Archiviato ormai da tempo il World IPv6 Day, i grandi del web proseguono i loro piani di migrazione alla nuova versione del protocollo IP, destinata a salvare la rete dalla fine degli indirizzi IPv4. Così come per la giornata di prova dello scorso 8 giugno, anche in questo caso a guidare le danze sono in prima linea Facebook e Google, seguite anche da altre piattaforme come Bing e Yahoo. Obiettivo prefissato: completare la migrazione entro il 6 giugno 2012.
Leslie Daigle, CTO di Internet Society, ha commentato così la notizia:
“Il fatto che le più grandi società attraverso i vari ambiti si stiano prefissando importanti obiettivi per partecipare al World IPv6 Launch è ancora un’altra indicazione che IPv6 non è più un esperimento di laboratorio; è qui ed è un importante passo per l’evoluzione di Internet.”
Passo necessario soprattutto per la fine degli indirizzi IPv4, già terminati da alcuni dei RIR, i registri regionali che si occupano della loro assegnazione. Ricordiamo che per noi comuni mortali il passaggio a IPv6 sarà praticamente indolore in quanto già supportato da hardware e software recenti: nel caso in cui temiate il peggio, è sempre disponibile il sito test-ipv6.com, o in alternativa ipv6test.google.com.
Via | Thenextweb.com
Per fortuna questa volta il governo italiano non c’entra nulla con gli aggiornamenti dal fronte YouTube: la breaking news è squisitamente tecnica e riguarda i server della piattaforma — ufficializzando i rumor dei giorni scorsi (che abbiamo pubblicato anche su Ossblog.it).
YouTube – che è uno dei siti che generano più traffico di tutto il web – da qualche ora “gira” su IPv6: anche Google riprende nel suo comunicato ufficiale le statistiche che danno gli indirizzi IPv4 in scadenza — nonostante lo switch del protocollo sia stato posticipato alla fine del 2011.
Ciò nonostante non è stato predisposto un indirizzo dedicato per gli utenti: diversamente dal motore di ricerca, che è raggiungibile dal sottodominio ipv6.google.com già dal 2008, quello di YouTube è un cambiamento del “backend” (nel senso che gli utenti non si accorgeranno ancora della differenza). In sostanza sono i server su cui gira YouTube a generare indirizzi di tipo IPv6 per sé, ma i visitatori continueranno a visitare l’interfaccia dai propri IP relativi allo standard attuale.