Ricorderete che abbiamo già parlato della disputa legale su Gmail in Germania, dove Google si è vista negare il dominio gmail.de perché regolarmente posseduto da tale Daniel Giersch, fornitore di servizi di posta elettronica.
E’ storia di questi giorni invece la decisione del colosso informatico di rinunciare completamente al marchio Gmail, chiamando il proprio servizio in Germania Google Mail e rendendolo irraggiungibile all’indirizzo classico gmail.com, mentre è possibile raggiungerlo collegandosi a http://mail.google.com.
Secondo il portavoce tedesco di Google Stefan Keuchel, la decisione sarebbe stata maturata in seguito alla sentenza sfavorevole, anche se ci tiene a precisare
Stiamo intraprendendo questa azione anche se crediamo di non essere legalmente obbligati a farlo
L’operazione a detta di Keuchel non influenzerà negativamente il prodotto offerto agli utenti tedeschi, che potranno usufruire del servizio in pari maniera a quelli di tutto il mondo. Nel frattempo Daniel Giersch non ha fatto alcun commento sulla decisione di Google.
Via | Thelocal.de
La segnalazione di Gmail.it avvenuta su queste stesse pagine una settimana fa ha scatenato un interessante dibattito nei commenti al post, tra chi sosteneva il diritto di Google a reclamare il dominio e chi invece difendeva il servizio di e-mail gratuite italiano, in quanto addirittura nato prima di Gmail stesso.
Ma questa è storia vecchia: a tenere banco oggi è invece la sentenza dell’UAMI (Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno dell’UE) in merito ad una vicenda simile accaduta in Germania, dove Google si vide rifiutare in primo grado il dominio gmail.de in quanto già posseduto da un’altra società.
L’Ufficio ha confermato il parere espresso poco più di un anno fa, riaffermando il diritto di Daniel Giersch ad utilizzare il dominio per il proprio servizio G-Mail. A quanto pare, se la Grande G vorrà avvalersi di gmail.de dovrà farlo attraverso un’offerta in euro e non ottenendolo percorrendo vie legali, salvo cambiamenti di rotta nella prossima puntata che possiamo star certi non mancherà.
Via | Arstechnica.com