La suite di produttività Office di Microsoft è ormai onnipresente sui PC da circa un ventennio. Nel tempo sono state sviluppate valide alternative gratuite o a costo bassissimo, come OpenOffice.org, Google Docs e Zoho Docs (per nominarne solo alcune), ma Microsoft Office continua a dominare. Una ricerca condotta da Forrester due anni fa riportava come l’80% delle compagnie utilizzasse una qualche versione di Office; i numeri non sono cambiati di molto da allora.
Prendendo un recente report di Forrester, tra tutti gli intervistati il 74% dei dipartimenti IT continuava ad utilizzare da Microsoft Office 2003 in sù. Solo l’8% ha rivelato di utilizzare Google Docs e solo l’1% utilizza Zoho Docs. Per i responsabili degli uffici e dipartimenti IT non è una questione di fare meno affidamento su Microsoft, ma è importante tenere in considerazione la produttività di chi li utilizza per lavorare.
Il 68% degli intervistati infatti cerca di aumentare la produttività e a questo scopo sceglie Office come suite per il set di funzionalità che offre. Nonostante Google Docs si dimostri una buona alternativa Web, non ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di Office. Google Docs viene infatti considerato un buon strumento per le esigenze più comuni e per la possibilità di sfruttare il cloud, ma non abbastanza completo per le esigenze business.
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Qualunque sia la piattaforma utilizzata, il futuro dell’ufficio è sulla rete e in tempo reale: sia Google, sia Microsoft hanno optato per integrare la comunicazione nelle rispettive suite per la redazione di documenti. Google Docs è in vantaggio, perché la funzionalità è già attiva. Per Microsoft Office, invece, bisognerà attendere.
Google ha cominciato mercoledì ad abilitare un aggiornato sistema di commento per Docs: anche in passato è stato possibile commentare i documenti creati con la collaborazione dei colleghi, però le novità rendono molto più semplice gestire una discussione. Chi concorre a redigere un documento avrà “citazioni” e notifiche via e-mail.
Le discussioni, oltre a notificare la presenza di nuovi commenti via e-mail, riportano il profilo di ogni utente e integrano il sistema delle @reply in stile-Twitter per portare all’attenzione di un determinato collega la propria segnalazione. Se un commento viene rimosso dal documento, rimane comunque rintracciabile in uno stream.
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Il cloud printing, ovvero la possibilità di gestire la stampa dei documenti da remoto, non è ancora molto popolare in Italia… nonostante importanti aziende come HP abbiano subito accolto positivamente l’opzione con ePrint e le stampanti web. Google punta molto sul servizio e propone degli aggiornamenti che coinvolgono soprattutto il settore mobile e Android.
Ovviamente, la prima piattaforma di Google ad attivare la stampa remota è stata Docs. Quest’ultima rimane il servizio-base del cloud printing di Google, cui però s’aggiunge GMail (anche nella versione per Android o, dispositivi mobili in genere). Cerchiamo di capire come e perché può diventare davvero un’opzione interessante sia per utenti privati, sia aziende.
Se il termine inglese può essere frainteso, partiamo dal presupposto che il cloud printing possa sostituire egregiamente le funzioni del fax con una qualità di stampa molto più elevata. Disponendo di una stampante tradizionale e di un computer con Windows connesso a internet, Chrome apre alla possibilità di utilizzare questa propria postazione al posto di un fax.
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Dopo aver consentito la visualizzazione dei file .doc in Gmail, arriva (finalmente) la versione mobile del visualizzatore di Google Docs.
E’ quindi ora possibile, su iPhone, iPad e Android, visualizzare i file PDF, .ppt, .doc e .docx senza installare alcuna applicazione. Si può navigare tra le pagine e, per iPhone e iPad, vale l’ormai classico “pinch” per zoomare la visuale del documento.
Per provarlo basta andare su docs.google.com usando il browser sul proprio dispositivo mobile. Assolutamente indispensabile per un uso di Google Docs in ambiente professionale.
Via | Googledocs.blogspot.com
Sicuramente si tratta di una novità ben vista da chi utilizza Gmail. E’ infatti ora possibile visualizzare gli allegati creati con Microsoft Word, quelli con estensione .doc o .docx, direttamente nel browser.
Come succede con i file .pdf, .ppt e .tiff, non è quindi più necessario scaricare il file .doc ed aprirlo con una applicazione desktop. Ovviamente, se si vuole editare il file, basta cliccare su “Edit online” ed aprirlo in Google Docs.
Via | Gmailblog.blogspot.com

Piccola ma molto interessante nuova opzione per Google Docs, la suite di applicazioni online della Big G per l’ufficio. La novità riguarda il caricamento di un nuovo documento. Infatti in basso, tra le opzioni d conversione, compare la voce:
Converti testo da file PDF o file di immagine nel formato di Google Documenti
Quindi, con un sistema di OCR, è possibile convertire un file PDF in uno di testo ma soprattutto utile per le scansioni di libri o documenti.
I colleghi di Google Operating System hanno provato la conversione ed hanno ottenuto risultati non proprio entusiasmanti.

Dal blog ufficiale della big G c’è stato l’annuncio di una migliorata modalità di condivisione dei documenti in Google Docs. Di default, come ora, i documenti saranno in modalità privata e quindi solamente noi ed le persone a cui diamo il permesso potranno accedervi. Affianco al nome del documento apparirà un link che apre la finestra che vedete con altre due opzioni: “Anyone with a link” e “Public on the web”. La prima permette l’accesso a chiunque abbia il link del file, mentre la seconda allarga la cosa a tutto il web.
In entrambi i casi non occorre loggarsi. Questa nuova feature è in fase di roll-out e dovrebbe essere disponibile nella prossima settimana. Dopo il salto c’è un video che ne spiega le potenzialità.
Continua a leggere: Google Docs: migliora la condivisione dei documenti
Usando Google Docs mi sono ritrovato davanti una nuova iconcina a forma di nuvola con una cartellina dietro. Ovviamente incuriosito ho fatto un paio di prove e complice anche l’help di Google ho realizzato che si tratta della clipboard lato server, messa a disposizione da Google sulla sua suite da ufficio online.
Affiancando il copia e incolla classico fatto sul proprio PC con l’ausilio di CTRL+C e CTRL+V, la “clipcloud” permette di memorizzare pezzi di testo copiati direttamente sul server di Google Docs, dove questi rimangono anche dopo aver spento il nostro computer fino a un massimo di 30 giorni. Per usare il copia&incolla sul server basta cliccare sull’icona sopra citata e scegliere se copiare o incollare il testo, con la possibilità anche di cancellare completamente quanto presente sul server.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che quanto copiato resta ovviamente sui server Google, cosa che potrebbe dare qualche fastidio a chi non vuole che i propri documenti stiano su una macchina altrui, ma immagino che chi ha questo tipo di problema già non usi a priori Google Docs.

L’esperienza degli utenti di Google Docs si arricchisce di un’applicazione desktop a pagamento sviluppata dall’indipendente Memeo.
L’applicazione, disponibile sia per Windows che per Mac, permette di sincronizzare automaticamente file di testo, fogli di calcolo e presentazioni fra pc e Google Docs, liberi anche di effettuare tutte le conversioni del caso istantaneamente e senza ulteriori passaggi.
Costa 9 dollari l’anno (davvero poco, in fin dei conti). L’unico grave difetto è che richiede una sottoscrizione alla Google Apps Premier Edition (che costa a sua volta 50 dollari l’anno ai suoi utenti).

TechCrunch riporta la notizia secondo la quale Google Docs dovrebbe presto permettere a chi è in possesso di un account Google di effettuare l’upload di qualsiasi tipo di file, inclusi video, canzoni, file zip e immagini dando così luogo al fantomatico Gdrive.
Il tutto dovrebbe essere disponibile durante le prossime settimane, l’unica condizione per inserire i file sul drive virtuale è che questi siano inferiori a 250MB. Così come tutti gli altri documenti presenti in Google Docs sarà possibile scegliere se tenere il tutto privato o condividerlo pubblicamente, mentre con Google Viewer si potranno vedere le anteprime di gran parte dei formati a disposizione.
Gli utenti domestici avranno 1GB totale di spazio con la possibilità di comprare GB aggiuntivi al prezzo di 0,25$/1GB, mentre le utenze aziendali pagheranno 17$ all’anno per 5GB.
Ben 34.000 dipendenti dell’amministrazione della città di Los Angeles saranno dotati di Google Apps per i loro terminali informatici.
I servizi di Google vengono a sostituire quelli forniti fino ad ora da Novell GroupWise e questa scelta è stata molto ben ponderata dagli amministratori: 12 concorrenti, oltre a Google e Novell, avevano espresso il loro interesse a fornire il loro supporto tecnico agli uffici pubblici della città.
Los Angeles è la seconda città più grande degli USA e questa scelta sarà certamente determinante per molte altre amministrazioni americane. Prima di L.A., già Washington D.C. e Orlando avevano optato per Google Apps per la loro mail, i loro calendari e i loro documenti editati online.
Parafrasando in un certo senso l’articolo pubblicato pochi giorni fa dal buon Rosario Chrome OS è l’argomento bollente del momento. Passato l’hype iniziale per Windows 7 è ora il sistema operativo targato Google a tenere banco nei forum e nei gruppi di discussione. Commenti positivi e negativi si susseguono a ruota, la maggior parte dei quali probabilmente poco fondati visto l’attuale stato embrionale del sistema, sicuramente destinato a cambiare radicalmente, e la carenza di informazioni “fondamentali”. Speculazioni sul successo o sul flop sputano ovunque, previsioni cataclismiche di dominazione dell’universo IT da parte di Google si contrappongono all’inizio della fine che sarebbe dettato da un eventuale fallimento del sistema operativo di Mountain View. Sempre secondo alcuni.
Le motivazioni valide per questo ipotetico fallimento di sicuro non mancano. Supporto vincolato ai soli SSD, impossibilità di installare applicazioni esterne, dipendenza dalla rete e installabilità solo su sistemi “Google Approved” sono tutte ottime argomentazioni in favore del flop della piattaforma. Al contrario i sostenitori fanno leva sulla velocità di boot, la sicurezza intrinseca di un sistema auto aggiornante, l’essenza open source del progetto ed il supporto a piattaforme consolidate quali i vari servizi online offerti da Google e Microsoft. Come vedete quindi c’è molta carne al fuoco, e una ottima possibilità per tutti di “schierarsi” e decidere da che parte stare: Chrome OS sarà un fallimento o un successo? Io dico che non fa differenza.
Il concetto alla base di Chrome OS è forse il primo tentativo di creare qualcosa di veramente innovativo ed orientato al futuro. Sicuramente un futuro non prossimo ma quantomeno un futuro plausibile, se non certo. La disponibilità di banda al giorno d’oggi non si può di sicuro definire ottimale, ma non per questo ci si deve fossilizzare e continuare a pensare di dover “limitare” l’utilizzabilità del proprio sistema plasmandolo per un utilizzo locale. Da quando esiste il concetto di network remoto c’è sempre stata la filosofia dell “inserire il proprio pc nella rete”, di collegarlo per fruire localmente dei servizi remoti messi a disposizione dai gestori e da chi altro.
Continua a leggere: I motivi per cui Chrome OS potrebbe avere successo