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Il "diritto a essere dimenticati" e la libertà di parola su Internet

pubblicato da HellSpawn

Il "diritto a essere dimenticati" è un pericolo per la libertà di parola su Internet?Ricorderete forse il “diritto a essere dimenticati”, grazie al quale l’Unione Europea vuole regolamentare la presenza dei dati personali online, dando alle persone la possibilità di cancellarli a loro piacimento quando ritenuto opportuno. Tale diritto è riassunto nelle parole di qualche tempo fa da Viviane Reding, capo della commissione UE per la società dell’informazione e dei media:

“Le persone devono essere in grado di dare il loro consenso informato sul trattamento dei loro dati. Devono inoltre avere il “diritto a essere dimenticati” quando le informazioni non sono più necessarie o quando vogliono che i loro dati siano cancellati”

All’epoca dell’annuncio dell’intenzione di garantire tale diritto, le reazioni immediate furono principalmente favorevoli. Il dibattito però è andato ancora avanti, sia per la difficoltà di mettere in atto l’intera operazione, per la quale è stata avviata una consultazione pubblica, sia per punti di vista inizialmente ignorati che sono venuti fuori nel corso del tempo.

Tra le varie reazioni “alternative”, è interessante quella di Jeffrey Rosen su Stanford Law Review, che vede di fatto il diritto a essere dimenticati come “la più grande minaccia alla libertà di parola su Internet nel decennio che verrà”. Queste le sue parole:

“Il diritto a essere dimenticati potrebbe privare per esempio Facebook e Google fino al due percento dei loro ricavi globali, nel caso di fallimento nel rimuovere foto che le persone postano e di cui poi si pentono, anche se tali foto sono state distribuite ampiamente via rete. A meno che il diritto non sia definito in modo più preciso quando sarà promulgato nei prossimi tempi, potrebbe causare un drammatico scontro tra i concetti europei e americani di bilanciamento tra privacy e libertà di parola, portando a un’Internet molto meno aperta. “

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Eolas: brevetto non valido, il web interattivo è salvo (almeno per ora)

pubblicato da HellSpawn

Eolas: brevetto non valido, il web interattivo �¨ salvo (almeno per ora)

Ricorderete probabilmente il caso Eolas di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. A beneficio di chi non sapesse di cosa stiamo parlando, oltre a rimandare al link precedente riassumiamo anche in breve: una società con due brevetti ritiene di aver diritto a chiedere royalty ai cosiddetti “siti web interattivi”, in possesso cioè di video in streaming o immagini con effetti. Al processo, in svolgimento in Texas, le società della difesa (tra le quali anche Google, Yahoo e Amazon) hanno chiamato a testimoniare personaggi di spicco del web, come il suo “papà” Tim Berners-Lee, il fondatore di Netscape, Eric Bina, il creatore del browser Viola, Pei Wei, e l’inventore del tag HTML <embed>, Dave Raggett.

A quanto pare, una prima immediata vittoria è stata ottenuta: uno dei due brevetti è stato infatti ritenuto non valido, come annunciato dallo stesso Berners-Lee via Twitter:

“La giuria in Texas ha deliberato che il brevetto Eolas 906 non è valido. Buona cosa!”

Soddisfatte per il momento anche le società coinvolte nella difesa, come riportato da Google ad Arstechnica.com:

“Siamo felici che la corte abbia trovato il brevetto non valido, il che afferma la nostra affermazione che le pretese sono senza fondamento.”

Ma la strada per debellare eventuali minacce è ancora lunga, o almeno lo sarà fino a quando il sistema di brevetti USA (fortemente criticato da Tim Berners-Lee come riportato nel post precedente sull’argomento) non sarà cambiato alla radice.

Foto | Flickr

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Daniel Glazman del W3C: Google e Apple peggio di Internet Explorer 6 coi loro browser mobile

pubblicato da HellSpawn

Daniel Glazman del W3C: Google e Apple peggio di Internet Explorer 6 coi loro browser mobile

Se qualcuno vi dicesse di essere peggio di Internet Explorer 6 la prendereste probabilmente come una grande offesa. Ma andiamo per gradi: Daniel Glazman è un programmatore francese, famoso soprattutto per essere stato lo sviluppatore principale dell’editor open source Nvu e per aver lavorato alla standardizzazione di HTML 4 e CSS 2. Proprio nel W3C, Glazman è dal 2008 co-presidente del gruppo che lavora su CSS: uno che di browser, standard e compagnia bella ne capisce, insomma.

Torniamo all’offesa di cui sopra, scritta proprio da Glazman in una cosiddetta call to action:

“Non tanto tempo fa, IE6 era il browser dominante sul Web. Tecnicamente, il Web era pieno di siti del tipo funziona-solo-con-IE6 e per gli altri browser gli utenti piangevano. IE6 è morto, quei tempi sono passati, e tutti i fornitori di browser inclusa Microsoft gioiscono. Tutto risolto? Non interamente… IE6 è andato, ma il problema è tornato.

WebKit, il motore di rendering cuore di Safari e Chrome, presente in iPhone, iPad e dispositivi Android, è ora il browser dominante nel Web mobile, e tecnicamente il Web mobile è pieno di siti funziona-solo-con-WebKit mentre gli altri browser e i loro utenti piangono.”

Scherzi a parte su offese varie, il problema riguarderebbe il modo in cui attualmente gli standard Web vengono definiti e avanzano: nuovi browser introducono tecnologie che poi diventano standard, ma che inizialmente funzionano su un solo browser. Questo sarebbe in teoria risolvibile con l’uso dei prefissi che individuano istruzioni sperimentali, ma la pratica è che mentre il prefisso “-webkit” viene usato, gli sviluppatori spesso si dimenticano dell’esistenza di “-o” per Opera, “-ms” per Internet Explorer e “-moz” per Firefox, addirittura anche quando i browser in questione supportano la proprietà CSS usata.

“Quello che chiedo alla comunità di sviluppatori Web è di smettere di costruire siti che funzionino solo su WebKit, in particolare aggiungere il supporto agli altri browser è solo questione di aggiungere alcune proprietà CSS aggiuntive coi loro prefissi.”

I pericoli in tutto questo? Più di quelli che si potrebbero immaginare: l’uso di una sola soluzione, in questo caso WebKit, creerebbe nei programmatori l’aspettativa che quella di WebKit sia effettivamente la strada per fare qualcosa. Questo porta tale soluzione a diventare uno standard di fatto, e con IE6 sappiamo quali sono stati (e sono ancora) i danni. Un’ulteriore conseguenza è costituita dal fatto che un’eventuale gestore degli standard come il W3C diventi praticamente irrilevante, facendo così affondare agli standard di fatto le loro radici all’interno del Web.

Come dicevamo, non sono paure teoriche: lo spettro di IE6 è ancora vivo e le parole di Glazman dovrebbero essere prese in considerazione. Noi almeno ce lo auguriamo.

Via | Cnet.com
Foto | Flickr

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Patent troll mette a rischio tutti i siti web moderni: Tim Berners-Lee chiamato a testimoniare

pubblicato da HellSpawn

Tim Berners-Lee in difesa della libert�  della rete

Come al solito, quando parla Tim Berners-Lee il nostro rispetto per quello che viene universalmente riconosciuto come papà del World Wide Web ci impone di prestare attenzione a ciò che egli dice. L’argomento di oggi ci arriva dall’insolito scenario di un’aula di tribunale del Texas, dove Berners-Lee è stato chiamato a testimoniare nel caso che vede un gruppo di società difendersi contro l’accusa di violare alcuni brevetti, che la società Eolas e l’Università della California sostengono essere di loro proprietà. Qualora dovesse essere riconosciuta, tale proprietà garantirebbe all’accusa il diritto di pretendere royalty praticamente da chiunque possieda un sito con “funzionalità interattive”, come un video in streaming o immagini con effetti.

Mentre su Wired USA è riportato il background dell’intera faccenda, che vede tra i vari soggetti impegnati nella difesa società come Google, Amazon e Yahoo, proprio tali aziende hanno chiamato Berners-Lee a testimoniare sul caso, insieme ad altri veterani del web come il fondatore di Netscape, Eric Bina, il creatore del browser Viola, Pei Wei, e l’inventore del tag HTML <embed>, Dave Raggett. Come dicevamo, nel caso in cui la tesi di Eolas dovesse risultare vincitrice, il suo fondatore Michael Doyle potrebbe decidere di rivalersi nei confronti di praticamente qualsiasi sito web moderno, nonché di sancire la definitiva vittoria dei cosiddetti patent-troll, in un sistema di brevetti USA che appare sempre più bacato quanto pericoloso.

La presenza di Berners-Lee al processo è motivata dalle sue stesse parole, quando interrogato dall’avvocato di Yahoo e Amazon, Jennifer Doan:

“Sono qui perché voglio aiutare a fare chiarezza su qualcosa di ovvio, e quello che era il senso dell’informatica all’ inizio degli anni ‘90. Gli attrezzi che avevo nella mia borsa, per dirla così.”

Perché all’epoca della nascita del WWW, non pensò a brevettare l’idea?

“Internet era già in giro. Mi occupavo dell’ipertesto, ed era già in giro da parecchio anch’esso. Mi occupavo di cose che conoscevamo già… tutto quello che facevo era mettere insieme i pezzi che erano sparsi da anni, in una combinazione particolare che incontrasse i bisogni che avevo. […] Noi (inteso come la collettività, NdR) siamo proprietari del web.”

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I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire?

pubblicato da HellSpawn

I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire?

Per i nati negli ultimi 20 anni, Internet è praticamente un dato di fatto: quello che è inizialmente stato un servizio per pochi è in modo rapido diventato d’accesso immediato e gratuito per tutti, al punto che proprio tale accesso è stato paragonato a un diritto umano. Gli ultimi anni ci hanno abituato a una rete aperta, spesso libera dall’intervento delle autorità (tranne casi particolari relativi a piattaforme ben precise o governi particolarmente “sensibili”): ma tutto questo è destinato a durare? Quelli che ricorderemo come i tempi d’oro di Internet sono destinati a finire? Tech Republic ha provato a rispondere a tali domande, individuando una serie di minacce più o meno concrete alla rete così come la conosciamo oggi.

Le prime due sono strettamente legate tra loro, visto che si parla di leggi e censura: gli ultimi arrivati SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) hanno causato un’ondata di proteste dentro e fuori gli Stati Uniti, in grado almeno per ora di limitare i danni. Ma siamo sicuri che tali provvedimenti possano considerarsi davvero scomparsi? Mentre anche in Italia iniziano a esserci segnali inquietanti (per fortuna anche in questo caso respinti), la risposta alla domanda è difficile: come ci suggerisce la fonte, “mai sottovalutare il potere dei governi nel distruggere ciò che tentano di proteggere, portando leggi e ordine in Internet”.

Veniamo poi alla censura: si potrebbe pensare che sia universalmente ritenuta un qualcosa di sbagliato, e invece un sondaggio BBC World Service ha dimostrato che “solo” il 53% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che Internet non debba essere controllata dai governi. Percentuale vicina al 50% e quindi pericolosamente in bilico verso quella che potrebbe diventare una richiesta di censura proveniente dal basso: ipotesi fantascientifica? Chissà, ma anche in questo caso mai sottovalutare la conseguenze di eventi particolari. Per quanto riguarda la pericolosità della censura del resto, basta rivolgere il proprio sguardo alla Cina per vedere come Internet può essere ridotta con un controllo del genere.

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In morte del cyberflâneur: Evgeny Morozov sul New York Times

pubblicato da Gabriele Ferraresi

morozov nytimes

Evgeny Morozov è un esperto della rete da sempre piuttosto critico sulle possibilità miracolose del web di portare la democrazia nei Paesi dove tiranneggiano governi autoritari. E vede internet sia come una risorsa straordinaria, ma anche come un potente strumento di controllo nelle mani dei governi e di chi già detiene il potere. Ma non ha parlato tanto di questo nel pezzo pubblicato sul New York Times il 4 febbraio scorso: bensì della morte di un certo web libero, più votato al cazzeggio che al “getting things done”, al “portare a termine le cose” come lo descrive lui.

Insomma, dagli anni novanta, quando internet era un territorio inesplorato - e quella sensazione di terra vergine, di nuova frontiera si rifletteva anche nei nomi dei browser: Explorer, Navigator… - si è passati a un terreno mappato in ogni suo angolo, e in cui i padroni del vapore - due nomi: Google e Facebook - sono riusciti ad uccidere il cyberflâneur, il “gentiluomo che vaga per le vie cittadine” senza una ragione, che osserva senza essere visto lo scorrere della vita nelle strade (digitali).

C’è un bel parallelo che Morozov riesce a tracciare tra la Parigi del XIX secolo - quella che vedrà progressivamente sparire il flâneur - e internet dalla seconda metà degli anni novanta in poi, dove è avvenuto lo stesso fenomeno. Ma con il cyberflâneur

Nella seconda metà del 19° secolo Parigi sperimentò ampi cambiamenti. Sia dal punto di vista architettonico che urbanistico gli interventi del Barone Haussmann nell’epoca di Napoleone III cambiarono lo scenario profondamente: la demolizione delle strette vie medievali, la costruzione di edifici destinati all’amministrazione, la realizzazione di vasti, ariosi, aperti boulevard (realizzati in parte per motivi igienici, in parte per impedire la costruzione di barricate), la diffusione dell’illuminazione stradale con lampioni a gas, trasformarono radicalmente la città. (…) Questa razionalizzazione della vita in città spedì i flâneur nell’underground, costringendoli in una specie di “flaneurismo interiore” che raggiunse il suo apice nell’autoesilio che si era imposto - nella sua stanza - Marcel Proust (ironia della sorte: una stanza proprio in boulevard Haussmann).

Qualcosa di simile è accaduto con internet. Che ha perso la sua originaria identità giocosa, non è più un posto per gironzolare, ma un posto per portare a termine delle mansioni. Difficilmente qualcuno “surfa” ancora sul web. La popolarità del “paradigma app” che su smartphone e tablet ci aiuta a fare quel che dobbiamo senza nemmeno aprire una finestra del browser, ha reso la cyberflânerie meno probabile.

Morozov individua - oltre a Google - un altro “Barone Haussmann” nel web contemporaneo. E si chiama Facebook…

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Facebook IPO: la "Hacker Way" di Mark Zuckerberg nella lettera agli investitori

pubblicato da HellSpawn

Facebook IPO: la "Hacker Way" di Mark Zuckerberg nella lettera agli investitori

“Facebook non è stato creato per essere una società. È stato costruito per compiere una missione sociale - rendere il mondo più aperto e connesso.”

Facebook si quota in borsa: la notizia dell’avvio del procedimento è ormai sulla bocca di tutti, grazie alla cosiddetta IPO (Initial Public Offering) avviata da Mark Zuckerberg e dai suoi. Disquisizioni tecnico-economiche a parte sull’ingresso in Borsa della società, è interessante oggi dare un’occhiata alla lettera scritta dal CEO di Facebook ai possibili investitori, destinata ovviamente a invogliare questi ultimi a spendere il loro capitale abbracciando la filosofia del social network nato nel 2004. Un’assaggio lo avete appena avuto in apertura del post, con quella che è in realtà anche l’apertura della missiva scritta da Zuck.

Scorrendo la lettera, a catturare la mia attenzione è stata la sezione intitolata The Hacker Way, che più di ogni altra cosa forse può spiegare la filosofia di Facebook e ovviamente di chi sta alle sue spalle:

“Come parte della costruzione di una società forte, in Facebook lavoriamo duro perché possa essere il miglior luogo per persone talentuose per avere un grande impatto sul mondo, imparando da altre persone talentuose. Abbiamo coltivato un approccio unico a cultura e gestione che chiamiamo Hacker Way.

La parola “hacker” ha una connotazione ingiustamente negativa, in base ai media che li dipingono come persone che entrano nei computer. In realtà, hacking significa costruire qualcosa rapidamente o testare i limiti di ciò che si può fare. Come molte cose, può essere usato per fare del bene o del male, ma la vasta maggioranza degli hacker che ho conosciuto tende a essere composta da persone idealistiche che vogliono avere un impatto positivo nel mondo.

La Hacker Way è un approccio costruttivo che comporta continui miglioramenti e iterazioni. Gli hacker credono che qualcosa possa sempre essere migliorato e che nulla sia veramente completo. Devono sistemarlo - spesso a dispetto di persone che lo ritengono impossibile o che sono contente dello status quo.”

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Megaupload, Filesonic e alternative simili: lo stato dei servizi

pubblicato da HellSpawn

Megaupload, Filesonic e alternative simili: lo stato dei servizi

Dopo la chiusura di Megaupload (avete votato il nostro sondaggio?), come saprete da qualche ora anche Filesonic ha preso provvedimenti, disabilitando tutte le funzionalità di file-sharing e mettendo così la propria piattaforma solo per l’upload e il download di file destinati allo stesso proprietario dell’account che ha condotto le due operazioni. Pur senza intenti criminali, molti saranno quindi alla ricerca di alternative: qual è quindi lo stato dei servizi simili a Megaupload e Filesonic?

Occhi puntati sull’altro “big” del genere, Rapidshare, che ai microfoni di Ars Technica ha però annunciato di non preoccuparsi dell’operazione che ha portato Megaupload alla chiusura e di non voler quindi prendere provvedimenti di alcun tipo (”siamo legali come lo è YouTube”). Per il resto, a parte casi eclatanti la tendenza sembrerebbe essere quella di cancellare file sospetti: è quello che sta facendo 4Shared.com, insieme a FileServe.com e ai suoi due fratelli FileJungle e UploadStation, chiudendo anche i rispettivi programmi di affiliazione e nel caso di questi ultimi due anche bloccando alcuni indirizzi IP provenienti dagli Stati Uniti.

Blocchi ai danni d’indirizzi USA anche per Uploaded.to, mentre FilePost.com oltre a cancellare file sta anche bannando utenti sospetti. Programmi d’affiliazione chiusi anche per VideoBB.com e VideoZer.com. Ovviamente, alcuni dei provvedimenti potrebbero essere temporanei in attesa che le acque si calmino, facendo sì che i vari siti siano al momento impegnati a proteggersi da eventuali problemi tagliando quanto più possibile i loro collegamenti con gli Stati Uniti e con l’FBI.

Via | Pupfresh.com | Examiner.com

Filesonic mette le mani avanti: interrotto il servizio di file-sharing

pubblicato da Daniele P.

FileSonic_Sharing

Dopo la chiusura di Megaupload - e dei servizi collegati come MegaVideo e MegaPorn - un altro dei cyberlocker più utilizzati per il download di file illegali ha deciso di correre ai ripari: FileSonic, forse alcuni di voi se ne sono già accorti, ha deciso di disabilitare tutte le funzioni di condivisione dei file. Niente più download di file altrui, insomma: solo e soltanto voi potrete scaricare i file caricati sul vostro account.

Una delle conseguenze di questa decisione è stata anche la fine del programma di ricompense che aveva reso felici tanti utenti (per ogni tot. di download dei propri file venivano accreditati dei soldi): una scelta ovvia, visto che nessuno può più scaricare file al di fuori del proprio account FileSonic. Resta da però da chiarire, a questo proposito, cosa ne sarà dei soldi accumulati dagli utenti fino all’interruzione del servizio: verranno corrisposti o vanno considerati persi?

FileSonic non ha ancora rilasciato comunicazioni al riguardo, come del resto non ha diffuso alcuna dichiarazione circa l’interruzione del servizio di condivisione file. Va da sé che questa mossa è strettamente collegata agli eventi di Megaupload e che FileSonic, che ha sede ad Hong Kong, abbia voluto mettere le mani avanti. Ne sapremo di più nel corso delle prossime ore.

Megaupload e Megavideo chiudono: l'FBI denuncia sette persone per pirateria online

pubblicato da HellSpawn

Megaupload e Megavideo chiudono: l'FBI denuncia sette persone per pirateria onlineL’FBI ha completato proprio in queste ore (da noi serali) la chiusura di MegaUpload.com, uno dei siti di file-sharing più conosciuti e usati al mondo, al quale era tra l’altro associato MegaVideo.com, anch’esso chiuso dal Federal Bureau of Investigation. Oltre all’oscuramento dei due siti, al momento irraggiungibili senza nessun avviso di sorta, l’FBI ha anche fatto sapere di aver arrestato quattro persone coinvolte nella gestione della piattaforma, accusandole di pirateria online.

Come al solito in questi casi, il dibattito è immediatamente divampato: si può ritenere i proprietari del “mezzo” i responsabili di ciò che viene condiviso al suo interno? A quanto pare sì, almeno da oggi: particolare soprattutto il tempismo con il quale arriva questa offensiva, vista la clamorosa protesta di ieri contro SOPA e PIPA guidata dai blackout di Wikipedia e Reddit, condivisa anche da altri soggetti importanti come Google, Microsoft e Facebook.

La base legale a Hong Kong a quanto pare non è bastata a MegaUpload a mettersi al sicuro, mentre un totale di sette persone sarebbero state accusate di pirateria in Nord Virginia, quattro delle quali come dicevamo già fermate dalle autorità, coordinatesi con altre agenzie in giro per il globo riuscendo a compiere l’arresto in Nuova Zelanda. Operazione “benedetta” anche dal Dipartimento di Giustizia USA. Secondo le accuse, MegaUpload sarebbe responsabile di almeno 500 milioni di $ di perdita per i proprietari dei copyright violati, al punto da definire nel documento (che trovate sul Wall Street Journal) l’intera piattaforma come una “organizzazione criminale basata in tutto il mondo, i quali membri sono coinvolti in violazione di copyright e riciclaggio di denaro in massa”.

La stessa attività di MegaUpload, secondo il documento, avrebbe garantito ai suoi fondatori guidati da Kim Schmitz un totale di 175 milioni di $ in guadagni. Non mancheremo di tenervi aggiornati sull’intera faccenda.

Update: Anonymous ha immediatamente attaccato alcuni siti, tra i quali quello del Dipartimento di Giustizia.

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SOPA e PIPA: Wikipedia e Reddit guidano la protesta del web coi blackout

pubblicato da HellSpawn

SOPA e PIPA: oggi la protesta del web coi blackout

Stop Online Piracy Act (SOPA) e PROTECT IP Act. Sono i nomi delle due proposte di legge, attualmente in dibattito negli Stati Uniti, contro le quali oggi il web protesta superando i confini americani, per unirsi contro quella che è vista come una delle più serie minacce alla libertà di Internet e di chi la popola. Dopo gli scambi a muso duro dei giorni scorsi (il più famoso è sicuramente quello avvenuto sull’asse Murdoch-Google-Casa Bianca), il 18 gennaio è stato infatti scelto per effettuare nei casi più eclatanti un blackout totale sul Web.

In prima linea c’è Wikipedia, come ben sappiamo sempre pronta a dire la sua su leggi in grado di minacciare la rete così come la conosciamo oggi: la piattaforma guidata da Jimmy Wales chiuderà la propria versione in lingua inglese per 24 ore, simulando come dicevamo un blackout. Ma non si tratta dell’unico sito web che oggi verrà oscurato: all’oscuramento hanno infatti partecipato anche Reddit, Mozilla, Cheezburger Network, i creatori del videogame Minecraft e tanti altri, per una lista in costante aggiornamento che non include ovviamente una miriade di siti personali e portali meno importanti.

Ma anche se in modo minore, la protesta va avanti anche altrove: è un esempio quello di Google, che ha pubblicato un link sulla propria homepage. Non sono mancate invece voci fuori dal coro come quella di Twitter, che in un primo momento ha così commentato il blackout per bocca del suo CEO Dick Costolo, suscitando qualche attimo di tensione:

“Un’idiozia. Chiudere un business globale in reazione a una problematica politica di una singola nazione è da folli.”

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Il sondaggio del lunedì: Search plus Your World - approvate la mossa di Google?

pubblicato da HellSpawn

La ricerca di Google diventa social grazie a Google+

A distanza di giorni dal suo lancio, Search plus Your World è ancora sulla bocca di tutti. La cosiddetta ricerca social che Google ha integrato all’interno del proprio motore di ricerca dando nuova visibilità a Google+ ha come saprete fatto arrabbiare altri social network come Facebook e Twitter, che hanno accusato il gigante di Mountain View di scorrettezza.

A distanza di circa una settimana dall’arrivo di Search plus Your World a questo punto noi di Downloadblog non possiamo esimerci dal dedicargli il nostro sondaggio del lunedì: credete che la mossa di Google sia stata corretta? O pensate invece che abbia ragione chi in questi giorni l’ha criticata? Mi raccomando indicate anche le vostre motivazioni nei commenti!

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