Nel campo dell’Information Technology ci lavorano poche donne. L’avrete sicuramente capito sin dai tempi dell’istituto tecnico e/o dell’università, per poi avere la conferma definitiva una volta entrati nel mondo del lavoro. Un dubbio che ha attanagliato per anni gli studenti di sesso maschile di tutto il mondo, invidiosi di altre facoltà con ben altre percentuali di gentil sesso al loro interno.
Finalmente a quanto pare abbiamo una spiegazione scientifica sul perché ci siano poche donne all’interno del campo IT: ce la mostra Terri Oda, facendo uso di calcoli matematici e concetti biologici in grado finalmente di sciogliere l’annoso dilemma. Forse. Anzi no.
Via | Boingboing.net
Rispolveriamo l’immagine usata per un vecchio post dedicato al lavoro nel campo Information Technology per dare un’occhiata al curioso sondaggio pubblicato da CareerBliss, secondo il quale ben quattro sui dieci lavori più odiati appartengono a tale ambito. Curioso perché un sondaggio sul lavoro più odiato dove al primo posto appare “Director of Information Technology” probabilmente può essere definito solo tale: si tratta infatti di una posizione di sicuro ben retribuita, anche al punto da sopportare eventuali problematiche.
Ecco la classifica completa (continua dopo il break):
1. Director of Information Technology
2. Director of Sales and Marketing
3. Product Manager
4. Senior Web Developer
5. Technical Specialist
Continua a leggere: I lavori più odiati? Quattro su dieci sono nel campo IT

Silicon Alley Insider ha stilato una lista delle figure di spicco nel campo dell’Information Technology che hanno visto scendere di più, nel corso dello scorso anno, il loro patrimonio personale.
Non c’è dubbio sul concordare (usando Forbes e le sue stime come fonte essenziale) che sia Henry Ross Perot Sr a vincere la sfida, con i suoi 1,2 miliardi di dollari persi negli ultimi dodici mesi.
Nella sua lunga carriera di 79enne, Perot ha fondato due aziende di spicco nell’informatica (vendendole a due diversi colossi) e si è candidato altrettante volte alla Presidenza degli Stati Uniti (nel 1992 e di nuovo nel 1996). Sia nell’una che nell’altra attività Perot non sembra aver riscosso troppo successo, anche se resta l’85esimo uomo più ricco d’America, con una fortuna personale di 3,3 miliardi di dollari.
Soprattutto “svendere” a Dell la sua più recente creatura - Perot Systems - per “soli” 3,9 miliardi di dollari non ha giovato alle sue finanze di Paperone dei server e delle reti. Dopo aver venduto alla General Motors la sua prima creatura (Electronic Data Systems, nel 1984), Perot aveva fondato Perot Systems, portandola poi al successo rappresentato da 2,8 miliardi di dollari di fatturato nel 2008. Una vera montagna di debiti lo ha costretto a rinunciare alla sua seconda creatura, che serve più di 27.000 aziende nel mondo e ha sedi in 25 paesi diversi.
Okay, venerdì era pur sempre venerdì, e leggere il post di Gianluca sui pericoli nascosti per chi lavora nell’Information Technology avrà fatto comunque sorridere più che deprimere gli appartenenti a questa categoria. Dato che però oggi è lunedì, sento che una sua lettura potrebbe causare scene di pianto isterico, per cui essendo anch’io un addetto ai lavori nel campo dell’IT sento il dovere morale di tirare su tutti voi.
Dopo i pericoli andiamo dunque a scoprire i vantaggi per chi come noi lavora 8 ore al giorno alle prese con righe di codice, documentazioni varie, database, server e compagnia bella. Il primo vantaggio? Con l’avvicinarsi della stagione calda indubbiamente la possibilità di andare a lavorare in maglietta o in camicia senza che nessuno ci riprenda per il nostro abbigliamento: giacca e cravatta sono solo casi eccezionali lasciati a matrimoni e prime comunioni, dove dopotutto vestirci da fighi una volta ogni tanto non ci dispiace nemmeno.
Soldi risparmiati. La conoscenza dei computer e della tecnologia in generale ci permette di risolvere gran parte dei problemi casalinghi comuni, senza che ci sia bisogno di andare a farsi spillare decine di euro per installare un antivirus o formattare un hard disk. E non c’è nemmeno bisogno di andare a rompere le scatole al “cuggino che conosce i computer”.
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So che molti tra i nostri lettori lavorano nel settore Information Technology. Un simpatico post del blog di Debugreality fa un elenco dei pericoli nascosti di queste professioni. Diciamo subito una cosa, lavorare negli IT di solito è divertente. Nella maggior parte dei casi vedi cose che gli altri impiegati non possono vedere, puoi vestirti come ti pare (e la cosa non è indifferente nel caso di multinazionali, banche o assicurazioni che obbligano al “cappio” della cravatta) e se ai piani alti hanno un po’ di cervello, puoi cercare di renderti utile proponendo innovazioni tecnologiche di primo livello. Vediamo invece alcuni lati negativi, spesso sconosciuti ai colleghi degli altri reparti dell’azienda.
Esaurimento mentale. Per l’intensa natura dei lavori nell’IT, è necessario essere sempre concentrati per evitare quegli errori che possono impattare su mezza azienda. Nello stesso tempo bisogna essere aperti a tutte le novità del settore, che come sapete non sono poche. Se non siete dei passacarte, e volete fare bene il vostro lavoro, è possibile che alla fine del vostro orario di lavoro sarete KO. La cosa è deleteria quando si ripete tutti i giorni. Il consiglio è di non lavorare costantemente “overoclockati”, se potete.
Pessima salute. L’uomo non è fatto per stare seduto tutto il giorno davanti ad un monitor, ma neanche per entrare/uscire dalla sala macchine con lo sbalzo di temperatura che tutti in estate conosciamo bene. Ma non finisce qui. Chi lavora in IT spesso è costretto ad orari che variano a seconda dei problemi, con il risultato che si mangia e si beve quello che si trova, siano le 11 di sera o le 3 di notte. Per tenervi un po’ su di tono, evitate di consumare la pausa pranzo davanti al monitor e di bere troppo caffè delle macchinette: se riuscite fatevi un passeggiata, anche se si tratta di girovagare in mezzo al parcheggio aziendale.
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In cuor loro gli addetti ai lavori lo sanno già: il nostro Paese non brilla di certo in competitività nel settore dell’Information Technology. Dopo il 23esimo posto del 2007, peggiora la situazione nel 2008, con l’Italia classificata 25esima in uno studio condotto dall’Economist Intelligence Unit per conto di BSA (Business Software Alliance).
I sei fattori su cui si è basata la ricerca comprendono la presenza di un’ampia disponibilità di personale qualificato, un ambiente culturale votato all’innovazione, un’infrastruttura tecnologica avanzata, un quadro normativo che tuteli efficacemente i diritti sulla proprietà intellettuale, quali brevetti e copyright, un’economia aperta e competitiva e una leadership governativa che bilanci in maniera adeguata la promozione tecnologica con il rispetto delle dinamiche di mercato.
Alla luce di ciò la situazione del settore IT in Italia non può che suscitare ulteriori perplessità, con Governi e aziende che troppo spesso ne ignorano o sottovalutano l’importanza sul mercato. Ne è la riprova il confronto con le altre economie europee, tra le quali solo Portogallo e Grecia fanno peggio di noi sistemandosi rispettivamente al 27esimo e al 33esimo posto.
Ottimi risultati invece per il Regno Unito, Svezia e Danimarca, rispettivamente terzo quarta e quinta dietro alle prime due nazioni Stati Uniti e Taiwan.