The Pirate Bay, il portale che negli anni è diventato un sinonimo di Torrent, s’appresta ad abbandonare il protocollo. Più precisamente, non indicizzerà i file con estensione .torrent per adottare Magnet — una tecnologia che può supportare diversi protocolli. La decisione risale a due anni fa ed è diventata effettiva soltanto ieri.
In sé, Magnet è una particolare struttura di link che utilizza un algoritmo di cifratura per la creazione degli indirizzi. Nello specifico, la codifica di Magnet implementa Secure Hash Algorithm (SHA-1) a 32-bit. La tecnologia, ideata nel 2002, è stata adottata da diversi protocolli per il peer–to–peer. Incluso quello di BitTorrent.
Oltre a Magnet, The Pirate Bay utilizzerà DHT e PEX: due soluzioni per recuperare gli indirizzi dei nodi in assenza di tracker. In poche parole, per il portale significa eliminare qualsiasi contenuto passibile di querela sul diritto d’autore dal proprio server. Quindi, il vantaggio per gli utenti è nel superiore livello di privacy.
Via | TorrentFreak

Share è l’ultima applicazione ufficiale realizzata da BitTorrent: sono tre in tutto, considerando anche µTorrent. La particolarità di Share è nel funzionamento, perché non serve a scaricare – più o meno legalmente – i contenuti che si trovano sui tracker pubblici. È un programma per condividere i propri file dei con gruppi privati.
Disponibile in versione alfa soltanto per Windows, Share permette di creare gruppi di utenti coi quali scambiare file di grosse dimensioni e commenti sui contenuti. Basta effettuare il drag’n’drop sulla finestra del programma perché i documenti siano esposti all’intero gruppo selezionato. Una specie di Virtual Private Network (VPN).
Ovviamente, Share utilizza il protocollo Torrent per la trasmissione dei file. In futuro le funzionalità della nuova applicazione dovrebbero arrivare su Chrysalis, il client sperimentale di BitTorrent, e µTorrent: non resterà a lungo un’applicazione separata. L’estrema semplicità d’utilizzo rende Share particolarmente interessante.
Via | TorrentFreak
Il gruppo parlamentare europeo dei Verdi ha abbracciato la politica del Partito Pirata sul diritto d’autore: in un documento programmatico sono stati inseriti la legalizzazione del file sharing e l’abolizione dei sistemi di Digital Rights Management (DRM). È una posizione opposta all’Unione Europea, circa l’estensione del copyright.
Il Partito dei Verdi Europei giudica «assurda» la durata del diritto patrimoniale associato al copyright: grazie all’estensione, che costerà un miliardo di euro ai contribuenti, tale diritto raggiunge i settant’anni dalla morte dell’autore. Un investimento a perdere per gli editori che rischia pure di danneggiare il diritto morale.
Inoltre i sistemi di DRM limitano la libertà dei consumatori che hanno legittimamente acquistato un prodotto dell’ingegno. Motivo per il quale, sempre secondo i Verdi, andrebbero dichiarati fuorilegge. Una politica sicuramente alternativa: il mercato però ha già trovato una soluzione per abbattere i costi e combattere la pirateria.
Via | TorrentFreak

Il Partito Pirata tedesco è stato protagonista di un exploit a Berlino, dove si sono appena tenute le elezioni federali vinte dai socialdemocratici. Presentatosi per la prima volta, il partito dei difensori del file sharing ha ottenuto l’8,9% dei voti conquistando 15 seggi: un successo clamoroso e inaspettato, per i pirati tedeschi.
È la prima volta, dalla fondazione avvenuta nel 2006, che il Partito Pirata s’aggiudica un posto in un parlamento nazionale: nel 2009 i pirati svedesi, ideatori del partito, avevano ottenuto un successo simile entrando al parlamento europeo. Il quorum del 5% è stato ampiamente superato così un pirata sederà al Bundesrat di Berlino.
Per Holger Liljeberg, un politologo tedesco, il Partito Pirata è «in linea col sentimento dei Berlinesi» grazie a una campagna elettorale “rilassata” e incentrata su liberalismo, libertà e auto-determinazione. Alla soglia del 5%, la statistica ha convinto gli elettori indecisi dell’utilità d’esprimere un voto per il Partito Pirata.
Via | The Guardian
Le biblioteche delle università dovrebbero essere i pilastri del pensiero libero, fornendo materiale e pubblicazioni in modalità aperta e gratuita a tutti per una maggiore diffusione del sapere: questo è quello che pensa Aaron Swartz, attivista digitale e co-fondatore di Reddit. Swartz è stato arrestato dai federali con l’accusa di hacking della rete del MIT, il noto Massachusetts Institute of Technology, dalla quale avrebbe scaricato 5 milioni di documenti accademici.
Se venisse provata la colpevolezza, Swartz potrebbe essere condannato a 35 anni di prigione e fino ad un milione di dollari di danni da pagare; pene decisamente non commisurate ad un “crimine” che non ha vittime reali. Il programmatore 24enne, co-fondatore anche di un gruppo non-profit a stampo politico chiamato Demand Progress, ha utilizzato un laptop e una serie di strumenti software per entrare nel sistema del MIT e ottenere i documenti, secondo il rapporto pubblicato.
Le pubblicazioni e i documenti scaricati (presumibilmente) da Swartz si trovavano nell’archivio soprannominato JSTOR, un database che raccoglie centinaia di giornali scolastici scritti da un’organizzazione non-profit fondata nel 1995 col compito di aiutare le istituzioni a diffondere più facilmente le pubblicazioni. L’organizzazione infatti si dissocia dalla denuncia di Swartz, nonostante abbia notato dell’attività di download esterna:
Continua a leggere: Aaron Swartz, co-fondatore di Reddit, accusato di hacking al MIT
Il Kopimism, ovvero il culto pagano del file sharing, non diventerà una religione ufficiale: la Svezia ha rifiutato anche l’ultima istanza di riconoscimento. Eppure gli adepti non si perdono d’animo e pubblicano ulteriori dettagli sulla liturgia della fede. È lecito parlare di qualcosa d’inquietante, se non si tratta di una bravata.
Pare infatti che i simboli religiosi del Kopimism (oltre al Kopimi, il logo riprodotto nell’immagine a lato) siano il Ctrl+C e il Ctrl+V. L’attività meditativa richiede un’attenta riflessione sull’arte della copia e la condivisione delle informazioni. La descrizione dei rituali è richiesta dalla Svezia per l’accettazione del culto.
In questi mesi i membri della Chiesa avrebbero superato le mille unità. Con tutta la simpatia che può attrarre a sé un culto come il Kopimism, forse lo status di religione ufficiale è una pretesa eccessiva: in Italia, ad esempio, se fosse riconosciuto avrebbe accesso a forme di sostentamento pari all’8×1000. Troppo per il Kopimism.
Via | TorrentFreak
Fyels è un servizio appena lanciato per la condivisione di file su Twitter. Avere un profilo sulla popolare piattaforma di microblogging è necessario per la registrazione, però i file sono reperibili a un indirizzo univoco nel sotto-dominio di registrazione e non devono essere per forza condivisi su Twitter. Offre spazio illimitato.
Caricare file su Fyels è molto semplice: grazie ad HTML5 si sfrutta il drag’n'drop, perciò basta trascinare un file sulla pagina del browser. Ogni singolo file può avere una dimensione fino a 9Gb e a 25Mb se l’upload avviene sfruttando le Application Programming Interface (API) da un’applicazione di terze parti. Non c’è pubblicità.
Quest’ultimo aspetto lascia qualche dubbio sulla sostenibilità del servizio. Completamente gratuito, Fyels non ha ancora un modello di business per le spese di gestione: i file sono ospitati da Amazon S3, quindi la società paga il provider a seconda dello spazio fruito. È difficile che resti gratis e privo di pubblicità per sempre.
Via | GigaOM
Chrysalis, il nuovo client di BitTorrent per Windows, è entrato in fase beta. La novità principale, rispetto alla primissima versione alpha di cui avevamo parlato, è costituita dai Personal Content Channels. Sono dei canali privati per la condivisione dei contenuti via P2P: i file sono disponibili soltanto per chi ne riceve il link.
BitTorrent ospita ed effettua il seeding dei file, senza limiti di dimensione, per trenta giorni. Ognuno di essi genera automaticamente un canale di condivisione che può essere esportato su Facebook o Twitter per la notifica ai propri contatti. Oltre al download via .torrent, i canali sono una specie di social network in miniatura.
Gli utenti, infatti, possono inserire commenti ai file condivisi nei Personal Content Channels. L’idea è quella di fornire un’infrastruttura alternativa al podcasting per la diffusione di contenuti a episodi. Chrysalis Beta s’affianca, senza sostituirlo, al più popolare µTorrent. BitTorrent certifica alcuni dispositivi compatibili.
Via | BitTorrent
Se il Cattolicesimo s’interroga sul ruolo di Facebook nella vita dei fedeli, qualcun altro invece non ha dubbi su quale debba essere il credo dell’umanità: il Kopimism è una religione basata sul culto del file sharing. Sul file sharing illegale, per giunta, ed esplicitamente avversa al Digital Rights Management (DRM) e al copyright.
Il termine kopimism (letteralmente, «copiamismo») deriva da un adattamento di «copy me», kopimi, il simbolo della religione: una piramide decorata dalla lettera “K”. Fondata in Svezia, il Kopimism ha dei principi affini al Cristianesimo e strizza l’occhio alla massoneria. Fulcro del Kopimism è il diritto alla diffusione del sapere.
Può sembrare uno scherzo di cattivo gusto o tutt’al più un’idea eccentrica, eppure il Kopimism è una fede molto seria e gli adepti stanno cercando di farla riconoscere come una religione ufficiale. Ciò premesso, è interessante domandarsi fino a che punto ci si possa spingere per la libera diffusione della cultura: qual è il limite?
Via | TorrentFreak
L’introduzione del redesing di Twitter ha portato con sé una serie di novità per la visualizzazione dei contenuti multimediali: fotografie, video e le anteprime musicali di iTunes sono disponibili direttamente sulla timeline. Cosa succede, però, se si vogliono condividere dei documenti? Ci sono dei servizi che permettono di farlo, limitandosi a generare un link breve da riportare sui tweet. La formula è sempre la stessa per tutti i tipi di file.
TwileShare, annunciato nel corso delle ferie natalizie, offre delle caratteristiche aggiuntive che possono fare la differenza. La registrazione al servizio – tuttora in fase beta – avviene con le credenziali di Twitter come per la maggioranza delle applicazioni e accorda il diritto d’ospitare 1Gb di contenuti. Questi possono essere immagini, ma soprattutto documenti di Word ed Excel oppure in PDF. L’upload è di max. 20Mb per ognuno.
Perché si dovrebbe optare per TwileShare, anziché continuare a utilizzare uno dei tanti servizi simili già esistenti? Due buoni motivi su tutti: al più presto sarà possibile condividere file nei messaggi diretti (la funzione non è ancora attiva) e TwileShare sfrutta il viewer di Scribd per mostrare i documenti sul browser. Se ciò non bastasse, il servizio ha subito ottenuto una diffusione “virale” per cui molti follower potrebbero averlo provato.
Via | TechCrunch

È spontaneo chiedersi perché Facebook abbia ritenuto opportuno acquistare una piattaforma come Drop.io. Se l’acquisto di FriendFeed (che ha bloccato l’aggiornamento di quest’ultimo) poteva avere un senso per via della somiglianza tra i social network, quello di Drop.io sta stimolando la fantasia di molti… perché si tratta di un servizio di file sharing.
Quando un’azienda assume le dimensioni di Facebook è normale che avvengano delle acquisizioni. Google è famosa per l’assorbimento di piattaforme di terze parti, così come Yahoo. Ciò nonostante, la particolarità dell’acquisto di Drop.io apre interessanti prospettive: la più scontata è l’online storage dei file su Facebook. Ma la cosa potrebbe molto più banale.
Facebook immagazzina un’enorme quantità di dati e Drop.io fornirebbe ulteriore spazio “fisico” ai data center esistenti. Peraltro, il servizio propone già delle funzionalità sociali che potrebbero essere integrate con la tecnologia di Facebook. Insomma, potrebbe essere un semplice fatto di server. La prima conseguenza sarà la chiusura di Drop.io dal 15 dicembre.
Via | TNW Social Media
Google TV non ha ancora fatto il suo esordio e già c’è chi critica il progetto. Da quando la commissione federale statunitense per le comunicazioni ha introdotto AllVid, un progetto per unificare gli standard delle trasmissioni audiovisive, Hollywood se la prende un po’ con tutti. Il servizio di Mountain View è solo il primo della lista. I produttori temono che la pirateria aumenti considerevolmente.
L’introduzione di AllVid è volta a rendere più semplice il dialogo tra broadcaster e utenze casalinghe. Il protocollo della FCC, per citare un esempio, eviterà i problemi tecnici dovuti al passaggio dalla televisione via cavo allo streaming su IPTV. A detta dei portavoce delle compagnie di Hollywood sarà piuttosto «un cavallo di Troia» per la pirateria digitale, già orientata a film e serie TV.
In Italia il problema è “relativo”, perché la situazione dell’IPTV è molto diversa e gli ostacoli non arrivano soltanto dalle produzioni televisive, ma anche e soprattutto dal governo. Non è detto che la partnership consolidata tra Google e Telecom Italia sia davvero un vantaggio. C’è da scommettere che la “levata di scudi” di Hollywood troverà degli emuli anche nel nostro Paese, dove le emittenti televisive hanno il brutto vizio di fare cartello.
Via | Ars Technica