di ieri.
Scopo dell’iniziativa è raccogliere adesioni per sostenere la candidatura di Internet per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2010, sostenendo la rete non più come una semplice connessione tra computer, ma un insieme di persone che comunicano tra loro superando barriere e confini altrimenti invalicabili, sostenendo la democrazia e combattendo odio e conflitti.
Chi prima di firmare volesse maggiori informazioni può leggere il manifesto ufficiale e guardare il video dedicato a Internet for Peace, che trovate dopo la pausa.