Tim Berners-Lee, all’epoca un ricercatore del CERN di Ginevra, inaugurò il protocollo HyperText Transfer Protocol (HTTP) il 6 agosto del 1991: esattamente vent’anni fa Berners-Lee pubblicò il primo sito web della storia. È così che nacque il World Wide Web (WWW), destinato a rivoluzionare per sempre la comunicazione degli individui.
Una bozza preliminare del protocollo di rete per il web fu presentata da Berners-Lee al CERN nel 1989: proponeva l’adozione dei documenti ipertestuali. Ripresentata nel maggio del 1990, portò in ottobre alla produzione di WorldWideWeb. È stato il primissimo browser. Bernd Pollermann s’affiancò a Berners-Lee tra novembre e dicembre.
Il 1991 è stato l’anno più importante per la nascita del web: il 6 agosto ricorre l’anniversario del primo sito web funzionante e accessibile da HTTP con un indirizzo WWW. Sono passati vent’anni: il web ha assunto un ruolo fondamentale per la vita di tutti. Tant’è che il livello di sviluppo umano si calcola sull’accesso a internet.
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SPDY (cioè “speedy”) è un progetto di Google per rendere il web due volte più veloce. Inaugurato nel novembre del 2009, è costituito di vari componenti legati allo sviluppo di Chrome e Chrome OS. Fino a ieri SPDY era presente soltanto sui server di Google: Strangeloop l’ha aggiunto alla propria offerta di hosting col Site Optimizer.
Trattandosi di un protocollo sperimentale, non ancora elevato a standard, SPDY funziona esclusivamente su Chrome e i Chromebook. Strangeloop è la prima società ad adottarlo al di fuori di Mountain View. Perché possa approdare su tutti i browser, è necessario che SPDY sia disponibile su larga scala: questo è soltanto il primo passo.
Strangeloop ha lavorato su SPDY con Google dal primo momento: grazie ai miglioramenti apportati il protocollo può ridurre del 50% il caricamento delle pagine web. SPDY include un’accelerazione per SSL. La disponibilità al pubblico dovrebbe incrementare la possibilità che SPDY costituisca davvero un futuro per il web insieme a IPv6.
Via | ZDNet
A partire dalla versione 5.0.375.3 dev, Google Chrome non mostra più il prefisso http:// nella barra degli indirizzi.
Ecco l’indirizzo di downloadblog con Google Chrome 5.0.342.9 beta per Mac:

Ecco invece lo stesso indirizzo con il nuovo Google Chrome 5.0.375.9 dev per Mac:

Su OS news si fa notare che una scelta simile è stata già adottata tempo fa da Apple per il browser dell’iPhone (e iPod touch) con l’update dell’OS a 2.2.
In quel caso la decisione era motivata dal poco spazio disponibile nei 480×320 pixel dello schermo ma facendo clic nella barra degli indirizzi per modificare l’url o digitarne uno ex novo, il protocollo nascosto ricompariva.
Questo non succede nel caso di Google Chrome dove continuano ad essere mostrati prefissi come https:// e ftp:// che vengono colorati rispettivamente di blu e grigio ma il protocollo ideato da Tim Berners-Lee per specificare le trasmissioni di pagine world wide web non è più visibile più all’utente, nemmeno se fa clic nella Omnibox.

In un suo blog satellite Google ha annunciato che è in fase di sviluppo un progetto, denominato SPDY, che consentirebbe incrementi di velocità consistenti nella navigazione su Internet, fino ad un ipotetico raddoppio prestazionale.
SPDY, letto SPeeDY, non è altro che una bozza di application-layer protocol, ossia la serie di protocolli che gestiscono il traffico dati nella rete. Il progetto è ambizioso e comprende una rivisitazione o, piu precisamente, un affiancamento all’HTTP, da anni il protocollo standard per le trasmissioni dati, al fine di ridurre le latenze e velocizzare la comunicazione. Secondo test sperimentali una comunicazione server-client ottimizzata grazie all’uso di SPDY permetterebbe una riduzione dei tempo di caricamento delle pagine di circa il 50%.
Per chi fosse interessato la documentazione completa ed il codice sono disponibili su Chromium.org.
Foto | Flickr