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Google vuole la fine delle URL? Chrome 13 può nascondere la barra degli indirizzi

pubblicato da claudiasantini

Da quando Google ha svelato ufficialmente il Chrome Web Store circa sei mesi fa, l’idea della compagnia (o meglio, la missione), è quella di ridefinire la percezione di cosa costituisce un sistema operativo, un browser, un’applicazione, ottenendo qualcosa dai confini molto sottili e funzionalità che sconfinano l’una nell’altra. Nel mondo di Google, il sistema operativo è anche un browser, ma anche un programma. Ciò che invece è costituito dalla compilazione di codice e viene scaricato o installato da un CD, non è una web app (concetto limpido, oserei dire).

Tutte le mosse di Google, che comprendono anche i cambiamenti meno significativi, vanno in questa direzione, compresa la notizia che la prossima versione del browser Google Chrome permetterà di eliminare l’ultimo balurardo che distingue l’utilizzo di Internet dall’utilizzo del software: la barra degli indirizzi. Secondo Conceivably Tech, un blog indipendente sulla tecnologia, Chrome 13 permetterà di utilizzare quei 30 pixel di porzione di schermo verticale eliminando la barra degli indirizzi e il browser stesso scivola ulteriormente sullo sfondo.

Invece di mostrare in modo permanente la barra delle URL, l’utente può effettuare il doppio click sul tab per vedere una versione “accorciata” dell’indirizzo Internet con effetto hover, ovvero se spostiamo il puntatore lontano dal campo, la barra dell’URL scompare. La funzionalità può essere attivata tramite flag. Per attivare la barra “nascosta”, l’utente dovrà anche effettuare il clic col tasto destro sul tab e selezionare “Hide the toolbar”, spostando anche il menù degli strumenti e nascondendo tutte le estensioni.

Google ha sottolineato durante il Google I/O l’intenzione di rendere Chrome molto più che un browser: con la barra degli indirizzi nascosta, le Web App hanno maggiore rilevanza. L’utente naviga cliccando sull’icona della Web App e non più inserendo il classico indirizzo, retaggio “di un tempo passato”.

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Chromebook e Chrome OS: in Italia dal 15 giugno (con H3G e PIXMANIA)

pubblicato da Federico Moretti

Google I/O 2011Google ha presentato il Chromebook, un computer portatile con Chrome OS, nella seconda giornata dell’I/O 2011. Prodotto in due versioni, da Samsung e Acer, sarà disponibile in Italia a partire dal prossimo 15 giugno: si potrà acquistare da PIXMANIA (con un contratto di H3G per la connettività). La data è la stessa degli Stati Uniti.

Chrome OS è il sistema operativo, basato su Linux, preinstallato sul Chromebook. È interamente sul browser (inclusa la gestione dei file) e include tutte le applicazioni del Chrome Web Store. Queste possono essere utilizzate sia online sia offline a seconda delle caratteristiche di ognuna. Google ha inserito Calendar, Docs e GMail.

Insieme all’offerta per i privati, Google ha predisposto due soluzioni per le aziende e gli studenti. Il Chromebook potrà essere acquistato in abbonamento a $28 per le imprese e $20 per le istituzioni scolastiche: la data della disponibilità è sempre quella del 15 giugno, anche in Italia. Non si è parlato del download di Chrome OS.

Google I/O 2011 - ChromebookGoogle I/O 2011 - ChromebookGoogle I/O 2011 - ChromebookGoogle I/O 2011 - Chromebook

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Falle in WebGL: rischi per gli utenti di Chrome e Firefox

pubblicato da claudiasantini

attacco webgl

Sia Mozilla che Google hanno lodato i pregi di WebGL, soprattutto per quanto riguarda l’abilità di regalare esperienze 3D coinvolgenti tramite Web. Secondo James Forshaw, ricercatore in tema di sicurezza, questa coinvolgente funzionalità comporta un prezzo molto alto da pagare: la propria sicurezza.

Sul blog Context Information Security, Forshaw ha descritto nel dettaglio diverse falle in WebGL che permetterebbero di penetrare nel sistema degli utenti e creare effetti devastanti su driver grafici tramite la GPU. Parliamo di falle preoccupanti in quanto a WebGL è concesso l’accesso alle funzioni in medalità kernel “in quella che dovrebbe essere la parte più protetta del computer“.

Oltre a permettere di rendere un sistema inutilizzabile, le vulnerabilità permettono di “rubare” i contenuti mostrati sul display dell’utente: informazioni sensibili, dati legati all’account bancario o password di qualsiasi account sono potenzialmente esposti agli occhi di qualsiasi malintenzionato. Il problema potrebbe verificarsi con qualsiasi browser con supporto a WebGL, inclusi Firefox 4+ e Google Chrome 9+. Per il momento Internet Explorer e Opera sono al sicuro, dato che il supporto a WebGL verrà introdotto con la versione finale di Opera 11.50 e Microsoft ha scelto di preferire tecnologie come 3D CSS e HTML5.

Forshaw raccomanda quindi di disabilitare WebGL fino alla risoluzione dei problemi di sicurezza.

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Google I/O 2011: evento atteso oggi

pubblicato da claudiasantini

Google I|O

Oggi si terrà uno degli eventi più attesi, il Google I/O 2011, durante il quale Android sarà sotto i riflettori. Rispetto all’anno scorso Android è cresciuto incredibilmente e Google non smette mai di lavorare per portare novità. Cosa possiamo aspettarci da questo Google I/O?

  • Android Ice Cream Sandwich
  • Ovvero la prossima versione dell’OS, di cui non abbiamo ancora avuto anteprime. Secondo i rumor, questo OS dovrebbe riunire tutte le versioni di Android al momento presenti (ovvero quelle per smartphone, per tablet e per Google TV in un’unico progetto). Ciò probabilmente non aiuterà a ridurre la frammentazione, ma faciliterà la vita agli sviluppatori che dovranno scrivere un unico codice per ogni app. Sebbene si tratti di un rumor, quest’anno Android e Chrome dovrebbero iniziare ad interagire e sarà necessaria una versione di Android che unisca tutte le caratteristiche delle varie piattaforme.

  • Aggiornamento di Honeycomb
  • Android 3.0 Honeycomb è stato un passo avanti nell’ecosistema dei tablet, per quanto riguarda i sistemi operativi, anche se ancora lievemente prematuro. Molte caratteristiche di Honeycomb convincono, ma non sono ancora competitive rispetto a quanto iPad 2 offre. I tablet con Honeycomb offrono infatti un hardware potente e competitivo, ma il software è ancora lievemente carente e complesso per gli utenti alla prima esperienza. Probabilmente il sistema non subirà un totale redesign, ma verrà semplificato e ripulito.

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    Chrome è il primo browser a gestire la privacy per Flash Player 10.3

    pubblicato da Federico Moretti

    Chromium - New LogoLa partnership consolidata tra Google e Adobe porterà Chrome a essere il primo browser in grado di gestire la privacy su Flash Player 10.3. Chromium 12.0.742.9 (aggiornato lunedì) per Linux, OS X e Windows a 32-bit può rimuovere la cache e i cookie scaricati con Flash. È soltanto un passo per una gestione più trasparente del plugin.

    Flash Player 10.3 è ancora una versione in fase di sviluppo della Rich Internet Application (RIA) di Adobe e il browser “brandizzato” di Google, cioè Chrome, non implementa ancora questa funzionalità. Ora la cronologia e i dati salvati di Flash si possono gestire, insieme alle autorizzazioni per dominio, dalla pagina di Macromedia.

    L’intenzione di Adobe, probabilmente entro il rilascio stabile di Flash Player 10.3, è quella di spostare il pannello di configurazione (ospitato dal dominio di Macromedia) sul browser. È una scelta importante, soprattutto per decidere dove salvare i dati personali richiesti dal plugin. Controllando le informazioni inviate a terzi.

    Via | Adobe

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    Chrome OS è stabile e il rilascio ufficiale è questione di settimane

    pubblicato da Federico Moretti

    Google Chrome - New LogoChrome OS, il sistema operativo Linux-based di Google, è considerato stabile e potrebbe essere annunciato ufficialmente nel corso del prossimo Google I/O 2011, previsto per il 10 maggio. I fortunati possessori del netbook Cr-48 non hanno ancora ricevuto l’aggiornamento, però i sorgenti sono già stati rilasciati sul server di Google.

    Nonostante l’apertura dello Stable Channel di Chromium OS (la versione unbranded del sistema operativo), non ci sono certezze sull’effettiva presentazione all’annuale conferenza degli sviluppatori di Google. Un problema è la compatibilità con l’hardware: oltre al Cr-48, non esistono dispositivi certificati per l’avvio di Chrome OS.

    Le incognite sono diverse: chiuso il programma-pilota del Cr-48, Google sembra incerta sul futuro di Chrome OS. Una delle opzioni possibili è la convergenza tra Android e Chrome OS in una versione per tablet e netbook. Tuttavia, alcuni hanno già compilato la versione “stabile” del sistema operativo partendo dai sorgenti aggiornati.

    Via | The Inquirer

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    Un'estensione per correggere la grammatica: è Twitter Whom to Follow

    pubblicato da Federico Moretti

    Twitter Whom to FollowForse non l’ha notato nessuno, eppure Twitter contiene un colossale errore di grammatica sulla propria interfaccia web: non è un problema di traduzione, anche perché stiamo parlando della versione in inglese. Whom to Follow è un’estensione di Google Chrome per cambiare “who” in “whom” dove necessario per delle ragioni di grammatica.

    Thomas Steiner, l’autore, è uno studente dell’Universitat Politècnica de Catalunya di Barcellona e un ricercatore presso Google: non è proprio un anziano professore britannico di letteratura inglese. Steiner è nativo di Amburgo e di madrelingua tedesca. Appassionato di lingue straniere, ha studiato anche in Francia presso Grenoble.

    Siamo abituati agli errori grammaticali in italiano: da semplici refusi a espressioni dialettali, ormai entrate nell’uso comune e a volte riportate persino da dizionari o manuali scolastici. È più difficile imbattersi in errori plateali nella lingua inglese, specie perché quest’ultima è flessibile e ha un numero inferiore di lemmi.

    Via | TechCrunch

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    Laser Eyes è un semplice gioco in HTML5 per Google Chrome e Facebook

    pubblicato da Federico Moretti

    Laser EyesLaser Eyes è un esperimento di Kilian Valkhof e Paul Chaplin: consiste di un “gioco” in HTML5 per generare dei laser dagli occhi di una persona ritratta in una fotografia. Autorizzando l’accesso a Facebook, Laser Eyes può caricare la foto impostata per il profilo a dimensione originale. Non supporta l’upload di file superiori a 1Mb.

    Poiché Laser Eyes richiede l’uso del drag’n'drop per il caricamento delle immagini, è necessario utilizzare Google Chrome per Linux, OS X oppure Windows. Nonostante sia un’applicazione in HTML5, al momento Laser Eyes non funziona sugli altri browser ed è particolarmente lento sui Mac. Perché dovrebbe destare tutto questo interesse?

    Indubbiamente, Laser Eyes non è stato realizzato per essere divertente. O, comunque non è lo scopo principale dell’applicazione: è più interessante notare le potenzialità offerte da HTML5 in termini di riconoscimento dei volti e grafica tridimensionale. Laser Eyes sfrutta esclusivamente HTML5 e JavaScript (e jQuery) per funzionare.

    Laser Eyes

    Laser EyesLaser EyesLaser EyesLaser Eyes

    Via | Kilian Valkhof

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    Google non rimuoverà H.264 da Android e YouTube, la FSF approva WebM

    pubblicato da Federico Moretti

    MPEG LAIl dibattito sul supporto al codec H.264 del consorzio MPEG LA da parte di Google si è arricchito di nuovi aggiornamenti. Charles Arthur del Guardian ha riassunto in un’intervista ai vertici di Google lo stato dell’arte rispetto ad Android, YouTube e Chrome nei confronti degli altri browser più diffusi. La conclusione che ha tratto – mai confermata da Google – è che la scelta su H.264 non coinvolgerà tutti i servizi citati.

    È una valutazione credibile, che però offre una giustificazione tutt’altro che verosimile. Arthur sostiene che la decisione su H.264 sia stata effettuata dagli sviluppatori di Chrome in modo indipendente da Google: ciò presupporrebbe che il team di Chrome abbia un’indipendenza straordinaria nei confronti della società. Impossibile, considerando l’importanza di YouTube e Android in una posizione così fondamentale.

    Pensate se un autotrasportatore potesse imporre alla società per cui lavora i formati accettabili sul proprio furgone, lasciando libertà agli altri comparti aziendali. Gli sviluppatori di Chrome equivalgono all’autotrasportatore, nel business di Google: sono importanti, ma non dirigono la società. La priorità di WebM è una scelta applaudita dalla Free Software Foundation e avrà sicuramente dei risvolti su altri servizi di Google.

    Via | ZDNet

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    L'abbandono di H.264 è solo una scelta per risparmiare (con YouTube)

    pubblicato da Federico Moretti

    YouTubeNon si tratterebbe di una mossa contro Apple che, per essere più corretti, detiene il numero più consistente dei brevetti del consorzio MPEG LA — e non tutti quanti. È altrettanto difficile pensare che Google abbia rimosso H.264 da Chromium (la versione non “brandizzata” e di sviluppo per Chrome) guardando alla libertà degli utenti. Questa sarebbe la tesi ufficiale, però i dubbi e le ipotesi sui motivi reali si sprecano.

    Jason Perlow, un giornalista freelance statunitense che collabora con diverse testate cartacee e online, ha un’idea molto precisa. Presentando l’annuncio di Google abbiamo accennato all’ipotesi che il browser sia soltanto un primo passo verso un’esclusione più ampia del codec H.264: la piattaforma che lo utilizza di più è YouTube, soprattutto a causa di Adobe Flash. Lo stesso codec è disponibile su Android in varie modalità.

    YouTube è uno dei progetti più costosi e meno remunerativi di Google da quando ne è avvenuta l’acquisizione. La conversione dei video in H.264 ha – come si diceva mercoledì – un costo per i distributori, nonostante sia gratuita per gli utenti. Perciò Google, eliminando il codec da YouTube, risparmierebbe quelle forti somme che andrebbero sottratte al business di MPEG LA. Il problema è la riconversione di tutti i video.

    Via | ZDNet

    Google sfida Apple, chiudendo il supporto al codec H.264 su Chromium

    pubblicato da Federico Moretti

    MPEG LALa «guerra fredda» tra Apple e Google si sta “scaldando” e non riguarda soltanto il settore mobile. È noto che iOS abbia un pessimo rapporto con Adobe, mentre Android supporta Flash Player. La sfida tra le multinazionali supera, però, il comparto degli smartphone: entrambe le aziende utilizzano WebKit, un motore open source, per i propri browser. Tanto Safari, quanto Chrome contribuisce allo sviluppo dell’engine.

    Il presente e il futuro del web sono in HTML5 — che introduce la riproduzione diretta dei contenuti audiovisivi. Musica e filmati hanno codifiche differenti e Google ha scelto di scartare quella prevista da H.264 (il codec mantenuto dal consorzio MPEG LA) per favorire VP8. È una mossa che si prevedeva già dalla nascita del progetto WebM: il risultato consisterà in una minore diffusione dei formati MPEG sulla rete.

    La strategia di Google è importante perché sottrae ad Apple la possibilità di controllare il mercato: WebM/VP8 è open source, mentre H.264 è più o, meno freeware. La differenza non è sottile, benché per gli utenti si traduca per entrambi nella gratuità del codec. Se Google e Adobe optassero per un taglio su Android, YouTube e Flash Player… Apple perderebbe un’enorme fonte di reddito. I produttori pagano per H.264.

    Via | TheNextWeb

    Mozilla risponde a Chrome Web Store con Open Web Apps

    pubblicato da Federico Moretti

    Siamo entrati da qualche giorno nella seconda metà di ottobre ed entro la fine del mese dovrebbero fare capolino Chrome OS e Chrome Web Store. Mozilla non ha intenzione di lasciare a Google il monopolio degli app store per il browser e, dopo l’avvio del progetto per il social gaming, ha un altro asso nella manica. È solo un prototipo, ma già promette bene.

    Open Web App Platform, in fase di sviluppo dai Mozilla Labs, non intende essere l’app store di Firefox (com’è Chrome Web Store per Google Chrome). Ed è questo l’aspetto più interessante: il progetto mira alla creazione di un “ecosistema” aperto che può essere sfruttato da terzi per creare il proprio app store. Una soluzione simile alle estensioni di Seesmic.

    Se Opera vuole creare uno standard per gli add-on del browser, Mozilla vuole fare altrettanto con gli app store. Supponiamo che un’azienda voglia offrire la possibilità di estendere un prodotto dal web con estensioni gratuite e/o a pagamento: Open Web App Platform può diventare la soluzione libera e cross-platform per creare un sistema di distribuzione online.

    Via | Mozilla

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