Quanto annunciato da Google a gennaio in seguito all’attacco subito dalla Cina è diventato finalmente realtà: Google.cn di fatto non esiste più e il dominio reindirizza a Google.com.hk, dove i risultati vengono mostrati senza censura dai server di Hong Kong del colosso californiano.
Lo stop alla censura riguarda tutti i servizi Google Search, Google News e Google Images attivi in Cina, al quale governo Google chiede di rispettare la propria scelta, consapevole del fatto che le autorità possono bloccare in ogni momento gli accessi dall’interno della nazione verso il motore di ricerca libero dalla censura, senza dubbio una spina nel fianco non indifferente per Pechino.
Via | Official Google Blog
L’attacco cinese contro Google potrebbe essere stato favorito da qualcuno all’interno della stessa divisione dell’azienda operante a Pechino. A rivelarlo è Reuters che cita “fonti vicine ai fatti”, secondo le quali Google starebbe investigando sull’argomento alla luce del fatto che chi ha attaccato sapeva perfettamente dove e come colpire per ottenere quanto voleva.
A rafforzare l’ipotesi anche la notizia secondo la quale alcuni impiegati di Google in Cina sarebbero stati mandati in vacanza o spostati in altri uffici. Nel frattempo la stessa azienda americana ha rifiutato di commentare questo nuovo dettaglio sulla vicenda, affermando che c’è un’indagine in corso per appurare quanto successo e solo dopo il suo completamento verranno rilasciate dichiarazioni.
Sempre secondo quanto riporta l’agenzia di stampa, Google e Governo cinese sarebbero in procinto di riavvicinarsi per intraprendere una sorta di dialogo che non porti il colosso informatico fuori dalla nazione, gettando così un po’ d’acqua sul fuoco delle polemiche scaturite dopo l’azione di risposta di Google agli attacchi.
È evidente che la recente diatriba che ha coinvolto Google nei confronti della Repubblica Popolare Cinese stia interessando un po’ tutto il mondo del web: Backupify – che continua a regalare account premium illimitati fino al 31 gennaio – non poteva certo essere da meno, soprattutto perché si occupa prevalentemente di conservare dati sensibili.
E così Backupify ha deciso di pubblicare un intervento circostanziato per spiegare ai propri utenti cosa potrebbe derivare dalla querelle in merito ai propri backup sulla piattaforma: in particolar modo gli sviluppatori si riferiscono a GMail, che è sotto attacco da parte di “hacker” governativi cinesi. Backupify ricorda, sulla falsariga di quanto avvenne con l’Iran, che in ogni caso gli account colpiti sono selezionati tra i presunti dissidenti e perciò non coinvolgono il grande pubblico.
L’ipotesi che Google scelga di lasciare definitivamente il mercato cinese non è così remota, il ché significherebbe la perdita istantanea di qualunque contenuto che sia stato affidato ai server di Mountain View — incluse le e-mail e gli indirizzi dei contatti di lavoro, ecc.; la digressione di Backupify – che ovviamente consiglia di fare dei backup al più presto, anche per chi abbia interessi lavorativi verso la Cina pur risiedendo all’estero – copre soprattutto l’aspetto legale della circostanza.
Dopo lo stop alla censura di Google in Cina e le discussioni scaturite in sequenza, una risposta da parte del Governo cinese si è fatta attendere per un paio di giorni, per arrivare finalmente oggi.
Secondo quanto riporta il NY Times il commento delle autorità di Pechino lascia ben poco da sperare per una soluzione pacifica della situazione, visto che per la Cina tutte le società che vogliono operare nel proprio territorio devono rispettare le leggi della nazione, punto.
La risposta arriva nel dettaglio dal Ministro degli Esteri, la quale portavoce Jiang Yu non ha commentato le accuse di Google nei confronti degli attacchi sostenendo solo che “Internet in Cina è aperta”. A rincarare la dose anche Wang Chen del Consiglio di Stato, che ha esortato le aziende su Internet per aumentare il controllo dinotizie o informazioni che potrebbero minacciare la stabilità nazionale.
Nel frattempo un altro portavoce, Robert Gibbs della Casa Bianca, ha fatto sapere di essere al corrente delle accuse di Google verso la Cina senza però commentare lo stato attuale delle decisioni prese dal Governo.