
La pubblicazione online di più di 90.000 documenti interni riguardanti operazioni militari dell’esercito statunitense in Afghanistan compiute tra il 2004 e il 2009 sta procurando forte imbarazzo alla Casa Bianca. I documenti sono stati pubblicati su WikiLeaks, un Wiki che ha come obiettivo quello di rendere pubbliche informazioni anche senza autorizzazioni ufficiali.
“Crediamo che la trasparenza nelle attività di governo abbia come conseguenze la riduzione della corruzione, il miglioramento del governo e il rafforzamento della democrazia” scrivono i fondatori del Wiki. WikiLeaks era diventato molto noto dopo aver pubblicato in aprile il video della strage di un gruppo di civili (tra cui due giornalisti della Reuters) uccisi in strada a Baghdad nel 2007 dal fuoco di elicotteri Apache.
La documentazione relativa alle operazioni in Afghanistan è stata ripubblicata online dal New York Times, dal Guardian e da Der Spiegel, che hanno realizzato ampi dossier interattivi, dimostrando come la Rete sia ormai fondamentale nello scenario dell’informazione libera e globale.
I documenti riguardano piani e obiettivi della coalizione guidata dagli USA, la descrizione di attacchi nemici e di operazioni militari in cui ci sono state vittime civili, trascrizioni di incontri con politici locali e informazioni riguardanti le strategie dei Paesi coinvolti nello scenario geopolitico del conflitto.
Via | Nytimes.com
Articolista, grafico e webdesigner, traduttore e docente, Nicola D’Agostino scrive da anni di Apple, Mozilla, hacking, musica, comunicazione ed altro ancora. Vive in una casa invasa da fumetti, libri, riviste, vecchi computer e scatole di software. Con il post di oggi inizia una rubrica settimanale sulle pagine di Downloadblog. Benvenuto!
“La radio sa di vecchio e ha bisogno di una rinnovata digitale”. È quanto afferma l’imprenditore Michael Robertson, che dopo mp3.com, Lindows/Linspire e Gizmo 5 ha deciso di lanciarsi in ua nuova iniziativa online.
“The byo.fm Experiment”, è una riflessione ed al tempo stesso un manifesto della sua idea sullo svecchiare la radio sposandone gli elementi validi con l’offerta, la qualità audio e l’interattività di Internet.

I cardini, secondo Robertson, sono cinque.
Anzitutto gli ascoltatori devono essere messi in condizione di inserire notiziari, sport e programmi di intrattenimento nei loro ascolti, scegliendo le fonti e controllando le percentuali di ogni tipo di contenuto.
Oltre a notizie dai siti di TV, radio e giornali locali gli utenti dovrebbero poter avere sempre sottomano informazioni sul tempo e sulla viabilità.
Continua a leggere: Byo.fm: un'emittente radio su misura grazie a Internet
Un recente sondaggio del Boston Consulting Group rivela che il 62% dei navigatori italiani pagherebbe fino a sette dollari al mese per poter leggere le news su internet.
E addirittura, stando sempre allo stesso sondaggio, siamo il popolo maggiormente disposto a pagare per usufruire dell’informazione on line, tanto che c’è già una notevole quantità di nostri connazionali che spende dei soldi in tal senso. Invece gli utenti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia si sono dimostrati a sorpresa i più “freddini” di fronte all’eventualità di un esborso in cambio delle notizie.
E voi, pur di potervi informare tramite il web, ci stareste ad un pagamento mensile (magari non eccessivo)?
Via | Affaritaliani.it
Dopo aver parlato approfonditamente, ieri e l’altroieri, dei grossi problemi della Webmail di Libero.it, oggi parliamo invece di una nuova iniziativa del primo portale italiano, che ha deciso di dare una svolta alla sua area news grazie a un accordo tra Wind e Ansa per la diffusione di contenuti multimediali.
Grazie alla partnership con la prima agenzia d’informazione italiana, dunque, la sezione delle notizie viene completamente ridisegnata, a partire da una nuova veste grafica fino ad arrivare alla realizzazione di centinaia di notizie e approfondimenti, ogni giorno, su politica, economia, cronaca e sport.
La sezione “Mediacenter”, inoltre, ospiterà 16 edizioni quotidiane dei tg video “AnsaLive” e gli approfondimenti video “Primo Piano” sulle notizie più significative della giornata. Libero News - tengono a precisare i capi-progetto, “si avvale anche del lavoro della redazione interna di Libero.it, con l’obiettivo di realizzare una forte interazione con i lettori, secondo le logiche consolidate del Web 2.0″.
Durante un incontro incentrato sul futuro economico di Internet organizzato dall’Organization for Economic Co-Operation and Development (OECD), svoltosi la scorsa settimana in Corea del Sud, la questione della Net Neutrality è tornata a far discutere. Viviane Reding, responsabile per la Società dell’Informazione e i Media europea, porta all’attenzione dei presenti il fatto che “alcuni stanno iniziando a criticare i principi fondamentali di apertura e neutralità che sono stati essenziali allo sviluppo e all’innovazione di Internet.
Il dibattito sulla Net Neutrality è focalizzato sulla legittimità (o meno) di far pagare la distribuzione di alcuni contenuti online maggiormente rispetto ad altri a discrezione del proprio ISP (Internet Service Provider). Nel Regno Unito, tale questione si è da poco riaccessa tra la BBC e alcuni ISP,che hanno richiesto a BBC di contribuire al costo dell’elevato traffico generato dal proprio iPlayer. Fanno ben sperare le parole della Reding quando dichiara:
La discussione sulla neutralità della Rete non è una questione tecnica che deve esere risolta dalle autorità ma, prima di tutto, è una questione politica che deve essere risolta dalle persone: Internet è loro!
Nel prosieguo del proprio intervento, Reding ha sottolineato come l’apertura della Rete e l’innovazione che ne è conseguenza non debbano essere messe in discussione. Tra gli altri argomenti di cui si è discusso durante il meeting, la deputata europea ha trattato anche della necessità del passaggio a IPv6, della necessità di combattere la pirateria online e dell’importanza di rafforzare la tutela dei consumatori.
Via | zdnetasia.com
Nei giorni scorsi Associated Press, una delle più importanti agenzie di stampa del mondo, ha diffuso alcuni standard di citazione per limitare il quoting dei propri articoli.
Massimo 4 parole, se non si vuole pagare: già, perché dalla quinta parola si sarà costretti a pagare $12.50 (qui trovate le tariffe per ogni citazione).
Poi arriva la beffa. In questo articolo di Seth Sutel, in cui si tenta di presentare e giustificare la scelta degli standard di citazione voluti da AP, il giornalista riporta un estratto di 22 parole dell’articolo di Michael Arrington di TechCrunch, ovvero 18 parole in più rispetto alle quattro “suggerite” da AP come standard.
Continua a leggere: Associated Press predica bene, ma razzola male
È polemica nella blogosfera, soprattutto quella americana, per la decisione dell’Associated Press (Ap), una delle più importanti agenzie di stampa del mondo, di stilare delle linee guida per l’utilizzo dei suoi articoli all’interno di siti e blog. La decisione, unica nel suo genere, vuole stabilire per la prima volta e in maniera chiara quanta parte di articoli è possibile riprodurre liberamente e gratuitamente senza andare a infrangere i copyright.
La Ap, un po’ come l’Ansa in Italia, è una cooperativa di circa 1.500 aziende editoriali di tutto il mondo (tra queste c’è anche il New York Times, solo per fare un esempio) e fornisce ai propri abbonati (l’abbonamento costa migliaia di dollari l’anno) notizie in tempo reale su quello che accade in tutto il mondo. Perché giornalisti e aziende editoriali devono pagare così tanto, e i blogger invece possono pubblicare liberamente tutto ciò che vogliono? Questo, un po’, il ragionamento dei vertici dell’agenzia.
“Tagliare e incollare lunghe porzioni di testo scritte dai nostri giornalisti non è quello che vogliamo vedere - spiega un responsabile dell’Ap - e a chi ci dice che questa è lo spirito di internet, noi rispondiamo che lo spirito di internet in realtà è linkare ai contenuti originali, in modo che le persone possano leggere i contenuti laddove sono stati scritti”.
Parte stamattina la Settimana nazionale della sicurezza in Rete: un’iniziativa che punta a diffondere la cultura della prevenzione e la conoscenza dei rischi informatici. A promuoverla, l’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con la Polizia postale, Abi Lab, SicuramenteWeb, Skuola.Net e l’agenzia giornalistica AGR, con il sostegno di Microsoft.
I numeri snocciolati dagli esperti durante la presentazione della Settimana sono abbastanza preoccupanti: secondo gli ultimi studi, il 23 per cento dei computer italiani sarebbe infetto, e il nostro Paese si porrebbe al terzo posto in Europa e al decimo nel mondo per la diffusione di virus informatici. Poi ancora: dal 2001 ad oggi la Polizia postale ha annunciato di aver chiuso 177 siti Web con contenuti pedopornografici; l’11 per cento dei minori ha dichiarato di aver avuto contatti con pedofili o con persone sospette durante la navigazione in rete; il 52 per cento degli utenti online ha subito un tentativo di accesso non autorizzato alle proprie informazioni.
Non si tratta ovviamente di rischi solo per i più giovani e in generale per gli utenti domestici, ma anche per le imprese: mentre quelle grandi stanno affrontando il problema nel modo giusto, spiegano dalla Polizia postale, le piccole e medie imprese spesso si affidano invece a consulenti e “pseudoesperti che in realtà tali non sono, ed i loro server vengono così usati come teste di ponte per atacchi informatici.

Google continua a inserire aggiornamenti nella popolare applicazione Web Google Maps, ormai diventata il punto di riferimento quando si cercano informazioni stradali (e non solo) in rete.
Forse avrete già notato come nelle ultime settimane siano state inserite nuove funzioni, come la possibilità di vedere, al lato sinistro della pagina, le foto di Panoramio, i video di YouTube o le ultime mappe personalizzate create dagli utenti per l’area selezionata.
Ma non è finita qua. Da un paio di giorni, infatti, Google Maps sta diventando un po’ come Google Earth, e cioè offre la possibilità di visualizzare (un po’ come dei layers, appunto) ulteriori informazioni prorio all’interno della mappa, e non solo al lato sinistro.
Continua a leggere: Due nuove feature per Google Maps (non è che ora stiamo un po' esagerando?)
YouTube deve aver capito i vantaggi del citizen journalism, perché, oltre ad aver nominato un responsabile interno per i video d’informazione, la “branca” di Google ha deciso che lancerà a breve un canale interamente dedicato alle news.
“Citizen News”, questo il canale, è stato ispirato dalle notizie, interviste, servizi e reportage che vengono postati ogni giorno sul sito. YouTube, insomma, vuole sfruttare l’interesse degli utenti nel “citizen journalism” un po’ come sta già facendo, da qualche tempo, Current Tv.
“Vogliamo - hanno spiegato - che YouTube diventi un punto fermo di riferimento per le notizie in rete”. Al momento il canale non è ancora attivo, ma se avete delle idee potete iniziare a suggerirle sul blog ufficiale di YouTube.
Via | Ars Technica
“Sei stato protagonista in prima persona di un fatto di cronaca? Hai scattato una foto o girato un video? Non aspettare: collegati subito a YouReporter.it, il nuovo primo sito italiano di condivisione video e foto di stampo informativo”. Recita così il video introduttivo di YouReporter.it, che si propone di diventare un punto di riferimento per il citizen journalism, cioè il giornalismo fatto dai cittadini, in Italia.
Sviluppato da un gruppo di ragazzi tra Padova e Milano, il sito, spiegano, “vuole semplicemente integrare i media. Questo grazie ai contributi dei cittadini nel caso siano testimoni di eventi di cronaca, oppure abbiano qualcosa da raccontare”.
La novità è che il sito si rivolge direttamente anche agli operatori dell’informazione, dando loro la possibilità di scaricare gratuitamente il materiale caricato dagli utenti su YouReporter, utilizzando così una nuova fonte per il loro lavoro.
Continua a leggere: Da Padova arriva YouReporter, lo YouTube giornalistico
Segue da | Post 3/4
Si arriva poi al problema della proprietà di Current. Non ci sono, assicura Gore, investitori italiani, ma per una legge americana non è possibile dire esattamente chi sono gli investitori: “Diciamo che all’inizio – racconta – ci sono stati dei grossi prestiti, già tutti ripagati, e che nessuno ha mai imposto alcuna regola alla Tv, lasciandoci una libertà completa”.
E allora, si chiedono in tanti, come conciliare questa libertà completa col fatto che Current Tv si affidi a Sky, che è proprietà di News Corp. del magnate australiano dei media Rupert Murdoch? “Sky si vuole aprire a ciò che Current rappresenta. È una televisione libera: quando ci siamo seduti al tavolo per iniziare le contrattazioni non abbiamo mai avuto alcuna pressione su nessun argomento. Anche qui in Italia ci sentiamo liberi”. Eppure, aggiungiamo noi, Murdoch è anche proprietario della Fox, che negli Stati Uniti parteggia - anche poco velatamente - per i repubblicani di Bush, mentre Al Gore è nei democratici. Mah.
L’unica domanda intelligente, tra quelle non programmate, è l’ultima: se un blogger/film-maker che invia un video a Current.tv dovesse avere problemi legali, cosa farebbe il sito per aiutarlo? Gore spiega che lo staff è addestrato per essere molto attento a tutto quello che passa in video, che non violi regole né comportamentali né di copyright.
Continua a leggere: SPECIALE DOWNLOADBLOG.IT: I blogger incontrano Al Gore (4/4)