A partire da un software che è nato come umile “Twitter bot” è possibile creare un vero e proprio “ingegnere sociale” automatizzato, che secondo un gruppo di studiosi del web sarebbe addirittura più bravo a creare comunicazione tra le persone di un essere umano in carne ed ossa.
Creare un Twitter bot, ovverosia un software che intercetta keyword specifiche e le usa per creare un retweet, è cosa facile. Un simile programmino è anche molto riconoscibile, tutti ne siamo rimasti “vittime” per scopi più o meno commerciali. I cosiddetti “Social bot” creati da un gruppo di ricercatori indipendenti chiamati Web Ecology Project sono di certo più affascinanti, e la reazione a catena sociale che sono in grado di creare è un risultato inaspettato.
Il progetto è nato meditando su come molti esperti del web sostengano di essere abili nel forgiare o potenziare un vasto network basato su Twitter. Gli studiosi del WEP volevano trovare un metodo per “misurare” oggettivamente il successo di tali sforzi. Come spesso accade, gli esperimenti hanno dato dei risultati diversi dalle aspettative: dopo un periodo di controllo sono stati “liberati” 9 bot all’interno di altrettanti gruppi di utenti di Twitter, ciascuno composto da 300 individui. Questi software hanno iniziato a fare @reply, e fare in modo che gli utenti venissero a conoscenza della rispettiva esistenza menzionandone uno mentre rispondevano ad un altro.
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Per chi non ritiene sufficiente lasciare ai posteri un album con le proprie foto o degli oggetti che gli appartenevano, e non è abbastanza ricco da permettersi un trattamento criogenico come Roy Disney, la Intellitar offre una opportunità di “sopravvivenza virtuale” più a buon mercato .
Sul web è ormai abbastanza comune trovare servizi che offrono la possibilità di lasciare tracce virtuali della nostra vita per chi nel futuro vorrà ricordarci.
Virtual Eternity consente agli utenti di creare quello che viene definito un intellitar, capace di “conservare e condividere la tua personalità, le esperienze di vita, la conoscenza, la saggezza e i ricordi in un modo assolutamente innovativo”. L’utente inizia con lo scegliere una foto che lo ritrae e la invia ai tecnici che ne produrranno delle animazioni. Sarà poi sottoposto ad un test sulla personalità i cui risultati saranno utilizzati per caratterizzare l’avatar e successivamente potrà iniziare a trasferirgli conoscenza, ricordi e fotografie. Saranno proposte un paio di voci da abbinare oppure, pagando 100$ aggiuntivi, sarà possibile ricreare una voce simile alla propria. A questo punto l’avatar diventerà interattivo e gli si potranno porre domande e parlargli.
Continua a leggere: Immortalità virtuale: un avatar per interagire con i nostri pronipoti.

Multivac si auto-regolava e si auto-correggeva. Multivac è il calcolatore grande chilometri e chilometri de “L’ultima domanda” di Isaac Asimov, racconto che lo scrittore considerava il suo capolavoro. Si tratta sostanzialmente di un pc che impara dai propri errori. Quello che dovrebbe diventare ogni computer nei piani dei ricercatori della Carnegie Mellon University, alle prese con la sfida delle sfide: insegnare a un computer a imparare. Con il progetto Nell (Never Ending Language Learing), i ricercatori stanno cercando il modo di insegnare a un calcolatore a decifrare il contenuto delle pagine web leggendone a milioni.
Nell gira su un supercomputer fornito da Yahoo all’università di Pittsburg. Legge pagine web e impara fatti. Fatti che sono relazioni fra membri di categorie diverse. Per esempio: Peyton Manning è un giocatore di football (categoria). Gli Indianapolis Colts sono una squadra di football (categoria). Nell mette in relazione le due categorie e decide che con ogni probabilità Manning gioca nei Colts. “Gioca nei” è una relazione e al momento ci sono 280 tipi di relazioni, secondo quando raccontato dal professor Tom M. Mitchell, computer scientist e direttore del Machine learning department al New York Times. I fatti che Nell impara sono relazioni fra le categorie, e aumentano a vista d’occhio. Li possiamo seguire sul suo canale su Twitter.
“Molto del linguaggio umano è determinato dalla conoscenza di background” spiega il professor Mitchell. L’obiettivo è aiutare la macchina a costruire un suo bagaglio culturale, in modo che essa possa interpretare i fatti di cui viene a conoscenza. Aiutare il computer a capire il linguaggio umano. Questa di per sé non è una novità, è da anni che gli sviluppatori delle intelligenze artificiali ci lavorano sopra. Per esempio in alcuni videogiochi di calcio il computer modella il suo stile sulla base del comportamento del giocatore. “Quello che è affascinante di Nell è il suo continuo apprendimento - sottolinea al NYT Oren Etzioni, uno scienziato dell’Unviersità di Whashington che lavora al progetto TextRunner con l’obiettivo di estrarre fatti da pagine web - Come se stesse diventando curioso, con solo un piccolo aiuto dell’uomo”.
Se anche voi eravate convinti che il CES 2010 fosse la principale attrattiva fieristica per la tecnologia dell’ultimo weekend di Las Vegas siete destinati a ricredervi: mi scuso preventivamente con le lettrici – perché l’esistenza stessa di questo gadget può essere considerata un insulto – ma è impossibile astenersi dal parlare di Roxxxy, il primo sexy-robot parlante.
A metà tra l’intelligenza artificiale e la bambola gonfiabile tradizionalmente disponibile nei sex shop, Roxxxy (prodotta da TrueCompanion) è stata presentata all’Adult Entertainment Expo — che si è tenuto proprio a Las Vegas negli stessi giorni dedicati al CES 2010: personalmente trovo che abbia un ché d’inquietante.
Sì, perché oltre al classico utilizzo ludico di tipo sessuale Roxxxy – che non è ancora in grado di muoversi autonomamente – è dotata di un laptop che, inserito nel retro, le consente di interagire col partner: grazie ai sensori presenti un po’ ovunque può ad esempio esprimere la propria felicità nell’essere presa per mano oppure intrattenere conversazioni più o, meno elaborate.
Foto | The Canadian Press