Ci siamo già occupati del fallimento di Google Wave e di altri prodotti realizzati dall’azienda di Mountain View. Ora Google ha comunicato le date in cui questi servizi smetteranno di esistere e, per quanto possibile, ha proposto delle alternative. Un post sul blog ufficiale spiega che questi prodotti “non hanno avuto l’impatto sperato” e che lo scopo dell’azienda resta quello di “far sì che gli utenti di Google vivano un’esperienza più semplice, più intuitiva e davvero meravigliosa“.
Il primo a cadere è Bookmarks Lists, il servizio accessorio di Google Segnalibri che dava la possibilità agli utenti di creare delle liste contenenti i propri URL preferiti e di condividerle con gli altri. Lists, disponibile solo per gli utenti della versione inglese di Google, cesserà di esistere il 19 dicembre prossimo. Tutte le altre funzioni di Segnalibri resteranno invariate.
Addio anche a Friend Connect, lanciato nel maggio 2008 con l’intenzione di trasformare siti internet in “luoghi di incontro e di networking” attraverso l’inserimento di una serie di gadget, da quello dedicato ai membri a quello dei contenuti in primo piano. Il servizio verrà chiuso, per tutti i siti non creati con Blogger, il 1 marzo 2012. L’alternativa proposta da Google è quella di creare una pagina su Google+ e di inserire nel proprio sito un badge relativo a quella pagina.
Quando Google annunciò di non voler più portare avanti Google Wave la scorsa estate, abbiamo dato un po’ tutti per spacciata “l’Onda” della società californiana, presentata a metà 2009 come piattaforma innovativa (cosa che sicuramente era ed è), ma difficilmente digerita dalla community online che non ne ha fatto l’uso che in quel di Google speravano.
Ma è davvero possibile uccidere un’onda? Probabilmente no, ed è così che Google ha sottoscritto un accordo con Apache perché Wave entrasse nel programma incubator di Apache Software Foundation, che a sua volta è stata ben lieta di accettare la proposta di Google. La nascita di Apache Wave è sicuramente il passo migliore perché Wave riesca non solo a sopravvivere, ma anche a evolversi come Google stessa avrebbe voluto, attraverso un processo open source garantito da ASF e la partecipazione nel suo sviluppo di una delle community più attive al mondo in questo campo.
Non ci resta quindi che aspettare di vedere cosa diventerà Wave.
Via | Mashable.com
Immaginate un social network basato interamente sul browser, a metà tra una chat in tempo reale e un’e-mail. Una piattaforma che consiste in un’interfaccia web e in un’estensione per Firefox da cui controllare la condivisione dei contenuti. Ciò che sarebbe dovuto essere Wave, insomma: la differenza è che Glass funziona davvero e bene. Basta un clic da una qualsiasi pagina web per creare discussioni condivise coi propri contatti e col mondo intero. Per il momento l’unico browser compatibile è Firefox e occorre un invito per l’iscrizione.
Dopo la notizia dell’addio a Wave, il CEO di Google Eric Schmidt ha pronunciato qualche giorno fa le seguenti parole:
“Noi sperimentiamo. Ricordate, noi celebriamo i nostri fallimenti. Questa è un’azienda dove va assolutamente bene provare qualcosa di molto duro, non raggiungere il successo con esso, e prendere una lezione da tutto ciò”
Da qui alla realizzazione di un’infografica da parte di qualche blogger il passo è stato ovviamente breve, ed è così che Wordstream ha pubblicato un’immagine nella quale ha raccolto tutti i fallimenti dell’azienda americana, in una sorta di cimitero delle idee di Google. Lo trovate come al solito dopo il break.
Via | Fortune
Continua a leggere: I fallimenti di Google, in un'infografica
Turbati e dispiaciuti dall’annunciata chiusura di Google Wave? Il movimento Save Google Wave! allora potrebbe fare al caso vostro, quantomeno per incontrare altre persone destinate a sentire la mancanza dell’onda di Google.
Mentre è stato aperto anche l’account Twitter @savegooglewave, sul sito sopra indicato si contano al momento 19567 “thumbs up” di persone intenzionate a fornire il loro supporto per salvare Google Wave, anche attraverso l’indirizzo email savewave12@gmail.com dove gli organizzatori del movimento stanno raccogliendo le testimonianze da pubblicare su savegooglewave.com.
Ce la faranno? Ai posteri l’ardua sentenza.
Via | Readwriteweb
Ci ha provato in tutti modi Google a far piacere Wave al popolo del web, ma proprio non c’è stato verso di far sì che la webapp annunciata al Google I/O 2009 diventasse uno strumento di massa come sperato.
È così che Google ha annunciato quello che molto probabilmente sarà l’inizio della fine per Wave, visto che dal blog ufficiale si legge dell’intenzione di non voler più sviluppare attivamente per la piattaforma, che sarà mantenuta almeno fino a fine 2010, chiudendo molto probabilmente all’inizio dell’anno nuovo. Insieme a Buzz ricorderemo probabilmente Google Wave come uno dei più grandi fiaschi del colosso americano, che insieme a Lively nel campo del social web ha dimostrato a più riprese di zoppicare.
Tutto ciò in attesa di Google Me, o chi per lui.
UPDATE: anche il CEO di Google Eric Schmidt ha commentato la notizia dell’ormai certa chiusura di Google Wave:
“Ci piaceva l’interfaccia utente e ci piacevano molte delle funzionalità presenti in Wave, ma non ha avuto il giusto seguito, quindi stiamo prendendo le stesse tecnologie per applicarle ad altre che non sono ancora state annunciate. Avremo i benefici di Google Wave ma non saranno da un prodotto separato”
Ricordate quando c’era gente che vendeva su Ebay gli inviti per Google Wave? E quelli che erano disposti a dare un rene pur di mettere le mani sull’allora nuova applicazione di casa Google? E poi? Il deserto. In pochi la utilizzano ed in molti dicono che non avrà mai successo finché non sarà integrata in Gmail.
Comunque da un paio di giorni e nell’indifferenza totale o quasi (compresa la nostra), Google Wave non è più ad invito e basta andare su wave.google.com per poterlo utilizzare col proprio account Google.
Ma voi lo usate?
Via | Googlewave.blogspot.com
Buone notizie per i pochi che usano Google Wave: finalmente Google ha deciso di dotare la sua creatura più sopravvalutata e incompresa dai tempi di Buzz (un attimo, quelli sono venuti dopo) di un sistema di notifiche via mail, in grado di segnalare agli utenti gli aggiornamenti nelle loro conversazioni attive (ancora).
TechCrunch ci ha dato la lieta novella. Ora, dovrebbe essere in discesa la strada dell’usabilità di questo servizio, annunciato come un rivoluzione e poi passato nel dimenticatoio, perfino di molti early adopter, come se niente fosse, nel giro di qualche mese dal lancio.
Il menù che si attiva cliccando sull’inbox di Wave, ora, mostra anche l’opzione “notifications”. Si può scegliere anche con che frequenza è il caso di riceverne: instantanee se si hanno poche conversazioni attive, più rilassate se si usa molto il servizio. Sarà solo un modo di rimandare l’inevitabile - per molti - morte del progetto Wave? Si riprenderà? Alle vostre notifiche l’ardua sentenza.
Com’era prevedibile, Google Buzz ha monopolizzato l’interesse della blogosfera – non soltanto italiana – “oscurando” momentaneamente altre notizie pur rilevanti: è il caso del passaggio di Google Wave a Google Apps, previsto entro il 2010. Wave non ha avuto lo stesso successo di Buzz, ma l’approdo al settore business dei servizi di Google apre interessanti prospettive per un’applicazione sottovalutata.
Google Apps è la sede più appropriata per Wave, tanto che personalmente avrei capito di più una scelta opposta da parte di Mountain View: specie i clienti premium (Apps è disponibile in forma gratuita per small business fino a 100 account e-mail) potrebbero usufruirne per l’intranet aziendale — mentre Buzz è concettualmente più orientato agli individui.
Non è tutto, perché oltre all’imminente lancio della connettività in fibra Google si appresta a portare anche il VoIP di Google Voice su Apps: sono solo due dei 200 miglioramenti previsti dal colosso informatico per il 2010. Infatti Google sta già effettuando in sordina la transizione di tutti i suoi servizi ad HTML5: Google Code e YouTube sono già pronti.
Via | ReadWriteWeb
Whirled ha realizzato e pubblicato su YouTube un simpatico video per salutare il 2009 che sta per lasciarci con Google Wave, raccogliendo gli avvenimenti più importanti dell’anno per gli USA come il giuramento del presidente Barack Obama e la vittoria degli Yankees delle World Series di baseball.
Il tutto ovviamente nello stile dell’onda di Wave, collegando gli eventi l’uno con l’altro con un montaggio e una realizzazione che meritano sicuramente di essere visti.
Via | Thenextweb.com

Se volete divertirvi con un po’ di sana ironia intorno alla curva di apprendimento (e di comprendonio) di Google Wave, c’è una web app apposta per questo.
Sulle note di “Complicated” di Avril Lavigne “Which is easier to understand?” vi condurrà attraverso una serie di divertenti quesiti. Tutti a tema: cosa è più difficile da capire rispetto a Google Wave?
Una delle prime statistiche che mi hanno colpito, ad esempio, è quella che riguarda le donne: per ben 25.000 votanti le donne sono più difficili da capire di Google Wave. Non va bene però neanche a un altro prodotto Google: Fast Flip, che risulta più ostico di Wave a 14.666 votanti contro 6826 che invece hanno più difficoltà con Wave.

Continuiamo la nostra rassegna di usi più o meno creativi di Google Wave con qualcosa di meno serio del customer care ma, presumibilmente, efficace lo stesso.
Il metodo seguente, con tutta probabilità, sarà valido solo nella fase Preview di Wave. O, almeno, fino a che un sistema di maggiore integrazione con Gmail non renderà notificabili le modifiche alla conversazioni su Wave. Il punto è che, senza notifiche, per seguire una Wave è necessario aprire Wave e, credetemi, dopo un po’ di giorni di testing non l’aprirete tanto spesso.
Se state organizzando un evento dal quale - per i motivi più vari - volete escludere una persona in particolare, seguite queste semplici istruzioni. E’ necessario che solo la persona destinata a ricevere il bidone sia iscritta a Google Wave. Qualora non lo fosse, potete procedere tranquillamente ad invitarcela, simulando di farle favore personale, e rendendovi così ancora più insospettabili.
Basterà fare vagamente riferimento all’evento con una vera mail, inviata a tutti i pontenziali partecipanti, incluso il bidonando. Rimanderete i dettagli su orario e luogo di incontro a una seconda mail, che invierete però a tutti i contatti tranne che a lui. Gli stessi dettagli saranno inviati separatamente via Wave a quest’ultimo, che scoprirà solo dopo alcuni giorni di essersi perso una grande occasione, magari anche attraverso una foto o due che allegherete nella Wave. Il tutto funzionerà in maniera quasi completamente indolore sia per voi che per la vittima. Chissà che qualcuno non sia in grado di scrivere un’estensione Wave che automatizzi il processo.